APRI LINK QUI SOTTO E ASCOLTA
CON ATTENZIONE
https://youtu.be/Q4uTMVqEUnc?is=ds_Mx6vvP_DIxUDf
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Breve saggio
Quando l’eccesso di
zelo può diventare pericoloso
link
n. 1 Commento di Cionci sulle
parole del vescovo Pompili
https://youtu.be/M0Swnvyvpcs?si=BsI373k7Pe0qdgub
link
n.2 Apertura Porta Santa a Roma.
Intervista al Vescovo Pompili
Link n. 3 Cerimonia di apertura del Giubileo a Verona 29.12.2024 e omelia del Vescovo Pompili.
https://youtu.be/82FDqF1ctXs?si=0VUhBP0OwkKpJqNP
link.
N. 4 omelia Vescovo mons. Pompili a
chiusura anno civile 31.12.2024
chiedo scusa ma non tutti i link sono stati accettati. Cercate su Internet. Grazie
Stimatissimo dott.
Cionci,
vengo innanzitutto a ringraziarla per il coraggioso lavoro che lei sta conducendo allo scopo di far emergere la verità sulla questione intricata in merito ai due cosiddetti “Papi” di questo nostro travagliato periodo storico. Credo di essere stata una delle sue fans più convinte sin dai primi tempi, avendo avuto da lei conferma ai miei dubbi circa la nomina di Bergoglio al soglio pontificio, che io avevo percepito come dubbia sin dal primo momento che l’ho visto sul loggiato di San Pietro la sera di quel fatidico 13 marzo 2013. Dentro di me ho capito che quell’uomo vestito di una specie di camicione bianco con tanto di saluto generico e agghiacciante “Buonasera!” non poteva essere il nuovo Papa per i motivi che ormai tutti conosciamo, anche se non vogliamo ammetterli.
Ricorda la sua prima
conferenza a Verona più di tre anni fa mi pare?
Non c’era molta gente perché lei non era ancora molto conosciuto, eppure
come inizio direi che è stato molto significativo grazie al piccolo ma fattivo impegno
di tutti col passaparola, anche del mio, modestamente. Ho sempre riposto in lei
molta fiducia, sottoscrivendo tutte le petizioni da lei richieste e inviandole
ai miei contatti, nonostante le mie diverse vedute sulla Messa “Una cum” e sul
suo pericoloso “sodalizio” con don Minutella, dal quale l’ho sempre messo in
guardia, finalmente chiuso per sempre grazie a Dio, almeno lo spero.
Forte di questa stima
che da sempre ho nutrito nei suoi confronti, ho il dovere altresì di manifestarle
tutto il mio sconcerto e amarezza a motivo del suo accanimento mediatico contro
il nostro Vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, passato più volte al
tritacarne del suo parere personale poco obiettivo, che rasenta talvolta
l’offesa e la delazione, come da parere di molti fedeli veronesi interpellati
in tale senso. Noi veronesi siamo infatti rimasti più che scandalizzati e
disgustati nel vedere come lei, egregio dott. Cionci, che finora si è distinto
per il dono del “discernimento” equilibrato e corretto, abbia sfondato ogni
limite nel mettere il nostro Vescovo mons. Pompili nello stesso calderone
infernale di quei Vescovi, da lei definiti giustamente “gnostici”, che si sono
resi indegni per aver promosso nientemeno che mostre profane, perfino
sacrileghe e blasfeme contro la stessa “Persona Santissima” di nostro Signore
Gesù Cristo, senza alcun pentimento neppure dopo che le autorità civili ne
hanno decretato la totale soppressione. Errare humanum est, dice il proverbio,
ma perseverare diabolicum.
Pretendere di dare un
giudizio negativo sul nostro Vescovo che lei non conosce di persona, solo per
il fatto che probabilmente qualche mala lingua veronese glielo ha presentato
come erede delle “storture” di Bergoglio, chiamato a Roma per presentare
l’apertura del Giubileo, ci sembra francamente azzardato e infondato. Per
questo abbiamo voluto porre come anteprima la registrazione di alcune sue
omelie che ci sembrano addirittura edificanti, come molte altre che io stessa,
confermata da persone competenti, ho avuto l’occasione di ascoltare o durante
la Messa o su internet, omelie che iniziano quasi sempre citando una frase del
Vangelo e offrendo degli spunti di vita cristiana davvero profondi e sorprendenti,
espressi forse in modo nuovo e perciò talvolta difficili da capire al primo
approccio. Senza dire ad esempio che, sullo stile peregrinante di un San Carlo
Borromeo, anche mons. Pompili ama visitare piccole parrocchie dell’estrema
periferia, partecipare a umili processioni di paese, fare visita a malati riservatamente,
senza pompa magna, o compiere qualche improvvisata alle sei del mattino nei
mercati generali al freddo e al gelo per informarsi, ascoltare, benedire e
incoraggiare ecc.
Ho comunque il dovere di precisare, per amore di verità e per quello che può valere il mio parere, che io non pretendo di dare garanzia per nessuno, nemmeno per me stessa, per ciò che riguarda il comportamento futuro delle persone, perché può accadere di tutto e di peggio finchè stiamo a questo mondo, e dobbiamo sempre guardarci dal diavolo che, come dice la Scrittura “come leone ruggente va in cerca di chi divorare”, tuttavia la mia coscienza di cattolica credente e praticante mi suggerisce di affermare che, almeno fino al momento presente, questa è la mia testimonianza.
Ciò detto e chiarito, è anche necessario evidenziare per chi ha “orecchi per intendere” che in questa confusione che regna sovrana nel mondo intero, proprio perché ha la sua origine purtroppo in Vaticano, dentro la falsa chiesa bergogliana, non sempre è opportuno che sacerdoti, religiosi e superiori di Istituti si espongano troppo spavaldamente sfidando le “ire funeste del grancapo” e il suo squallido “entourage” col rischio della scomunica o ben di peggio, oltre che la soppressione delle loro benemerite Fondazioni spesso ultra centenarie, perché questo eventuale sconvolgimento priverebbe i fedeli dei sacerdoti e dei sacramenti, senza dire che tutto questo marasma sarà dichiarato invalido non appena la Chiesa di Gesù Cristo farà luce sulla verità di questo periodo storico difficile, come accaduto per i precedenti 40 antipapi della bimillenaria storia della Chiesa. A Dio non la si fa, e lo Spirito Santo non cessa mai di vegliare, anche nei momenti di buio e di persecuzione.
Per questo io invito
umilmente il dott. Cionci e coloro che hanno funzione pubblica a sostenere questi
sacerdoti o Vescovi, religiosi o laici perseguitati, mentre preghiamo il
Signore Gesù che venga presto a fare chiarezza prima che tutto il popolo cristiano
perda le fede nei labirinti nebbiosi dell’indifferenza, della delusione o
dell’apostasia. Con tutto il rispetto e l’ammirazione per coloro che, invece,
hanno trovato in coscienza l’ispirazione e la forza di rompere gli indugi e uscire
allo scoperto denunciando fatti e misfatti così evidenti che ormai nessuno
potrà più negare.
