lunedì 21 giugno 2021

IL PERICOLOSO EFFETTO VIGANO'. SECONDA ULTIMA PARTE


Molti hanno notato che da un po’ di tempo si sta montando misteriosamente una specie di apparato mediatico che vuole tornare a mettere sotto accusa tutto il Concilio Vaticano II, come se non fosse stato già abbastanza “vivisezionato” studiato, criticato, biasimato, difeso, lodato in tutti questi decenni dai migliori teologi e storici. Si biasima anche in modo aspro il cosiddetto “Novus Ordo”, tutta la nuova Liturgia e l’operato dei grandi Papi del Concilio, da Paolo VI, Giovanni Paolo II con una particolare cattiveria sottile soprattutto contro la figura eccezionale dell’unico vero Papa vivente e martire che è Benedetto XVI.

 

Questa campagna mediatica che sembra voglia far ritornare tutti al “Vetus Ordo”, a meno che non ci siano sotto altre finalità non chiare, non sembra affatto partire dai tradizionalisti Lefebvriani ma da un gruppetto di “nostalgici” millantatori che non si sa bene dove vogliano mirare con queste continue picconate alla Chiesa del post Vaticano II, come se prima di quella data la vita della Chiesa cattolica fosse stata contrassegnata da pace e fecondità, immune da contaminazioni, da persecuzioni, da calunnie, da violenze, da peccati, da sopraffazioni, da imbrogli e miserie di ogni genere, dall’esterno e dall’interno.  Perché è risaputo che la Chiesa cattolica è innanzitutto un “MISTERO” perché composta da noi poveri uomini, sia pure battezzati ma peccatori, sia laici che consacrati, ma sostenuta e guidata dalla Mano Onnipotente di Gesù Cristo che l’ha voluta e fondata perché potessimo, attraverso la Grazia e i Sacramenti, raggiungere la Vita Eterna.

 

Paladino di questa contestazione gravemente accusatoria contro il Vaticano II e i suoi Papi, si sta rivelando ultimamente mons. Carlo Maria Viganò, che all’inizio degli anni 2018/19 era emerso misteriosamente dall’anonimato, (nessuno lo conosceva se non pochi per essere stato Nunzio apostolico negli Stati Uniti) per denunciare certe gravi omissioni nei confronti di Bergoglio che non avrebbe affatto sorvegliato sulla questione della pedofilia del clero, anzi avrebbe addirittura promosso qualche importante cardinale già accusato e messo alle strette sotto il pontificato precedente.

In quei primi anni noi lo ritenevamo una “Voce” venuta dal cielo per incoraggiarci nella via della fedeltà alla Chiesa cattolica, dopo la spaccatura bergogliana che ha creato la presenza scandalosa di due Papi e l’avvio di una specie di nuova “pastorale” impastata di marxismo, materialismo, sociologismo, politichismo, e ultimamente, addirittura composta da idolatria gravissima con l’intronizzazione della dea Pachamama in San Pietro. Ma il guaio peggiore è che viene tutto minimizzato o messo a tacere, tanto che nessuno si rende più conto della GRAVITA’ ENORME DI CIO’ CHE STA AVVENENDO IN SENO ALLA CHIESA, forse anche perché ottenebrati solo dal diavolo e dallo spauracchio del virus. 

Ma quale è stata la nostra delusione nel constatare che, più aumentavano gli interventi pubblici di mons. Viganò e più si inaspriva la sua penna, il suo cuore in modo perfino esagerato e talvolta pungente, non contro questa situazione davvero allucinante nel cuore della Chiesa di Gesù che si è formata quasi come una “setta” dentro la vera Chiesa, ma sempre e solo contro il Vaticano II e soprattutto contro l’unica, vera vittima di tanti compromessi luciferini, Benedetto XVI, colpevole, secondo lui, di aver fatto “il gran rifiuto” di Dantesca memoria.

          Ma quale è stato il nostro sconcerto quando ultimamente è uscito allo scoperto anche il prof. Roberto de Mattei, noto tradizionalista sulla stessa linea di mons. Viganò a condurre una battaglia non assieme a lui, bensì contro di lui, pur essendo stessi compagni di cordata tradizional-sedevacantista, de Mattei da sempre e mons. Viganò, incomprensibilmente, solo da qualche anno, perchè quando venne nominato da papa Benedetto Nunzio Apostolico negli Stati Uniti nulla ebbe mai da obiettare contro il Vaticano II e il Papa che lo investì di un tale compito impegnativo ma anche onorifico.

 Qui i conti non tornano più! Che sta succedendo?  Per qual motivo questa inaspettata guerra intestina? Chi ispira o addirittura scrive le lettere di mons. Viganò? Si è chiesto de Mattei supponendo la presenza di un “direttore d’orchestra” dietro i numerosi scritti di Viganò. Ed ecco il profilarsi due o forse anche più schieramenti l’un contro l’altro armato dentro lo stesso gruppo tradizionalista.  Francamente non si capisce bene dove costoro vogliano parare dal momento che tutti hanno in comune l’avversione per il Concilio e Papa Benedetto, colpevole, secondo loro, di aver dato le dimissioni, causando l’apertura di questa drammatica situazione bergogliana nella Chiesa.  Ma tutto è stato provvidenziale nei disegni di Dio perché, senza le dimissioni di Papa Benedetto, non sarebbe venuto alla luce tutto quel veleno tenebroso da quel singolare “vaso di Pandora” contro il quale siamo tutti tenuti a combattere con fede e coraggio.

 

Sta di fatto che il diavolo, esperto nel seminare ovunque zizzania, di solito rincara la sua "dose" soprattutto laddove ci si stacca dalla vera barca della Chiesa cattolica per cercare salvezza in scialuppe di salvataggio che alla fine non riescono mai ad approdare a riva sicura perché manca loro il vero timoniere che non può essere altro che “Pietro”, per successione apostolica, l’unico vero Vicario di Gesù Cristo. Per cui lo stesso problema di grave crisi che si sta presentando nei confronti di chi segue l’antipapa Bergoglio, si è presentato già da molto tempo anche dentro le chiesuole di coloro che, ritenendosi gli unici fedeli al “Magistero perenne!!” della Chiesa e ai riti antichi del Vetus Ordo, alla fine non hanno fatto altro che scardinarla da dentro rifiutando i veri grandi Papi e tutto il loro sublime insegnamento e probabilmente creando anche le condizioni, sia pure involontarie, per favorire l’attuale crisi gravissima in cui ci troviamo con due Papi, di cui uno solo è il vero. Se avessero invece appoggiato con pazienza, umiltà e fedeltà i veri Papi che si sono succeduti, forse qualcosa di meglio avremmo salvato della nostra martoriata ma pur sempre Santa Chiesa cattolica per volontà di Dio.

 

Anche se le vere motivazioni delle dimissioni traumatiche di papa Benedetto le conosceremo forse solo in cielo, sta di fatto che una fondata testimonianza del perché di questo EVENTO STORICO COSI’ TRAUMATICO PER TUTTI, è stata offerta per iscritto nientemeno che da uno dei Cardinali, il belga Daneels, della cosiddetta “Mafia del Sangallo” prima di morire, come frutto di un complotto decennale da parte di parecchi Cardinali che volevano intronizzare uno di loro, il card. Bergoglio appunto, per portare la Chiesa cattolica verso la loro meta agognata che è “IL NUOVO ORDINE MONDIALE” ed evidentemente la presenza di un Papa tenace e fedele come Benedetto era di impedimento ai loro piani.

Fallito il precedente tentativo con l’elezione di Papa Benedetto nel 2005, non si sono dati per vinti ma hanno continuato con cocciutaggine luciferina su questa strada di voler occupare a tutti i costi il soglio di Pietro, come da chiare e precise tappe programmate che la massoneria si è proposta di raggiungere un po’ alla volta lungo i secoli, di cui non fa più mistero e che ultimamente sta accelerando forse dietro il “pungolo” del diavolo che sa di dover fare presto i conti con la “Regina delle Vittorie”.

 

Pur condividendo certe preoccupazioni espresse più volte da mons. Viganò, perché non siamo così ingenui da non capire le gravi trasformazioni negative realizzatesi dopo il Concilio, le molte defezioni, dissacrazioni ecc. a partire dalla ben visibile riforma o demolizione purtroppo dell’architettura sacra, degli arredi liturgici ecc. come lui giustamente denuncia, tuttavia ci chiediamo: dov’era l’illustrissimo monsignor Viganò, quando i tre ultimi grandi Papi, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI battagliavano da soli, contro l’incalzare prepotente dei nemici della chiesa, sia da parte progressista che tradizional-conservatrice? Tanto che uno di loro, San Giovanni Paolo II, ha rischiato di rimetterci la vita e l’ultimo, Benedetto, è stato costretto a eclissarsi per non essere sbranato dai lupi che lo incalzavano perché, a quanto pare, era risoluto nel rifiutare la sua firma ad aperture speciali ai divorziati, gay ecc. come poi in effetti è avvenuto con la scandalosa enciclica “Amoris Laetitia” un inno all’adulterio sancito e “benedetto” anche dalla possibilità di comunicarsi, che ha portato il primo grande sconvolgimento nel cuore della Chiesa, tra il solito silenzio colpevole di tutti i Vescovi. 

