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giovedì 23 luglio 2026

Omelia di mons. Ezio Falavegna per il centenario della nascita di don Rancan


                    IN MEMORIA DEL SACERDOTE     DIOCESANO   DON FERDINANDO RANCAN
           NEL CENTENARIO DELLA SUA NASCITA 
                        

Trasmettiamo l'interessante omelia di MONS. EZIO FALAVEGNA, parroco della Cattedrale di Verona e docente presso la Facoltà Teologica del Triveneto.

        Un grazie sincero da parte di tutti noi per questo prezioso contributo scritto da un sacerdote diocesano veronese che ha conosciuto personalmente e stimato don Ferdinando Rancan, per il quale è stata inoltrata la domanda al Vescovo di Verona per  la causa di beatificazione


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Omelia per il Centenario della nascita di don Ferdinando Rancan

di mons. Ezio Falavegna

                               XI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
                                   Mt 9,36–10,8 / Es 19,2–6a / Rm 5,6–11


Due immagini: le viscere e la mietitura

Vorrei fermarmi su due parole del Vangelo. Due immagini che non si capiscono finché non le si lascia scendere in fondo.

La prima è nascosta nella traduzione. Quando Matteo dice che Gesù «fu preso da compassione» per quella folla, usa un verbo greco (ἐσπλαγχνίσθη) che non ha nulla di sentimentale. Viene da splàgchna, le viscere, le interiora. Gesù non si commuove lievemente: viene sconvolto nel profondo. Qualcosa si muove in lui come si muove qualcosa in una madre davanti al figlio che soffre. Non è pietà distante. È prossimità fisica, corporale, quasi violenta.

La seconda immagine è la mietitura. «La messe è abbondante.» Non dice: il lavoro è tanto. Non dice: c'è molto da fare. Dice: c'è messe. C'è già qualcosa di maturo, di pronto. Il campo non aspetta di essere seminato — aspetta di essere raccolto. Il senso è che la vita della gente, le storie delle persone, già portano in sé qualcosa di Dio che attende di essere riconosciuto, accolto, celebrato.

Queste due immagini — le viscere e la mietitura — mi sembrano la chiave per capire non solo il Vangelo di questa domenica, ma la vita di don Ferdinando, di cui oggi, nel centenario della sua nascita, vogliamo custodire la memoria con gratitudine.


Il «somarello di Dio»

Don Ferdinando era un uomo di grande cultura — chimico, letterato, teologo a suo modo, formato all'Opus Dei, innamorato della Parola. Eppure, di sé ha scelto di scrivere, con quell'autoironia che gli era propria: «sempre di più mi sento un somarello, un somarello di Dio».

È una frase che fa sorridere. Ma contiene qualcosa di profondamente evangelico. Nel Vangelo di oggi, Gesù non dice ai discepoli: «Andate voi che siete bravi, preparati, all'altezza». Dice: «Pregate il Signore della messe». Perché il punto non è la nostra competenza, ma la capacità di essere attraversati dalla compassione di Dio (è lo splàgchna). I dodici vengono mandati senza borsa, senza pane, senza difese. Vengono mandati con il potere di curare, di liberare — ma quel potere non è loro. «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.»

Il sacerdozio di don Ferdinando — e più in generale ogni forma di ministero, ogni forma di vita cristiana che voglia essere autentica — non si fonda sulla straordinarietà del singolo, ma sulla grazia ricevuta. Paolo nella lettera ai Romani va ancora più in fondo: «Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.» Non quando eravamo pronti. Non quando eravamo degni. Proprio allora. Il Signore della messe non aspetta che il campo sia perfetto: raccoglie ciò che è già maturo nella misericordia.


Santi Apostoli, ventitré anni

Don Ferdinando è rimasto in questa parrocchia ventitré anni. Prima come parroco, poi come collaboratore. Ventitré anni nello stesso campo.

C'è qualcosa di molto umile e molto bello in questo. Il Vangelo di oggi apre con una folla che Gesù vede «stanca e sfinita, come pecore senza pastore». Non è una folla astratta. È gente concreta, con i suoi problemi, le sue malattie, le sue incomprensioni, le sue fatiche feriali. Ed è lì, davanti a quella gente specifica, in quel momento preciso, che Gesù sente le viscere commuoversi.

Don Ferdinando ha vissuto qui quello stesso movimento. Ha conosciuto le persone per nome. Ha portato il peso di storie difficili. Ha insegnato chimica al liceo e ha aperto finestre sul senso della vita. Ha guidato, accompagnato, e poi — quando anche la malattia è arrivata — ha continuato, dal suo appartamento sull'Adige, a essere «guida o semplicemente padre» per chi andava a trovarlo.

La messe non è lontana. La messe è qui. Nelle case, nei volti, nelle fatiche quotidiane delle persone che ci stanno accanto.


Essere «regno di sacerdoti»

La prima lettura ci porta sul Sinai. Dio parla a Mosè con parole che sembrano quasi incredibili: «Sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.»

Non dice: avrete tra voi qualche sacerdote. Dice: tutti voi sarete regali, tutti voi sarete santi. È un'intuizione che attraversa i secoli e arriva fino al Concilio Vaticano II, fino alla spiritualità dell'Opus Dei che aveva formato don Ferdinando: la santità è vocazione di ogni battezzato, in ogni condizione di vita. Non solo di chi ha un ruolo, un titolo, una posizione.

Ciò che Dio chiede è di «ascoltare la sua voce» e di osservare «la sua alleanza». Non grandi imprese. Ascolto e fedeltà. Le due cose che un buon pastore impara a fare con la gente che gli è affidata: ascoltare le voci concrete, restare fedele anche quando è faticoso.


Sconfinare

Mi fermo un momento su questa parola — «sconfinare» — che mi sembra importante.

Don Ferdinando era uno che sconfinava. Sconfinava tra chimica e letteratura e fede, perché per lui non erano universi separati. Era stato espulso dal seminario per aver recitato tre componimenti ispirati alla poetica inglese — tacciato di «pessimismo esistenzialista». Ma non era pessimismo: era la capacità di stare nella realtà senza semplificarla, di prendere sul serio la vita delle persone nella sua complessità.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato fa esattamente questo: sconfina. Gesù non guarda la folla dall'alto del suo titolo. Si lascia attraversare da essa. Si lascia sconvolgere nelle viscere. E poi manda i discepoli non a fare discorsi ma a «guarire i malati, risuscitare i morti, mondare i lebbrosi, scacciare i demoni». Azioni concrete. Vicinanza reale.

Forse il messaggio di questa domenica — nel centenario di un prete che ha cercato di fare questo per tutta la vita — è che la fede cristiana non è mai consolatoria in modo banale. Dice: il Signore vede la tua fatica e ne è sconvolto nel profondo. E manda qualcuno a stare accanto a te.



Don Ferdinando ha concluso il suo racconto autobiografico qui, ai Santi Apostoli. Non per caso. Perché qui aveva vissuto il cuore del suo ministero: quella «vicinanza con la sua gente, nella trama delle relazioni del vissuto feriale delle persone, là dove la vita si fa carica di fatica e di speranza».

Viscere. Mietitura.

Le viscere di Dio che si muovono per noi. La messe di umanità che attende di essere raccolta con cura, gratuitamente, perché gratuitamente è stata ricevuta.