Adesso mi permetto di valutare i particolari negativi da lei evidenziati per essere possibilmente concreta, almeno dal mio punto di vista, con l’avvallo di altri fedeli interpellati:
1)
Cominciamo
dal fatto che mons. Pompili è stato ordinato Vescovo con una cerimonia pubblica
da Mons. Bagnasco a Rieti il 5 settembre 2015 e non da Bergoglio (come vede, io
lo chiamo così perché sono interiormente convinta che lui non è “Papa
Francesco” perché l’ultimo vero Papa della successione apostolica rimane solo
il Grande Papa Benedetto XVI, e su questo siamo in piena sintonia). Ovvio che la nomina a Vescovo di Rieti è
stata compiuta in precedenza da Bergoglio il 15 maggio 2015, come per tutti i
Vescovi e Cardinali da lui nominati in questi 11 anni di falso pontificato, tuttavia
la consacrazione episcopale di mons. Pompili ad opera del card. Bagnasco rimane
validissima come sacramento e questo è ciò che più conta.
2)
la
sua critica alla croce pettorale che non si vede nel primo video, come lei fa
notare, si vede invece benissimo nel video del link n. 2 dove viene messa in
evidenza la croce pettorale che è in piena regola con le normali croci
pettorali previste da sempre per i Vescovi, e non certo bergogliana
rosacrociana, come lei ha invece sospettato, domandandosi perché era nascosta
sotto la giacca! Perché non sempre, quando si porta il clergeman col collettino
da prete, è obbligatoria anche la croce pettorale, mi consta, come quando si
usa la veste talare.
3)
Il
fatto poi che vengano citati dal Vescovo anche nomi di autori non cattolici, come
lei denunciava molto seriamente soprattutto in merito al libretto “Sulla Luce”
(che non è prerogativa solo dei Luciferini ma innanzitutto dei cattolici amanti
della Verità che è Luce per gli occhi e gioia per il cuore) non è certo segno
di resa passiva alle opinioni del “nemico”, ma è segno di quel coraggio che fa emergere
la Verità che è Gesù Cristo in mezzo a tanti pareri contraddittori! Se
veramente vogliamo cominciare ad aprirci alla novità, rischiosa ma necessaria, di
un dialogo interreligioso, come era anche nell’intento dei nostri Grandi Papi
Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per questo molto criticati dai super
blindati “tradizional-sedevacantisti”, dialogo reso ormai indispensabile anche a
motivo di un cambiamento epocale delle comunicazioni che ci costringe a vivere
in mezzo alle culture e religioni più disparate cercando di “dare ragione della
Speranza che è in noi”, come afferma San Pietro, dobbiamo avere altresì il
coraggio di ascoltare e conoscere anche le argomentazioni di altri studiosi non
cattolici, senza buttarli subito al rogo con disprezzo quasi per paura di
“contaminarsi”, ma sapendo far emergere la Verità di Gesù Cristo da tutte le
altre proposte attraverso la sua sicura dottrina bimillenaria, nella
consapevolezza che, comunque, la conversione dei cuori è sempre e solo frutto
della Grazia di Dio e della nostra vita di preghiera e di santità personale.
4)
Su
questo argomento delicatissimo e impossibile da affrontare solo con le nostre
povere forze, ci era venuta in aiuto sin dal 28 ottobre 1965 quella famosa
dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane
“NOSTRA AETATE” di San Paolo VI, sbandierata come pericolosa ed eretica dai
sedicenti tradizionalisti mentre invece, se letta con occhio puro e illuminato
dallo Spirito Santo è di una chiarezza e bellezza incredibile, laddove afferma
ad esempio che “La Chiesa cattolica nulla
rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con
sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle
dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa
crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità
che illumina tutti gli uomini. Tuttavia
essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare il Cristo che è “Via, Verità e Vita”
(Gv.14,6) in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e
in cui Dio ha riconciliato con sé stesso tutte le cose (Corinti, 5,18-19)”
Dichiarazione confermata
dalla successiva detta “Dignitatis humanae” promulgata dai Vescovi del Vaticano
II con l’approvazione di Papa Paolo VI il 7 dicembre 1965, che inizia con
questa chiara prefazione “L’unica vera
religione crediamo che sussista nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale
il Signore ha affidato la missione di comunicarla a tutti gli uomini. (D.H.
1,c)
5)
Siccome
non è facile questo compito di intermediazione con i rappresentanti di altre
religioni, si preferisce “glissare” su questo aspetto pastorale o rifiutarlo
categoricamente senza mai avere il coraggio di affrontarlo perché è necessario trovare
una specie di “equilibrio soprannaturale” che sappia muoversi in mezzo a due
opposti, cioè da una parte la presunzione per i cattolici di possedere tutta la
verità in tasca in modo da annientare l’interlocutore come sul ring mettendolo ignominiosamente K.O con evidente umiliazione per la sua disfatta; e dall’altra il
pericolo per gli stessi cattolici di cadere in quel complesso di inferiorità
che porta al mutismo e al dubbio davanti all’incalzare prepotente
dell’avversario, come se fossimo stati ingannati dalla Chiesa per oltre duemila
anni e dovessimo fare su tutto il nostro meraviglioso operato, continui,
infondati, assurdi e scandalosi “mea culpa”.
6)
Chi
prega, studia e si mantiene umile non può correre il rischio di rimanere
“confuso in eterno”, perchè lo Spirito Santo lo illumina con la sua Grazia,
come sosteneva un sacerdote veronese in concetto di santità don Ferdinando
Rancan con quelle frasi famose scritte nei suoi libri “Se io ho Fede e Princìpi, ho sempre la risposta a problemi anche se
sembrano nuovi, perché i Princìpi che vengono dalla Fede illuminano la Ragione
e pertanto la Ragione non ha più bisogno delle risposte degli uomini, ma di
quelle di Dio.”. E ancora mettendoci in guardia contro il pericolo di
omologare tutte le religioni in un unico calderone indefinito, affermava “Le religioni fanno da piedistallo a “colui”
che è il padre della menzogna. E’ solo la Fede in Gesù Cristo che fa la
differenza”. E dove sta il segreto
per far accettare questi discorsi così categorici, quasi impossibili da vivere
per la loro sublimità? Ce lo ha insegnato lo stesso sacerdote con la sua vita
eroica, umiliata e tribolata: L’AMORE! Solo guardando all’altro con amore e comprensione
e non come un antagonista da sconfiggere a fil di spada, solo pregando per lui
offrendo a Dio le nostre tribolazioni, possiamo sperare di riuscire ad
avvicinarlo alla Fede cattolica, la sola che ha il potere di illuminare la
mente e far gioire il cuore, perché il nostro vero punto di riferimento non è una
dottrina, per quanto elevata, ma una “Figura” eccezionale, umana e divina: Gesù
Cristo, per il quale hanno dato la vita milioni di cristiani.