Questo documento presentato come grande concessione verso tutti, ignorando le precise e severe disposizioni del Magistero della Chiesa sulle modalità di accesso alla Santa Comunione che non è un simbolo, ma il vero e Santissimo Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo,  è stato quello che ha segnato il declino irreversibile della Chiesa cattolica, sfociato on l'accordo di Abu-Dhabi firmato con tono trionfalistico il 5 febbraio 2019 tra Bergoglio e gli Emirati arabi con l'Iman Al-Azhar, dove in nome di un Dio ignoto e della fede non certo in Gesù Cristo ma in una vaga "fratellanza umana" ci si illude di aver risolto il problema della pace universale. 

Invocare la pace eliminando l'autore della vera pace che è Gesù Cristo da parte di colui che dovrebbe rappresentarlo in terra, è quanto di peggio si possa auspicare per il mondo. Infatti è proprio dal 2019, anno della firma di Abu-Dhabi e della intronizzazione della dea pagana Pachamama che sono precipitate sulla nostra testa, come una valanga continua e irrefrenabile, le peggiori calamità che non sono ancora finite perchè nessuna autorità ecclesiastica ha voluto indire ufficialmente sante Messe pubbliche di riparazione a tanto peccato blasfemo e sacrilego, neppure mons. Viganò, se non solo attraverso proteste e contestazioni, sia pure doverose e coraggiose.


Ma arrivare ad accusare adesso Papa Benedetto di aver permesso, con le sue dimissioni, una tale gravissima apostasia, è quanto di più indegno e ingiusto si possa pensare.  Infatti Papa Benedetto XVI è stato lasciato completamente solo a combattere contro tutti, dentro e fuori la Chiesa, ed è risaputo che il Papa da solo, senza gli appoggi di cardinali e Vescovi, nulla può fare, perché la Chiesa cattolica, pur avendo nel Papa il suo punto focale di riferimento attribuendogli anche l’infallibilità a determinate condizioni, tuttavia non è una “monarchia assoluta”, ma fa leva al suo interno sul “Collegio episcopale” e se questo è ostile al Papa, è assai difficile governare.

·         Ma a chi giova riesumare questioni passate già risolte, anche se non nel migliore dei modi, in questo frangente storico pieno di difficoltà dove già viene messa a prova la nostra fede?

·         Non si rischia di scardinare ancora di più quella poca fede rimasta nei cattolici coraggiosi che vanno contro corrente da soli, spesso addirittura in piena opposizione contro certe direttive scandalose del Vaticano, ormai chiaramente alleato con i nemici della Chiesa?

·         Quale finalità misteriosa potrebbe nascondere questa operazione davvero anomala e soprattutto pericolosa da parte di un Prelato finora sconosciuto in un periodo tra i più difficili e drammatici della storia italiana e mondiale?

 IL FATIDICO ANNO 1958. Cercando di lavorare con l’intuizione dal momento che ci muoviamo in un campo ancora oscuro, sia pure concreto, e chissà mai se si rivelerà nella sua chiarezza totale, si presuppone che l’obiettivo che questi contestatori del Vaticano vogliono raggiungere potrebbe essere una “riforma” drastica partendo da un evento storico ben preciso che è l’anno 1958, cioè da quell’episodio che ha dato il via ad una specie di elezione papale “anomala” di cui parleremo. Supposizioni? Nessuno ha in mano la certezza assoluta ma sta di certo che esistono tutti i presupposti, purtroppo, perché possa accadere un fattaccio terribile del genere, che POTREBBE DARE IL VIA AD UNO SCISMA DALLE PROPORZIONI GIGANTESCHE E DISTRUTTIVE, perché come si spiega l’accanimento generale contro tutti i grandi, santi Papi del Concilio? Era di moda prenderli in giro, criticarli, biasimarli, esporli alle calunnie, alle derisioni, sempre allo scopo di demolirne la figura come Vicari di Cristo, però… solo fino all’arrivo di Bergoglio, davanti al quale ci si deve inchinare e forse anche inginocchiare, visto che lui non lo fa mai davanti al Santissimo Sacramento, per timore di ritorsioni o peggio, elogiandolo sempre, diffondendo le sue omelie quotidiane e martellanti come mai si era visto prima, interviste, encicliche, battute e altre “amenità” del genere perché è stata detronizzata la figura di nostro Signore Gesù Cristo per mettere al centro di tutta la vita della Chiesa, sempre e solo lui: l’antipapa Bergoglio.

 

Ma è doveroso ricordare che alla fine di tutte le discussioni e diatribe e lotte intestine che portano discredito a tutto il clero in genere a alla vera Chiesa e di cui la gente è satura e stanca, la cosa più importante è saper scegliere giusto, cioè saper scegliere Gesù Cristo che ha fondato la vera Chiesa, sull’unico e vero PIETRO, perchè come dice la Scrittura “UBI PETRUS, IBI ECCLESIA”. “Solo a te, Pietro, darò le chiavi della mia Chiesa e avrai il potere di sciogliere o di legare…” cioè di perdonare o no i peccati degli uomini. Sbagliare scelta è pericoloso perché c’è in gioco la salvezza della nostra anima, anche fossimo animati dalle migliori intenzioni.

 

Illustri Prelati, con tutte queste scandalose diatribe ecclesiastiche, la gente confusa, disperata e messa alla prova da questa situazione generale difficile, non trova sostegno alcuno da parte vostra, anzi se ne allontana scandalizzata, perché voi o rimanete in scandaloso silenzio quando c’è da combattere al nostro fianco di laici coraggiosi in difesa della vita, della famiglia, del lavoro ecc. contro leggi inique, oppure avete solo da offrire parole belle ma vuote, dall’alto della vostra fortezza inespugnabile e dal lusso delle vostre mense sempre imbandite a festa grazie alle nostre offerte di gente umile e spesso anche povera, mentre voi neppure sapete quanta fatica costa guadagnare lo stipendio per mantenere le nostre famiglie e “quanto sa di sale lo pane altrui”.

 

L’EPISODIO DEL CARD. SIRI CHE DOVEVA ESSERE PAPA

 Alcuni di questi nostalgici che vogliono ripristinare chissà quale antica liturgia, sembra che vogliano far leva sul noto episodio del card. Siri che, dopo la morte di Pio XII, sembra sia stato nominato Papa col nome di Gregorio XVII, con tanto di fumata bianca visibile a tutti il 26 ottobre 1958.  Ma che in realtà poi sia stato minacciato o gli abbiano intimato pesantemente di non accettare perché non gradito a quella potente lobby cardinalizia che sin da allora ma anche da molti decenni prima, era ben presente in seno alla chiesa e condizionava addirittura queste scelte così importanti per la vita della Chiesa.

Nulla di nuovo sotto il solo perché cose già avvenute sin dai tempi dello Scisma di Occidente tra il 1370 e 1420 con la presenza di ben tre Papi votati dalle varie correnti cardinalizie che si contendevano miseramente il privilegio di nominare uno di loro e combattere tutti gli altri. Fu in questo contesto che Santa Caterina identificò il vero unico Papa come successione apostolica in Urbano VI, ma anche adesso, come allora, sembra si stiano aprendo scenari molto preoccupanti in merito alla questione “Chiesa e Papato”. E con questi precedenti scandalosi dentro la Chiesa dei secoli passati, ci meravigliamo della Mafia del Sangallo? Ci rifiutiamo di credere che le cose si siano svolte in modo così scandaloso come testimoniato dal defunto card. Daneels? E’ un miracolo se ancora possiamo avere Messa ed Eucaristia.

 Messo da parte il card. Siri, fu eletto un Papa che fosse anziano, dicevano allora, di “transizione” per vedere nel frattempo gli sviluppi della situazione ecclesiastica che, Concilio o no, stava già entrando in una grave crisi che durava da secoli in realtà, la crisi modernista tanto combattuta da grandi e santi Papi come Pio X e Pio XII, come pure in precedenza Pio IX quello che promulgò il dogma dell’Immacolata. Con la differenza però, che allora questi Santi Papi coraggiosi potevano contare sull’appoggio di collaboratori fidati e anche su un certo numero di Vescovi e Cardinali, come ad esempio il card. Merry Del Val, figura ascetica di grande appoggio per il Papa Pio X, mentre nel caso dei nostri sia pure Grandi Papi dell’ultimo Concilio, nessun appoggio fu dato loro, perchè tutti, collegio Vescovile, corrente progressista e tradizionalista, lobby nascoste, seminari e associazioni cattoliche varie, insomma tutti erano contrari e addirittura ostili e avversi ai loro rispettivi grandi e Santi Papi che si sono trovati a combattere da soli contro tutti.