Don Ferdinando sapeva che i «santi» si ricordano per quel modo di guardare la gente che, senza saperlo, era lo stesso sguardo di Gesù sulla folla: mosso fino alle viscere, convinto che anche la storia più piccola portasse in sé qualcosa di maturo, qualcosa degno di essere raccolto.

Grazie, don Ferdinando. E grazie al Signore della messe.

                               Santi Apostoli, 14 giugno 2026

                                         Don Ezio Falavegna

domenica 21 giugno 2026

I PAPI NELLA STORIA DELLA CHIESA.

                      BREVI CONSIDERAZIONI 
                     PER I FEDELI CATTOLICI
       CHE AMANO LA CHIESA DI GESU' CRISTO.

Una volta i veri Papi non si vedevano quasi mai, tranne che per ricorrenze importanti o cerimonie liturgiche particolari. Però tutto funzionava benissimo come un ingranaggio perfetto perché il vero Papa era il motore nascosto ma potente di tutto.

Dal suo studio coi suoi stretti e fedeli collaboratori sapeva muovere tutto attraverso Vescovi, Nunzi, Cardinali, Sacerdoti. Insomma tutta la Chiesa gerarchica funzionava che era una meraviglia e il più semplice Curato di paese riportava con piena fedeltà gli scritti e la volontà della gerarchia e del Papa senza magari averlo mai visto o raramente a Natale e Pasqua alla televisione.

Allora i Papi si muovevano raramente, anche per la mancanza degli attuali efficaci mezzi di trasporto, ovviamente, ciononostante dal cuore del Vaticano soprattutto quello costituito dal Vero Papa e dai veri Vescovi uniti con lui nella vera successione apostolica che costituiva la Chiesa docente, partiva tutto un insegnamento dottrinale che rispettava in pieno la volontà di nostro Signore Gesù Cristo con il quale, attraverso la grazia dei Sacramenti e la Parola del Vangelo, veniva nutrito spiritualmente tutto il popolo cristiano cattolico del mondo. Col tempo e i mezzi di comunicazione e trasporto sempre più veloci, anche il Papa si è fatto paladino pubblico della Parola di Dio sentendo l’urgenza apostolica di far sentire la sua voce attraverso i vari media.

Ricordiamo con gioia le forti esortazioni, in mezzo a grandi folle, a vivere la fede e a spalancare le porte a Cristo di San Giovanni Paolo II, come pure abbiamo seguito con vera trepidazione e sofferenza le vicende tristi del grande Papa Benedetto XVI quando fu cacciato ignobilmente sia dall’università la Sapienza che minacciato di morte a seguito del discorso su Maometto da Ratisbona, costretto poi a cedere in parte “le armi del comando” diciamo così per non scendere in particolari complessi, per non fuggire davanti ai lupi (parole sue riferendosi purtroppo a certi suoi confratelli che lo circondavano), come da sue precise parole. Entrambi Papi di grande Fede, compreso Paolo VI, soprattutto fedeli alla sana e perenne dottrina voluta da Gesù Cristo. Ricordiamo le battaglie che ha dovuto sostenere, da solo, San Paolo VI per difendere la vita dal concepimento alla morte naturale con quella enciclica passata alla storia “Humanae vitae” che veramente è stata la salvezza per tanti bambini concepiti e non abortiti.

E anche se dal Concilio Vaticano II in poi s’è ingigantita sull’orizzonte della Chiesa una nube di contestazioni sia da parte tradizionalista che modernista, tuttavia l’unità della Fede, della Parola, dei Sacramenti e di tutta la Tradizione ecclesiastica sia scritta che orale, mai è stata toccata nella sua integrità e validità sacramentale, e tutto il Clero, dal più alto in autorità al più semplice pretino di periferia del terzo mondo, seguiva le direttive di Santa Madre Chiesa tramandate da Gesù Cristo e dai suoi 12 Apostoli. 

Ecco dove sta l’unità della Chiesa: non un ammucchiata di tutte le religioni, sia pure solo quelle cristiane non cattoliche, bensì l’unità di tutti i cattolici battezzati, dal Papa, alla gerarchia ecclesiastica docente, al Magistero perenne, Vescovi, Cardinali, Sacerdoti, diaconi e laici, tutti uniti da una sola Fede, un solo Battesimo, e dalla dottrina cattolica perenne che, pur cambiando il linguaggio coi tempi, mantiene immutati nella loro integrità i pilastri essenziali della nostra Fede, senza i quali tutto barcolla e sprofonda, che sono: 
1-    I Due Misteri principali della Fede, 
2-    I Sette Sacramenti, 
3-    I 10 Comandamenti, 
4-    I sette Doni dello Spirito Santo, 
5-    Le Tre Virtù teologali, 
6-    le Quattro virtù Cardinali, 
7-    I Quattro Novissimi, 
8-    Le Beatitudini, 
9-    Le sette Opere di misericordia corporali, spirituali
10-   I Sette vizi capitali, 
11-   I Sei peccati contro lo Spirito Santo, 
12-   I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto 
        di Dio.

Qui è elencato in sintesi massima tutto il Catechismo della Chiesa Cattolica e vorrei vedere quanti catechisti, sacerdoti e anche docenti di teologia ecc. li conoscono a memoria, come dovrebbe essere, dal momento che non si tratta di volumi interminabili e difficili ma semplici regole di vita concrete che si possono vivere però non da soli, con le nostre povere forze che spesso non abbiamo, ma con l’aiuto della preghiera cristiana che da luce all’intelletto e gioia al cuore, senza che ci sentiamo pesare addosso un macigno di doveri insopportabili.

Purtroppo questo sistema di dare dottrina ad “ingranaggio” diciamo così, come una volta, cioè un insegnamento che parte dal Magistero della Chiesa, Papa e Vescovi uniti con lui, i quali trasmettono poi ai loro subalterni le esortazioni necessarie del momento però sempre e solo alla luce della Fede cristiana e della Parola di Dio, questo meccanismo didattico diciamo così, non avviene più perché ultimamente, soprattutto con gli ultimi due Papi, Bergoglio e Prevost, ogni Vescovo o Cardinale o Sacerdote si sente autorizzato a dire la sua, non più secondo le direttive del Magistero perenne, ma secondo le correnti sociali del momento, anche quelle riguardanti comportamenti immorali gravissimi come LGTB ecc. che sempre sono stati da Dio stesso condannati come “peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio” perchè arrecano un gravissimo danno non solo all'anima di chi vive in questo contesto, ma allo stesso equilibrio psico-fisico di chi si abbandona passivamente a queste tendenze senza un minimo di lotta ascetica della quale non si parla più. A tal punto che, quando in costoro viene meno la consapevolezza della propria identità personale e sparisce anche il sostegno di quella famigliare, subentra un tale stato di confusione mentale e di depressione, una sorta di schizofrenia incurabile, da indurre molti al suicidio. Ma di questo nessuno parla, ancor meno i media e i Prelati della Chiesa cattolica, purtroppo.

 Solo Dio potrà giudicare l'anima di queste persone, spesso malate o ingannate da chi lucra ignobilmente anche su queste miserie, tuttavia noi abbiamo il dovere del discernimento, cioè di distinguere tra il giudizio sulla persona che spetta solo ed esclusivamente a Dio, e quello sull'azione, bella o brutta, morale o immorale, virtuosa o peccaminosa.. ecc.