7)
Lei
inoltre si è scandalizzato perché mons. Pompili ha citato il filosofo greco
Protagora con la sua teoria dell’uomo come centro dell’universo, mentre per il
cristiano solo Gesù Cristo è al centro dell’universo, ovviamente. Ma allora
dovremmo tutti scandalizzarci perché lo stesso San Tommaso D’Aquino, non solo
ha citato, ma ha attinto pienamente alla filosofia cosiddetta greco-ellenistica,
soprattutto a quella ispirata dai tre grandi filosofi Socrate, Platone e
Aristotele, privilegiando l’aspetto del realismo filosofico, basato
sull’osservazione della realtà concreta, proveniente dalla Legge naturale
voluta da Dio stesso, piuttosto che sulle fantomatiche elucubrazioni
provenienti da una intelligenza umana malata e bacata dal peccato e dalla
superbia. E questi illustri filosofi
greci non conoscevano Gesù Cristo, essendo nati intorno al 400/300 a.C.
tuttavia, essendo l’uomo stato creato a immagine e somiglianza di Dio, è stato
pure dotato di una tale intelligenza che può arrivare a conoscere la profondità
dell’Essere e del Cosmo quando si mantiene integro e retto, perché anche il
cattivo comportamento morale e le false ideologie possono arrivare a offuscare
l’intelligenza e farci cadere nelle trappole di teorie immaginarie e
pericolose. Come ci hanno proposto i due Grandi Papi del Concilio, Giovanni
Paolo II e Benedetto XVI, con quella enciclica stupenda “Fides et Ratio” tanto
osteggiata dai tradizionalisti i quali, a forza di rinnegare tutto il Concilio
e i veri Papi della successione apostolica, sono finiti negli “artigli” di un
antipapa escludendosi dalla Comunione con la vera Chiesa, la quale offre una
Fede basata certamente sulla Rivelazione, ma che deve andare di pari passo
anche con la Retta Ragione, perché entrambe provengono da Dio e non possono
contraddirsi.
SEMINARI. Purtroppo bisogna ammettere che anche nei Seminari vengono proposti piani di studio stile protestante ecumenico-interreligioso che poco o nulla hanno ormai di veramente cattolico perché non si insegna più, ad esempio, la storia della Filosofia con i dovuti “distinguo” rispetto alla filosofia cristiana, ma si offre solo una carrellata di opinioni vaghe, opinabili e indefinite, spesso demenziali, fra cui viene presentato anche il parere di un certo Maestro detto “Gesù Cristo” posto talvolta sullo stesso piano di miserabili millantatori, altro che studiosi, e che ognuno scelga ciò che più gli aggrada in nome di un falso concetto di libertà religiosa. Qui sta l’errore fondamentale: l’omologazione di tutto, in ossequio a un falso concetto di “globalismo” che ormai viene spacciato per verità assoluta e indiscutibile.
Questo è il grande
problema di oggi “IL SEMINARIO” da dove vengono sfornati purtroppo, questi giovani
sacerdoti dalle menti bacate e contorte (non tutti per fortuna), i quali, non essendo
più illuminati dalla bellezza della “Verità” che proviene dalla Grazia di Gesù
Cristo, l’unica che conferisce anche la forza interiore per vivere le virtù
umane e soprannaturali, in primis la castità e la fedeltà, finiscono poi con
l’abbandonarsi alle miserie più basse e meschine per cui non valeva la pena di
consacrarsi sacerdote per dare simili esempi di immoralità e schifezza,
gettando fango su tutta la Chiesa di Gesù Cristo sulla quale le Porte degli
Inferi non prevarranno perché è sempre:
“UNA, SANTA, CATTOLICA
E APOSTOLICA”.
Ringrazio dell’attenzione mentre segnalo in calce le due mail, quella del dott. Cionci e anche del Vescovo Mons. Pompili per chi volesse contattarli per un eventuale costruttivo dialogo o consultazione
codiceratzinger@libero.it vescovado@diocesivr.it
In fede
patriziastella.com
Riportiamo in dettaglio il link in merito alla questione del vescovo americano Stricklan che denuncia apertamente anche se pacatamente gli errori gravissimi ed eresie di Bergoglio, che lui comunque ritiene papa. Afferma che dobbiamo seguire Gesù e non Bergoglio. Leggete qui sotto. Per questo è sotto commissione da parte di coloro che difendono le tesi bergogliane che ormai sono inzuppate nella melma dei peggiori peccati della carne fino ad arrivare al massimo della depravazione con l'approvazione dei comportamenti LGTB... degni solo dei pazzi scatenati che hanno perso corpo e anima.
https://www.sabinopaciolla.com/il-vaticano-avvia-la-visita-apostolica-del-vescovo-joseph-strickland/
D'altra parte il piccolo resto fedele, che sono centinaia e migliaia in tutto il mondo, pur essendo costretti ad accettare che nel canone della Messa venga nominato un papa eretico, SONO CONSAPEVOLI CHE la MESSA RIMANE VALIDA PER VOLONTA' DI DIO, NONOSTATE LE URLA DI DON MINUTELLA CHE CON TUTTA LA SUA TEOLOGIA, STA MANDANDO LE ANIME ALL'INFERNO PRIVANDOLE DELLA MESSA DOMENICALE, IN CONTRASTO CON IL TERZO COMANDAMENTO "RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE".
INSOMMA I NUMEREVOLI PICCOLI RESTI DI FEDELI CHE SORGERANNO DA OGNI PARTE DEL MONDO PERCHE' FEDELI ALLA CHIESA DI SEMPRE E A GESU' CRISTO, COME DA PROFEZIA DI PAPA BENEDETTO, DOPO LA DOVUTA PURIFICAZIONE E DIVISIONE DEL VERO GRANO DALLA ZIZZANIA, RIPORTERANNO LA VERA CHIESA AL SUO PRIMITIVO SPLENDORE.
CORAGGIO PICCOLI RESTI FEDELI. CHE DON MINUTELLA NON SI CREDA L'UNICO INVIATO DALLO SPIRITO SANTO PER AVER AVUTO IL CORAGGIO DI PROCLAMARE CHE BERGOGLIO NON E IL VERO PAPA. NE AVRA' MERITO DAVANTI A DIO PER QUESTO MA ANCHE NOI NE SIAMO CONVINTI SENZA FARE IL CAN CAN CHE FA LUI INVITANDO LA GENTE A DISERTARE L'UNICO MEZZO ECCEZIONALE CHE ABBIAMO A DISPOSIZIONE E CHE E' LA MESSA, VETUR O NOVUS ORDO CHE SIA.
PREGHIAMO IN UMILTA' E SILENZIO E SACRIFICIO E ANCHE EMARGINAZIONE, NELL'ATTESA DI UN CENNO DAL CIELO DI NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO CHE NON TARDERA' A VENIRE.