 Ricordiamo l’episodio eroico di Papa Paolo VI che dovette ricorrere al consiglio di Padre Pio prima di dare il via definitivo alla “Humanae Vitae”, in quanto li aveva tutti contro, dentro e fuori la Chiesa, anche l’opinione pubblica, e si trovò a un certo punto di difficoltà da dubitare perfino se fosse cosa giusta o no, a tanto arriva l’azione del maligno. Avuto l’incoraggiamento, anzi il dovere da parte di padre Pio di andare avanti con la pubblicazione, non esitò un minuto e a costo di grandi sofferenze e contraddizioni riuscì a pubblicare questo testo.

Narra un teologo di Verona presente a uno di questi dibattiti che, appena dato il via al consenso di pubblicare l’enciclica, Paolo VI entrò nella sala riunioni dove erano ancora presenti alcuni consiglieri, teologi ecc. con passo sicuro e determinato (mentre prima lo si vedeva accasciato e stanco) e battendo un forte pugno sul tavolo delle riunioni, esclamò “E PER QUESTA PUBBLICAZIONE COSÌ TRIBOLATA E SOFFERTA, RINGRAZIERETE ME E LO SPIRITO SANTO”.  In effetti si dice che sia stata la salvezza della Chiesa quella Enciclica anche se poi, purtroppo, è stata cancellata e ignorata non certo dai papi successivi, che l’hanno sempre difesa e sostenuta, ma dall’antipapa Bergoglio che ha distrutto anche tutto il bellissimo Osservatorio voluto da Giovanni Paolo II a sostegno della Vita.  E continua la distruzione mentre tutti gli occhi sono orientati contro il Vaticano II.

Basterebbe questo episodio, ma ce ne sono moltissimi di edificanti, per elevare la grande considerazione e stima che dobbiamo avere anche verso San Paolo VI, che fu deriso su tutti i fronti, a iniziare da quel GIORNALE INFIDO E GRAVEMENTE CALUNNIOSO DI MONS. VILLA “CHIESA VIVA”, CHE AVEVA LO SCOPO DI DEMOLIRE TUTTE LE FIGURE DEI NOSTRI GRANDI PAPI DI ALLORA, ACCUSATI TUTTI GRATUITAMENTE DI ADERIRE ALLA MASSONERIA E ANCHE PEGGIO, E CHE TANTO DANNO HA FATTO ALLA VERA CHIESA DI CRISTO, sotto le solite “edificanti” motivazioni del dovere di fare chiarezza e pulizia all’interno della Chiesa a forza di accuse infondate e di calunnie gravissime. Sentirsi investiti di un tale compito non si sa da quale autorità e svolgerlo sparando a zero su tutta la Chiesa del Concilio e i Papi con una cattiveria di fondo che non denota affatto il dovere di una umile e doverosa correzione fraterna, potrebbe diventare la strada giusta per finire negli artigli di Satana sotto finalità all’apparenza sante.

 

La figura di Giovanni XXIII è stata molto discussa in realtà, perché si dice che, nato umile contadino, ma lanciato poi nei luoghi della diplomazia vaticana più difficili abitati da mussulmani e aperti anche alla massoneria come la Bulgaria, Istanbul e Parigi, zone dove lui era stato inviato come Nunzio apostolico, si fosse in un certo senso lasciato attrarre da queste realtà islamico-massoniche-laiciste e che forse per questo lo avevano votato senza problemi quei cardinali che invece avevano rifiutato il card. Siri che era invece su una linea di rigore dottrinale ferreo.

Sono questioni complesse e controverse che non è mai possibile giudicare e misurare con certezza dall’esterno, anche perché risulta che invece papa Giovanni XXIII mantenesse un sincero rapporto intimo e sincero di fede con Dio, come si evince dal suo diario “Il giornale dell’anima”.  Purtroppo noi siamo propensi a fare i conti solo sull’aspetto umano, sulle mosse esterne politico-diplomatiche spesso deludenti all’apparenza perché intrise del dovere non facile di mantenere rapporti di pace anche con altri Stati ecc., senza mai considerare che dentro l’anima di ogni uomo, soprattutto se investito di autorità, lavora in silenzio la grazia di Dio che trasforma i cuori, attraverso la cosiddetta “grazia attuale” e li converte da poveri peccatori magari anche in santi.

In effetti Giovanni XXIII, spinto anche da altri Cardinali che auspicavano di proseguire il Concilio Vaticano I interrottosi traumaticamente a seguito dell’episodio della Breccia di Porta Pia e della fuga di Pio IX da Roma, fu deciso a realizzare questo ambizioso progetto e pertanto diede inizio al Concilio Vaticano II che aprì i suoi battenti in pompa magna il 25 gennaio 1959, Concilio che, come il precedente, fu attaccato ancor più duramente dal diavolo e dai suoi.

 Ma anche nel caso in cui si volesse a tutti i costi riesumare questo episodio storico straordinario della elezione fallita del card. Siri, allo scopo di voler cancellare tutto il Vaticano II o solo qualche Papa o non si sa quale altra manovra luciferina si voglia pensare di realizzare, il fatto certo e inconfutabile dal punto di vista ecclesiastico, canonico, legale, ascetico ecc. è e rimane questo:

I DISEGNI DI DIO NELLE QUESTIONI DI DIO E DELLA CHIESA SEGUONO UN ITER DIVERSO DA QUELLI DEL MONDO, PERCHE’ DIO SA SCRIVERE DRITTO SU RIGHE STORTE E SE PERMETTE, AD ESEMPIO, ANCHE UNA TRUFFA, DICIAMO COSI’, COME QUELLA DI CUI ABBIAMO PARLATO SOPRA CON L’ELEZIONE DI GIOVANI XXIII, DIO POI SA VOLGERE AL BENE ANCHE IL MALE, ANZI A VOLTE SI SERVE DI TRAME OSCURE DI LOSCHI PERSONAGGI PER RAGGIUNGERE POI, PER MEZZO LORO, IL SUO SCOPO CHE E’ LA SANTIFICAZIONE DELLE ANIME E LA GLORIA DELLA SUA CHIESA.

 

Per cui, anche se fosse stato realmente un errore, un imbroglio, poi Dio lo ha sistemato a modo suo e sarebbe distruttivo per la chiesa e per tutti pretendere di rivedere queste cose, addirittura eliminandole o sistemandole secondo la propria volontà prescindendo da quella di Dio perché l’orgoglio umano è sempre l’ultimo a morire e sa combinare solo grossi guai.

 Ricordiamo a tale proposito l’episodio di Esaù e Giacobbe, i due figli di Isacco. Il discendente diretto doveva essere Esaù in ordine di precedenza ma la moglie Rebecca che privilegiava l’altro figlio, ATTRAVERSO UN SOTTERFUGIO, fece dare la benedizione di primogenitura a Giacobbe. E quando il padre Isacco se ne accorse, non tornò indietro rimproverando moglie e figlio, ma accettò la faccenda come voluta o permessa da Dio. E così, sia pure obtorto collo da parte di Esaù il quale comunque aveva in precedenza offerto al fratello la primogenitura in cambio di un piatto di lenticchie!! E Dio lo ha preso in parola. Poi la vita continuò per quella direzione che Dio stesso consacrò anche attraverso questa sorta di imbroglio.


PER FINIRLA COL DENIGRARE

IL CONCILIO VATICANO II

 

Strenuo difensore del Concilio, oltre ai due Grandi Papi che lo hanno preceduto, Paolo VI e Giovanni Paolo II, è stato Papa Benedetto XVI, il quale era talmente preoccupato che il Concilio fosse capito nella sua vera essenza e peculiarità che ne ha fatto l’argomento principale di due importanti omelie rivolte entrambe al Clero di Roma: quella del 22 dicembre 2005, in occasione del suo primo anno di insediamento come Sommo Pontefice, e l’ultima del 14 febbraio 2013 subito dopo le sue dimissioni.  Vengono i brividi quando penso a come sono stati accomunati entrambi nella stessa misera sorte: Papa Benedetto e Concilio!! Entrambi buttati al macero con le loro meravigliose encicliche e accusati di aver rovinato tutto! Lui, Papa Benedetto! Una figura di altissimo livello culturale, spirituale e ascetico umiliato e offeso dai pigmei della cultura moderna che si credono importanti perché si mettono sotto i riflettori a sparare stupidità sull’operato di Papi eccezionali che presto la storia indicherà come Dottori di altissimo livello, così umili e nel contempo consapevolmente superiori che neppure si degnano di rispondere.

