domenica 15 agosto 2021

15 AGOSTO FESTA DI MARIA ASSUNTA IN CIELO

      Il giorno 1 novembre 1950, Papa Pio XII, sulla tradizione della Chiesa che risaliva già ai primi del quinto secolo d.C., proclamò solennemente in piazza San Pietro, gremita da una moltitudine di fedeli, il dogma della “ASSUNZIONE DI MARIA IN CIELO” sancito dalla Costituzione apostolica “Munificentissimus Deus” e con le seguenti, sintetiche parole: “La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.

 Già dal 1947 la Madonna si era rivelata in una apparizione privata nella zona detta “Tre Fontane” di Roma a un semplice ferroviere, BRUNO CORNACCHIOLA, accanito avversario della chiesa cattolica, tanto che aveva in programma di ammazzare il Papa, il quale, dopo quella apparizione, cambiò totalmente vita, si fece apostolo di Maria e ricevette da Lei la conferma di essere stata assunta anima e corpo in cielo, senza passare dalla corruzione del sepolcro, a tal punto che la Madonna stessa si proclamò al Cornacchiola “MADONNA DELLA RIVELAZIONE”, quasi a confermare il Papa, attraverso un umilissimo convertito, la verità soprannaturale del dogma che avrebbe poi proclamato tre anni dopo, nel 1950.

 Crediamo opportuno, a tale proposito, proporre la lettura di un brano del libro intitolato “LA MADONNA RACCONTA. Confidenze della Vergine Maria ai suoi figli” di don Ferdinando Rancan, ed. Fede & Cultura, con la prefazione del Vescovo emerito di Ferrara, Mons. Luigi Negri, libro molto particolare e forse anche unico nel suo genere, perché è la Madonna stessa che parla di sé e della sua vita accanto a Gesù e alla Famiglia di Nazareth, come una specie di “autobiografia della Madonna”.

 

Il susseguirsi di vicende narrate nel libro, sono così fedeli al Vangelo e talmente vive, commoventi e realistiche da aver convinto un’autorità della Chiesa come mons. Luigi Negri, non solo a dare il suo benestare, ma ad invogliare la lettura di questo libro perché è uno dei modi più efficaci per conoscere il Vangelo e la vita di Gesù, in stretta unione con quella di Sua Madre dove emerge, non solo l’aspetto dottrinale e teologico in piena fedeltà con il Magistero della Chiesa cattolica, ma soprattutto un rapporto affettivo, di vero amore e devozione che coinvolge nell’intimo il cuore del lettore.  Riportiamo un brano della prefazione di mons. Negri: “… Inizialmente ho provato un certo disagio, avvertendo su di me la legittima domanda dei lettori: è davvero soprannaturale la provenienza di queste confidenza? Oltre a verificare che in queste confidenze non c’è altro se non il puro dogma cattolico, e mai una frase di esagerazione o di esorbitanza, mi sono tranquillizzato – appunto perché non tocca a me formulare un giudizio sulla natura di questa confidenza – quando ho capito un aspetto che io reputo essenziale e che ritengo l’apporto più significativo di questo libro: che sia una grande testimonianza di affezione alla Madonna, a Cristo e alla Chiesa (…)  Mi sembra che, attraverso il dialogo fra il cuore di Maria e il cuore di quest’anima appassionata di Lei, sia significativamente raccolta la verità dell’espressione “La Chiesa è la famiglia di Dio”.

 

LA DORMIZIONE DI MARIA

             Figlio mio, dopo l’incontro che vide quasi tutti gli Apostoli riuniti a Gerusalemme, la mia gioia andò crescendo enormemente al vedere la Chiesa appena nata che stava ormai prendendo piena consapevolezza di se stessa, della sua identità, e che doveva ormai rompere gli orizzonti ristretti della storia d’Israele e lanciarsi in tutte le direzioni.    Gli Apostoli avevano capito che la Chiesa era per tutto il mondo per tutti i popoli della terra, che la Chiesa doveva evangelizzare, cioè portare Gesù a tutte le nazioni del mondo. Questa consapevolezza degli Apostoli era per me un motivo molto vivo per constatare che la mia missione sulla terra era finita. Ormai era vicina la mia ora, l’ora in cui dovevo consegnare me stessa, tutta la mia vita, nelle mani di Dio, della Trinità Santissima, attraverso le mani di Gesù mio figlio. Questa consapevolezza non riguardava soltanto il compimento della missione che il Signore mi aveva affidato, ma era accompagnata da un grande desiderio di vedere finalmente il volto di Dio, e la gloria del mio figlio Gesù.  Il volto di Dio! I miei occhi ormai stavano chiudendosi agli orizzonti terreni e cercavano l’orizzonte della gloria, l’orizzonte di Dio nella sua Trinità Beata. 

            Nell’abitazione di Giovanni, il discepolo più caro che mi aveva affidato Gesù stesso dalla croce, venivo assistita da Salome, Giovanna, la Maddalena e dalle altre donne che avevano seguito Gesù. Si celebrava frequentemente l’Eucaristia che io ricevevo con la fede e l’umiltà di essere, nonostante tutto, una povera creatura: io ricevevo Gesù, ma ogni volta cresceva ancora di più il desiderio di vederlo trasfigurato nella gloria in Cielo. 

Poiché le mie forze andavano progressivamente diminuendo, volli salutare le donne e gli Apostoli, soprattutto Pietro e Giovanni. I sensi si affievolivano, finché un profondo sopore mi avvolse come in un’estasi. Il mondo stava sparendo intorno a me e mi trovai improvvisamente sola con me stessa, una solitudine abitata da una pace immensa nella quale sentivo riecheggiare le parole di Gesù sulla croce: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. Fu la mia ultima preghiera, non seppi dire altro. Dopo questo, tutto disparve intorno a me per trovarmi in una condizione interiore simile a un abbraccio, l’abbraccio paterno di Dio. Da quel momento disparvi totalmente anche a me stessa.

Non so dire quanto tempo sia passato in quello stato. Un fremito aveva percorso il mio corpo e mi ritrovai in una condizione che non aveva più nulla in comune con quella di prima. Mi ritrovai immersa in un oceano di luce e dentro a quell’oceano sentii riecheggiare la voce ben nota da sempre: era quella di Gesù. Mi diceva “Vieni, Madre mia, prendi posto accanto a me, il posto che il Padre ha preparato per te perché io ponga il tuo nemico a sgabello dei tuoi piedi. Le stelle del cielo ti circonderanno. E continuerai a invitare gli uomini a incontrare il loro Creatore e ad accogliere il figlio suo che egli ha inviato nel mondo per liberare l’umanità dal peccato”.

Dio ha voluto che io fossi Madre dell’Amore bello, dell’Amore che salva, dell’Amore che si fa dono, un dono totale, pieno, un dono che fa fiorire di bellezza anche la croce. Figlio mio, sono tua Madre che ora è in cielo, corpo e anima, accanto a suo figlio Gesù, ma sono anche una Madre che attende, una Madre che ancora non ha completato la sua maternità, una Madre che vuole vedere la redenzione completata in quello che manca alla passione di suo figlio Gesù. Una Madre che ancora sta partorendo te, e tanti, tanti, tanti figli suoi che ancora non conoscono Gesù. Non lasciarmi sola! Aiutami a far conoscere Gesù agli uomini di questo mondo. Tu puoi aiutarmi perché sono stata io a farti conoscere Gesù. Le cose che io ti ho detto sono l’apertura del mio cuore materno, a te perché tu conosca più profondamente quel Gesù che ci ha chiamato, e quindi che tu come discepolo senta il bisogno di avere tanti fratelli che assomiglino al mio primogenito, quel Gesù che ha dato sé stesso per amore tuo. Anzi, in me, nella mia maternità è tutto l’universo che sta soffrendo le doglie del parto perché non è ancora portata a compimento l’opera di Dio.

 

Dal libro “La Madonna racconta” 

di Ferdinando Rancan

 

sabato 7 agosto 2021

MAI ABBANDONARE LA CHIESA CATTOLICA, MA ATTENTI AI FALSI PASTORI.


Non c’è da stupirsi che, soprattutto dopo la presenza di due Papi contemporaneamente viventi, e con l’avanzare di molte contraddizioni, confusioni e celebrazioni pagane da parte di chi ha occupato il soglio pontificio, molti cattolici siano entrati in una specie di crisi esistenziale e spirituale profonda e stiano gradualmente ma progressivamente abbandonando la chiesa cattolica, almeno di fatto, se non per vera convinzione, vale a dire che si nota soprattutto dal calo delle presenze a quella celebrazione fondamentale per il cattolico che è la Santa Messa domenicale, oltre che da uno stile di vita non più cristiano, ma pagano, immorale o agnostico.

 A questo si aggiunge la rinuncia, da parte di molti sacerdoti, per motivi anche pretestuosi, al loro compito primordiale che è appunto quello di essere sempre presenti come “cuore propulsore” della Chiesa, se non altro perché sono gli unici, per volontà di Dio, a poter amministrare i Sacramenti più importanti del cristiano che sono: Battesimo, Confessione, Eucaristia, Cresima.  Ci sono sacerdoti anche bravi che, presi comprensibilmente da una sorta di crisi interiore, stanno scantonando qua e la', anche loro poveretti come pecore sbandate senza pastore: chi si ritira dagli incarichi ufficiali di sacerdote con scuse assurde per dedicarsi ai propri hobby o lavori preferiti; chi celebra privatamente e spesso solo la domenica perché non vuole nominare papa Francesco nel canone della Messa e invece nomina papa Benedetto; chi invece rifiuta di nominare l’uno e l’altro e manca solo che vadano a nominare un ecclesiastico di loro gusto auspicando che diventi magari il terzo Papa che metta in riga tutti.

 E così noi fedeli ne vediamo di tutti i colori soprattutto durante la celebrazione liturgica della Santa Messa: canti e balli di gruppo sull’altare sullo stile della dea pagana Pachamama o le solite esortazioni nauseanti sulle norme anticovid come fossero Vangelo; uso del gel sulle mani da parte del celebrante perfino sette, otto volte durante la celebrazione di una Messa come se le sacre particole fossero contagiose; copertura dell’Ostia Santa con un telo di lino per impedire che qualche virus “furbetto” si infili dentro per rosicchiarla;  uso immotivato di “museruole” durante la celebrazione liturgica che sembrano burka a significare il terrore che ha il clero soprattutto di questo ipotetico e assurdo contagio; mancanza di doverosa genuflessione doppia al momento della consacrazione del Pane e del Vino, sull’esempio di Bergoglio che mai si inginocchia in chiesa ma solo fuori con gli estranei a baciare perfino i loro i piedi quasi in segno di sottomissione, LUI!, nientemeno che il Vicario di Cristo!. Infatti ne è talmente convinto che ha tolto quel titolo perfino dall’Annuario Pontificio, e mentre lui continua a proclamarsi solo Vescovo di Roma, noi cattolici praticanti, più idioti dei ritardati psichici, continuiamo a chiamarlo “Sua Santità!”.