CORAGGIO PICCOLI RESTI FEDELI DEL MONDO INTERO. PERSEVERATE NELLA FEDELTA' AL MAGISTERO PERENNE DELLA CHIESA, AI SACRAMENTI, ALLA DOTTRINA DI SEMPRE, DIFFIDATE DEL PROSSIMO SINODO DEVASTATORE DELAL DOTTRINA E DELLE ANIME, SEMPRECHE' ARRIVI A COMPIMENTO PERCHE' LA GUERRA PURIFICATRICE STA INCALZALDO E PROBABILMENTE FARA' DA SCISMA DIVISORE FRA I FANS DI BERGOGLIO E I VERI FEDELI DI GESU' CRISTO.
BEN VENGA LO SCISMA SE SI TRATTA DI DIVIDERE I VERI CRISTIANI DAI LUPI VESTITI DA AGNELLO E RICOPERTI DI MELMA PUTRIDA DEI PECCATI DELLA CARNE CHE ROVINANO ANIMA E CORPO E CHE VENGONO ELOGIATI E PREMIATI DALLO STESSO VATICANO SATANISTA E DAI MEDIA SATANICI DI TUTTO IL MONDO.
MANCA POCO ALLA BATTAGLIA FINALE CHE VEDRA' TRIONFARE LA VERITA' E IL BENE. CHI NON LOTTA PER LA VERITA' E' DESTINATO ALLA SCONFITTA, NON SOLO QUELLA UMANA MA QUELLA ETERNA. CORAGGIO: MESSA E SANTO ROSARIO TUTTI I GIORNI.
Patrizia Stella
N.B. Come punto di riferimento per questa esposizione,
ho attinto ai documenti del Magistero perenne della Chiesa, in particolare al
“Compendio” estratto dal “Catechismo della chiesa Cattolica" del 1992 di Papa
Giovanni Paolo II, e al saggio magistrale di Benedetto XVI sul celibato
sacerdotale “Dal profondo del nostro cuore” scritto con il card. Robert Sarah
nel 2019.
CHI E’ IL SACERDOTE. Non c’è da meravigliarsi
che, nella crisi generale di tutti i valori, anzi nello stravolgimento di ogni
legge naturale e di ogni buon senso, venga attaccato o messo in discussione non
solo il celibato sacerdotale, vale a dire la castità che si impegnano a vivere
coloro che sono chiamati al sacerdozio, ma addirittura il significato stesso di
“sacerdote” come istituzione di
origine divina. Per questo ritengo
opportuno ricordare prima chi è il sacerdote, per poi arrivare a capire meglio
il motivo per il quale la Chiesa ha da sempre collegato il sacerdozio al
celibato, non come peso gravoso e condanna insopportabile, bensì come esigenza
dell’amore di predilezione da parte di Dio per compiere il mandato divino che gli
è stato assegnato da lui liberamente accettato.
Purtroppo da una decina di anni a questa
parte si è offerta una visione di sacerdote che assomiglia a un manager dalla
duplice mansione: quella religiosa come preghiera di intercessione per il
popolo, (come fanno più o meno in tutte le religioni), e quella sociale, culturale,
educativa e assistenziale in genere. Alla stregua di un insegnante di religione
nelle scuole che, una volta finita la lezione, si dedica a molte altre attività
a sostegno delle persone più bisognose, o di categorie più in difficoltà come
drogati, disabili, carcerati, disoccupati ecc.
Anche
se è vero che molti sacerdoti, purtroppo, dimenticando col tempo la loro missione
e responsabilità, possono dare questa deplorevole impressione, noi come popolo
cristiano dobbiamo avere le idee chiare e non perdere mai di vista l’aspetto
soprannaturale di questa vocazione straordinaria al sacerdozio, anche per aiutare
i preti a superare eventuali momenti di difficoltà o dubbio o cedimenti
attraverso la nostra comprensione, vicinanza e affetto.
SACERDOZIO E CELIBATO. Il Sacerdozio, conferito solo agli uomini dal Vescovo attraverso il Sacramento dell’Ordine Sacro, è di istituzione divina e nessuna autorità al mondo, nemmeno il Papa, lo può modificare a seconda di personali interpretazioni.
·
Il Sacerdote cattolico è l’unico al
mondo che, pur nei suoi limiti come persona, mette in comunicazione la terra
col cielo, l’umano col divino a tal punto da rendere presente Dio stesso nel
Figlio, Gesù Cristo, sotto le specie Eucaristiche del Pane e del Vino dato in
cibo per noi, un privilegio così grande da far tremare Angeli e Santi dalla
gioia pensando che, solo attraverso il sacerdote, si possono realizzare le
parole di Gesù nel Vangelo “Io sarò con voi
tutti i giorni fino alla fine del mondo”.
·
Il sacerdote cattolico è l’unico al
mondo che, attraverso i sacramenti istituiti da Gesù Cristo, che sono interventi
o aiuti soprannaturali per vivere da cristiani, è sempre vicino all’uomo nelle
tappe più importanti della sua vita (alla nascita col Battesimo che ci fa figli
di Dio; all’età della maturità attraverso la Confermazione che ci fa testimoni
di Dio; durante tutta la vita col perdono dei peccati attraverso la Confessione
e il nutrimento spirituale nelle difficoltà di ogni giorno con la Santa Eucaristia, (la
Messa); durante la malattia con il sollievo che dà l’Unzione dei malati
soprattutto in vista del grande passaggio alla Vita Eterna davanti al giudizio
di Dio; infine, nella scelta del matrimonio come sostegno spirituale per vivere
la fedeltà reciproca nella buona e nella cattiva sorte.
Il Sacerdote cattolico in pratica è, o dovrebbe
essere, come un secondo Angelo Custode, che ha cura della vita delle persone a
lui affidate e fornisce loro i “mezzi soprannaturali” per vivere da cristiani
in mezzo al caos infernale di questo povero mondo.
Tutte le altre attività umane,
educative, caritative ecc. peraltro importanti come completamento della
vocazione sacerdotale, non devono mai avere il sopravvento rispetto al compito
primario che è quello spirituale di essere “mediatore” tra Dio e gli uomini,
tra la persona e il suo destino di eternità.
Va da sé che un sacramento così
eccezionale come l’Ordine Sacro, che conferisce al sacerdote il potere di
chiamare sulla terra lo stesso Gesù Cristo vivo e vero, deve per forza avere un
contraccambio, una sua “croce” da portare, una rinuncia al mondo, alle sue
vanità o comodità che si vive soprattutto nel CELIBATO oltre che
nell’obbedienza al Vescovo, nella certezza che il Signore non chiede nulla al
di sopra delle nostre possibilità.
Ma il celibato che la Chiesa lega indissolubilmente al sacramento del sacerdozio, è anch’esso di istituzione divina? Si tratta di un impegno gravoso, dicono molti, e se si permettesse loro di sposarsi, di avere una famiglia, potrebbero esserci più vocazioni. A queste domande cerchiamo di rispondere estraendo molti spunti dai documenti sopra citati.