 

PIANO DI STUDI SCADENTE.  Conoscendo oltretutto il livello scadente del piano di studi liceali e universitari degli alunni di oggi in genere, seminario compreso, dove a malapena riescono a stilare una misera composizione logica senza errori, viene da chiedersi se queste nuove generazioni sono in grado ancora di capire queste meravigliose omelie ma anche tutti gli altri documenti del Concilio dove emerge con evidenza lapalissiana la necessità urgente di conciliare la Fede con la Ragione (Fides et Ratio) e di contemplare la bellezza della Verità che rende liberi (Veritatis splendor) senza paura di doversi confrontare serenamente con tutte le altre espressioni religiose del mondo purchè non si ceda a falsi compromessi e si tenga sempre ben alta la bandiera dell’unico vero Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo e la dottrina che ci ha insegnato che è fondamentale per non perdere la fede. Perché è risaputo che anche l’intelligenza e la ragione si elevano o si abbassano a seconda del “nutrimento spirituale” che viene somministrato nel tempo. E’ come una persona che a forza di vivere a pane e latte, neppure riesce più a digerire tutto il resto.

 

RIFORMA DEL SEMINARIO.

 E SE PROPRIO CI FOSSE BISOGNO DI UNA VERA RIFORMA, QUESTA DEVE INIZIARE NON CON LA DIVISIONE TRA DI NOI, CON ULTERIORI LITIGI, ACCUSE, SCANDALI, IMPROPERI ECC. BENSI’ CON LA RIFORMA CHE PARTE DAL CUORE DELLA CHIESA CHE E’ IL SEMINARIO, FUCINA DEI FUTURI SACERDOTI E VESCOVI, E PERTANTO LUOGO PRIVILEGIATO SIA PER DIFFONDERE LA VERITA’ CHE L’ERRORE. E proprio per questo sempre più attaccato dal diavolo.

Perché se non iniziamo a puntare sul valore dell’intelligenza e della volontà in un rigoroso piano di studi che recuperi la filosofia e teologia tomista, scolastica e patristica oltre che la metafisica anziché assecondare i vani discorsi di teologi protestanti o atei disposti a concedere tutto anche dal punto di vista della morale, non ne verremo fuori dalla crisi e saremo giudicati severamente davanti a Dio.

Seguendo l’insegnamento del grande servo di Dio mons. Fulton Sheen, se alla base di qualunque scelta di vita ascetica o consacrata non esiste il pilastro culturale della vera dottrina cristiana, della vera teologia e filosofia dove l’intelletto viene illuminato dalla vera Fede unita alla ragione, e il cuore si riempie di gioia davanti alla contemplazione della Verità; senza un vero rapporto di amore e di contemplazione con Gesù Cristo, nostro Dio fatto Uomo che dà la forza di vivere le virtù anche eroiche, come è possibile vivere secondo le esigenze del cristianesimo, soprattutto la virtù della castità in un mondo traviato, per non dire del dovere di dare la vita come i martiri piuttosto che tradire?  Ecco il perché di tanto disastro anche nella vita di relazione e di castità tra sacerdoti e seminaristi in genere! Non capiscono perché devono imporsi questi gioghi e la prima a crollare è la virtù della castità ovviamente, strettamente collegata con la mancanza di tutto il resto! Infatti la mancanza della conoscenza della bellezza della vera Fede che scaturisce dalla contemplazione della meravigliosa e unica figura di un Dio fatto Uomo, Gesù, è il motivo fondante.  

E la meditazione quotidiana davanti al Santissimo, oltre al Breviario, è uno dei rimedi principali per vincere tutti gli attacchi del diavolo. E di questo ci ha dato un esempio coraggioso e perfino eroico il sacerdote veronese morto in concetto di santità, don Ferdinando Rancan, fedele alla sua vocazione sacerdotale contro ogni persecuzione e incomprensione perfino da parte del Vescovo.

 

DISCORSO DI PAPA BENEDETTO AL CLERO DI ROMA

A questo punto, riportiamo uno stralcio importante del discorso di Papa Benedetto al Clero di Roma del 22 dicembre 2005, dove il suo primo argomento da trattare è IL CONCILIO VATICANO II perché lui si rendeva perfettamente conto che, dal modo con cui si poteva distinguere e difendere il vero Concilio da quello falso proposto dai nemici all’interno della Chiesa, dipendeva la fede del popolo di Dio. Fare capire questo ai suoi sacerdoti, senza metterli l’uno contro l’altro perché appartenenti a una visione progressista piuttosto che tradizionalista, entrambe disfattiste del vero Concilio, era di vitale importanza per Papa Benedetto.

 

Brano dell’omelia del 22 dicembre 2005, primo anno del suo insediamento come Papa.  ”L'ultimo evento di quest’anno su cui vorrei soffermarmi in questa occasione è la celebrazione della conclusione del Concilio Vaticano II quarant'anni fa. Tale memoria suscita la domanda: Qual è stato il risultato del Concilio? È stato recepito nel modo giusto? Che cosa, nella recezione del Concilio, è stato buono, che cosa insufficiente o sbagliato? Che cosa resta ancora da fare? Nessuno può negare che, in vaste parti della Chiesa, la recezione del Concilio si è svolta in modo piuttosto difficile. (…) Quanto è avvenuto in questi anni, ci fa ritornare alla descrizione che il grande dottore della Chiesa, san Basilio, fa della situazione della Chiesa dopo il Concilio di Nicea (325): egli la paragona ad una battaglia navale nel buio della tempesta, dicendo fra l'altro: “Il grido rauco di coloro che per la discordia si ergono l’uno contro l’altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei clamori ininterrotti ha riempito ormai quasi tutta la Chiesa falsando, per eccesso o per difetto, la retta dottrina della fede” (De Spiritu Sancto, XXX, 77; PG 32, 213 A; SCh 17bis, pag. 524).

 

Ed ecco un brano importante dell’ultima omelia del 14 febbraio 2013 sempre al Clero di Roma: “VORREI ADESSO AGGIUNGERE ANCORA UN TERZO PUNTO: C’ERA IL CONCILIO DEI PADRI – IL VERO CONCILIO –, MA C’ERA ANCHE IL CONCILIO DEI MEDIA. ERA QUASI UN CONCILIO A SÉ, E IL MONDO HA PERCEPITO IL CONCILIO TRAMITE QUESTI, TRAMITE I MEDIA. QUINDI IL CONCILIO IMMEDIATAMENTE EFFICIENTE ARRIVATO AL POPOLO, È STATO QUELLO DEI MEDIA, NON QUELLO DEI PADRI. E mentre il Concilio dei Padri si realizzava all’interno della fede, era un Concilio della fede che cerca l’intellectus, che cerca di comprendersi e cerca di comprendere i segni di Dio in quel momento, un Concilio che cerca di rispondere alla sfida di Dio in quel momento e di trovare nella Parola di Dio la parola per oggi e domani, mentre tutto il Concilio – come ho detto – si muoveva all’interno della fede, come fides quaerens intellectum, il Concilio dei giornalisti non si è realizzato, naturalmente, all’interno della fede, ma all’interno delle categorie dei media di oggi, cioè fuori dalla fede, con un’ermeneutica diversa. Era un’ermeneutica politica: per i media, il Concilio era una lotta politica, una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa. Era ovvio che i media prendessero posizione per quella parte che a loro appariva quella più confacente con il loro mondo.  (…)

Sappiamo come questo Concilio dei media fosse accessibile a tutti. Quindi, questo era quello dominante, più efficiente, ed ha creato tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata … e il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale... 

(Mi si permetta un esempio che potrebbe sembrare banale e invece potrebbe calzare a pennello col discorso del Concilio vero dei Padri e quello montato dei “media” che hanno avuto il sopravvento. Prendiamo il caso del coronavirus e dei vaccini. C’è stato il vero Ordine dei Medici preparati e coscienti che lo hanno identificato e risolto con medicine di sicura e comprovata efficacia però sono stati messi a tacere, anzi addirittura minacciati e perseguitati dai media imposti dalla politica e dalle case farmaceutiche perché contrarie ai loro interessi con la diffusione di vaccini. Chi dei due ha vinto? I veri medici o le false dichiarazioni di “esperti” che, grazie ai media, come affermato da papa Benedetto rispetto al concilio, hanno avuto tutti i mezzi a disposizione per diffondere la menzogna coprendo quasi di infamia la verità?. Umanamente parlando, ha vinto la menzogna con gravissimi danni, nel caso del vaccino, per i corpi e, nel caso del Concilio, per le anime.  In ambo i casi però chi ci ha rimesso è sempre e solo l’uomo, fatto a immagine e somiglianza di dio che, grazie alla menzogna del diavolo che si serve di molte strade per ingannare, ha perso contemporaneamente corpo e anima.)