Altri preti rifiutano di confessare i fedeli¸ nemmeno a distanza prevista, per paura di essere contagiati; altri richiedono il green pass per andare a Messa oppure l’obbligo di passare attraverso una specie di “gendarmeria improvvisata” che ti blocca davanti all’ingresso della chiesa, controlla che tutto sia in regola, ti raccomanda questo e quest’altro e ti invita a sederti a un posto prestabilito. Norme assurde che ogni singolo parroco esige per essere “in regola” col mondo, e che infastidiscono molto parrocchiani e fedeli occasionali, a tal punto che è calato in maniera esponenziale non solo la presenza dei fedeli alla Messa domenicale ma anche l’otto per mille alla Chiesa cattolica e le stesse offerte che di solito i bravi parrocchiani versano come contributo durante l’anno, anche come suffragio per i loro defunti.


Se da una parte possiamo ancora contare, grazie a Dio, su un discreto numero di sacerdoti diciamo almeno saggi, equilibrati, di fede, molti altri sembrano, per la verità, presi da una certa follia o terrorizzati anche dal pensiero delle terribili “purghe Bergogliane” che passeranno alla storia come la peggior infamia della chiesa purtroppo. Ma di che cosa si deve aver paura? Anche lui fra non molto sarà polvere e cenere e Dio lo giudicherà assieme a tutti i suoi devoti demolitori della vera Chiesa di Gesù, e anche a tutti coloro che, mentre avevano l’obbligo di parlare e di urlare questa apostasia dai tetti, se ne sono stati zitti, con un silenzio gravemente colpevole agli occhi del Signore e che non resterà impunito. Preghiamo per tutti costoro.


Nel frattempo è emersa dal silenzio la voce di un ecclesiastico, mons. Carlo Maria Viganò, il quale era partito con coraggio denunciando nel 2018 l’operato demolitore della fede e dei valori cristiani di Bergoglio ma poi, col tempo, attraverso frequenti esortazioni, denunce, video, proclami, convegni ecc. ha finito col creare più confusione di prima perché, assumendo l’aria di grande riformatore, sta mettendo sotto accusa non solo “l’usurpatore” del trono pontificio anzidetto, ma anche i Papi precedenti, compreso il Vaticano II, tutti ugualmente responsabili, secondo lui, di tanta deplorevole disfatta, quando invece, come vedremo più avanti, non c’è stata assolutamente alcuna correlazione o continuità tra il pontificato di Papa Benedetto e diciamo così, quello presunto di Bergoglio. Questa supposizione non solo è falsa, ma soprattutto pericolosa perché molti fedeli, delusi e amareggiati dalle vicende bergogliane, trovano ancora sostegno negli scritti e nella memoria dei grandi Papi precedenti: Benedetto, Giovanni Paolo II e anche Paolo VI e continuare a picconarli, oltre che commettere un gravissimo peccato di calunnia, si rischia di demolire anche la poca fede che resta nei cattolici i quali sono sempre più scandalizzati da tante “lotte fratricide” tra i Prelati più ragguardevoli. Chi ci autorizza a giudicare sempre il passato con occhio maligno oltretutto? Perché non ci fermiamo invece a guardare dentro il nostro cuore se per caso non ci sia un covo di serpenti velenosi che ci impediscono di vivere la carità e la lealtà tra di noi?


In mezzo a tanto scandalo e quando i “lupi” che lo circondano sono distratti, risuona ogni tanto la voce flebile ma sicura dell’unico vero Papa emarginato e detronizzato che è Benedetto XVI ad affermare che “IL PAPA E’ UNO SOLO” nella speranza che qualche voce autorevole tra i Cardinali colga l’occasione per chiarire le cose, raccogliendo le folle dei fedeli devoti allo scopo di ripristinare quella giustizia che è stata gravemente offesa dal complotto della ormai ben nota “mafia di Sangallo” di cui Bergoglio era uno dei responsabili, come attestano testimonianze ormai inconfutabili.


Certo, la notizia della soppressione da parte di Bergoglio, della possibilità di celebrare la Messa secondo il “Vetus Ordo”, ripristinato con coraggio da Papa Benedetto XVI, ha creato ulteriore amarezza e sconcerto, però cosa potevamo aspettarci dopo tutte le “picconate” demolitrici che abbiamo dovuto subire in questi otto anni di falso pontificato? Di vedere Bergoglio inginocchiato davanti al Santissimo a chiedere perdono? E’ quello che ci auguriamo con tutto il cuore e per cui preghiamo, tuttavia bisogna anche essere realisti e aspettarci anche di peggio, e cioè che Bergoglio e “gruppo picconatore”, arrivino ABUSIVAMENTE a mettere mano anche al “Novus Ordo” o con la totale soppressione, o con delle modifiche “basilari” (non secondarie, come quelle avute finora), tali da rendere invalida anche questa Santa Messa.  Anche se tutto l’operato di Bergoglio come antipapa o peggio verrà per forza prima o poi considerato INVALIDO non solo da Dio ma anche dalla storia e dagli uomini preposti a questo compito, purtroppo al momento presente possiamo correre anche questo rischio perché non esiste ancora una tale consapevolezza pubblica da riuscire a bloccare questa situazione e ci toccherà ricorrere, come molti prevedono, a celebrazioni clandestine di sacerdoti rimasti fedeli e coraggiosi. Gli altri potrebbero correre il rischio di celebrare per essi stessi una Messa sacrilega, e per i fedeli una Messa invalida, secondo il c.d.c.


Allora si realizzerebbe alla lettera quell’evento preconizzato dal profeta Daniele laddove parla di “abominio della desolazione” cioè una situazione così grave di lotta tra il potere delle tenebre che vuole l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale con la soppressione del cristianesimo per asservirci a Satana, contro il potere della Luce, Gesù Cristo, vivo e vero, presente nella Santa Messa cattolica che è il motore propulsore della nostra Fede, della nostra libertà e condizione di veri Figli di Dio attraverso il Battesimo.. 


D’altra parte non ne fanno più mistero quelli del cosiddetto “Grande Reset”, di cui fa parte anche il Vaticano e Bergoglio, purtroppo, perché lo hanno dichiarato pubblicamente mettendo anche una data ben precisa al “funerale” del cristianesimo che, secondo loro, sarà entro il 2030.  Ma a Dio non la si fa, anche se, per la nostra infedeltà e tradimenti su tutti i fronti dei valori cristiani anche da parte di noi laici che abbiamo emarginato Dio puntando solo sulle nostre “straordinarie” capacità tecnologiche, dovremo passare per una grande purificazione, ma lo sapevamo, lo sappiamo. Molte profezie ce lo hanno detto, a iniziare da Fatima, perfino il catechismo della Chiesa cattolica al n. 675, oltre alle raccomandazioni di Gesù nel Vangelo e a quelle del nostro vero unico Papa che è sua Santità Papa Benedetto XVI che più volte ha parlato di una chiesa povera e umile che dovrà riemergere dalle tribolazioni per rifiorire secondo il disegno di Dio. 

Perciò siamo chiamati a prepararci a questo scontro preternaturale almeno con la preghiera e la consapevolezza che quelli non indietreggiano, anche se sembrano perdenti, perché questa è la loro ultima possibilità di instaurare il regno di Satana per il quale stanno lavorando non da anni ma da secoli con l’obiettivo di dare l’assalto definitivo alla Chiesa cattolica colpendola al cuore attraverso il baluardo più importante che è la Santa Messa.

Ovviamente la Santa Messa rimane una “fortezza” di per sé inespugnabile senza la conquista del soglio pontificio. E quelli non mollano, ma noi dobbiamo almeno esserne consapevoli per usare le giuste contromisure soprannaturali della preghiera e penitenza, perché non vinceremo con le elezioni democratiche di cui se ne fanno un baffo, e nemmeno con la lotta fratricida o la bomba atomica, anche se non è esclusa del tutto, MA NOI CRISTIANI VINCEREMO SOLO, COME COSTANTINO ALLA BATTAGLIA DEL PONTE MILVIO, INNALZANDO LO STENDARDO DI GESU’ CRISTO CON IL SEGNO VINCENTE DELLA SANTA CROCE. “IN HOC SIGNO VINCES! E CON LA CONVERSIONE DEL NOSTRO CUORE A DIO, COME LA MADONNA SEMPRE CI INVITA A FARE NEI SUOI MESSAGGI.

 

SCISMA D’OCCIDENTE.  Come ai tempi dello scisma di Occidente, tra il 1370 e il 1410 circa con la presenza di ben 3 e talvolta anche 4 Papi viventi, noi abbiamo il dovere di non vivere rassegnati a tanto sfacelo spirituale, tirando in ballo la frase rassicurante “NON PRAEVALEBUNT” quasi per tacitare la nostra coscienza lasciando che se la sbrighi nostro Signore Gesù Cristo, ma abbiamo il sacrosanto dovere morale di individuare il vero Papa e seguire solo Lui, come fece Santa Caterina da Siena che individuò nella figura di Papa Urbano VI, IL PAPA GIUSTO, QUELLO VOLUTO DALLO SPIRITO SANTO E NON DA MISERABILI COMPLOTTI DIABOLICI NEI QUALI I SINGOLI RESPONSABILI RISCHIANO LA SCOMUNICA.

 

BREVE CRONISTORIA DEI FATTI.  