Purtroppo la verità è che, se certi Vescovi, in numero sempre maggiore purtroppo, appoggiano addirittura con la loro attiva partecipazione, certe sfilate oscene del gaypride, è perché trovano una specie di silenzio consenziente da parte del Papa di turno, vero o presunto. 
Immaginate i veri Papi santi di una volta che tuonavano davanti a certi misfatti pubblici, anche se di ben altro tipo, ma altrettanto gravi e trasgressivi? Sono finite queste figure meravigliose di Papi tuonanti e minaccianti il castigo eterno, che non è sparito affatto, ma che continua ad esistere per chi lo vuole scegliere. 

Adesso va di moda il Papa, vero o presunto, che si espone a interviste mondane arbitrarie, di carattere socio politico più che religioso, e lo fa da qualunque posto egli si trovi: aereo, macchina, teatro, campo, creando confusione nella mente ancora sana dei fedeli che credono nella dottrina di sempre e cercano di vivere la morale di sempre. Ecco che il vaccino è passato da siero velenoso a un “atto d'amore” che ha fatto morire migliaia di persone ciecamente obbedienti alla sacra autorità senza usare il minimo di intelligenza dubitativa e investigativa, soprattutto davanti a questioni di carattere scientifico che esulano totalmente dal compito di qualunque autorità ecclesiastica. 
Ecco che l’immigrazione diventa, secondo costoro, una risorsa economica purché i migranti non si sognino di entrare nelle sacre stanze del Vaticano e così via.

Il vero o presunto Papa perde così la sua autorità morale ancorata alla vera e unica dottrina cristiana che viene modificata a piacere da una specie di Sinodo perenne composto non più da soli Vescovi ma da laici anche miscredenti, di altre religioni, di dubbia moralità ecc. a tal punto che la CHIESA NON E’ PIU’ CONSIDERATA "UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA", MA CHIESA SINODALE che sarà incaricata prossimamente di decidere su tutto e di benedire qualsivoglia opzione giusta o sbagliata perché non esiste più un criterio fondato sulla dottrina teologica, oltre che sul cosiddetto intramontabile "senso comune" per distinguere il bene dal male, ma sul libero arbitrio senza fondamento né teologico né scientifico, aprendo così la strada al peccato più grave che non sarà perdonato perché si tratta del peccato contro lo Spirito Santo.

Il silenzio di Dio davanti a fatti gravissimi e anche ingiusti e criminali come guerre, sofferenze degli innocenti ecc. è emblematico, talvolta, e ci lascia sgomenti, tanto da essere indotti nella tentazione di pensare che Dio non esiste, che non ci difende, che non si fa sentire, ecc. ma è perché Dio, davanti al dilagare di tanta miscredenza colpevole fino a sfidare la Sua Onnipotenza, si fa da parte perché rispetta la nostra libertà, (tanto, chi lo invoca? chi lo ringrazia? semmai lo mettiamo sul tavolo degli imputati perchè ci renda conto del suo operato!!!) e così ci mette alla prova perché vuole la nostra risposta libera di fede eroica e di amore, nell'attesa che il "piccolo gregge fedele" si faccia avanti con coraggio. E si distacchi da tutta quella “mandria” inutile di vigliacchi, traditori, sacrileghi, profanatori ecc. che si fanno chiamare cattolici portando addirittura la veste talare quando invece tradiscono la Chiesa cattolica e lo stesso Gesù Cristo.

Che Gesù Cristo abbia pietà di tutti noi e venga presto a liberarci dalle insidie del diavolo che mette alla prova la nostra fede e anche la nostra serenità e intelligenza.
Ma Christus vincit, se saremo fedeli. 
O Dio aumenta la nostra fede.

                                             patriziastella.com







mercoledì 6 agosto 2025

LA DEVOZIONE A DIO PADRE. 7 AGOSTO


DIO PADRE PARLA AI SUOI FIGLI



https://youtu.be/mxk2CqKogj4

Nel 1932 una giovane religiosa italiana di provata virtù, suor Eugenia Elisabetta Ravasio (1907-1990) ebbe una particolare rivelazione da parte di Dio. Le fu chiesto di diffondere il suo messaggio per essere conosciuto, amato e onorato da tutti gli uomini, con un grande desiderio di essere da loro chiamato “PADRE!” e ricordato con una consacrazione speciale Il 7 agosto di ogni anno “Questo sarà un giorno di infinite grazie per chi si consacrerà a me con tutto il cuore”. Questo ciascuno lo può fare privatamente leggendo il testo della consacrazione aprendo il link qui sopra.

In questo messaggio Dio chiese inoltre di dedicare una celebrazione liturgica speciale sempre il 7 agosto di ogni anno, con l’obbligo di onorarlo in modo particolare come “PADRE DELL’UMANITÀ INTERA”. “Vorrei per questa festa una Messa e un ufficio propri. Non è difficile trovare i testi nella Sacra Scrittura”.

Il messaggio di Dio Padre fu molto specifico e amorevole: come primo motivo della sua venuta, il Padre comunicò quanto segue: “Io, Padre degli uomini, voglio bandire il timore eccessivo che le mie creature hanno di me e per far loro capire che la mia gioia consiste nell’essere conosciuto e amato dai miei figli, lamentando che il suo Amore di Padre è stato dimenticato dagli uomini. Eppure – affermò – “vi amo così teneramente “ ecc. ecc.

Segui il resto sul link sopra


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Il Vescovo e le autorità ecclesiastiche hanno approvato questa devozione solo alla distanza di dieci anni dall’evento, e si sta diffondendo un po’ alla volta, come per tutte le altre rivelazioni private, ad esempio quella di Santa Faustina per Gesù della Divina Misericordia e quella di Santa Margherita Maria Alacocque per il Sacro Cuore di Gesù. E altre meno conosciute, soprattutto riguardanti il culto a Maria Santissima. A noi il compito di farla conoscere.

Molti Santi nella storia della Chiesa, (vedi San Josemaria Escrivà il Fondatore dell’Opus Dei) hanno superato momenti di grande difficoltà e prove, come affermano le numerose biografie, grazie alla consapevolezza di essere FIGLIO DI DIO e pertanto amato da Lui che mai chiede cose impossibili alle nostre forze.
Un figlio devoto di San Josemaria attualmente in concetto di santità, DON FERDINANDO RANCAN, sacerdote diocesano di Verona che ha aderito alla spiritualità dell’Opus Dei rimanendo sacerdote diocesano a pieno titolo, ha pure vissuto questa esperienza diciamo dolce e forte nel contempo, che non fa dubitare della presenza di Dio Padre anche davanti a prove terribili e inspiegabili. Si può trovare questa preghiera con commento sul libro autobiografico “Un somarello e la sua storia” nell’ultimo capitolo, dove l’autore racconta qualche episodio della sua vita davvero tribolata e anche rocambolesca che la rendono perfino avvincente proprio per le prove che ha dovuto passare. Si può richiedere alla casa editrice “Fede e Cultura” che invia il libro a domicilio (tel. 045/941851)



                   ATTO DI CONSACRAZIONE A DIO PADRE
                    di don Ferdinando Rancan

Preghiera scritta da don Ferdinando come “Atto di consacrazione a Dio-Padre”, al quale è sempre stato molto devoto, non solo per aver trovato in Dio quella figura paterna che lui non poté godere a causa della morte del padre all’età di due anni, ma anche perché sosteneva che questa devozione deve essere valorizzata e fatta conoscere di più, a iniziare dagli stessi cattolici che soffrono molte volte della sindrome del “orfanello”.