 UNO DEI PIU’ STRENUI, TENACI E CONVINTI DIFENSORI DEL CONCILIO VATICANO E’ STATO IL PROF. DON IVAN POJAVNIK, Sloveno, teologo di vasta esperienza anche come docente, autore di due volumi sul Concilio “Il Mistero del Concilio” dove ne mette in risalto il grande valore dottrinale e pastorale insieme.  

Egli afferma che il programma del santo Padre Giovanni XXIII per l’ultimo Concilio è stato l’aggiornamento evangelico della Chiesa. Nel suo discorso di apertura, Papa Giovanni, pieno di speranza e di fede, esortò i Padri Conciliari a rimanere da un lato, “fedeli alla tradizione cattolica” e dall’altro a riproporla in modo adatto ai tempi nuovi. (…) Nel grande edificio dottrinale del Concilio è integrata la dottrina dei Concili Ecumenici precedenti, dei Padri della Chiesa, dei Santi Dottori della Chiesa medievale e dell’Evo moderno. In particolare è integrato l’insegnamento dei successori di Pietro, da Leone XIII fino a Paolo VI incluso. Le loro 157 encicliche costituiscono un ponte globale perfetto tra il Concilio Vaticano I e il Concilio Vaticano II, e inoltre assieme alla teologia Scolastica e Patristica. (…)

Tutti i Concili ecumenici sono stati pastorale e dottrinali. Definendo infallibilmente la dottrina della fede e della morale, salvavano le pecore del gregge di Cristo dalle vie dell’errore e dell’eresia. (…) I Concilio ha integrato la dottrina dell’enciclica “Ecclesiam suam” di Paolo VI (1964) ed ha tracciato una mappa teologica generale della Chiesa, della cristianità, delle religioni non cristiane e dell’umanità odierna secolarizzata. Dal centro della Chiesa cattolica si allontanano in cerchi concentrici varie comunità cristiane separate, le religioni non cristiane e il moderno mondo secolarizzato e ateo.

Il Concilio stabilisce nei diversi documenti il rapporto della Chiesa con questi cerchi, seguendo le orme del Buon Pastore che ha cercato con il dialogo di salvezza di ricondurre tutti i gruppi delle pecore erranti nell’ovile dell’unica famiglia cristiana ed umana. (…) Papa Paolo VI ha parlato chiaramente di un attacco straordinari di Satana contro la Chiesa sulla via della realizzazione del Concilio. Egli con il suo fumo è entrato attraverso una fessura della Chiesa per oscurarla. (S.Paolo VI C, 15.1.1969). (…)

C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa perché ciò che è in questione è la Fede, come dalle parole di Gesù nel Vangelo di San Luca “Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra? “Ciò che più colpisce quando si considera il mondo cattolico è che, all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico, all’interno del cattolicesimo, diventi domani il più forte. Ma non rappresenta mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”. (San Paolo VI ha detto queste parole nel 1977, un anno prima della sua morte e le riporta Jean Guitton nel suo libro “Paolo VI segreto, Milano 2002.)  Nel futuro la fede cattolica sarà conservata solo in un piccolo gregge, previsto profeticamente da santo Padre Paolo VI? Se ciò avverrà, esso però sarà un germe validissimo, un granello di senapa di unità, di speranza e di salvezza per tutta l’umanità.

            E per i soliti contestatori che accusano Paolo VI di aver voluto omologare, in un certo senso, la fede cattolica con altre religioni, lo stesso Papa ribadisce con forza nella “Dignitatis Humanae” da una parte il diritto alla libertà religiosa (erano gli anni in cui iniziavano i viaggi e trasferimenti anche per lavoro dei vari popoli con la necessità di trovare una convivenza rispettosa dei diritti di ognuno, compresa la libertà religiosa, soprattutto dei cristiani nei paesi musulmani). Ma dall’altra IL DOVERE DELLA DIFESA DELLA VERA RELIGIONE.

In nessun modo, ribadisce Paolo VI, sia nella enciclica citata che nell’altra sempre contestata a sproposito “NOSTRA AETATE”, il Concilio in nessun modo fonda questo diritto sul fatto che tutte le religioni e tutte le dottrine che riguardano questo campo, anche erronee, avrebbero un valore più o meno uguale. Fonda invece questo diritto sulla dignità della persona umana, la quale esige di non essere sottoposta a costrizioni esteriori che tendono a opprimere la coscienza della persona nella ricerca della verità della religione e nella libera adesione ad essa. Gli fa eco papa Giovanni Paolo II nella catechesi del 5 giugno 1985 ma anche in molte altre occasioni, “Esiste una differenza abissale tra la religione rivelata cristiana e le religioni non cristiane” ma noi abbiamo il dovere di non lasciare furi della porta i non cristiani, ma di accoglierli in nome di nostro Signore Gesù Cristo.

In questo settore c’è stata francamente molta mala fede da parte di chi vedeva in queste esortazioni o encicliche parole di trasgressione o tradimento. Mentre nessuno si è degnato di leggere tutti gli altri documenti meravigliosi del Concilio e dei nostri Santi Papi.

 

E la battaglia fra il potere delle tenebre e quello della Luce continua, ma noi, piccolo esercito fedele a nostro Signore Gesù Cristo e ai veri Santi Papi, non ci arrenderemo mai davanti all’incalzare dei nemici di Dio, perché Dio è amore e ci ama e ci ha preparato un posto meraviglioso accanto a lui, perché questa vita passa presto e ci aspetta il premio eterno. Vale la pena combattere con coraggio.                                                                                                                             

                 patrizia@patriziastella.com

 

In questo link il coraggioso Magistrato Giorgianni parla chiaramente che esiste solo un unico Papa, Benedetto XVI perché Bergoglio è solo un cardinale vestito di bianco, complice del Nuovo Ordine mondiale”.

https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/27623742/giorgianni-benedetto-xvi-mai-abdicato-bergoglio-cardinale-vestito-bianco.html

 Più 2 lettere in allegato relative alle omelie di papa Benedetto prima e ultima al Clero di Roma

 


martedì 15 giugno 2021

UN SOMARELLO E LA SUA STORIA. TESTIMONIANZA DI E. DAL BOSCO

TESTIMONIANZA  DI ERMENEGILDO DAL BOSCO

Sul libro 

 

UN SOMARELLO E LA SUA STORIA

di don Ferdinando Rancan

 

 Sono Ermenegildo Dal Bosco, veronese settantunenne, laureato in chimica pura, titolo che mi ha permesso di lavorare per dieci anni  per la Magneti Marelli società del gruppo FIAT.

Nel 1980 mi sono felicemente sposato con Claudia laureata in Scienze Biologiche ed insegnante di matematica e scienze presso varie scuole medie private e pubbliche. Dal 1986 per ragioni famigliari ho cambiato professione: sono diventato anch’io docente di matematica e scienze presso L’Istituto salesiano “Don Bosco “ di Verona per altri vent’anni. Attualmente siamo entrambi in pensione.  Abbiamo avuto quattro figli: uno è sacerdote diocesano e parroco e le altre tre sono tutte laureate in discipline diverse ed esercitano le rispettive professioni.

 

****************

 

Conobbi don Ferdinando in Seminario durante l’anno scolastico 1967/68 come professore di Scienze in 2^ liceo. Di quel periodo non conservo ricordi particolari: era un professore cordiale, non autoritario...

Poi lo persi di vista fino agli inizi del 2020 quando mi fu regalato il suo libro autobiografico “ Un somarello e la sua storia” da un amico che mi disse: “E’ la storia di sacerdote veronese straordinario, morto da pochi anni, che moltissimi, non solo veronesi, stimano santo; se lo leggi ti renderai conto”.

Come notai sulla copertina il nome dell’autore “Don Ferdinando Rancan” esclamai: “Ah, lo conosco! E’ mio valligiano e l’ho avuto come insegnante al Liceo!”

La lettura del libro mi conquistò fin dalle prime pagine: sentendo nominare Tregnago, suo luogo di nascita, mi sentii idealmente trasportato in alta Val d’ Illasi fino alla mia cara Giazza (capitale dei Cimbri ) dove sono nato e cresciuto fino all’adolescenza. Per noi Tregnago era allora considerato il capoluogo della zona: a Tregnago c’erano l’ospedale, il notaio, le Poste, il trenino, il cementificio, il castello, varie ville signorili ed il ristorante “Michelin”. Leggendo quindi mi sembrava di volare sulle contrade, i pendii, i prati, i boschi, il progno, le Chiese, i cimiteri… i luoghi della mia terra natia.

Un capitolo poi che mi impressionò visceralmente fu quello della tragica morte di suo padre sul posto di lavoro (1928): rimase orfano a meno di due anni! Questo ci rendeva simili perché anch’io, a soli sette mesi, persi mio papà per conseguenze di guerra.

Proseguendo nella lettura fui impressionato dalla precarietà di salute fin da piccolo, che lo obbligò a stare lontano dai propri famigliari per lunghi periodi con grandi sue sofferenze.