Novembre, dicembre 1996. Un gruppo di cardinali capitanati dal massone card. Carlo Maria Martini decide di prepararsi alla successione di papa Wojtyla, ed inizia in forma più ufficiale e rigorosa alcune riunioni segrete da essi chiamate “mafia del Sangallo” perché tenute in una cittadina della Svizzera, detta appunto Sangallo, ospiti di un centro monastico. Questa decina o poco più di cardinali cosiddetti del Sangallo: Bergoglio, Silvestrini, Daneels, Kasper, Martini, Lehman (Germania), Backis (Lituania), O’Connor (Londra) Van Luyn dei Paesi Bassi… tutti accomunati dall’essere fieramente avversi a Joseph Ratzinger perché contrari al programma del suo pontificato, in quanto non volevano una continuità con la Chiesa e i Papi precedenti, bensì una “Una drastica riforma della Chiesa per renderla più moderna, sullo stile Luterano, con il card. Bergoglio alla sua testa”, vale a dire una Chiesa senza sacerdozio, senza magistero, senza dogmi, senza una interpretazione ufficiale della Sacra Scrittura”.

            Il fatto sarà rivelato da uno dei partecipanti più convinti, il card, Daneels, nella sua “Autobiografhie” scritta in fiammingo con sottotitoli in inglese, e preceduta da una intervista rilasciata il 24 settembre 2015, due anni e mezzo dopo l’elezione di Bergoglio, come gesto diciamo “riparatorio” dopo che la malattia del cancro gli aveva scosso la coscienza. Morì infatti quattro anni dopo, nel 2019, proprio di cancro. Questa sua intervista-autobiografia, andata a ruba in Belgio, mai tradotta in italiano, anzi affossata dai media, non è mai stata smentita dal Vaticano e viene impugnata continuamente da chi sostiene l’invalidità della elezione di Bergoglio, purtroppo senza successo, a quanto pare, se siamo arrivati al 2021 senza che nessun prelato di spicco battesse ciglio con vera forza, davanti a un fatto che mette in gioco non solo la fede cattolica ma la nostra salvezza eterna.


Infatti durante questi otto anni di pontificato bergogliano abbiamo potuto toccare con mano il terribile ma vero riscontro a queste sue testimonianze, secondo cui emerge con chiarezza che non c’è stata assolutamente alcuna continuazione tra il pontificato di Papa Benedetto XVI e papa Begoglio, ma addirittura una drastica rottura perché i vertici della Chiesa sono stati occupati da una setta eretica all’interno della stessa Chiesa, impadronitasi del potere mediante un vero colpo di Stato.

            2 aprile 2005, Papa Giovanni Paolo II muore. Nel conclave del 18-19 aprile il piano degli eretici fallisce, viene eletto Ratzinger e non Bergoglio. Allora i cardinali massoni ordiscono una congiura ancora più tenace contro il povero papa Benedetto, umiliandolo e diffamandolo pubblicamente per costringerlo a ritirarsi e mettere al potere il loro candidato prescelto Bergoglio. Impiegheranno otto anni e ci riusciranno alla fine con l’aiuto dei banchieri massoni attraverso il cosiddetto “SWIFT”, cioè il blocco totale del movimento finanziario per tutto il Vaticano, comprese le varie Nunziature sparse nel mono. Almeno uno dei motivi principali ed eclatanti sembra sia stato proprio questo, oltre ad altri sistemi che meno si conoscono.

            28 febbraio 2013. Papa Benedetto si dimette, perché costretto. Infatti nell’omelia della sua ultima messa fa allusione alle sue dimissioni forzate e col passare del tempo, rileggendo la formula delle sue dimissioni, si scopre che usa espressioni inusuete, spesso errate nella formulazione latina, quasi a voler significare che queste dimissioni sono forzate, perciò false, perché prive di una vera formula canonica che le renda valide, come in effetti hanno denunciato recentemente anche Giuristi di tutto rispetto come il giudice Giorgianni e l’avv. Taormina i quali, dal punto di vista giuridico, hanno con forza affermato che il Papa è sempre stato e non può essere che Papa Benedetto XVI.

13 marzo 2013. Il conclave elegge papa Bergoglio. E’ stata una elezione valida quella di Bergoglio, ottenuta a seguito di un complotto durato ben otto anni?

Il Diritto canonico all’articolo 81 stabilisce:

a)    vietato qualunque accordo previo fuori dal conclave;

b)    vietato a qualsiasi persona di perseguirlo;

c)    chi vi partecipa è colpito da scomunica “latae sententiae” (automatica, ipso facto ed eo ipso, cioè senza la necessità di una dichiarazione di difesa da parte di nessuno)

 

Inoltre, nella costituzione apostolica “Universi dominici gregis” del 1996, Giovanni Paolo II, forse presagendo aria di complotto, scrive con determinazione nell’articolo 79: “Confermando le prescrizioni dei miei predecessori, proibisco a chiunque, anche se è un cardinale, durante la vita del Papa e senza averlo consultato, di fare piani riguardanti l’elezione del suo successore, o di promettere voti, o prendere decisioni al riguardo in incontri privati, ricordando che l’articolo 81 del c.d.c. prevede che questi accordi siano puniti con la scomunica “latae sententiae”.

        

Pertanto i cardinali elettori che hanno partecipato alla congiura di San Gallo, Bergoglio compreso, sono colpiti da scomunica automatica, per cui il loro voto in conclave è nullo. Per il diritto canonico Bergoglio è scomunicato e non può essere Papa. Non solo, in conclave ha partecipato all’elezione come cardinale elettore WALTER KASPER, un sacerdote colpito da una raffica di scomuniche per eresia. Walter Kasper non è cardinale e non ha alcun diritto di voto in conclave. Questo è un fatto senza precedenti che, da solo, è sufficiente a rendere nulla l’elezione.  Eppure tutti tacciono con silenzio gravemente colpevole, perché nemmeno cercano di studiare palesemente i fatti, ma fingono che tutto sia regolare e normale mentre è tutto fuori regola e fuori norma, contro la legge canonica e soprattutto contro la legge di Dio. Nostro Signore Gesù Cristo sembra sia assente perché lascia fare gli uomini, ma attenzione! Perché Dio lascia fare ma non strafare, e al momento in cui il demonio e la sua setta credono di aver vinto, se la dovranno vedere con l’Onnipotenza di Gesù, vero Dio e vero Uomo. Ma intanto col suo silenzio mette alla prova la nostra fede che deve per forza diventare più forte, consapevole ed eroica, fino al martirio, se necessario.


TUTTO CIO’ DETTO E CHIARITO

Il Papa legittimo quindi continua ad essere Papa Benedetto XVI, che il Signore tiene ancora in vita, oltretutto lucido, alla bellezza dei suoi 94 anni. Ne deriva che il popolo cristiano è tenuto a scegliere da che parte stare, o con il vero Papa Benedetto XVI, o con l’usurpatore Bergoglio assumendosi tutte le responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini di una scelta così impegnativa che vede coinvolta la nostra anima e il nostro destino nella Vita Eterna, soprattutto per coloro che hanno la responsabilità di Istituti religiosi, Congregazioni, Prelature, Parrocchie ecc. ecc.

            Gesù ha dato le “chiavi del regno dei Cieli” a uno solo, a Pietro, che lo rappresenta sulla terra, come suo “Vicario” fino alla sua morte, solo a lui ha dato la “grazia di Stato” per essere all’altezza di questo compito diciamo pure soprannaturale perché riguarda non tanto l’organizzazione di uno Stato (anche di questo ma come fatto secondario), bensì la salvezza della nostra anima, e non ha stabilito alcuna eccezione a questa sua chiara regola o comando. Pertanto, la presenza di due Papi viventi e per così lungo tempo, con il cambio delle “regole” divine perché ogni tanto si sentono voci che parlano addirittura di dimissioni di Bergoglio e nomina di un nuovo ipotetico papa che sarebbe addirittura il terzo, fa rizzare i capelli e gridar allo scandalo perché non è affatto quello che ha voluto Gesù Cristo e chi fa così lo sta tradendo gravemente.

 

Con tutta la comprensione per le difficoltà presenti e future, per le insidie, debolezze o tentazioni di cercare qualcosa di più sicuro, come quando ci si trova aggrappati a una zattera in mezzo all’oceano, sta di fatto che nessuno può arrogarsi il diritto, per nessun motivo, di abbandonare la Chiesa Cattolica e ancor meno, per i sacerdoti, di abbandonare per viltà il gregge affidatogli e ritirarsi a vita privata, tranne il caso di palese persecuzione che forse sta per arrivare e che, solo allora, ci permette di trovare eventuali rifugi per avere salva la vita, se Dio vuole, altrimenti offriamola già da subito al volere di Dio, purchè salviamo la cosa più importante al mondo che è la NOSTRA ANIMA.

 

In questo frangente di grave apostasia, resta comunque sempre valida la Messa tuttora in atto, celebrata dai nostri sacerdoti, per il fatto che, piaccia o no, i sacerdoti cattolici sono gli unici al mondo che, per volontà di Dio, nonostante le loro debolezze personali o la loro palese approvazione di Bergoglio come papa, hanno sempre e comunque il potere di portarci Gesù qui sulla terra realizzando quelle sue parole "coraggio! Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo"

 

Nessuno deve sentirsi in dovere di abbandonare la chiesa cattolica perché sarebbe come se abbandonassimo il nostro Salvatore Gesù Cristo. Stiamo con la Santa Messa di sempre che è validissima, nonostante le “rugiade”, le parole modificate del Gloria e del Padre nostro, nonostante si nomini "una cum papa Francesco" (ciascuno in cuor suo può sempre unirsi in silenzio e umiltà a papa Benedetto come molti fanno) ma tutto questo non rende invalida la messa. Assolutamente. Ma se Gesù si è umiliato a tal punto da accettare di scendere nella Santa Ostia consacrata col suo vero Corpo anche se il sacerdote fosse il peggior peccatore, pensate che rinunci a questa sua volontà per il peccato o l’indegnità o l’eresia del Papa del momento nominato nel canone della Messa? Figuriamoci!

  Questo è quello che va blaterando don Minutella che per tutta risposta ha avuto la sua cappellina bruciata in modo strano. E gli conviene ravvedersi finché è in tempo, anche se afferma anche cose giuste, ma questo non basta. Restiamo con umiltà nella barca di Pietro che è guidata dall’unico papa vivente e silente che è Benedetto XVI per volontà di Dio. Non abbandoniamo questa barca per salire su pericolose scialuppe di salvataggio che andranno a sbattere contro gli scogli, e lasciamo che gli antipapa o gli eretici o gli anticristo o gli scomunicati vengano alla luce con chiarezza inconfutabile, come la zizzania nel grano. Al momento della mietitura saranno le schiere angeliche a separare la zizzania dal grano per buttarla nel fuoco dell’inferno, salvo sincero pentimento. Dovremmo invece pensare spesso a nostra sorella morte, sull’esempio di San Francesco e chiedere al Signore di essere sempre preparati a questo grande passaggio per non perdere la nostra anima nell’inferno, facendo magari scelte sbagliate, sia pure in buona fede.