IL SACERDOTE NELL’ANTICO TESTAMENTO. Nell’Antico Testamento erano considerati
sacerdoti quegli uomini chiamati da Dio per celebrare il culto sacro per sé
stessi e per il popolo. Erano tutti maschi e discendenti di Aronne, fratello di
Mosè, perciò eredi di un tale compito per successione di parentela, sposati con
figli. Tuttavia durante il periodo in cui erano preposti alla celebrazione del
culto divino, dovevano astenersi dai rapporti sessuali con la moglie, come
segno di distacco, penitenza e purificazione.
L’AVVENTO DI GESU’ CRISTO. Con l’avvento di Gesù Cristo i “chiamati” al sacerdozio non provengono
come discendenza da un solo casato particolare come nel Vecchio Testamento, ma
da qualunque estrazione, razza, popolo o nazione. Inoltre non solo il concetto
di castità è stato reso vincolante e permanente per certe vocazioni speciali,
(sacerdozio, monachesimo, vita religiosa), ma anche la verginità, su imitazione
della verginità di Gesù, di Maria Santissima e di San Giuseppe, è stata elevata
a virtù di importanza basilare per tutti coloro che, anche nel mondo, si
sentivano chiamati a viverla. Tant’è vero che le prime martiri cristiane (S.
Agnese, Eufemia, Agata, Cecilia, Anastasia ecc.) avevano un concetto così alto
della verginità da escludere perfino matrimoni regolari anche di alto rango,
allo scopo di conservare la loro verginità per amore di Gesù Cristo e del Regno
dei Cieli.
I PRIMI DODICI APOSTOLI. Quando Gesù chiamò i primi dodici apostoli, pur non essendo esplicito il
Vangelo, si presuppone che fossero tutti liberi da matrimonio, essendo anche
giovani, tranne San Pietro che comunque deve essere stato vedovo perché si
parla della “suocera di San Pietro” guarita da Gesù e mai della moglie.
In tutti i casi, è certo che i dodici
apostoli, una volta preparati da Gesù nei suoi tre anni di vita pubblica per
seguire solo Lui, dovevano accettare liberamente gravose rinunce, non solo nei
confronti di moglie e figli, ma anche rinuncia alla casa, alla terra, alle
sicurezze, alle comodità, al lavoro, ai propri beni ecc. per mettere la loro
vita a totale disposizione del Signore nella piena fiducia che Dio stesso
avrebbe provveduto a loro, anche attraverso persone di buona volontà, come si
legge negli Atti degli Apostoli.
La sequela di Gesù Cristo esigeva questo
distacco totale, non solo per la necessità di essere liberi da tutti i legami allo
scopo di poter “andare e portare il Vangelo ad ogni creatura, battezzandole nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, ma soprattutto per un motivo
soprannaturale molto importante dovuto alla loro consacrazione sacerdotale
che li avrebbe configurati a Gesù Cristo nella celebrazione sacra più sublime
che esista sulla terra che è la santa Messa, punto di unione tra cielo e terra,
tra umano e divino, tra l’uomo e Dio, nella certezza che Dio stesso avrebbe
conferito loro la grazia per poter essere all’altezza di questo compito divino.
I PRIMI CRISTIANI. La vita dei primi cristiani dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, almeno per i primi secoli fino alla pace di Costantino (13 giugno 313 con l’editto di Milano) è stata caratterizzata da continue persecuzioni, incomprensioni e lotte, intrisa del sangue di molti martiri, molti dei quali erano sposati con moglie e figli, e pertanto impegnati a vivere la castità e la fedeltà coniugale nel matrimonio, ma coloro che, come successori dei primi dodici Apostoli, erano chiamati alla vocazione sacerdotale conferita loro da Gesù stesso nell’ultima Cena del Giovedì Santo con il sacramento dell’Ordine Sacro, erano tenuti all’osservanza del celibato, in modo particolare i Vescovi.
Dopo la pace di Costantino con la
libertà di culto, la donazione di molti beni alla Chiesa e il moltiplicarsi
delle vocazioni e del lavoro apostolico nel mondo, non sempre è stato osservato
nella vita pratica l’obbligo della castità e del celibato, a tal punto che
molti avevano contratto matrimonio dopo l’ordinazione o avevano figli
irregolari o venivano ordinati sacerdoti uomini già sposati con moglie e figli
rendendo in tal modo assai difficile per costoro conciliare i doveri verso la
famiglia di sangue con quelli della “famiglia soprannaturale” che sono le anime
affidate da Dio al suo Ministro.
CONCILIO DI ELVIRA. Fu così che nel quarto secolo i Vescovi convocarono il Concilio di ELVIRA (Granada IV secolo) per regolamentare questa situazione confusa e spesso irregolare e decidere quale impostazione ufficiale dare a coloro che si impegnavano a diventare sacerdoti. Fu deciso in forma vincolante che tutti i chierici dovevano astenersi dal matrimonio e dal generare figli, pena la deposizione dall’impegno sacerdotale, sull’esempio dei primi dodici apostoli e di Gesù stesso, nella certezza che non sarebbe mai venuto meno l’aiuto della grazia per coloro che si affidavano alla preghiera e ai sacramenti. Questa decisione però venne sancita solo come esortazione vincolante che molti sacerdoti interpretavano con molta libertà, sia pure nella consapevolezza di non essere in regola con il mandato divino che rimaneva comunque chiaro e vincolante per tutti.
CONCILIO LATERANENSE DEL 1215. La prassi del celibato sacerdotale, pur essendo sempre stata consigliata e lodata a livello diciamo esortativo e disciplinare, divenne NORMA VINCOLANTE PER TUTTA LA CHIESA CON IL CONCILIO LATERANENSE IV NEL 1215. Le motivazioni addotte dal Concilio indicato sono essenzialmente le seguenti: “Una delle ragioni per cui il celibato ecclesiastico si diffonde e si “impone” alla Chiesa latina è proprio grazie alla dottrina della “transustanziazione” dove viene ribadita l’identificazione del sacerdote con Cristo in modo molto più profondo rispetto al passato. (…) Il celibato ecclesiastico diventa il modello perfetto alla luce anche del “sacrificio eucaristico” in cui il sacerdote si identifica con Gesù e il suo Corpo per cui la tradizione celibataria richiama nel prete la purezza di Cristo”
Dalla celebrazione quotidiana
dell’Eucaristia nacque spontaneamente l’impossibilità del legame matrimoniale.
Si può dire che l’astinenza sessuale che nell’Antico Testamento era funzionale
solo al momento della celebrazione sacra, poche volte durante l’anno, con Gesù
Cristo diventa così una ASTINENZA ONTOLOGICA, che riguarda cioè tutto l’essere e
per sempre, in quanto l’Eucaristia celebrata quotidianamente e talvolta anche
più volte al giorno a seconda delle necessità, diventa un “habitus” perenne di
vita, una donazione di sé come corpo consacrato da offrire a Dio, Sommo ed
Eterno Sacerdote, purissimo e santissimo. Il sacerdote è l’uomo di Dio per
eccellenza, che deve vivere per Lui e in Lui costantemente e perciò rinuncia al
matrimonio e alla famiglia accettando solo Dio come sostegno e garante della
propria vita.