Ciononostante, fui meravigliato di come riuscì a compiere in bicicletta, nel periodo dei suoi studi universitari a Roma, il rocambolesco percorso Roma-Verona e successivamente varie escursioni su ardite montagne delle Alpi svizzere, tirolesi ed austriache.

Proseguendo fino al termine della lettura con il mio solito metodo non frettoloso ma cadenzato ed intervallato, ho maturato alcune convinzioni relative a Don Ferdinando, in qualità di uomo e di sacerdote, che mi permetto di esporre sinteticamente.

Anzitutto ho apprezzato la sua spiccata “vèrve” poetica ed il suo narrare elegante, fluente, empatico che rivelano una profonda sensibilità umana con accenti talvolta squisitamente materni. Nonostante per tutta la vita sia stato tormentato da problemi di salute si è dimostrato coraggioso ed intraprendente; non si è arreso di fronte a difficoltà, critiche ed opposizioni anche violente.

Qui faccio riferimento soprattutto a quell’evento straordinario molto doloroso e per lui umiliante che mi ha colpito profondamente e che non conoscevo, cioè di vedersi espulso all’improvviso dal Seminario, nel 1949, alla distanza di un anno dall’ordinazione sacerdotale, per un malinteso sorto con il Vescovo, mons. Girolamo Cardinale, incomprensione che si è risolta positivamente, ma dopo la bellezza di quattro anni di lunga e fiduciosa attesa, grazie all’eroica fortezza e visione soprannaturale da parte del nostro seminarista che mai perse di vista la consapevolezza di sentirsi guidato dalla mano paterna di Dio, oltre che l’interiore certezza che sarebbe stato ordinato sacerdote proprio da quel Vescovo che lo aveva espulso in modo così misterioso. Come poi avvenne, il 29 giugno 1953.

Questo fatto inspiegabile della sua espulsione violenta dal seminario in modo si potrebbe dire traumatico, si rivelò poi un autentico disegno della provvidenza di Dio su don Ferdinando, perché il Rettore del Seminario, mons. Pietro Albrigi, che lo stimava molto, pensò di mandarlo a Roma, ospite dell’istituto “don Calabria”, a proseguire gli studi universitari nell’attesa dello sviluppo degli eventi. E fu proprio a Roma che venne in contatto con l’Opus Dei, che allora segnava i suoi primi passi in terra italiana e con il suo Fondatore, San Josemaria Escrivà, al quale, ovviamente dopo i necessari contatti con i responsabili, don Ferdinando presentò la domanda di ammissione.

Siamo infatti negli anni 1952/53 quando nessuno conosceva ancora l’Opus Dei in Italia o solo pochi a Roma e a Milano, e il fatto che un umilissimo, anche se coltissimo sacerdote veronese di campagna fosse stato scelto da Dio per essere “catapultato” nientemeno che a Roma, attraverso vicende così eccezionali, ha dell’incredibile. In effetti fu proprio don Ferdinando a far conoscere la spiritualità dell’Opus Dei a Verona e nel Nord-Est, diciamo così, tanto che qui in zona è conosciuto certamente come sacerdote diocesano esemplare, ma soprattutto come “quello che ha portato l’Opus Dei a Verona” e pertanto credo che a buon titolo possa essere definito “cofondatore” in quanto primo sacerdote diocesano che ha aderito come “aggregato” alla spiritualità dell’Opus Dei in Italia.

Quando, leggendo il libro, con grande soddisfazione venni a sapere del suo strettissimo legame con mons Escrivà mi si spalancò un panorama incantevole: anch’io ero stato affascinato dal carisma dell’Opus Dei: il “padre”, come usava chiamarlo don Ferdinando, si può considerare, ne sono pienamente convinto, l’ispiratore o il precursore di tutti i documenti conciliari e postconciliari riguardanti il cammino di santità specifico dei laici cristiani.

Mi tornò in mente quanto avevo meditato studiando la costituzione dogmatica “Lumen Gentium”, Il decreto “Apostolicam Actuositatem”, la dichiarazione “Gravissimum Educationis”. Trovai ulteriori conferme nel “Catechismo della C.C.”, nell’esortazione apostolica “Christi Fideles laici” (1994) di Papa San G. Paolo II° ed infine, nel suo illuminante “Compendio della Dottrina sociale della Chiesa” (2004).

 Mi domando quindi: “Quale grande riconoscenza dobbiamo avere verso don Ferdinando per aver trapiantato l’Opus Dei nel nostro Triveneto?”

Nel suo lungo periodo di apostolato sacerdotale non ha mai espresso giudizi sprezzanti o di astiosa condanna su persone o realtà varie dimostrando eccellente equilibrio, fede e lungimiranza. Confidando sempre nella Provvidenza di Dio e nella protezione della Madonna è riuscito a realizzare mirabili opere di natura sia spirituale che civile come, ad esempio, la ristrutturazione, senza lasciare debiti, della chiesa e di quasi tutto il complesso circostante la Parrocchia dei Santi Apostoli: sacrestia, canonica con appartamentini riservati ai sacerdoti, aule catechismo, asilo dei bambini, sala giochi, biblioteca, cortili  ecc.

Inoltre, avendo io personalmente studiato con diligenza tutti i documenti del Concilio Vaticano II° come pure i vari articoli del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), mi è parso, durante la lettura dell’autobiografia, che don Ferdinando, nel suo lungo ministero sacerdotale, fosse sempre stato pienamente “ortodosso” cioè in sintonia con il Magistero perenne della Chiesa Cattolica.

In conclusione ho maturato la convinzione che Don Ferdinando potrebbe degnamente essere annoverato fra i grandi sacerdoti veronesi quali don Baldo, don Nascimbeni, don Calabria, ….  perché ne ha dimostrato la medesima statura, anche se diverso carisma e spiritualità.

                        In fede          

                                                Ermenegildo Dal Bosco

 

Mi permetto di suggerire la lettura di questo suo libro autobiografico non solo per la ricchezza di contenuti espressi in modo simpatico e avvincente, ma soprattutto perché potrebbe costituire un punto di riferimento, un vero “modello” di vita ascetica, soprattutto per i sacerdoti ma anche per i laici che vogliono vivere una particolare spiritualità di comunione con Dio nel mondo, vissuta nella fedeltà anche davanti a grandi prove che forse il Signore permette per farci crescere nella Fede e nell’abbandono in Lui.

 

Ferdinando Rancan, “Un somarello e la sua storia”  a cura di Ermanno Tubini, pag. 290, euro 14,00

Si può acquistare chiedendo alla libreria di Fede e Cultura, Verona   tel. 045/941851

 

venerdì 11 giugno 2021

VENERDI' 11 GIUGNO. FESTA DEL SACRO CUORE DI GESU'. PREGHIERE

 

CONSACRAZIONE AL S. CUORE DI GESU’

             RE DELL’UNIVERSO

 

O Gesù dolcissimo, Redentore del

genere umano, riguarda a noi umilmente

prostrati dinanzi al tuo altare.

Noi siamo tuoi e tuoi vogliamo essere,

e per poter vivere a te più strettamente

congiunti, ecco che ognuno di noi,

oggi, spontaneamente, si consacra al tuo

Sacratissimo Cuore come Re dell’universo.

 

Molti purtroppo non ti conobbero mai,

molti, disprezzando i tuoi comandamenti,

ti ripudiarono.

O benignissimo Gesù, abbi misericordia

degli uni e degli altri e tutti quanti attira

al tuo Cuore santissimo.

 

O Signore, sii il Re non solo dei fedeli che

non si allontanarono mai da te,

ma anche di quei figli prodighi che ti abbandonarono;

fa che questi quanto prima ritornino alla casa

paterna, per non morire di miseria e di fame.

 

Sii il Re di coloro che vivono nell’inganno dell’errore

e per discordia da te separati;

richiamali al porto della verità

e all’umiltà della fede,

affinchè in breve si faccia

 un solo ovile sotto un solo Pastore.

 

Largisci Signore, incolumità e libertà sicura alla tua Chiesa;

largisci a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine;

fa che da un capo all’altro della terra

risuoni quest’unica voce:

sia lode a quel Cuore divino

da cui venne la nostra salvezza.

A lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. 

Amen

 

 

 

ATTO DI RIPARAZIONE

AL SACRO CUORE DI GESU’

di Pio XI 

(aggiornato ai tempi attuali)

 

Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblio, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi, prostrati innanzi a te, intendiamo riparare con particolare onore, tanta indegna freddezza e le ingiurie con le quali viene ferito dagli uomini l’amatissimo tuo Cuore.

 

       Memori però che noi pure altre volte ci siamo macchiati di tanta indegnità, e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare, con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che, errando lontano dalla via della salvezza, non accettano di seguire Te, come Pastore e guida, ostinandosi nella loro infedeltà calpestando le promesse del Battesimo.