 

CONDIZIONI PER LA VALIDITA’ DELLA SANTA MESSA.

Pertanto, la Messa diventerebbe invalida solo nel caso venisse modificata la formula della consacrazione o si usassero altri elementi al posto di pane e vino. O se un uomo non consacrato sacerdote col l’Ordine Sacro dal Vescovo pretendesse di dire Messa magari in forza del fatto che è diacono o dopo una semplice benedizione. Perché la Messa sia dichiarata invalida per il popolo (e sacrilega per il celebrante) bisogna che venga “manomessa” almeno una delle tre condizioni essenziali per avere il sacramento: la materia, la forma e il ministro.

            Per questo dobbiamo saper fare dei “distinguo” e se il diavolo ci mette la coda noi non possiamo buttare via tutto come eresia e privarci di uno dei sacramenti più sublimi che esistano sulla faccia della terra senza fondati e gravi motivi. Ci potrà essere più o meno devozione in certi Canoni eucaristici, più o meno preghiere consone al mistero che si celebra, che sono sempre legate anche alla fede del celebrante ecc. tuttavia se non vengono meno le tre condizioni elencate, la Messa rimane valida, per volontà di Dio e del Magistero perenne della Chiesa.

 

Dobbiamo aiutarci a non perdere la fede e conservare anche la vita, nel caso di persecuzione. Gesù confido in te. Sei tu Gesù l’unico mio Bene. Gesù pensaci tu.".                                                                  

                                             patrizia@patriziastella.com



 





lunedì 21 giugno 2021

IL PERICOLOSO EFFETTO VIGANO'. SECONDA ULTIMA PARTE


Molti hanno notato che da un po’ di tempo si sta montando misteriosamente una specie di apparato mediatico che vuole tornare a mettere sotto accusa tutto il Concilio Vaticano II, come se non fosse stato già abbastanza “vivisezionato” studiato, criticato, biasimato, difeso, lodato in tutti questi decenni dai migliori teologi e storici. Si biasima anche in modo aspro il cosiddetto “Novus Ordo”, tutta la nuova Liturgia e l’operato dei grandi Papi del Concilio, da Paolo VI, Giovanni Paolo II con una particolare cattiveria sottile soprattutto contro la figura eccezionale dell’unico vero Papa vivente e martire che è Benedetto XVI.

 

Questa campagna mediatica che sembra voglia far ritornare tutti al “Vetus Ordo”, a meno che non ci siano sotto altre finalità non chiare, non sembra affatto partire dai tradizionalisti Lefebvriani ma da un gruppetto di “nostalgici” millantatori che non si sa bene dove vogliano mirare con queste continue picconate alla Chiesa del post Vaticano II, come se prima di quella data la vita della Chiesa cattolica fosse stata contrassegnata da pace e fecondità, immune da contaminazioni, da persecuzioni, da calunnie, da violenze, da peccati, da sopraffazioni, da imbrogli e miserie di ogni genere, dall’esterno e dall’interno.  Perché è risaputo che la Chiesa cattolica è innanzitutto un “MISTERO” perché composta da noi poveri uomini, sia pure battezzati ma peccatori, sia laici che consacrati, ma sostenuta e guidata dalla Mano Onnipotente di Gesù Cristo che l’ha voluta e fondata perché potessimo, attraverso la Grazia e i Sacramenti, raggiungere la Vita Eterna.

 

Paladino di questa contestazione gravemente accusatoria contro il Vaticano II e i suoi Papi, si sta rivelando ultimamente mons. Carlo Maria Viganò, che all’inizio degli anni 2018/19 era emerso misteriosamente dall’anonimato, (nessuno lo conosceva se non pochi per essere stato Nunzio apostolico negli Stati Uniti) per denunciare certe gravi omissioni nei confronti di Bergoglio che non avrebbe affatto sorvegliato sulla questione della pedofilia del clero, anzi avrebbe addirittura promosso qualche importante cardinale già accusato e messo alle strette sotto il pontificato precedente.

In quei primi anni noi lo ritenevamo una “Voce” venuta dal cielo per incoraggiarci nella via della fedeltà alla Chiesa cattolica, dopo la spaccatura bergogliana che ha creato la presenza scandalosa di due Papi e l’avvio di una specie di nuova “pastorale” impastata di marxismo, materialismo, sociologismo, politichismo, e ultimamente, addirittura composta da idolatria gravissima con l’intronizzazione della dea Pachamama in San Pietro. Ma il guaio peggiore è che viene tutto minimizzato o messo a tacere, tanto che nessuno si rende più conto della GRAVITA’ ENORME DI CIO’ CHE STA AVVENENDO IN SENO ALLA CHIESA, forse anche perché ottenebrati solo dal diavolo e dallo spauracchio del virus. 

Ma quale è stata la nostra delusione nel constatare che, più aumentavano gli interventi pubblici di mons. Viganò e più si inaspriva la sua penna, il suo cuore in modo perfino esagerato e talvolta pungente, non contro questa situazione davvero allucinante nel cuore della Chiesa di Gesù che si è formata quasi come una “setta” dentro la vera Chiesa, ma sempre e solo contro il Vaticano II e soprattutto contro l’unica, vera vittima di tanti compromessi luciferini, Benedetto XVI, colpevole, secondo lui, di aver fatto “il gran rifiuto” di Dantesca memoria.

          Ma quale è stato il nostro sconcerto quando ultimamente è uscito allo scoperto anche il prof. Roberto de Mattei, noto tradizionalista sulla stessa linea di mons. Viganò a condurre una battaglia non assieme a lui, bensì contro di lui, pur essendo stessi compagni di cordata tradizional-sedevacantista, de Mattei da sempre e mons. Viganò, incomprensibilmente, solo da qualche anno, perchè quando venne nominato da papa Benedetto Nunzio Apostolico negli Stati Uniti nulla ebbe mai da obiettare contro il Vaticano II e il Papa che lo investì di un tale compito impegnativo ma anche onorifico.

 Qui i conti non tornano più! Che sta succedendo?  Per qual motivo questa inaspettata guerra intestina? Chi ispira o addirittura scrive le lettere di mons. Viganò? Si è chiesto de Mattei supponendo la presenza di un “direttore d’orchestra” dietro i numerosi scritti di Viganò. Ed ecco il profilarsi due o forse anche più schieramenti l’un contro l’altro armato dentro lo stesso gruppo tradizionalista.  Francamente non si capisce bene dove costoro vogliano parare dal momento che tutti hanno in comune l’avversione per il Concilio e Papa Benedetto, colpevole, secondo loro, di aver dato le dimissioni, causando l’apertura di questa drammatica situazione bergogliana nella Chiesa.  Ma tutto è stato provvidenziale nei disegni di Dio perché, senza le dimissioni di Papa Benedetto, non sarebbe venuto alla luce tutto quel veleno tenebroso da quel singolare “vaso di Pandora” contro il quale siamo tutti tenuti a combattere con fede e coraggio.

 

Sta di fatto che il diavolo, esperto nel seminare ovunque zizzania, di solito rincara la sua "dose" soprattutto laddove ci si stacca dalla vera barca della Chiesa cattolica per cercare salvezza in scialuppe di salvataggio che alla fine non riescono mai ad approdare a riva sicura perché manca loro il vero timoniere che non può essere altro che “Pietro”, per successione apostolica, l’unico vero Vicario di Gesù Cristo. Per cui lo stesso problema di grave crisi che si sta presentando nei confronti di chi segue l’antipapa Bergoglio, si è presentato già da molto tempo anche dentro le chiesuole di coloro che, ritenendosi gli unici fedeli al “Magistero perenne!!” della Chiesa e ai riti antichi del Vetus Ordo, alla fine non hanno fatto altro che scardinarla da dentro rifiutando i veri grandi Papi e tutto il loro sublime insegnamento e probabilmente creando anche le condizioni, sia pure involontarie, per favorire l’attuale crisi gravissima in cui ci troviamo con due Papi, di cui uno solo è il vero. Se avessero invece appoggiato con pazienza, umiltà e fedeltà i veri Papi che si sono succeduti, forse qualcosa di meglio avremmo salvato della nostra martoriata ma pur sempre Santa Chiesa cattolica per volontà di Dio.

 

Anche se le vere motivazioni delle dimissioni traumatiche di papa Benedetto le conosceremo forse solo in cielo, sta di fatto che una fondata testimonianza del perché di questo EVENTO STORICO COSI’ TRAUMATICO PER TUTTI, è stata offerta per iscritto nientemeno che da uno dei Cardinali, il belga Daneels, della cosiddetta “Mafia del Sangallo” prima di morire, come frutto di un complotto decennale da parte di parecchi Cardinali che volevano intronizzare uno di loro, il card. Bergoglio appunto, per portare la Chiesa cattolica verso la loro meta agognata che è “IL NUOVO ORDINE MONDIALE” ed evidentemente la presenza di un Papa tenace e fedele come Benedetto era di impedimento ai loro piani.

Fallito il precedente tentativo con l’elezione di Papa Benedetto nel 2005, non si sono dati per vinti ma hanno continuato con cocciutaggine luciferina su questa strada di voler occupare a tutti i costi il soglio di Pietro, come da chiare e precise tappe programmate che la massoneria si è proposta di raggiungere un po’ alla volta lungo i secoli, di cui non fa più mistero e che ultimamente sta accelerando forse dietro il “pungolo” del diavolo che sa di dover fare presto i conti con la “Regina delle Vittorie”.