È vero che lo nominiamo spesso nella preghiera del “Padre nostro” ma forse distrattamente, senza la piena consapevolezza del suo profondo significato come “Dio Amore”, Consolatore, Buono e Provvidente, che ama e si prende cura di ciascuno dei suoi figli come fossimo unici al mondo perché ci vuole felici su questa terra ma ancor più vuole portarci a godere con Lui della Vita Eterna.


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Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno,

Principio e Fine di tutte le cose.

Creatore e Signore dell’Universo,

io ti adoro nell’abisso del mio nulla

e alla tua Maestà infinita innalzo la mia lode.


Ti chiedo umilmente perdono dei miei peccati,

di tutto ciò che nella mia vita fu male davanti a Te

e ha offeso la tua santità e bontà infinita.


Ti rendo grazie per tutti i tuoi benefici:

di avermi creato

fatto partecipe del tuo Essere divino;

di avermi fatto cristiano

figlio tuo partecipe della tua vita divina;

di avermi fatto sacerdote,

partecipe del sacerdozio di Gesù, il Figlio tuo diletto;

di avermi chiamato a servirti nell’Opus Dei,

partecipe dell’opera dello Spirito Santo

che nella Chiesa chiama tutti gli uomini alla santità;

e di tanti benefici di grazia e di misericordia

che hanno accompagnato il mio cammino sulla terra.


Padre Santo,

in questo giorno che la Chiesa dedica al battesimo di Gesù,

il grande mistero in cui hai rivelato la tua paternità divina

intendo compiere la consacrazione piena e perpetua

di tutto me stesso

a Te mio Creatore e Padre.



Nel ricordo del mio battesimo,

giorno in cui, guardandomi con infinito amore,

hai detto: “Tu sei mio figlio, oggi ti genero alla mia vita,

e in te pongo la mia dimora”

desidero affidarmi totalmente alla tua Paternità.


Ti offro e ti consacro tutto il mio essere:

la mia anima con le sue facoltà;l’intelligenza 

perché nella luce del Tuo Santo Spirito

conosca e penetri sempre più profondamente

il mistero della tua divinità;

la volontà perché, unita alla volontà di Gesù,

il tuo Figlio diletto,

compia sempre ciò che è gradito alla tua Maestà divina;

il mio cuore perché, unito al Cuore verginale di Maria,

Madre dolcissima del tuo Figlio,

sappia servire con umiltà e amore la tua Chiesa

e il disegno di salvezza che per essa vai attuando nel mondo;

il mio corpo con i suoi sensi,

perché unito al sacrificio eucaristico di Gesù

diventi olocausto di espiazione

per i miei peccati e per quelli di tutti gli uomini;

infine ti consacro tutta la mia vita,

tutto il tempo che tu vorrai concedermi

fino al momento in cui potrò dire: 

"Nelle tue mani, Padre, affido il mio spirito”.


Padre Santo, per i meriti di Gesù, tuo Figlio,

per la grazia dello Spirito Santo,

per l’intercessione di Maria, Madre di misericordia,

di San Giuseppe, di San Josemaria e di tutti i Santi,

ti chiedo di accettare benignamente

questa mia consacrazione alla tua amabilissima Paternità,

e concedimi di entrare un giorno nella Vita eterna

con tutte le persone che ho incontrato nella mia vita

a proclamare le meraviglie della tua infinita misericordia

con tutti gli Angeli del Cielo

per tutti i secoli dei secoli.

Amen


Pater, Ave, Gloria….









domenica 27 luglio 2025

CONTINUITA' FRA IL VECCHIO E IL NUOVO TESTAMENTO.?

    

CONTINUITÀ FRA IL VECCHIO E IL NUOVO TESTAMENTO.

APRI LINK

https://youtu.be/8yizJ_pZeu0


SI. Continuità in quanto gli Ebrei hanno avuto il compito importantissimo di preparare la venuta di Gesù Cristo attraverso Profeti e Patriarchi e infine per mezzo di una donna ebrea per eccellenza che è la Vergine Maria con suo "SI" a Dio per mezzo dell'Arcangelo Gabriele.

 

Ma con la venuta di Gesù Cristo si è creata una netta distinzione, diciamo pure una rottura con l Antico Testamento perché, a parte il fatto non piccolo che gli Ebrei hanno rinnegato Gesù e continuano a farlo, ma soprattutto perché San Paolo afferma che adesso, cioè dopo Gesù Cristo, il nuovo popolo d'Israele siamo noi cristiani cattolici, è la Chiesa cattolica fondata da Gesù stesso, sono i Sacramenti istituiti da Gesù che conferiscono la Grazia, cioè la nostra santificazione in vista del premio o castigo eterno dopo la morte.
Infatti Gesù nel Vangelo cita gli antichi Profeti ma poi li mette anche a tacere perché hanno fatto il loro tempo, come quando dice: "Mosè vi ha detto questo. Ma io vi dico... ecc. la Vecchia Alleanza diceva questo... ma IO VI DICO ADESSO...." ecc.
Tant'è vero che adesso il mondo va avanti, come diceva San Pio da Pietralcina, nonostante i crimini e le nostre miserie, grazie al miracolo della MESSA che è Cristo stesso che continua a immolarsi per noi. Mentre se tutto il popolo dei veri o falsi Ebrei sparisse all’improvviso, nulla di grave potrebbe accadere nel mondo perché la loro funzione si è realizzata ed è finita col Nuovo Testamento.
Del Vecchio Testamento con tutti i Profeti, Patriarchi, Santi e Sante, coi monumenti grandiosi ecc. resta solo la memoria e l’esempio eroico di certi grandi personaggi oppure le gesta miserevoli di molti peccatori, ma con la nascita di Gesù tutto cambia perché tutto è in funzione di Lui che è il figlio del Dio Altissimo, che giudicherà uomini e nazioni alla loro morte, in base a come hanno osservato i 10 Comandamenti che Dio ha dato a Mosè sul monte Sinai, ma soprattutto in base a come hanno creduto a Gesù Cristo come Figlio di Dio e ai Sacramenti da Lui istituiti.
Quei sette Sacramenti tramandati attraverso i suoi ministri sacerdoti nel contesto della Chiesa Cattolica come Lui l’ha voluta, cioè composta da noi uomini e donne peccatori ma vivificata perdonata e ricreata dalla sua Grazia santificante, mistero ineffabile ma efficace, come tutti i Sette Sacramenti.

                                 patriziastella.com




giovedì 29 maggio 2025

30 MAGGIO SAN FERDINANDO - IN MEMORIA DI DON FERDINANDO RANCAN

                     30 MAGGIO SAN FERDINANDO III   RE  

            IN MEMORIA DI DON FERDINANDO RANCAN


La Chiesa il 30 maggio celebra la memoria di san Ferdinando III, Re di Leon e di Castiglia, un santo famoso per la sua lotta contro l’invasione dell’Islam che stava avanzando sempre di più nell’entroterra della Spagna, obbligando tutti gli abitanti, com’è nel loro Corano e nella loro indole, a rinnegare la loro fede in Gesù Cristo per adorare Allah con tutte le conseguenze che ne derivano.

In queste battaglie che lui vinceva, riuscì sempre a mantenere buoni rapporti con gli avversari islamici: Alicante, Granada e Siviglia, ad esempio, erano rimaste ancora in mano agli arabi, ma grazie ad una sapiente opera diplomatica di Ferdinando, il loro re moro si sottopose al suo vassallaggio e un po’ alla volta abbandonarono del tutto i territori spagnoli per tornare alle loro terre del Medio Oriente. 