 

      (tutti)    Perdona Signore

Le tante insidie e perversioni che corrompono le anime innocenti

 

       (tutti)    Perdona Signore

L’immodestia e l’oscenità dell’abbigliamento, degli spettacoli e della moda.

 

        (tutti)    Perdona Signore

I delitti contro la vita nascente nel grembo delle madri e tutti gli altri abomini contro la vita umana.

 

         (tutti) Perdona Signore

Le bestemmie contro il tuo Santo Nome, la profanazione dei giorni festivi, dei DIECI Comandamenti e dei SETTE Sacramenti da Te istituiti.

 

        (tutti)    Perdona Signore

La profanazione dell’unica famiglia voluta da Dio per il bene dell’umanità;

 

        (tutti)    Perdona Signore

Le colpe di quelle Nazioni contro i diritti dei popoli che reclamano la loro dignità di persone, la loro libertà religiosa e di coscienza

                     (altre intenzioni)

 

Madre di Misericordia, proteggi e difendi la Santa Chiesa dal relativismo, dall’eresia, dall’apostasia, dallo gnosticismo, e da ogni attacco del demonio.

 

Regina della Pace, ti consegniamo l’Italia, l’Europa e il mondo intero perché tu la protegga dal maligno e la custodisca nella sua identità cristiana.

 

Accogli, te ne preghiamo, o Gesù, per intercessione della beata Vergine Maria riparatrice, e di tutti i Santi, questo nostro ossequio di riparazione, unito a quella soddisfazione che tu stesso offristi sulla Croce al Padre e che ogni giorno rinnovi sugli altari.

 

Conservaci fedeli al Tuo servizio, alla Tua volontà divina fino alla morte, per poter giungere a quel “Regno dei Cieli” dove Tu, col Padre e con lo Spirito Santo, vivi e regni per tutti i secoli dei secoli.

                                                                    AMEN

 

 


 

mercoledì 26 maggio 2021

IL PERICOLOSO EFFETTO VIGANO' prima parte

prima parte - 26 maggio 2021

   Da quella data famosa del 27 agosto 2018, nella quale è stato pubblicata sul quotidiano “La Verità” una straordinaria testimonianza da parte dell’Arcivescovo mons. Carlo Maria Viganò, già Nunzio apostolico negli Stati Uniti, in merito alla tragica situazione di immoralità in cui versa la Chiesa cattolica, denunciando la responsabilità di papa Francesco e chiedendone addirittura più volte le dimissioni, si sono succeduti a ruota libera molti altri suoi interventi pubblici attraverso lettere, esortazioni, catechesi, video, addirittura lettere personali al presidente Trump per incoraggiarlo nel proseguire la sua battaglia contro il cosiddetto “deep State” ecc. e di questo lo ringraziamo.

 

Da un po’ di tempo abbiamo notato invece che mons. Viganò, anziché continuare a focalizzare l’attenzione sul comportamento sconcertante di Bergoglio e i suoi cardinali che lo hanno voluto sul soglio pontificio a forza di complotti dichiarati pubblicamente dal card. Daneels prima di morire allo scopo di detronizzare il vero legittimo papa Benedetto XVI, sta compiendo una sconcertante “virata di bordo” puntando il suo dito accusatorio addirittura contro la vittima di tante manovre oscure, cioè lo stesso papa Benedetto, come se le sue dimissioni fossero una delle cause di questo crollo della Chiesa e non un martirio impostogli per non aver voluto scendere a loschi compromessi che sarebbero stati invece molto pericolosi per la fede e la stessa Chiesa di Gesù. Le dimissioni obbligate di papa Benedetto forse sono state provvidenziali perché hanno fatto venire alla luce tutto il “mistero di iniquità” che era sepolto da secoli sotto un falso perbenismo di facciata al fine di combatterlo e vincerlo nell’attesa del trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

 

Ma per combattere e vincere un nemico così insidioso, profondo e oscuro (“deep church” come viene definito) bisogna anzitutto saperlo individuare bene, e pare che mons. Viganò abbia identificato questo “bersaglio oscuro” da combattere nel Concilio Vaticano II da lui considerato al servizio del Nuovo Ordine mondiale, l’unico responsabile, secondo lui, di tanta iniquità.

 E assieme al Concilio, lui demonizza anche i Papi di quel periodo, contro i quali pure si accanisce, soprattutto il vivente Il Santo Padre Benedetto XVI. Ma viene da domandarsi “Non avrà forse preso un forte abbaglio mons. Viganò con queste sue affermazioni che rischiano di trascinare in altrettanto baratro oscuro molti cattolici in buona fede? Non sarà che qualcuno sta tramando per creare uno scisma all’interno della Chiesa cattolica ma non contro Bergoglio e i suoi cardinali del Sangallo, bensì contro il Concilio Vaticano II e i Grandi, veri Papi? Apriamo gli occhi perché il diavolo è più furbo di tutti e si serve anche delle buone intenzioni dei puritani e perfetti per portarci alla rovina.

 

In realtà è dal lontano 1717 che la massoneria sta tramando per accaparrarsi sempre più spazio dentro la Chiesa allo scopo di farla sparire entro il 2030, come da loro programmi diabolici e ha cercato di infilarsi in maniera luciferina, facendo leva anche sull’ingenuità dei cattolici buonisti e accomodanti, non solo dentro i Concili, ma dentro i seminari, nelle associazioni cattoliche, nelle varie Curie, in Vaticano soprattutto, ecc. fino ad occupare il soglio pontificio, come da loro programma. Non hanno però fatto i conti con Gesù Cristo Risorto e Vivo il quale al momento opportuno, manifesterà tutta la sua Onnipotenza e la sua Gloria, perché, come dice il saggio “Dio lascia fare, ma non strafare”. Adesso però chiede a noi piccolo gregge fedele di vivere di fede eroica.

 

Viene da chiedersi:” Ma come? Con tutti i problemi che abbiamo: il virus, i vaccini, le chiusure, l’Italia che va alla malora, i morti, i feriti, i depressi, i disoccupati, gli sfrattati, i bambini soli e squilibrati ecc. ecc. senza contare la crisi terrificante della Chiesa con questo falso papa Bergoglio che pontifica a vanvera, e l’altro vero Papa che viene zittito ed emarginato, insomma con tutto questo disastro che ci angoscia e che prelude a qualche intervento divino terrificante, A CHI PUO’ VENIRE IN MENTE DI TIRARE IN BALLO UNA QUESTIONE GIA’ VECCHIA E RISOLTA CHE E’ QUELLA DEL CONCILIO VATICANO II? A chi giova? Che cosa ci può essere sotto di losco per accettare una assurdità del genere, proprio adesso che siamo tutti molto provati e stanchi?

 

Il Concilio Vaticano Secondo, come il Vaticano Primo che si è concluso tragicamente, in un certo senso, con la sconfitta della breccia di Porta Pia e la fuga del Papa Pio IX, hanno rappresentato per i nemici della Chiesa delle vere “roccaforti da assaltare” nel momento di maggior debolezza, ma se noi diamo corda al diavolo, non ci accorgiamo che potremmo creare uno scisma deleterio, non tanto contro Bergoglio e i suoi cardinali fans che a quanto pare sono la maggioranza, ma contro il vero e unico Papa ancora al mondo che è Benedetto!! Questi signori che si chiamino Viganò, o Lamendola, o Curzio Nitoglia, o Roberto de Mattei, o Marco Cosma o tradizionalisti sedevacantisti del genere, stanno picconando la vera Chiesa di Cristo in nome di una revisione storica inutile se non addirittura dannosa perché già realizzata da studiosi, storici e teologi. Per arrivare a quale conclusione meravigliosa? Che bisogna cancellare tutto il Concilio dalla storia della Chiesa?

 

Oltretutto, questa apostasia dentro la Chiesa non dovrebbe essere una novità assoluta perchè fu predetta da secoli, vedi Apocalisse e il profeta Daniele, ma più recentemente fu evidenziata anche da mistici come la Emmerick, San Padre Pio, i pastorelli de la Salette e di Fatima ecc. e la troviamo scritta anche ufficialmente nel Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 675/77 quasi a volerci preparare a questi terribili eventi permessi da Dio per purificare la Chiesa, come “mistero di iniquità”, vale a dire “un’impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anticristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica sé stesso al posto di Dio e nel suo Messia venuto nella carne…”.  D’altra parte anche la nostra vita sulla terra non è una continua lotta fra bene e male? La stessa Bibbia è piena di episodi edificanti ma anche sconcertanti molte volte, dove l’azione spesso malvagia dell’uomo si intreccia con la bontà di Dio per una libera scelta: o il bene o il male di cui dovremo tutti rendere conto a Dio subito dopo la nostra morte, nel giudizio particolare.