 

Pur condividendo certe preoccupazioni espresse più volte da mons. Viganò, perché non siamo così ingenui da non capire le gravi trasformazioni negative realizzatesi dopo il Concilio, le molte defezioni, dissacrazioni ecc. a partire dalla ben visibile riforma o demolizione purtroppo dell’architettura sacra, degli arredi liturgici ecc. come lui giustamente denuncia, tuttavia ci chiediamo: dov’era l’illustrissimo monsignor Viganò, quando i tre ultimi grandi Papi, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI battagliavano da soli, contro l’incalzare prepotente dei nemici della chiesa, sia da parte progressista che tradizional-conservatrice? Tanto che uno di loro, San Giovanni Paolo II, ha rischiato di rimetterci la vita e l’ultimo, Benedetto, è stato costretto a eclissarsi per non essere sbranato dai lupi che lo incalzavano perché, a quanto pare, era risoluto nel rifiutare la sua firma ad aperture speciali ai divorziati, gay ecc. come poi in effetti è avvenuto con la scandalosa enciclica “Amoris Laetitia” un inno all’adulterio sancito e “benedetto” anche dalla possibilità di comunicarsi, che ha portato il primo grande sconvolgimento nel cuore della Chiesa, tra il solito silenzio colpevole di tutti i Vescovi. 

Questo documento presentato come grande concessione verso tutti, ignorando le precise e severe disposizioni del Magistero della Chiesa sulle modalità di accesso alla Santa Comunione che non è un simbolo, ma il vero e Santissimo Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo,  è stato quello che ha segnato il declino irreversibile della Chiesa cattolica, sfociato on l'accordo di Abu-Dhabi firmato con tono trionfalistico il 5 febbraio 2019 tra Bergoglio e gli Emirati arabi con l'Iman Al-Azhar, dove in nome di un Dio ignoto e della fede non certo in Gesù Cristo ma in una vaga "fratellanza umana" ci si illude di aver risolto il problema della pace universale. 

Invocare la pace eliminando l'autore della vera pace che è Gesù Cristo da parte di colui che dovrebbe rappresentarlo in terra, è quanto di peggio si possa auspicare per il mondo. Infatti è proprio dal 2019, anno della firma di Abu-Dhabi e della intronizzazione della dea pagana Pachamama che sono precipitate sulla nostra testa, come una valanga continua e irrefrenabile, le peggiori calamità che non sono ancora finite perchè nessuna autorità ecclesiastica ha voluto indire ufficialmente sante Messe pubbliche di riparazione a tanto peccato blasfemo e sacrilego, neppure mons. Viganò, se non solo attraverso proteste e contestazioni, sia pure doverose e coraggiose.


Ma arrivare ad accusare adesso Papa Benedetto di aver permesso, con le sue dimissioni, una tale gravissima apostasia, è quanto di più indegno e ingiusto si possa pensare.  Infatti Papa Benedetto XVI è stato lasciato completamente solo a combattere contro tutti, dentro e fuori la Chiesa, ed è risaputo che il Papa da solo, senza gli appoggi di cardinali e Vescovi, nulla può fare, perché la Chiesa cattolica, pur avendo nel Papa il suo punto focale di riferimento attribuendogli anche l’infallibilità a determinate condizioni, tuttavia non è una “monarchia assoluta”, ma fa leva al suo interno sul “Collegio episcopale” e se questo è ostile al Papa, è assai difficile governare.

·         Ma a chi giova riesumare questioni passate già risolte, anche se non nel migliore dei modi, in questo frangente storico pieno di difficoltà dove già viene messa a prova la nostra fede?

·         Non si rischia di scardinare ancora di più quella poca fede rimasta nei cattolici coraggiosi che vanno contro corrente da soli, spesso addirittura in piena opposizione contro certe direttive scandalose del Vaticano, ormai chiaramente alleato con i nemici della Chiesa?

·         Quale finalità misteriosa potrebbe nascondere questa operazione davvero anomala e soprattutto pericolosa da parte di un Prelato finora sconosciuto in un periodo tra i più difficili e drammatici della storia italiana e mondiale?

 IL FATIDICO ANNO 1958. Cercando di lavorare con l’intuizione dal momento che ci muoviamo in un campo ancora oscuro, sia pure concreto, e chissà mai se si rivelerà nella sua chiarezza totale, si presuppone che l’obiettivo che questi contestatori del Vaticano vogliono raggiungere potrebbe essere una “riforma” drastica partendo da un evento storico ben preciso che è l’anno 1958, cioè da quell’episodio che ha dato il via ad una specie di elezione papale “anomala” di cui parleremo. Supposizioni? Nessuno ha in mano la certezza assoluta ma sta di certo che esistono tutti i presupposti, purtroppo, perché possa accadere un fattaccio terribile del genere, che POTREBBE DARE IL VIA AD UNO SCISMA DALLE PROPORZIONI GIGANTESCHE E DISTRUTTIVE, perché come si spiega l’accanimento generale contro tutti i grandi, santi Papi del Concilio? Era di moda prenderli in giro, criticarli, biasimarli, esporli alle calunnie, alle derisioni, sempre allo scopo di demolirne la figura come Vicari di Cristo, però… solo fino all’arrivo di Bergoglio, davanti al quale ci si deve inchinare e forse anche inginocchiare, visto che lui non lo fa mai davanti al Santissimo Sacramento, per timore di ritorsioni o peggio, elogiandolo sempre, diffondendo le sue omelie quotidiane e martellanti come mai si era visto prima, interviste, encicliche, battute e altre “amenità” del genere perché è stata detronizzata la figura di nostro Signore Gesù Cristo per mettere al centro di tutta la vita della Chiesa, sempre e solo lui: l’antipapa Bergoglio.

 

Ma è doveroso ricordare che alla fine di tutte le discussioni e diatribe e lotte intestine che portano discredito a tutto il clero in genere a alla vera Chiesa e di cui la gente è satura e stanca, la cosa più importante è saper scegliere giusto, cioè saper scegliere Gesù Cristo che ha fondato la vera Chiesa, sull’unico e vero PIETRO, perchè come dice la Scrittura “UBI PETRUS, IBI ECCLESIA”. “Solo a te, Pietro, darò le chiavi della mia Chiesa e avrai il potere di sciogliere o di legare…” cioè di perdonare o no i peccati degli uomini. Sbagliare scelta è pericoloso perché c’è in gioco la salvezza della nostra anima, anche fossimo animati dalle migliori intenzioni.

 

Illustri Prelati, con tutte queste scandalose diatribe ecclesiastiche, la gente confusa, disperata e messa alla prova da questa situazione generale difficile, non trova sostegno alcuno da parte vostra, anzi se ne allontana scandalizzata, perché voi o rimanete in scandaloso silenzio quando c’è da combattere al nostro fianco di laici coraggiosi in difesa della vita, della famiglia, del lavoro ecc. contro leggi inique, oppure avete solo da offrire parole belle ma vuote, dall’alto della vostra fortezza inespugnabile e dal lusso delle vostre mense sempre imbandite a festa grazie alle nostre offerte di gente umile e spesso anche povera, mentre voi neppure sapete quanta fatica costa guadagnare lo stipendio per mantenere le nostre famiglie e “quanto sa di sale lo pane altrui”.

 

L’EPISODIO DEL CARD. SIRI CHE DOVEVA ESSERE PAPA

 Alcuni di questi nostalgici che vogliono ripristinare chissà quale antica liturgia, sembra che vogliano far leva sul noto episodio del card. Siri che, dopo la morte di Pio XII, sembra sia stato nominato Papa col nome di Gregorio XVII, con tanto di fumata bianca visibile a tutti il 26 ottobre 1958.  Ma che in realtà poi sia stato minacciato o gli abbiano intimato pesantemente di non accettare perché non gradito a quella potente lobby cardinalizia che sin da allora ma anche da molti decenni prima, era ben presente in seno alla chiesa e condizionava addirittura queste scelte così importanti per la vita della Chiesa.

Nulla di nuovo sotto il solo perché cose già avvenute sin dai tempi dello Scisma di Occidente tra il 1370 e 1420 con la presenza di ben tre Papi votati dalle varie correnti cardinalizie che si contendevano miseramente il privilegio di nominare uno di loro e combattere tutti gli altri. Fu in questo contesto che Santa Caterina identificò il vero unico Papa come successione apostolica in Urbano VI, ma anche adesso, come allora, sembra si stiano aprendo scenari molto preoccupanti in merito alla questione “Chiesa e Papato”. E con questi precedenti scandalosi dentro la Chiesa dei secoli passati, ci meravigliamo della Mafia del Sangallo? Ci rifiutiamo di credere che le cose si siano svolte in modo così scandaloso come testimoniato dal defunto card. Daneels? E’ un miracolo se ancora possiamo avere Messa ed Eucaristia.

 Messo da parte il card. Siri, fu eletto un Papa che fosse anziano, dicevano allora, di “transizione” per vedere nel frattempo gli sviluppi della situazione ecclesiastica che, Concilio o no, stava già entrando in una grave crisi che durava da secoli in realtà, la crisi modernista tanto combattuta da grandi e santi Papi come Pio X e Pio XII, come pure in precedenza Pio IX quello che promulgò il dogma dell’Immacolata. 

Con la differenza però, che allora questi Santi Papi coraggiosi potevano contare sull’appoggio di collaboratori fidati e anche su un certo numero di Vescovi e Cardinali, come ad esempio il card. Merry Del Val, figura ascetica di grande appoggio per il Papa Pio X, mentre nel caso dei nostri sia pure Grandi Papi dell’ultimo Concilio, nessun appoggio fu dato loro, perchè tutti, collegio Vescovile, corrente progressista e tradizionalista, lobby nascoste, seminari e associazioni cattoliche varie, insomma tutti erano contrari e addirittura ostili e avversi ai loro rispettivi grandi e Santi Papi che si sono trovati a combattere da soli contro tutti.

 Ricordiamo l’episodio eroico di Papa Paolo VI che dovette ricorrere al consiglio di Padre Pio prima di dare il via definitivo alla “Humanae Vitae”, in quanto li aveva tutti contro, dentro e fuori la Chiesa, anche l’opinione pubblica, e si trovò a un certo punto di difficoltà da dubitare perfino se fosse cosa giusta o no, a tanto arriva l’azione del maligno. Avuto l’incoraggiamento, anzi il dovere da parte di padre Pio di andare avanti con la pubblicazione, non esitò un minuto e a costo di grandi sofferenze e contraddizioni riuscì a pubblicare questo testo.