Fu tollerante con i Giudei , intransigente con gli eretici, regnò con prudenza, saggezza e generosità verso tutti, ricevette il viatico in ginocchio consapevole di dover morire chiedendo perdono dei suoi peccati a Dio e a tutti i sudditi,. Era molto devoto della Madonna la cui statua portava sempre con sé nelle battaglie in difesa del suo popolo contro la progressiva avanzata islamica, la cui invasione armata non significava la sconfitta di un re piuttosto che di un altro in una alternanza basata comunque sugli stessi valori e principi cristiani, bensì il rinnegamento della fede Cattolica e di Gesù Cristo, al quale re Ferdinando era devotissimo e fedelissimo, e di conseguenza il totale abbandono di tutto quel patrimonio della cultura cristiana anche dal punto di vista etico, civile, legale, artistico, sanitario, famigliare ecc., conquistato da oltre mille anni di cristianesimo, e fondato essenzialmente sul principio della libertà personale di scelta, che la mentalità dell’Islam ha sempre rifiutato e combattuto pena la morte.

            Certo, la guerra è sempre una cosa negativa, spesso conseguenza dei nostri peccati, dicono molti santi, tuttavia ci sono situazioni in cui si rende indispensabile. In questo periodo storico molto contorto e confuso, dove noi italiani ci consideriamo sempre i grandi benefattori dell’umanità che accolgono tutti i profughi del mondo offrendo loro quelle garanzie e benefici gratuiti che neppure a noi cittadini italiani sono concesse, altrimenti veniamo considerati razzisti, siamo indotti a pensare che quelli ci rispetteranno e ci saranno addirittura grati per tutto quello che offriamo loro. Invece non è così, perché loro stessi non fanno alcun mistero di manifestare che prima o poi ci sottometteranno, a iniziare da Roma, col rischio di trovarci addirittura in una terra non più nostra ma di loro proprietà nella quale possono disporre di tutto!!  Case, chiese, beni, donne, figli, uomini, bambini… a loro uso e consumo, soprattutto obbligandoci ad abiurare la fede cattolica per adorare Allah.

 In questi e altri casi, se per amore di pace, si preferisce seppellire assieme alle armi, anche la libertà e la dignità perché costringono le donne ad essere la terza moglie o la concubina di turno del capo vincitore, o sottraggono i figli ai genitori per farli “educare” dallo Stato, o pretendono alloggio cacciando i legittimi proprietari, ma quel che è peggio, obbligano ad adorare divinità pagane rinnegando la Fede cattolica in Gesù Cristo ecc. ecc. ecc. si potrà mai accettare la pace a queste condizioni? NO!!! Perchè sarebbe una finta pace, e allora anche la Chiesa, come ultima possibilità, ammette anche l’uso delle armi per difendere la vita e con essa anche tutti i valori che la compongono, soprattutto quelli derivanti dalla cultura e civiltà cristiana, fonte di gioia, di verità e di rispetto per l’altro..

 Ricordiamo che ci sono anche i santi combattenti per la Fede e la Libertà. A proposito di battaglie con l’avanzata islamica in Europa, ricordiamo brevemente le due famose battaglie di Lepanto (1571) e di Vienna (1683) nelle quali i cristiani (vale a dire Italiani ed Europei quando non si vergognavano di chiamarsi così) hanno vinto non tanto con i pochi mezzi militari di cui disponevano, ma soprattutto con la recita costante del Santo Rosario da parte di tutte le popolazioni chiamate all’unisono dal Papa Pio V per la battaglia di Lepanto, mentre per la battaglia di Vienna, grazie alla Messa celebrata dal monaco cappuccino Marco Daviano che ha messo miracolosamente in fuga con poche perdite il nemico che avanzava con scimitarre e spade pronto a invadere Vienna e l'Europa.

            Adesso questo concetto di militanza per la libertà e la civiltà sta sfumando perché si vuole la pace per la pace, come valore assoluto, a costo di vivere schiavi dell’invasore per un piatto di minestra e col cappio al collo.

 

                 DON FERDINANDO RANCAN

 Oggi ricordiamo anche il nostro candidato alla santità, don Ferdinando Rancan, che ha avuto quel nome da uno zio, frate cappuccino di venerata memoria.

In questa occasione, vogliamo ricordare di lui un episodio molto particolare e doloroso, ma portato con grande fede quando aveva solo 18 anni ed era studente nel Seminario di Verona verso la fine della seconda guerra mondiale (1944/45)

Premessa:

Il padre di don Ferdinando, Giambattista Rancan, ceppo nativo della zona di Tregnago, Verona, morì in modo tragico mentre era guardiano notturno del cementificio di Tregnago “Italcementi” di cui hanno lasciato i resti come ricordo di quella grande azienda che aveva dato lavoro a molti operai della zona e che purtroppo commemorava anche alcuni morti per incidenti sul lavoro. Infatti In una notte piovosa e buia, il nostro Giambattista Rancan non si accorse di un silos che era rimasto aperto e vi piombò giù morendo qualche ora dopo che lo avevano estratto non vedendolo tornare di buon mattino.

            Qualche anno più tardi, Cornelio Marchi, lo zio di Ferdinando da parte della madre, Maria Marchi, venne assunto nello stesso cementificio al posto del padre e fu incaricato del controllo delle caldaie.  Non si sa in quale maniera, il povero Cornelio fu travolto dalle fiamme e trovato moribondo. Portato all’ospedale morì pochi giorni dopo, lasciando la povera moglie Elvira, zia Elvira come la chiamava Ferdinando, affranta, a maggior ragione perché aveva il figlio più grande, Giuseppe, al fronte, l’altro di 17 anni, Renato, apprendista panettiere e i due ultimi più piccoli alle scuole elementari.

            In quell’anno, inizio 1945, stava finendo la guerra e i tedeschi si ritiravano a gruppi dall’Italia portando spesso morte e distruzione dove passavano con rappresaglie punitive degne dei peggiori criminali che non erano più controllati da nessuno.

            In una di queste rappresaglie dei tedeschi, mentre il giovane Renato tornava dal panificio di buon mattino, un drappello delle SS passava di lì e caricarono sul loro camion alcuni passanti, tra cui Renato.  Senza tante mediazioni o ripensamenti, li presero e li fucilarono tutti un po’ fuori del paese, compreso Renato che era un ragazzino, il più giovane.

            Lascio immaginare la disperazione della mamma, Elvira, al pensiero che il marito era morto bruciato vivo, il figlio più grande, Giuseppe, in guerra senza avere notizie (tornò comunque vivo a guerra finita) e l’altro, Renato, che, per quanto poco, era l’unico sostentamento della famiglia, fucilato dai tedeschi.

            In questo frangente drammatico in cui non ci sono parole per consolare chi è colpito da simili disgrazie, il nostro seminarista Ferdinando, di appena 18 anni, scrisse una lettera alla zia Elvira che riportiamo qui sotto e che vale la pena leggere con calma perché indice di una fede, di un coraggio soprannaturale e di una grande partecipazione umana al dolore altrui, da parte di un semplice diciottenne, abituato però a vivere un rapporto con il Signore molto profondo e anche lui provato da molta sofferenza, sin da piccolo.