Benedetto XVI
nell’esortazione apostolica “Sacramentum caritatis” afferma “Il celibato sacerdotale nasce
dall’Eucaristia. Esso conferisce a tutta la vita del sacerdote un significato
sacrificale. Dall’Eucaristia riceve la grazia e la responsabilità (…) pertanto
il legame tra continenza e celebrazione eucaristica, da sempre percepito dal
“sensus fidei” dei fedeli, tanto in Occidente quanto in Oriente, non ha dunque
nulla a che vedere con un tabù rituale relativo alla sessualità. Nessuno può
rimanere fedele al celibato senza la celebrazione quotidiana della santa Messa
perché nell’Eucaristia il sacerdote riceve il celibato come dono.”
Un santo coraggioso difensore del
celibato sacerdotale è stato San Josemaria Escrivà, fondatore dell'Opus Dei, che in una omelia del 13
aprile 1973 affermava: “E’ opportuno
ricordare, con caparbia insistenza, che tutti i sacerdoti, sia noi peccatori
che quelli che sono santi, quando celebrano la santa Messa non sono più sé
stessi. Sono Cristo che rinnova sull’Altare il suo divino Sacrificio sul
Calvario. Presso l’altare infatti, non presiedo io la Messa che ci ha riuniti,
ma è Gesù che la presiede in me. Benchè io ne sia indegno, Gesù è veramente
presente nella persona del celebrante. Io
sono Cristo: che terribile affermazione! Che tremenda responsabilità! Sono
presso l’altare del Signore nel suo nome e al posto suo”
CELIBATO E AMORE. Il sacerdote è in
grado di vivere il celibato nella misura in cui IMPARA AD AMARE, vale a dire
rinuncia a sé stesso per essere con Dio e in Dio, in un rapporto di comunione
intima con Lui dove non è il dovere freddo che lo impegna, o la paura del castigo,
ma è LA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE AMATO DA DIO IN MODO UNICO ED ESCLUSIVO, TALE
DA SENTIRE IL DOVERE DI RICAMBIARE QUESTO AMORE DI DIO CON ALTRETTANTO AMORE. Infatti la vita ascetica e mistica del
cristiano si basa essenzialmente su questo: L’AMORE! Sempre San Josemaria Escrivà afferma in Cammino al n. 999: “Il segreto per la perseveranza? L’AMORE!
Innamorati (di Gesù) e non lo lascerai.”
Le famose nozze mistiche di alcune sante come Santa Caterina da Siena, la manifestazione umile e commovente di Gesù quando ad esempio nel vangelo piange davanti alla morte dell’amico Lazzaro perchè lo amava come pure le sue sorelle Marta e Maria, o quando manifesta agli Apostoli il suo amore dicendo che preparerà per loro un posto nel cielo, o quando si commuove davanti alle folle stanche e affamate che lo seguono moltiplicando per esse i pani e i pesci, e così via ecc. Alla fine, quale dimostrazione di amore più grande di quella di essere messo in croce per amor nostro? PER AMORE MIO PERSONALE!
Quale
amore più grande di quello dei martiri che davano la vita per Gesù e non
rinnegavano la loro fede nemmeno quando vedevano avanzare il boia con la spada
sulla loro testa e nessun Angelo compariva dal cielo per salvarli!
Quale amore più grande di quello di certi sacerdoti in concetto di santità come don Dolindo Ruotolo, che perdonava ai suoi confratelli che lo umiliavano e calunniavano mentre lui continuava a pregare per loro?
O quale amore più grande
di quello manifestato da un altro sacerdote diocesano in concetto di santità,
don Ferdinando Rancan, quando il Vescovo lo cacciò brutalmente dal seminario alla vigila
della sua ordinazione sacerdotale per un malinteso dicendogli “io non ti
ordinerò mai!” mentre lui, cacciato e umiliato, continuò con umile perseveranza
il suo cammino di fedeltà, vestendo sempre la tonaca di chierico nella certezza
che il Signore lo avrebbe prima o poi chiamato ad essere prete. Come in effetti
avvenne dopo ben 4 anni di esilio e solitudine vissuti sotto il giudizio negativo degli uomini, in mezzo a tribolazioni e prove di ogni genere. Ma l'amore ha avuto il sopravvento!
Il cammino per innamorarsi di Gesù ha un solo nome “SANTITA’” che si realizza attraverso una vita di preghiera, di rinuncia, di umiltà, di comunione con Dio non solo nella celebrazione eucaristica, ma sempre, soprattutto in quei tempi durante la giornata che i santi dedicano alla “orazione” o meditazione nei quali si rimane da soli con Dio a contemplarlo, a parlargli e ad ascoltarlo, anche attraverso un libro di meditazioni che aiuti a conoscere meglio l’amore di Dio per ognuno di noi.
RIVELAZIONI A SANTA BRIGIDA SUL CELIBATO
SACERDOTALE. Nelle varie rivelazioni ricevuta da
Gesù a Santa Brigida di Svezia, si leggono queste testuali, forti parole: “Guai
a quel Papa che si mostrasse incline ad autorizzare il matrimonio dei
sacerdoti, ne trarrebbe un giudizio terribile; Dio lo colpirebbe con cecità
spirituale e sordità; non potrebbe dire altro, né fare, né gustare dell’ordine
soprannaturale, e inoltre dopo la sua morte, la sua anima sarebbe gettata nelle
profondità dell’inferno, per rimanervi eternamente in preda dei demoni…” (Santa
Brigida di Svezia, Rivelazioni, VII, 10)
ASPETTO PEDAGOGICO ANTROPOLOGICO
Considerazioni personali
Certo il demonio è furbo e mentre suscita errori e abusi da parte di certi ecclesiastici creando scandali nei credenti e in tutta l’opinione pubblica, si serve poi degli stessi per proporre dei rimedi che sono come la benzina per spegnere il fuoco, cioè l’abolizione del celibato sacerdotale, unico vero baluardo per la difesa del sacerdozio come Gesù l’ha voluto mostrando come modello i primi 12 Apostoli: solo uomini, e liberi dal matrimonio.
MATRIMONIO. Come se il matrimonio fosse il rimedio di ogni male e il refrigerio per ogni "bollore" che si passa nella vita! Come se gli uomini sposati fossero immuni da tentazioni o cadute o infedeltà! Perfino il laico sposato, se vuole essere coerente con la sua fede ha la sua croce da portare con la moglie, e non parliamo di eventuali figli scapestrati. Infatti, se è vero che un sacerdote deve rinunciare a tutte le donne, diceva ironicamente un santo sacerdote, anche il laico cristiano sposato deve rinunciare a tutte le donne MENO UNA! Se poi questa “una” risulta essere difficile, caratteriale, lunatica, bisbetica ecc. si salvi chi può…. Meglio il celibato centomila volte!! Senza dire della possibilità che si aprano poi anche per i preti sposati tutte le rivendicazioni tipiche del matrimonio attuale: separazione, divorzio, tradimento ecc. in una voragine di miserie che porta tutti all’inferno, in primis la donna che ha corrotto il prete.