Narra un teologo di Verona presente a uno di questi dibattiti che, appena dato il via al consenso di pubblicare l’enciclica, Paolo VI entrò nella sala riunioni dove erano ancora presenti alcuni consiglieri, teologi ecc. con passo sicuro e determinato (mentre prima lo si vedeva accasciato e stanco) e battendo un forte pugno sul tavolo delle riunioni, esclamò “E PER QUESTA PUBBLICAZIONE COSÌ TRIBOLATA E SOFFERTA, RINGRAZIERETE ME E LO SPIRITO SANTO”.  In effetti si dice che sia stata la salvezza della Chiesa quella Enciclica anche se poi, purtroppo, è stata cancellata e ignorata non certo dai papi successivi, che l’hanno sempre difesa e sostenuta, ma dall’antipapa Bergoglio che ha distrutto anche tutto il bellissimo Osservatorio voluto da Giovanni Paolo II a sostegno della Vita.  E continua la distruzione mentre tutti gli occhi sono orientati contro il Vaticano II e i Grandi Papi del tempo, anzichè contro l'attuale falsa chiesa bergogliana che non è assolutamente la continuazione della precedente, ma ha creato un abisso incolmabile con la precedente anche perchè Bergoglio si è rivelato un adoratore di idoli: Pachamama che ha intronizzato dentro la basilica di San Pietro, oltre a cerimonie esoterico magiche sataniche nei giardini vaticani attraverso guru, stregoni, shamani, con cerimonie che di cattolico e di sacro nulla hanno a che vedere, anzi sono gravissimi peccati di idolatria.  Ma ormai siamo abituati a tutto e non ci si cura più della Verità che è Gesù Cristo. Silenzio e obbedienza satanica ovunque.

 

La figura di Giovanni XXIII è stata molto discussa in realtà, perché si dice che, nato umile contadino, ma lanciato poi nei luoghi della diplomazia vaticana più difficili abitati da mussulmani e aperti anche alla massoneria come la Bulgaria, Istanbul e Parigi, zone dove lui era stato inviato come Nunzio apostolico, si fosse in un certo senso lasciato attrarre da queste realtà islamico-massoniche-laiciste e che forse per questo lo avevano votato senza problemi quei cardinali che invece avevano rifiutato il card. Siri che era invece su una linea di rigore dottrinale ferreo.

Sono questioni complesse e controverse che non è mai possibile giudicare e misurare con certezza dall’esterno, anche perché risulta che invece papa Giovanni XXIII mantenesse un sincero rapporto intimo e sincero di fede con Dio, come si evince dal suo diario “Il giornale dell’anima”.  Purtroppo noi siamo propensi a fare i conti solo sull’aspetto umano, sulle mosse esterne politico-diplomatiche spesso deludenti all’apparenza perché intrise del dovere non facile di mantenere rapporti di pace anche con altri Stati ecc., senza mai considerare che dentro l’anima di ogni uomo, soprattutto se investito di autorità, lavora in silenzio la grazia di Dio che trasforma i cuori, attraverso la cosiddetta “grazia attuale” e li converte da poveri peccatori magari anche in santi.

In effetti Giovanni XXIII, spinto anche da altri Cardinali che auspicavano di proseguire il Concilio Vaticano I interrottosi traumaticamente a seguito dell’episodio della Breccia di Porta Pia e della fuga di Pio IX da Roma, fu deciso a realizzare questo ambizioso progetto e pertanto diede inizio al Concilio Vaticano II che aprì i suoi battenti in pompa magna il 25 gennaio 1959, Concilio che, come il precedente, fu attaccato ancor più duramente dal diavolo e dai suoi.

 Ma anche nel caso in cui si volesse a tutti i costi riesumare questo episodio storico straordinario della elezione fallita del card. Siri, allo scopo di voler cancellare tutto il Vaticano II o solo qualche Papa o non si sa quale altra manovra luciferina si voglia pensare di realizzare, il fatto certo e inconfutabile dal punto di vista ecclesiastico, canonico, legale, ascetico ecc. è e rimane questo:

I DISEGNI DI DIO NELLE QUESTIONI DI DIO E DELLA CHIESA SEGUONO UN ITER DIVERSO DA QUELLI DEL MONDO, PERCHE’ DIO SA SCRIVERE DRITTO SU RIGHE STORTE E SE PERMETTE, AD ESEMPIO, ANCHE UNA TRUFFA, DICIAMO COSI’, COME QUELLA DI CUI ABBIAMO PARLATO SOPRA CON L’ELEZIONE DI GIOVANI XXIII, DIO POI SA VOLGERE AL BENE ANCHE IL MALE, ANZI A VOLTE SI SERVE DI TRAME OSCURE DI LOSCHI PERSONAGGI PER RAGGIUNGERE POI, PER MEZZO LORO, IL SUO SCOPO CHE E’ LA SANTIFICAZIONE DELLE ANIME E LA GLORIA DELLA SUA CHIESA.

 

Per cui, anche se fosse stato realmente un errore, un imbroglio, poi Dio lo ha sistemato a modo suo e sarebbe distruttivo per la chiesa e per tutti pretendere di rivedere queste cose, addirittura eliminandole o sistemandole secondo la propria volontà prescindendo da quella di Dio perché l’orgoglio umano è sempre l’ultimo a morire e sa combinare solo grossi guai.

 Ricordiamo a tale proposito l’episodio di Esaù e Giacobbe, i due figli di Isacco. Il discendente diretto doveva essere Esaù in ordine di precedenza ma la moglie Rebecca che privilegiava l’altro figlio, ATTRAVERSO UN SOTTERFUGIO, fece dare la benedizione di primogenitura a Giacobbe. E quando il padre Isacco se ne accorse, non tornò indietro rimproverando moglie e figlio, ma accettò la faccenda come voluta o permessa da Dio. E così, sia pure obtorto collo da parte di Esaù il quale comunque aveva in precedenza offerto al fratello la primogenitura in cambio di un piatto di lenticchie!! E Dio lo ha preso in parola. Poi la vita continuò per quella direzione che Dio stesso consacrò anche attraverso questa sorta di imbroglio.


PER FINIRLA COL DENIGRARE

IL CONCILIO VATICANO II

 

Strenuo difensore del Concilio, oltre ai due Grandi Papi che lo hanno preceduto, Paolo VI e Giovanni Paolo II, è stato Papa Benedetto XVI, il quale era talmente preoccupato che il Concilio fosse capito nella sua vera essenza e peculiarità che ne ha fatto l’argomento principale di due importanti omelie rivolte entrambe al Clero di Roma: quella del 22 dicembre 2005, in occasione del suo primo anno di insediamento come Sommo Pontefice, e l’ultima del 14 febbraio 2013 subito dopo le sue dimissioni.  Vengono i brividi quando penso a come sono stati accomunati entrambi nella stessa misera sorte: Papa Benedetto e Concilio!! Entrambi buttati al macero con le loro meravigliose encicliche e accusati di aver rovinato tutto! Lui, Papa Benedetto! Una figura di altissimo livello culturale, spirituale e ascetico umiliato e offeso dai pigmei della cultura moderna che si credono importanti perché si mettono sotto i riflettori a sparare stupidità sull’operato di Papi eccezionali che presto la storia indicherà come Dottori di altissimo livello, così umili e nel contempo consapevolmente superiori che neppure si degnano di rispondere.

 

PIANO DI STUDI SCADENTE.  Conoscendo oltretutto il livello scadente del piano di studi liceali e universitari degli alunni di oggi in genere, seminario compreso, dove a malapena riescono a stilare una misera composizione logica senza errori, viene da chiedersi se queste nuove generazioni sono in grado ancora di capire queste meravigliose omelie ma anche tutti gli altri documenti del Concilio dove emerge con evidenza lapalissiana la necessità urgente di conciliare la Fede con la Ragione (Fides et Ratio) e di contemplare la bellezza della Verità che rende liberi (Veritatis splendor) senza paura di doversi confrontare serenamente con tutte le altre espressioni religiose del mondo purchè non si ceda a falsi compromessi e si tenga sempre ben alta la bandiera dell’unico vero Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo e la dottrina che ci ha insegnato che è fondamentale per non perdere la fede. Perché è risaputo che anche l’intelligenza e la ragione si elevano o si abbassano a seconda del “nutrimento spirituale” che viene somministrato nel tempo. E’ come una persona che a forza di vivere a pane e latte, neppure riesce più a digerire tutto il resto.

 

RIFORMA DEL SEMINARIO.

 E se proprio ci fosse bisogno di una vera riforma, questa deve iniziare dal cuore della Chiesa, che sono i seminari,  e da un piano di studi rigoroso che metta ai primi posti l'apporto dei nostri grandi Santi, i Padri della Chiesa, I Papi più eccelsi, e non una carrellata di pareri di varie estrazioni e religioni dove una vale l'altra e si può scegliere liberamente cosa preferire.

        

Perché se non iniziamo a puntare sul valore dell’intelligenza e della volontà in un rigoroso piano di studi che recuperi la filosofia e teologia tomista, scolastica e patristica oltre che la metafisica anziché assecondare i vani discorsi di teologi protestanti o atei disposti a concedere tutto anche dal punto di vista della morale, non ne verremo fuori dalla crisi e saremo giudicati severamente davanti a Dio.

Seguendo l’insegnamento del grande servo di Dio mons. Fulton Sheen, se alla base di qualunque scelta di vita ascetica o consacrata non esiste il pilastro culturale della vera dottrina cristiana, della vera teologia e filosofia dove l’intelletto viene illuminato dalla vera Fede unita alla ragione, e il cuore si riempie di gioia davanti alla contemplazione della Verità; senza un vero rapporto di amore e di contemplazione con Gesù Cristo, nostro Dio fatto Uomo che dà la forza di vivere le virtù anche eroiche, come è possibile vivere secondo le esigenze del cristianesimo, soprattutto la virtù della castità in un mondo traviato, per non dire del dovere di dare la vita come i martiri piuttosto che tradire?  

Ecco il perché di tanto disastro anche nella vita di relazione e di castità tra sacerdoti e seminaristi in genere! Non capiscono perché devono imporsi questi gioghi e la prima a crollare è la virtù della castità ovviamente, strettamente collegata con la mancanza di tutto il resto! Infatti la mancanza della conoscenza della bellezza della vera Fede che scaturisce dalla contemplazione della meravigliosa e unica figura di un Dio fatto Uomo, Gesù, è il motivo fondante.  

E la meditazione quotidiana davanti al Santissimo, oltre al Breviario, è uno dei rimedi principali per vincere tutti gli attacchi del diavolo. E di questo ci ha dato un esempio coraggioso e perfino eroico il sacerdote veronese morto in concetto di santità, don Ferdinando Rancan, fedele alla sua vocazione sacerdotale contro ogni persecuzione e incomprensione perfino da parte del Vescovo.