  

                               LETTERA A ZIA ELVIRA

 Zia carissima,    (Elvira)

 sono qui accanto al tuo dolore, tanto più straziante quanto più improvviso e inaspettato; e ti vedo come non ti ho mai vista, ti immagino come ho immaginato tante madri che alla sera, prima di coricarsi, si bagnano di lacrime cocenti l’amata figura del figlio che non tornerà più.

            Forse pensando al compagno della tua vita che a metà cammino ti ha lasciato, bruciato vivo martire  per tuo amore e per i tuoi figli; (zio Cornelio preso dalle fiamme durante il suo lavoro nello stesso cementificio dove aveva perso la vita il papà di Ferdinando), forse volando col pensiero al tuo Giuseppe lontano lontano, che, strappato dal tuo seno e dal suo focolare, da tanto tempo non vedi, straziata ora da questo nuovo colpo, sentirai nel fondo della tua anima ferita un vuoto largo e profondo, vivere ti sembrerà una cosa amara, amara che niente potrà raddolcire.  Renato non lo hai più, è un pensiero che stringerà in una morsa angosciata il povero tuo cuore.

            Oggi è passato Gesù e ha scaricato la sua croce pesante sulla tua porta, ma zia, non chiuderla quella porta, corri ad aprire, fallo entrare, è un dono che ti porta. Egli è stanco sfinito, ti domanda aiuto, e tu continua con Lui il tuo cammino. Arriverai al Calvario dove un’altra madre desolata, Maria, anche lei come te è straziata nell’anima, anche a lei, come a te, hanno assassinato il figlio! E glielo vedi lì sulle ginocchia, livido, lacerato, esangue. Prendi il tuo dolore, dallo a Maria, lei sa che cosa è amore di mamma!

            Cara zia, non piangere quando ti verranno nelle mani i vestiti del tuo Renato, quando vedrai ogni sera il suo letto vuoto. NO! Sii forte nel tuo dolore. E quando lo strazio ti farà sanguinare e la disperazione ti salirà alla gola, corri, nasconditi nel silenzio della Chiesa, guarda laggiù al Tabernacolo dove un Cuore sempre aperto e dolorante (che) saprà dirti quelle parole di vita eterna che gli uomini non sanno e non possono darti.

            Dillo a Gesù che glielo dai il tuo Renato, è Lui che te lo domanda, Lui che ti ha dato tutto se stesso. OFFRIGLIELO per questo povero mondo così malvagio impastato di odio e di errore. Gesù te lo domanda ma per poco tempo; e un giorno lo vedrai bello, glorioso, trionfante. Ed anche adesso non te lo senti, no, più vicino? E’ lì accanto a te insieme a Cornelio. Su, dunque, e per amore di quelle due creature che ti restano e che ti stringono i fianchi, non piangere.

            E’ bello soffrire quando si sa che Cristo ci ama, quando si sa che egli comprende e vede il nostro dolore, raccoglie e ricompensa ogni nostra lacrima.

            Ti abbraccio

                                        Tuo Ferdinando

 

 

 

 

domenica 16 febbraio 2025

LA NASCITA MIRACOLOSA DI GESU' BAMBINO DAL GREMBO DI MARIA VERGINE.

 

Cari amici,

            come da promessa, invio il brano del capitolo tratto dal libro “LA MADONNA RACCONTA” ed. Fede & Cultura, di don Ferdinando Rancan riguardante la miracolosa e misteriosa nascita di Gesù Bambino dal grembo di Maria Vergine, libro davvero unico e consigliabile a tutti per la sua profondità e chiarezza, che molti ritengono “ispirato” all’autore dalla Madonna stessa, nonostante egli continuasse ad affermare con umiltà, che questo suo libro, come altri, era frutto di un’assidua meditazione del Vangelo e della vita di Maria Santissima offerta anche da molti mistici e santi.

 

Questo suo libro, però, si deve notare bene, è diverso da tutti gli altri, perché qui è la Madonna stessa che parla, che descrive, che si muove, che da spiegazioni, che apre il suo cuore ai suoi figli ecc. come se fosse lei stessa a raccontare la sua vita (dal titolo appunto “La Madonna racconta”) e per questo viene considerato da molti lettori, un libro “ispirato”, e comunque in piena fedeltà con il Vangelo e la Tradizione della Chiesa, a maggior ragione perché confermato dall’imprimatur di S. Ecc.za il compianto mons. Luigi Negri che ne ha curato la presentazione.

 

Come infatti appare dal brano qui sotto allegato, sembra che l’autore, cioè la Madonna stessa che parla, consapevole di essere rimasta incinta in modo miracoloso e misterioso agli occhi umani, non si stupisse più di tanto nel trovarsi il Bambino Gesù tra le sue braccia, “uscito” diciamo miracolosamente dal suo grembo senza intaccare la sua verginità e i tessuti interni. Così come avvenne per il lenzuolo della Sindone che non venne affatto lacerato dall’uscita del corpo risuscitato di Gesù ma lo oltrepassò, come fa un raggio di luce attraverso un cristallo.

 

Spiegazione scientifica? Le ultime scoperte sempre più sofisticate sul lenzuolo della Sindone, lo confermano, tuttavia dobbiamo ricordare che Gesù è il Signore, è il nostro Dio Onnipotente fatto Uomo per noi, il quale può compiere tutti i miracoli e le meraviglie che vuole, anche incomprensibili all’intelletto umano (cosa c’è di più strepitoso dell’Universo con le sue Galassie?). Ciononostante Egli ha un tale grande rispetto per la nostra povera natura e mente umana, che sembra voglia compiere miracoli che prima o poi, vengono confermati anche dalla ricerca scientifica, quasi per volerci dare le prove anche tangibili della Sua maestà divina e indurci ad adorarlo non solo col cuore (Fides) ma anche con la mente, (Ratio). Come da meravigliosa enciclica di San Giovanni Paolo II “Fides et Ratio” che tutti dovremmo aver letto almeno una volta nella vita.

 

È NATO PER NOI UN BAMBINO

Dal libro “La Madonna Racconta”

di don Ferdinando Rancan

 

Quella sera Giuseppe non riusciva a nascondere la sua preoccupazione; per un momento lo vidi anche avvilito e amareggiato. Non erano da lui questi atteggiamenti, mai lo vidi così seriamente pensoso, quasi paralizzato dal dubbio e dall’incertezza davanti a una situazione difficile. Certamente quella sera pesava molto su di lui la stanchezza: aveva camminato tutto il giorno di casa in casa per reperire un alloggio, anche piccolo ma discreto e con un minimo di confort per la nascita del Bambino, ma inutilmente.

            Giorni prima, andando a deporre la sua iscrizione davanti al pubblico funzionario in ordine al censimento, si era guardato attorno, si era informato, aveva chiesto a conoscenti e a qualche lontano parente senza alcuna risposta, aveva perfino pensato di affittare una tenda ma non riuscì a trovare una soluzione al nostro problema. D’altra parte i sintomi del parto erano ormai evidenti e tutto poteva accadere da un momento all’altro.

            Fu allora che lo vidi entrare in un profondo raccoglimento: si sedette, appoggiando i gomiti sulle ginocchia, la fronte sulle dita incrociate, gli occhi socchiusi come se proteggessero i moti dell’animo, e un silenzio interiore, irraggiungibile dal chiasso e dal confuso vociare del caravanserraglio, proteggeva la sua preghiera che certamente fluiva dal suo cuore e che io percepivo per averlo sperimentato tante volte, vivendo accanto a lui. Sentivo infatti che il Signore lo stava ascoltando e lo stava illuminando.