LA VOCAZIONE DELLA
DONNA. Assurdo poi pensare che le donne siano discriminate perché non possono
accedere al sacerdozio! Secondo i disegni di Dio, dovrebbero averne più che a
sufficienza nel mettere al mondo e crescere i figli dando loro la vita
materiale, mentre al sacerdote è riservata la vita soprannaturale delle anime.
O volete impicciarvi anche di questo e
di tutto il resto, voi care donne che scodinzolate sull’altare mettendo in
difficoltà i preti che non hanno affatto bisogno di voi per la celebrazione
della Messa! E neppure per la lettura della Parola di Dio che è meglio
lasciarla agli uomini.
GIU’ LE DONNE DALL’ALTARE!
Se Gesù avesse voluto ordinare sacerdote
le donne, avrebbe cominciato dalla Sua santissima Madre, Maria Immacolata.
Invece no! Lei, la prediletta fra tutte le creature maschili e femminili, ha
accettato con gioia la volontà di Suo Figlio di vivere accanto ai primi
Apostoli sacerdoti servendoli con umiltà e piena dedizione senza la pretesa di
essere sacerdotessa, perché questo non rientra nei disegni di Dio. E la Chiesa
e il Papa devono rispettare la volontà di Dio a costo di creare uno scisma che è
necessario e doveroso quando le novità di certo clero infedele rischiano di
compromettere la struttura stessa della Chiesa come Gesù Cristo l’ha voluta. Meglio una Chiesa povera, umile, piccola ma fedele al volere del suo fondatore divino, che un'ammasso di persone senza fede, senza testa e senza amore.
LA SOLITUDINE DEL SACERDOTE. Parlare della solitudine del sacerdote non ha senso, perché il vero
sacerdote che si preoccupa veramente della salvezza delle anime, non dovrebbe
avere neppure il tempo di provare la solitudine, primo perché dovrebbe essere
così impegnato con le persone a lui affidate (sacramenti, catechesi, liturgia, formazione dei giovani,
visite ai malati, aiuto ai poveri e sofferenti ecc.) da non riuscire a trovare
neppure il tempo per le sue cure personali; secondo perché quand’anche si
trovasse veramente solo in una parrocchia sperduta, la sua unione con Dio e con
la croce di Gesù Cristo dovrebbe dargli quella forza interiore che lo aiuta a
proseguire il suo cammino con fedeltà eroica in qualunque circostanza e con le persone che si trova vicino. E questo periodo difficile che stiamo attraversando da tutti i punti di vista, spirituale, materiale, economico, sanitario, culturale, legale...non è tempo di piangersi addosso, ma è tempo
di vivere la fedeltà eroica fino al martirio, fino alla morte, perchè solo dalla sofferenza offerta a Dio può rinascere dalle catacombe la "vera Chiesa" come l'aveva profetizzata il vero Papa Benedetto "povera, umile, perseguitata, ma fedele a Gesù Cristo". Come dalle parole di Sant'Atanasio durante l'eresia ariana che aveva coinvolto quasi tutto il popolo cristiano, perfino Papa Liberio, quando disse con coraggio ai pochi che lo avevano seguito: "Voi tenetevi le vostre chiese, noi ci teniamo la nostra fede!". E infatti Gesù lo premiò col ritorno alla fedeltà e alla Verità di tutto il popolo cristiano. Con Dio non si scherza, è un Dio esigente perchè la posta in gioco non è una miserabile carriera ecclesiastica o civile, ma LA VITA ETERNA IN PARADISO O ALL'INFERNO.
BELLEZZA DELLA VITA CRISTIANA. La vita cristiana non è facile ma è felice, diceva un santo prete, se la si vive nella sua completezza, anche sotto l’aspetto di croce, ma di una croce che non ti schiaccia, ma che ti porta, ti solleva, ti sostiene se tu preghi il Signore Gesù e la Vergine Maria tutti i giorni, anche nella Liturgia delle Ore, nel Rosario, nella meditazione o adorazione quotidiana, nella lettura di qualche valido libro spirituale ecc.
D’altra parte non solo la virtù della
castità è difficile da vivere, come una tentazione che ogni tanto riemerge per
farci toccare con mano la nostra miseria e la necessità di vivere l’umiltà
nella confessione, ma tutte le altre virtù sono difficili da vivere: la
pazienza, la laboriosità, l’onestà, il rispetto, la sopportazione delle persone
moleste, la sincerità, la lealtà, perché l’invidia del bene altrui che cova
dentro è sempre in agguato, come il voler emergere sugli altri, l’attaccamento al
denaro in maniera morbosa, il sentirsi presidente del club delle patate fritte
pur di credersi “qualcuno che conta” ecc. sono tutti peccati sempre presenti
nel nostro cuore, almeno come tentazioni da vincere se si vuole essere fedeli.
Senza parlare dei peccati o tentazioni contro le tre virtù teologali di FEDE,
SPERANZA E CARITA’.
SMASCHERARE IL DEMONIO.
Scopo primario
del diavolo comunque, è quello di attaccare la fede in Gesù Cristo ma ne
uscirebbe perdente se tentasse subito i sacerdoti su questo argomento di alto
livello intellettuale. Perciò lui, astuto serpente che fa? Raggira l’ostacolo e
cerca di far crollare il sacerdote partendo dal punto più debole di ogni
persona umana: la castità, l’attrattiva sessuale, anche puntando sull’aspetto
lecito di una consolazione, di una famiglia, ma l’astuto serpente arriva a un
punto tale che, una volta caduta la sua vittima preferita che è il sacerdote e gettato
nelle reti diaboliche di coloro che sono esperti nel corrompere e poi
ricattare, difficilmente riuscirà a venirne fuori indenne se non lo fa subito
con coraggio e determinazione e molta preghiera..
Perché bisogna avere le idee chiare: non
si tratta di essere super uomini o donne di ferro, glaciali, perfetti, impeccabili, mai
una caduta, mai una tentazione, mai una prova che metta in discussione la tua
vita. NOOO! NON E’ QUESTA LA VITA CRISTIANA. Non sono le cadute che devono
spaventare, quando ci si rialza e si chiede perdono nella confessione cercando
di fuggire determinate occasioni pericolose, ma quello che si deve combattere con coraggio è il considerare il
peccato come stile di vita, come diritto, come orgoglio, quando magari è un
vizio contro natura che, oltretutto, non produce serenità ma turbamento, ansia,
rabbia, rivendicazioni, cattiveria e perfino impulsi di odio contro coloro che
difendono i valori cristiani perché in questo il diavolo ha buon gioco.