 

DISCORSO DI PAPA BENEDETTO AL CLERO DI ROMA

A questo punto, riportiamo uno stralcio importante del discorso di Papa Benedetto al Clero di Roma del 22 dicembre 2005, dove il suo primo argomento da trattare è IL CONCILIO VATICANO II perché lui si rendeva perfettamente conto che, dal modo con cui si poteva distinguere e difendere il vero Concilio da quello falso proposto dai nemici all’interno della Chiesa, dipendeva la fede del popolo di Dio. Fare capire questo ai suoi sacerdoti, senza metterli l’uno contro l’altro perché appartenenti a una visione progressista piuttosto che tradizionalista, entrambe disfattiste del vero Concilio, era di vitale importanza per Papa Benedetto.

 

Brano dell’omelia del 22 dicembre 2005, primo anno del suo insediamento come Papa.  ”L'ultimo evento di quest’anno su cui vorrei soffermarmi in questa occasione è la celebrazione della conclusione del Concilio Vaticano II quarant'anni fa. Tale memoria suscita la domanda: Qual è stato il risultato del Concilio? È stato recepito nel modo giusto? Che cosa, nella recezione del Concilio, è stato buono, che cosa insufficiente o sbagliato? Che cosa resta ancora da fare? Nessuno può negare che, in vaste parti della Chiesa, la recezione del Concilio si è svolta in modo piuttosto difficile. (…) Quanto è avvenuto in questi anni, ci fa ritornare alla descrizione che il grande dottore della Chiesa, san Basilio, fa della situazione della Chiesa dopo il Concilio di Nicea (325): egli la paragona ad una battaglia navale nel buio della tempesta, dicendo fra l'altro: “Il grido rauco di coloro che per la discordia si ergono l’uno contro l’altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei clamori ininterrotti ha riempito ormai quasi tutta la Chiesa falsando, per eccesso o per difetto, la retta dottrina della fede” (De Spiritu Sancto, XXX, 77; PG 32, 213 A; SCh 17bis, pag. 524).

 

Ed ecco un brano importante dell’ultima omelia del 14 febbraio 2013 sempre al Clero di Roma: “VORREI ADESSO AGGIUNGERE ANCORA UN TERZO PUNTO: C’ERA IL CONCILIO DEI PADRI – IL VERO CONCILIO –, MA C’ERA ANCHE IL CONCILIO DEI MEDIA. ERA QUASI UN CONCILIO A SÉ, E IL MONDO HA PERCEPITO IL CONCILIO TRAMITE QUESTI, TRAMITE I MEDIA. QUINDI IL CONCILIO IMMEDIATAMENTE EFFICIENTE ARRIVATO AL POPOLO, È STATO QUELLO DEI MEDIA, NON QUELLO DEI PADRI. E mentre il Concilio dei Padri si realizzava all’interno della fede, era un Concilio della fede che cerca l’intellectus, che cerca di comprendersi e cerca di comprendere i segni di Dio in quel momento, un Concilio che cerca di rispondere alla sfida di Dio in quel momento e di trovare nella Parola di Dio la parola per oggi e domani, mentre tutto il Concilio – come ho detto – si muoveva all’interno della fede, come fides quaerens intellectum, il Concilio dei giornalisti non si è realizzato, naturalmente, all’interno della fede, ma all’interno delle categorie dei media di oggi, cioè fuori dalla fede, con un’ermeneutica diversa. Era un’ermeneutica politica: per i media, il Concilio era una lotta politica, una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa. Era ovvio che i media prendessero posizione per quella parte che a loro appariva quella più confacente con il loro mondo.  (…)

Sappiamo come questo Concilio dei media fosse accessibile a tutti. Quindi, questo era quello dominante, più efficiente, ed ha creato tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata … e il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale... 

(Mi si permetta un esempio che potrebbe sembrare banale e invece potrebbe calzare a pennello col discorso del Concilio vero dei Padri e quello montato dei “media” che hanno avuto il sopravvento. Prendiamo il caso del coronavirus e dei vaccini. C’è stato il vero Ordine dei Medici preparati e coscienti che lo hanno identificato e risolto con medicine di sicura e comprovata efficacia però sono stati messi a tacere, anzi addirittura minacciati e perseguitati dai media imposti dalla politica e dalle case farmaceutiche perché contrarie ai loro interessi con la diffusione di vaccini. Chi dei due ha vinto? I veri medici o le false dichiarazioni di “esperti” che, grazie ai media, come affermato da papa Benedetto rispetto al concilio, hanno avuto tutti i mezzi a disposizione per diffondere la menzogna coprendo quasi di infamia la verità?. Umanamente parlando, ha vinto la menzogna con gravissimi danni, nel caso del vaccino, per i corpi e, nel caso del Concilio, per le anime.  In ambo i casi però chi ci ha rimesso è sempre e solo l’uomo, fatto a immagine e somiglianza di dio che, grazie alla menzogna del diavolo che si serve di molte strade per ingannare, ha perso contemporaneamente corpo e anima.)


                     DIFENSORI DEL CONCILIO VATICANO II


 UNO DE PIU’ STRENUI, TENACI E CONVINTI DIFENSORI DEL CONCILIO VATICANO E’ STATO IL PROF. DON IVAN POJAVNIK, Sloveno, teologo di vasta esperienza anche come docente, autore di due volumi sul Concilio “Il Mistero del Concilio” dove ne mette in risalto il grande valore dottrinale e pastorale insieme.  

Egli afferma che il programma del santo Padre Giovanni XXIII per l’ultimo Concilio è stato l’aggiornamento evangelico della Chiesa. Nel suo discorso di apertura, Papa Giovanni, pieno di speranza e di fede, esortò i Padri Conciliari a rimanere da un lato, “fedeli alla tradizione cattolica” e dall’altro a riproporla in modo adatto ai tempi nuovi. (…) Nel grande edificio dottrinale del Concilio è integrata la dottrina dei Concili Ecumenici precedenti, dei Padri della Chiesa, dei Santi Dottori della Chiesa medievale e dell’Evo moderno. In particolare è integrato l’insegnamento dei successori di Pietro, da Leone XIII fino a Paolo VI incluso. Le loro 157 encicliche costituiscono un ponte globale perfetto tra il Concilio Vaticano I e il Concilio Vaticano II, e inoltre assieme alla teologia Scolastica e Patristica. (…)

Tutti i Concili ecumenici sono stati pastorale e dottrinali. Definendo infallibilmente la dottrina della fede e della morale, salvavano le pecore del gregge di Cristo dalle vie dell’errore e dell’eresia. (…) Il Concilio ha integrato la dottrina dell’enciclica “Ecclesiam suam” di Paolo VI (1964) ed ha tracciato una mappa teologica generale della Chiesa, della cristianità, delle religioni non cristiane e dell’umanità odierna secolarizzata. Dal centro della Chiesa cattolica si allontanano in cerchi concentrici varie comunità cristiane separate, le religioni non cristiane e il moderno mondo secolarizzato e ateo.

Il Concilio stabilisce nei diversi documenti il rapporto della Chiesa con questi cerchi, seguendo le orme del Buon Pastore che ha cercato con il dialogo di salvezza di ricondurre tutti i gruppi delle pecore erranti nell’ovile dell’unica famiglia cristiana ed umana. (…) Papa Paolo VI ha parlato chiaramente di un attacco straordinari di Satana contro la Chiesa sulla via della realizzazione del Concilio. Egli con il suo fumo è entrato attraverso una fessura della Chiesa per oscurarla. (S.Paolo VI C, 15.1.1969). (…)

C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa perché ciò che è in questione è la Fede, come dalle parole di Gesù nel Vangelo di San Luca “Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra? “Ciò che più colpisce quando si considera il mondo cattolico è che, all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico, all’interno del cattolicesimo, diventi domani il più forte. Ma non rappresenta mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”. (San Paolo VI ha detto queste parole nel 1977, un anno prima della sua morte e le riporta Jean Guitton nel suo libro “Paolo VI segreto, Milano 2002.)  Nel futuro la fede cattolica sarà conservata solo in un piccolo gregge, previsto profeticamente da santo Padre Paolo VI? Se ciò avverrà, esso però sarà un germe validissimo, un granello di senapa di unità, di speranza e di salvezza per tutta l’umanità.

            E per i soliti contestatori che accusano Paolo VI di aver voluto omologare, in un certo senso, la fede cattolica con altre religioni, lo stesso Papa ribadisce con forza nella “Dignitatis Humanae” da una parte il diritto alla libertà religiosa (erano gli anni in cui iniziavano i viaggi e trasferimenti anche per lavoro dei vari popoli con la necessità di trovare una convivenza rispettosa dei diritti di ognuno, compresa la libertà religiosa, soprattutto dei cristiani nei paesi musulmani). Ma dall’altra IL DOVERE DELLA DIFESA DELLA VERA RELIGIONE.

In nessun modo, ribadisce Paolo VI, sia nella enciclica citata che nell’altra sempre contestata a sproposito “NOSTRA AETATE”, il Concilio in nessun modo fonda questo diritto sul fatto che tutte le religioni e tutte le dottrine che riguardano questo campo, anche erronee, avrebbero un valore più o meno uguale. Fonda invece questo diritto sulla dignità della persona umana, la quale esige di non essere sottoposta a costrizioni esteriori che tendono a opprimere la coscienza della persona nella ricerca della verità della religione e nella libera adesione ad essa. Gli fa eco papa Giovanni Paolo II nella catechesi del 5 giugno 1985 ma anche in molte altre occasioni, “Esiste una differenza abissale tra la religione rivelata cristiana e le religioni non cristiane” ma noi abbiamo il dovere di non lasciare furi della porta i non cristiani, ma di accoglierli in nome di nostro Signore Gesù Cristo.

PROF. STEFANO FONTANA DI VERONA. Altro illustre difensore del Concilio Vaticano II è stato il prof. di filosofia e direttore della rivista "Wan Thuan" sulla dottrina sociale della Chiesa, PROF. STEFANO FONTANA DI VERONA, il quale ha scritto un libro interessante nella sua sinteticità "Il Concilio restituito alla Chiesa" con la prefazione del Vescovi di Trieste, mons. Crepaldi, oltre ad alcuni saggi che hanno come comune denominatore la questione "Chiesa protestante in seno alla vera Chiesa cattolica" soprattutto con l'apertura scriteriata al teologo protestante Karl Rahnner che tanta deviazione portò nella dottrina e teologia cattolica.