            Lasciò infatti passare alcuni minuti, poi si alzò con decisione, mi guardò col volto rilassato e sereno, mi passò una carezza sul capo e aiutandomi ad alzarmi: “Su – disse –dobbiamo andarcene di qui”. La nascita del nostro Bambino non poteva avvenire lì, in mezzo alla confusione, alla sporcizia, al disordine di un caravanserraglio, sotto gli sguardi incuriositi di estranei che non avrebbero capito quale significato poteva avere quella nascita e chi era quel Bambino che veniva alla luce in quel modo così singolare. Meglio un rifugio naturale, lontano dall’indifferenza e dalla vana curiosità della gente, protetti dai nostri angeli e custoditi dalla provvidenza del cielo.

D’altra parte, alla luce di quella preghiera, Giuseppe e io avevamo maturato la convinzione che non furono tanto gli uomini a chiuderci la porta in faccia quanto piuttosto una precisa volontà di Dio che, come sempre, conduceva gli avvenimenti a modo suo. Come infatti nessuno sapeva né poteva sapere come Gesù era sbocciato nel mio grembo, così nessuno doveva assistere alla sua nascita, perché quel parto era un segreto di Dio, della sua onnipotenza, e solo il cielo e gli Angeli potevano esserne testimoni.

            Giuseppe, dunque, raccolte le poche cose che avevamo portato con noi, (non mancarono i panni e le fasce che sarebbero servite all’occorrenza) sellò il nostro asinello e senza dilungarsi in saluti e spiegazioni, ci accomiatammo dalle persone e lasciammo il caravanserraglio. Dovevamo approfittare degli ultimi raggi del sole per trovare ancora una soluzione idonea alle necessità di quel momento.  Ancora una volta l’intuito di Giuseppe – e sicuramente l’aiuto dei nostri Angeli – ebbe un provvidenziale successo: prendemmo il declivio che da fuori Betlemme porta alla strada per Ebrom, ed ecco, lì, sotto una cengia, una grotta ampia e sicura che sembrava fatta proprio per noi. 

Giuseppe mi fece attendere un po’ lì fuori, aiutandomi a sedere su una sporgenza della roccia coperta di morbido muschio, mentre lui si accingeva, con un rastrello trovato lì dentro e una scopa di rami secchi allestita alla buona, a ripulire alla meno peggio l’abitacolo. All’improvviso il fruscio della scopa venne interrotto da un forte muggito proveniente dal fondo buio della grotta. Giuseppe prese la lanterna, si avvicinò, e vide un placido bue, comodamente sdraiato, che ci voleva dare, a modo suo, il benvenuto. Collocammo lì accanto anche il nostro asinello mentre Giuseppe si affrettò a preparare con del fieno fresco e profumato trovato in un angolo della grotta, sul quale aveva steso il suo mantello, una specie di lettuccio sul quale mi adagiai con evidente sollievo.  Anche Giuseppe, alla fine, stanco, ma soddisfatto dell’abitacolo ben ripulito e intiepidito dal calore dell’animale, si riposò lì accanto e si addormentò.

Proprio lì, nel cuore della notte, ci fu dato Gesù.

 

            Figlio mio e figlia mia, chi mai potrà dirvi, e io stessa come potrei descrivervi quello che accadde in quella notte? Nel silenzio di tutto il creato quella grotta mi apparve come il centro dell’universo. Avevo sentito il Bambino sussultare nel mio ventre e poi, all’improvviso, non so come, me lo vidi tra le braccia, nudo ma pulito e profumato, come se fosse uscito da un bocciolo di rosa. Lo accarezzai e lo strinsi fra le mani che tremavano di commozione, quasi per assicurarmi che era vero. Era proprio un Bambino, in carne ed ossa, morbido come un batuffolo. Giuseppe avvicinò la lanterna per illuminarlo da vicino: ci fermammo a contemplarlo in silenzio, con gli occhi lucidi e il cuore che batteva forte. Non trovammo parole, ma i nostri sguardi che si incontrarono pieni di stupore e di meraviglia, e il nostro sorriso che traboccava di felicità, dicevano molto più di quanto potevano le parole. Passarono alcuni istanti, intensi e dolcissimi, poi Giuseppe ripose la lanterna e prendendo nelle sue braccia con forza e delicatezza me e il Bambino: “Maria cara, sussurrò, è Gesù! Il nostro Gesù! Ed è stupendo! Bellissimo...! Grazie, amore mio!”

            A questo punto il Bambino emise il primo vagito; era il suo saluto, il suo “Eccomi!”. Lo coprii con i panni di lino e lo avvolsi nelle fasce con ogni cura e con un po’ di trepidazione, come chi prendeva per la prima volta tra le mani una creatura appena nata. Gesù si lasciò fare con incantevole docilità mentre Giuseppe si dedicava a trasformare la mangiatoia in una culla. Improvvisamente, come d’impulso, presi il Bambino e lo avvicinai alla mia guancia: pelle con pelle, era un contatto che parlava il linguaggio dell’intimità intensamente gratificante che è propria esclusivamente della madre con la sua creatura. Gesù strisciò per qualche istante la sua guancia sulla mia, poi istintivamente aprì le sue piccole labbra come per cercare qualcosa: era la sua prima richiesta di Bambino appena nato. Allora scoprii i miei seni che si erano fatti turgidi e caldi e li avvicinai alla sua bocca. Egli si aggrappò al seno più vicino e cominciò a succhiare aprendo i suoi occhi di neonato verso di me.

Come potrei manifestare l’emozione, i pensieri, i sentimenti che inondavano l’anima mia in quei momenti? Erano, sì, i moti inesprimibili dell’animo che ogni donna prova quando stringe per la prima volta tra le sue mani la sua creatura… sente che ha ricevuto un dono immenso, un tesoro che non ha prezzo e che le viene affidato come un regalo prezioso tutto per lei; tuttavia quel “dono” che stringevo al mio petto non era un Bambino come gli altri bambini, era un dono specialissimo, in un senso molto più profondo e unico. Non l’avevo infatti scelto né voluto io, era stato lui a scegliere me, a volermi come madre sua. Sentivo che lui mi apparteneva ma che anch’io gli appartenevo come nessun’altra madre al mondo.

 

                                      Dal libro “La Madonna racconta”

                                             di donFerdinando Rancan

venerdì 26 luglio 2024

ATTENZIONE ALLA PSEUDO VEGGENTE LUZ DE MARIA E ALTRI COME LEI

Si parla molto di veggenti in questo periodo di grande confusione dove la gente vorrebbe trovare dei punti di riferimento sicuri che purtroppo non si trovano più, almeno per questo tempo di grandi lotte e tribolazioni contro il dominio delle tenebre, e sembra di brancolare nel buio in mezzo a una nebbia fitta che permette solo di intravedere le figure come fossero fantasmi che appaiono e si dileguano nella notte creando ancor più sconcerto.