Ma non dobbiamo scoraggiarci perché Gesù
ha detto che con Lui possiamo tutto, anche arrivare alle cime più alte della
santità che vuol dire toccare con mano la felicità che si prova quando si vive
in comunione con Dio e facendo del bene ai fratelli, contenti di vederli
felici, di poter contribuire alla loro felicità e alla loro conversione.
SACERDOZIO E GIOVEDI’ SANTO
Il giovedì Santo è per il sacerdote il “SUO GIORNO”, importante come il giorno della sua ordinazione sacerdotale, perché proprio in quel giorno, durante l’ultima Cena e alla vigilia della sua Passione e Morte del Venerdì Santo, il Signore Gesù ha istituito ben due Sacramenti: IL SACERDOZIO E LA SANTA EUCARISTIA, entrambi collegati perché non ci può essere sacerdozio senza Eucaristia, e non ci può essere Eucaristia senza il sacerdote che la celebra.
E’ talmente importante questo giorno che
lo si potrebbe considerare allo stesso livello della Santa Pasqua, perché se è
vero che il fulcro principale della nostra fede è la RESURREZIONE DI GESU’
CRISTO, (a tal punto da far dire a San Paolo che se non ci fosse la Risurrezione,
vana sarebbe la nostra fede) è altrettanto vero che senza il Sacerdozio
neppure avremmo la Santa Eucaristia perchè nessuno al mondo, se non il
sacerdote, ha il potere per volontà di Dio di rendere vivo e vero Gesù stesso
nelle sacre specie del Pane e del Vino, rendendo possibili le sue Parole “IO
SARO’ CON VOI TUTTI I GIORNI FINO ALLA FINE DEL MONDO”.
GIOVEDI’ SANTO E PAPA BERGOGLIO.
Ebbene se pensiamo che, dal giorno della sua elezione al soglio pontificio,
13 marzo 2013, (vera o falsa che sia la sua elezione, come da dichiarazione del
defunto card. Daneels), papa BERGOGLIO SI E’ SEMPRE RIFIUTATO DI CELEBRARE
LITURGICAMENTE QUESTA RICORRENZA SACRA MERAVIGLIOSA, come era prassi fare nella
piazza di San Pietro di solito gremita di fedeli, sostituendola con una strana,
deplorevole celebrazione privata ammantata di falsa carità cristiana in quanto focalizzata
sulla lavanda dei piedi a poveri stranieri, (mentre Gesù Cristo li ha lavati
solo ai suoi 12 Apostoli, come suoi successori nel sacerdozio e non a
estranei), c’è di che sobbalzare inorriditi per questo palese abominio contro
la volontà di Dio e la prassi perenne della Chiesa.
Infatti con questo comportamento assai eloquente di
Bergoglio vengono eliminati o comunque disprezzati nientemeno che I DUE PIU’
IMPORTANTI SACRAMENTI DELLA NOSTRA FEDE: SACERDOZIO ED EUCARISTIA tra il
silenzio colpevole di tutto il Clero, religiosi e laici compresi.
Sono dieci anni che si
fa silenzio su questo fatto davvero scandaloso, ritenendolo ormai prassi della
Chiesa, della falsa chiesa bergogliana che finisce col gettare nel
dimenticatoio il cuore della fede cristiana che è il Sacerdozio e la santa
Eucaristia sostituendole con celebrazioni pagane o dubbie che nulla hanno da
spartire con la nostra vera tradizione cattolica bimillenaria.
Grande è la responsabilità del Clero davanti al giudizio di Dio in questo e
in molte altre tristi vicende scandalose che si sono moltiplicate in questi
deplorevoli 10 anni di pontificato bergogliano, vero o falso che sia,
certamente un pontificato di vera apostasia che sta dilagando a macchia d’olio
dal trono pontificio ottenuto con l’inganno dalla mafia del Sangallo che per
questo motivo sarebbe passibile di scomunica, secondo l’esortazione di Giovanni
Paolo II “Universi Domici gregis”.
Per i responsabili di questo abominio, anche attraverso il silenzio e l’indifferenza, c’è la probabilità che si possa andare dritti all’inferno. E pare non manchi molto alla resa dei conti finale.
L’IDOLATRIA IN VATICANO. Se poi pensiamo che è ancora intronizzata dentro il cuore della Basilica
di San Pietro, l’orrenda statua della dea pagana Pachamama, senza che nessuno
l’abbia più rimossa, per volere del falso papa Bergoglio ma col tacito e
colpevole silenzio di tutti i Cardinali e Clero in genere, ci dovremmo
meravigliare se dovesse accadere qualcosa di veramente terribile dentro lo
stesso Vaticano? Se perfino Roma falsa e bugiarda che non è più la città santa
ma la città del nemico di Dio dovesse cadere miseramente nelle mani dei suoi
invasori? Ci sono le profezie che
parlano chiaro in tal senso.
Con la Pachamama diabolica in Vaticano,
con le proiezioni di bestie infernali sulla facciata di San Pietro il giorno
dell’Immacolata, 8 dicembre 2015; con la porta degli Inferi al Quirinale e col
dio Moloch davanti al Colosseo, senza dire della statua del caprone infernale a
Milano in piazza Duomo, tutti intronizzati e difesi dal Clero traditore, a iniziare
da Bergoglio, che altra diavoleria manca per far capire che dovrà capitare a
breve qualcosa di veramente tragico e disastroso DENTRO LE MURA VATICANE MA
ANCHE NELLA CITTA’ DI ROMA E ALTROVE?
L’ira di Dio trattenuta fino ad ora
dalla mano materna di Maria Immacolata, sta per piombare sulla testa di coloro
che hanno voluto tradire nostro Signore Gesù Cristo per adorare Satana anche attraverso il loro silenzio colpevole.
Dobbiamo ravvederci tutti seriamente prima di giocarci l’anima a forza di voler difendere a tutti i costi un papa che, quand’anche fosse legittimo, sarebbe comunque un papa apostata, passibile di scomunica immediata “latae sententiae”. Preghiamo per lui.
Che Dio abbia pietà e misericordia di noi che professiamo la nostra Fede e il nostro Amore in Gesù Cristo, nostro Dio, Signore e Salvatore, Maestà infinita, Re dell’Universo, Unico, Sommo ed Eterno Sacerdote per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Patrizia Stella
Bibliografia
Robert Sarah, Joseph Ratzinger, dal
profondo del nostro cuore, Cantagalli, 2020
Paolo VI, lettera enciclica Sacerdotalis
caelibatus, 24 giugno 1967
Giovanni Paolo II, Esortazione
apostolica Pastores dabo vobis, 1992
Giovanni Paolo II, Costituzione
apostolica “Universi dominici gregis” 1996
Benedetto XVI, Esortazione apostolica
Sacramentum caritatis, 2007
J. Escrivà, La Chiesa nostra Madre, ed.
Ares 1993
Vaticano II, Costituzione dogmatica
sulla chiesa “Lumen gentium”