Queste e altre segnalazioni scandalose ma doverose, comunque, non sono mai motivo per abbandonare la chiesa perchè sappiamo che la "barca di Pietro" sopravviverà a tutte le intemperie e scossoni dei suoi nemici non solo all'interno del Concilio Vaticano II ma di tutti i tempi e le epoche storiche, perchè Gesù Cristo lo ha garantito con le sue parole "Le porte degli INfri non prevarranno" e "Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo".  Cosa di più entusiasmante?

  Vale la pena combattere con coraggio.                                                                                                                       

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In questo link il coraggioso Magistrato Giorgianni parla chiaramente che esiste solo un unico Papa, Benedetto XVI perché Bergoglio è solo un cardinale vestito di bianco, complice del Nuovo Ordine mondiale”.

https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/27623742/giorgianni-benedetto-xvi-mai-abdicato-bergoglio-cardinale-vestito-bianco.html

 


martedì 15 giugno 2021

UN SOMARELLO E LA SUA STORIA. TESTIMONIANZA DI E. DAL BOSCO

TESTIMONIANZA  DI ERMENEGILDO DAL BOSCO

Sul libro 

 

UN SOMARELLO E LA SUA STORIA

di don Ferdinando Rancan

 

 Sono Ermenegildo Dal Bosco, veronese settantunenne, laureato in chimica pura, titolo che mi ha permesso di lavorare per dieci anni  per la Magneti Marelli società del gruppo FIAT.

Nel 1980 mi sono felicemente sposato con Claudia laureata in Scienze Biologiche ed insegnante di matematica e scienze presso varie scuole medie private e pubbliche. Dal 1986 per ragioni famigliari ho cambiato professione: sono diventato anch’io docente di matematica e scienze presso L’Istituto salesiano “Don Bosco “ di Verona per altri vent’anni. Attualmente siamo entrambi in pensione.  Abbiamo avuto quattro figli: uno è sacerdote diocesano e parroco e le altre tre sono tutte laureate in discipline diverse ed esercitano le rispettive professioni.

 

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Conobbi don Ferdinando in Seminario durante l’anno scolastico 1967/68 come professore di Scienze in 2^ liceo. Di quel periodo non conservo ricordi particolari: era un professore cordiale, non autoritario...

Poi lo persi di vista fino agli inizi del 2020 quando mi fu regalato il suo libro autobiografico “ Un somarello e la sua storia” da un amico che mi disse: “E’ la storia di sacerdote veronese straordinario, morto da pochi anni, che moltissimi, non solo veronesi, stimano santo; se lo leggi ti renderai conto”.

Come notai sulla copertina il nome dell’autore “Don Ferdinando Rancan” esclamai: “Ah, lo conosco! E’ mio valligiano e l’ho avuto come insegnante al Liceo!”

La lettura del libro mi conquistò fin dalle prime pagine: sentendo nominare Tregnago, suo luogo di nascita, mi sentii idealmente trasportato in alta Val d’ Illasi fino alla mia cara Giazza (capitale dei Cimbri ) dove sono nato e cresciuto fino all’adolescenza. Per noi Tregnago era allora considerato il capoluogo della zona: a Tregnago c’erano l’ospedale, il notaio, le Poste, il trenino, il cementificio, il castello, varie ville signorili ed il ristorante “Michelin”. Leggendo quindi mi sembrava di volare sulle contrade, i pendii, i prati, i boschi, il progno, le Chiese, i cimiteri… i luoghi della mia terra natia.

Un capitolo poi che mi impressionò visceralmente fu quello della tragica morte di suo padre sul posto di lavoro (1928): rimase orfano a meno di due anni! Questo ci rendeva simili perché anch’io, a soli sette mesi, persi mio papà per conseguenze di guerra.

Proseguendo nella lettura fui impressionato dalla precarietà di salute fin da piccolo, che lo obbligò a stare lontano dai propri famigliari per lunghi periodi con grandi sue sofferenze.

Ciononostante, fui meravigliato di come riuscì a compiere in bicicletta, nel periodo dei suoi studi universitari a Roma, il rocambolesco percorso Roma-Verona e successivamente varie escursioni su ardite montagne delle Alpi svizzere, tirolesi ed austriache.

Proseguendo fino al termine della lettura con il mio solito metodo non frettoloso ma cadenzato ed intervallato, ho maturato alcune convinzioni relative a Don Ferdinando, in qualità di uomo e di sacerdote, che mi permetto di esporre sinteticamente.

Anzitutto ho apprezzato la sua spiccata “vèrve” poetica ed il suo narrare elegante, fluente, empatico che rivelano una profonda sensibilità umana con accenti talvolta squisitamente materni. Nonostante per tutta la vita sia stato tormentato da problemi di salute si è dimostrato coraggioso ed intraprendente; non si è arreso di fronte a difficoltà, critiche ed opposizioni anche violente.

Qui faccio riferimento soprattutto a quell’evento straordinario molto doloroso e per lui umiliante che mi ha colpito profondamente e che non conoscevo, cioè di vedersi espulso all’improvviso dal Seminario, nel 1949, alla distanza di un anno dall’ordinazione sacerdotale, per un malinteso sorto con il Vescovo, mons. Girolamo Cardinale, incomprensione che si è risolta positivamente, ma dopo la bellezza di quattro anni di lunga e fiduciosa attesa, grazie all’eroica fortezza e visione soprannaturale da parte del nostro seminarista che mai perse di vista la consapevolezza di sentirsi guidato dalla mano paterna di Dio, oltre che l’interiore certezza che sarebbe stato ordinato sacerdote proprio da quel Vescovo che lo aveva espulso in modo così misterioso. Come poi avvenne, il 29 giugno 1953.

Questo fatto inspiegabile della sua espulsione violenta dal seminario in modo si potrebbe dire traumatico, si rivelò poi un autentico disegno della provvidenza di Dio su don Ferdinando, perché il Rettore del Seminario, mons. Pietro Albrigi, che lo stimava molto, pensò di mandarlo a Roma, ospite dell’istituto “don Calabria”, a proseguire gli studi universitari nell’attesa dello sviluppo degli eventi. E fu proprio a Roma che venne in contatto con l’Opus Dei, che allora segnava i suoi primi passi in terra italiana e con il suo Fondatore, San Josemaria Escrivà, al quale, ovviamente dopo i necessari contatti con i responsabili, don Ferdinando presentò la domanda di ammissione.

Siamo infatti negli anni 1952/53 quando nessuno conosceva ancora l’Opus Dei in Italia o solo pochi a Roma e a Milano, e il fatto che un umilissimo, anche se coltissimo sacerdote veronese di campagna fosse stato scelto da Dio per essere “catapultato” nientemeno che a Roma, attraverso vicende così eccezionali, ha dell’incredibile. In effetti fu proprio don Ferdinando a far conoscere la spiritualità dell’Opus Dei a Verona e nel Nord-Est, diciamo così, tanto che qui in zona è conosciuto certamente come sacerdote diocesano esemplare, ma soprattutto come “quello che ha portato l’Opus Dei a Verona” e pertanto credo che a buon titolo possa essere definito “cofondatore” in quanto primo sacerdote diocesano che ha aderito come “aggregato” alla spiritualità dell’Opus Dei in Italia.

Quando, leggendo il libro, con grande soddisfazione venni a sapere del suo strettissimo legame con mons Escrivà mi si spalancò un panorama incantevole: anch’io ero stato affascinato dal carisma dell’Opus Dei: il “padre”, come usava chiamarlo don Ferdinando, si può considerare, ne sono pienamente convinto, l’ispiratore o il precursore di tutti i documenti conciliari e postconciliari riguardanti il cammino di santità specifico dei laici cristiani.

Mi tornò in mente quanto avevo meditato studiando la costituzione dogmatica “Lumen Gentium”, Il decreto “Apostolicam Actuositatem”, la dichiarazione “Gravissimum Educationis”. Trovai ulteriori conferme nel “Catechismo della C.C.”, nell’esortazione apostolica “Christi Fideles laici” (1994) di Papa San G. Paolo II° ed infine, nel suo illuminante “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” (2004).

 Mi domando quindi: “Quale grande riconoscenza dobbiamo avere verso don Ferdinando per aver trapiantato l’Opus Dei nel nostro Triveneto?”

Nel suo lungo periodo di apostolato sacerdotale non ha mai espresso giudizi sprezzanti o di astiosa condanna su persone o realtà varie dimostrando eccellente equilibrio, fede e lungimiranza. Confidando sempre nella Provvidenza di Dio e nella protezione della Madonna è riuscito a realizzare mirabili opere di natura sia spirituale che civile come, ad esempio, la ristrutturazione, senza lasciare debiti, della chiesa e di quasi tutto il complesso circostante la Parrocchia dei Santi Apostoli: sacrestia, canonica con appartamentini riservati ai sacerdoti, aule catechismo, asilo dei bambini, sala giochi, biblioteca, cortili  ecc.

Inoltre, avendo io personalmente studiato con diligenza tutti i documenti del Concilio Vaticano II° come pure i vari articoli del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), mi è parso, durante la lettura dell’autobiografia, che don Ferdinando, nel suo lungo ministero sacerdotale, fosse sempre stato pienamente “ortodosso” cioè in sintonia con il Magistero perenne della Chiesa Cattolica.

In conclusione ho maturato la convinzione che Don Ferdinando potrebbe degnamente essere annoverato fra i grandi sacerdoti veronesi quali don Baldo, don Nascimbeni, don Calabria, ….  perché ne ha dimostrato la medesima statura, anche se diverso carisma e spiritualità.

                        In fede          

                                                Ermenegildo Dal Bosco

 

Mi permetto di suggerire la lettura di questo suo libro autobiografico non solo per la ricchezza di contenuti espressi in modo simpatico e avvincente, ma soprattutto perché potrebbe costituire un punto di riferimento, un vero “modello” di vita ascetica, soprattutto per i sacerdoti ma anche per i laici che vogliono vivere una particolare spiritualità di comunione con Dio nel mondo, vissuta nella fedeltà anche davanti a grandi prove che forse il Signore permette per farci crescere nella Fede e nell’abbandono in Lui.

 

Ferdinando Rancan, “Un somarello e la sua storia”  a cura di Ermanno Tubini, pag. 290, euro 14,00

Si può acquistare chiedendo alla libreria di Fede e Cultura, Verona   tel. 045/941851