Questa prova della fede e di ogni certezza umana, diciamo così, è permessa da Dio per la nostra purificazione, affinché non ci appoggiamo troppo sulle nostre sicurezze e sui beni umani, ma sull'aiuto di Dio, sulla Sua Parola e sui Sacramenti, senza per questo trascurare lavoro e impegni sociali e famigliari ovviamente, però il tutto senza eccessivi attaccamenti a tutti quei beni materiali di cui abbiamo bisogno e che il Signore non ci fa mancare se prima di tutto cerchiamo Lui e il Regno dei cieli-

Il discorso sui presunti veggenti è sempre molto delicato e va preso con molta cautela, perché, anche nell'ipotesi di veri veggenti (come ad esempio le apparizioni approvate dalla Chiesa per Fatima, Lourdes, La Salette e poche altre), può accadere che durante le apparizioni della Madonna (che ultimamente sembra non finiscano mai, se non con la morte dei veggenti, il che lascia molto perplessi), può accadere che il demonio si infili dentro queste situazioni anche tentando gli stessi veggenti per superbia e vanagloria vedendosi così bramosamente cercati dalle folle incantate e ammaliate dai loro discorsi, e pertanto l'azione della grazia viene meno alla presenza di questi peccati molto gravi e così pure le apparizioni potrebbero anche sparire o parzialmente o del tutto.

Che può accadere allora in questi casi? Che il veggente ammetta questo fallimento pubblico di non avere più visioni o simili? NOOOO!  Molte volte cerca di stare al gioco e di inventarsi apparizioni o locuzioni non provenienti dal cielo ma dalla sua testa e fantasia.  Non parliamo poi se, dietro a queste psuedo apparizioni, ci fossero interessi economici!!!  Salvati cielo!!  Che ognuno tragga le sue conclusioni logiche perché purtroppo il demonio si serve del "dio denaro" per accalappiare anche i migliori, se non sono anime di vera preghiera e di vera penitenza. 

  Qui il campo è minato come si può intuire, però noi dobbiamo essere molto prudenti, attaccarci alla preghiera cristiana e ai sacramenti frequenti (Confessione e Comunione) e soprattutto alla Parola di Dio da sempre approvata dalla Chiesa e che troviamo non solo sulla Sacra Scrittura ma anche sui molti libri di santi che edificano l'anima e la mente e nello stesso tempo rinvigoriscono anche il corpo, perchè quando l'anima cerca sinceramente la Verità, che è Gesù Cristo, viene aiutata dallo Spirito Santo a non perdere il giusto cammino.

Vi prego di aprire il link qui sotto e leggere con attenzione.  Io ho letto più volte e lo trovo molto vero, molto realistico e soprattutto documentato e fondato su basi concrete e non su supposizioni o antipatie assurde.  Pertanto mai avvicinarsi a coloro che mescolano verità di fede con esoterismo, o magia, o forme paranoiche ecc.     

Restiamo umili, semplici, con la fede dei bambini ma l'acutezza dei teologi perchè il Signore dà la grazia agli umili e umilia i superbi "ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili" recita la bellissima preghiera del MAGNIFICAT. E ancora "Dio ha scelto ciò che è debole per confondere i potenti..." ma se questi deboli diventano un po' alla volta arroganti e pieni di vanagloria, il Signore non concede più certe grazie straordinarie. Restiamo piccoli e umili.

                 Uniti sempre a Gesù Giuseppe e Maria con lo Spirito Santo sulla nostra via.

                                                                              Patrizia


 https://www.facebook.com/piccolamatitadelcuore/photos/attenzione-alla-falsa-veggente-luz-de-maria-e-una-setta-new-age-che-si-spaccia-p/1627844290736226/ tenzione-alla-falsa-veggente-luz-de-maria-e-una-setta-new-age-che-si-spaccia-p/1627844290736226/ 


lunedì 24 giugno 2024

PAPA BENEDETTO COME CELEBRAVA LA MESSA?

 

    VIDEO     https://youtu.be/nIeMBf94Grw

 🔴⬆️ INCONCEPIBILE E ASSURDO CHE PAPA BENEDETTO CELEBRASSE "IN UNIONE CON SE' STESSO" ABBANDONANDO TUTTO IL POPOLO DI DIO IN UN ERRORE COSÌ MADORNALE DA RENDERE INVALIDA MESSA E TUTTI I SACRAMENTI CON LA CONSAPEVOLEZZA DI PERDERE LA PROPRIA ANIMA PER TUTTA L ETERNITÀ!!!!!!!!! 
E NON SI TRATTAVA DI UNA MINIMA PARTE DEI CATTOLICI MA DI TUTTI I FEDELI DI TUTTO IL MONDO E PER LA DURATA DI MOLTI ANNI, A QUANTO PARE.     MA SCHERZIAMO!
 
  SE IO PERSONALMENTE E MOLTI AMICI E CONOSCENTI CON ME SIAMO SEMPRE STATI ACCESI SOSTENITORI DEL PROF. ANDREA CIONCI PER LA PROFONDITA' E LUNGIMIRANZA DELLE SUE INDAGINI CIRCA LA SEDE IMPEDITA CHE CONDIVIDIAMO PIENAMENTE E ABBIAMO SEMPRE FATTO IL TIFO PER LUI, NON POSSIAMO TACERE IL NOSTRO DISAPPUNTO DAVANTI A QUESTE CONTINUE ED ESASPERANTI E LOGORANTI AFFERMAZIONI SULLA INVALIDITA' DELLA MESSA A MOTIVO DEL NOME DEL FALSO PAPA, MOTIVO CHE NON TROVA RISCONTRO NELLA STORIA BIMILLENARIA DELLA CHIESA. E SE QUALCHE DOCUMENTO PONTIFICIO ACCENNA A QUESTO, DOBBIAMO METTERLO A CONFRONTO CON LA TRADIZIONE ANCHE DEI PAPI E DI TUTTA LA CHIESA CHE CONSIDERA LA MESSA SEMPRE VALIDA (ALLE SOLITE TRE CONDIZIONI GIA' CITATE) INDIPENDENTEMENTE DALLA SITUAZIONE MORALE E SPIRITUALE DEL CELEBRANTE, DEL PAPA E DEL VESCOVO DEL MOMENTO.

MA CHE FAVOLE TERRIFICANTI SI INVENTANO CIONCI E DON MINUTELLA! MA TUTTI GLJ ALTRI 40 ANTIPAPI DELLA STORIA COME CELEBRAVANO? E I SACERDOTI E I VESCOVI DI QUEL TEMPO??? ERANO TUTTE MESSE INVALIDE E SACRILEGHE??? PEF FAVORE SMETTIAMOLA DI IMPORCI DEI GIOGHI IMPOSSIBILI DA PORTARE MA SOPRATTUTTO ASSAI PERICOLOSI PER LA NOSTRA ANIMA!! 
 BASTA CON LA STORIA DELLA UNA CUM!!  

ANCHE PERCHÉ NON SI CELEBRA "IN COMUNIONE" MA IN UNIONE E SPESSO NEPPURE QUELLO IN CERTI CANONI PERCHÉ CI SI LIMITA A PREGARE PER PAPA TIZIO O CAIO E BASTA.
NON PERDIAMO LA MESSA FINCHÉ SARÀ VALIDA.
 POI SI VEDRÀ DOPO IL SINODO COSA CI IMPORRANNO... QUALI DIAVOLERIE!! ALLORA VEDREMO COSA FARE SE SAREMO COSTRETTI A CELEBRARE NELLE CATACOMBE. 
PER ADESSO NON PERDIAMO LA MESSA E J SACRAMENTI PERCHÉ SONO VALIDISSIMI E IL DUO CIONCI-MINUTELLA NE RISPONDERÀ DAVANTI A DIO.

                                                                Patrizia Stella -  Verona