 

Certo, noi cattolici, sia laici che sacerdoti, non possiamo rimanere passivi e rassegnati ad attendere che queste profezie si avverino e passino senza il nostro impegno solo perché confidiamo in quella frase di Gesù “Le porte degli Inferi non prevarranno”, ma neppure possiamo cadere nell’errore di combattere al seguito di Pastori che, fosse anche in buona fede, ci propongono soluzioni che contrastano con la piena accettazione di quello che è il patrimonio storico della Chiesa, nel bene e nel male, per una intera generazione, vale a dire dal 1962 ad oggi. Perché questa è verità storica e non si tocca, o vogliamo rifare la storia della Chiesa a nostro gusto e piacere?

 

E quel meraviglioso patrimonio ecclesiastico del Concilio Vaticano II, andrebbe secondo Viganò ignorato, o bruciato, o sradicato, assieme ai Grandi Papi che lo hanno vissuto e guidato?. E che cosa ci darebbe mons. Carlo Maria Viganò in cambio di questa assurda e utopistica sottrazione? Un nuovo Concilio perfetto su misura? Un nuovo Papa? Che sia infallibile sempre, equilibrato, fedele e magari anche impeccabile? Meno male che certe scelte tocca a Dio deciderle sotto la sua “responsabilità” e volontà divina, nella buona e nella cattiva sorte e non certo a noi, poveri uomini ciechi, ottusi e orgogliosi.

 

E dei meravigliosi documenti, encicliche, esortazioni, lettere, omelie ecc. dei tre grandi Papi, a partire da Paolo VI, con la famosa “Humanae Vitae”, e le altre sei sulla Eucaristia, la Chiesa e il Celibato sacerdotale che ne facciamo? E i documenti di Giovanni Paolo II con il Nuovo Catechismo della Chiesa cattolica del 1992, le famose Redemptor hominis, Veritatis splendor, e poi Fides et ratio fino a un totale di 14 meravigliose encicliche che facciamo? Al macero anche quelle?  Assieme alle magnifiche encicliche ed esortazioni di Papa Ratzinger, Sacramentum caritatis, Spe Salvi, Caritas in veritate, Verbum Domini e infine il motu proprio del 2012  “la porta della Fede”. 

 

Quelli che non le hanno mai lette o solo di fretta per tacitare la propria coscienza ma senza gustarne tutta la ricchezza e profondità, ma continuano a protestare citando sempre e solo la “Nostra aetate” come scandalo irreparabile, stanno commettendo un grave peccato di omissione e di ingiustizia, soprattutto gli ecclesiastici, di cui renderanno conto a Dio. Si arriva a un tale punto di cecità spirituale che alla fine i due opposti si toccano, cioè progressisti e conservatori si ritrovano uniti nell’unico scopo di “CONTINUARE A PICCONARE LA VERA CHIESA”, da due opposti versanti.

 Infatti nel video allegato si può notare come mons. Viganò metta in luce l’esempio di un sacerdote come Mons. Lefevbre, da lui considerato il vero martire del Concilio, estromesso secondo lui dai soliti “cattivoni” dei Papi, soprattutto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, quando invece è tutto il contrario (vedasi mia lettera precedente e documentata sul blog) mentre in realtà, secondo la dottrina cattolica, l’ascetica cristiana e il senso comune, mons. Lefevbre, in quel frangente di crisi generale ingigantito anche dalle proteste dei “figli del ’68), dove tutta l’ala prepotente di sinistra si rivoltava contro i Papi che difendevano il vero Concilio da quello progressista, MONS. LEFEVBRE AVREBBE DOVUTO RIMANERE FEDELE, FEDELE, FEDELE! ACCANTO AL PAPA E DIFENDERLO DAI NEMICI DELLA CHIESA.

 Invece anche lui ha preferito abbandonare il Papa, anzi sfidarlo, come narrano le cronache, in nome di santa ortodossia, passando addirittura da povero martire incompreso, quando invece gli avevano sempre tenuto le porte aperte nella speranza di un suo rientro mai avvenuto. Il motivo della Messa “Novus Ordo” era solo un bel pretesto per creare uno scisma, sfidare il Papa e creare così la sua “nuova chiesa” senza macchia, perfetta, piena di incenso, di latino, di inchini reverenziali ma tenuta in piedi da molto orgoglio luciferino di cui ognuno dovrà rendere conto a Dio. Se Lefvbre avesse avuto un po’ più di pazienza e di umiltà, avrebbe ottenuto lo stesso quello che poi Papa Benedetto gli ha concesso, e cioè la possibilità, con un “Motu Proprio” di continuare a celebrare col “Vetus Ordo” anche pubblicamente, ma in cambio si sarebbe rinforzata la vera Chiesa attorno ai veri Grandi Papi e forse, in questo modo, avremmo potuto evitare l’arrivo di un antipapa come Bergoglio che tanto scompiglio ha portato nella Chiesa di Gesù Cristo.

 

Invece nello stesso video e in altre lettere mons. Viganò non accenna assolutamente mai a Papa Benedetto né al suo eroico comportamento, costretto dalla mafia del Sangallo in maniera umiliante e desolante a dare le dimissioni dietro ignobili ricatti sottili ma violenti, perché quei Cardinali della mafia del Sangallo avevano già decretato fin dal 2005, con i loro mezzi potenti e diabolici, l’intronizzazione di Bergoglio al soglio pontificio, ma gli è andata storta essendo stato eletto a larga maggioranza papa Benedetto XVI, il quale, ben consapevole di tutte queste trame losche contro di lui, ne ebbe paura, ma accettò ugualmente il mandato però ci chiese con grande umiltà nell’omelia dello stesso giorno del suo insediamento, di pregare per lui “…perché non fugga davanti ai lupi!”. In queste poche parole si trova tutto il dramma di Papa Benedetto XVI fino alle sue dimissioni e arrivare adesso a denigrarlo nuovamente associandosi ai nemici della Chiesa è di una gravità inaudita, perché vuol dire che siamo a corto di Spirito Santo.

 

Quanta umiltà, quanta fede, quanto coraggio e quanta santa dottrina ha seminato papa Benedetto in quei pochi anni di pontificato, otto. Le sue encicliche dovremmo leggerle in ginocchio per quanto toccano il cuore e ti fanno entrare nel mistero trinitario. E adesso, come ringraziamento, lo accusano perfino di non aver seguito la teologia tomista, (mons. Livi), di “non aver raggiunto la quadratura del cerchio e di non aver chiuso la partita”. (prof. S. Fontana)  Ma quale cerchio? Quale partita? Se lo hanno imbavagliato e legato mani e pieni per tutto il tempo del suo pontificato sofferto e tribolato.

 

RIPORTIAMO QUALCHE STRALCIO DI ALCUNI SCRITTI DI DUE AUTORI CHE HANNO COMMENTATO ALCUNE OPERE DI PAPA BENEDETTO XVI, IN OSSEQUIO ALLA SUA PERSONA E AL SUO ECCELLENTE E PROVATO PONTIFICATO.

  

IL PROF. MONS. GINO OLIOSI, Teologo della diocesi di Verona, nel difendere il Concilio Vaticano II, volle in primis valorizzare la figura di Papa Benedetto XVI che lui lesse e stimò moltissimo, tanto che gli dedicò alcuni volumi dal titolo “ALLA SCUOLA DI BENEDETTO” dove volle riassumere le lezioni, esortazioni ecc. più importanti del suo pontificato.

Mons. GINO OLIOSI, nel suo commento ai libri di papa Ratzinger “IL GESU’ DI NAZARETH” ribadisce che davanti all’imperialismo del metodo storico-critico che vuole sottrarre la Bibbia al suo soggetto che è la Chiesa, affermando che la lettura scientifica è essenziale e sufficiente al significato, anche senza la fede, risponde con le parole di papa Benedetto: “L’ermeneutica cristologica che vede in Gesù Cristo la chiave dell’insieme e patendo da Lui, comprende la Bibbia come un’unità, presuppone un atto di fede, e non può derivare dal puro metodo storico.

Ma questo atto di fede è intrinsecamente portatore di ragione, di una ragione storica: permette di vedere l’unità interna della Scrittura e, attraverso questa, di acquisire una comprensione nuova delle diverse fasi del percorso, senza togliere ad esse la loro originalità storica.

            Pertanto “ragione e fede” sono implicate e reciprocamente intrecciate, poiché la fede è lo sviluppo radicale della ragione, ciascuna con i suoi diritti e il proprio statuto, senza confusione né cattiva intensione dell’una verso l’altra. Egli rifiuta la contrapposizione tra fede e storia, convinto che il Gesù dei Vangeli sia una figura storica e che la fede della Chiesa non ossa fare a meno di una certa base, radice storica.

            Il libro di Ratzinger è e vuole essere un esempio di esegesi teologica secondo la quale la Bibbia va interpretata come un unico testo, che ha al suo interno un significato intelligibile.

            In sostanza, Ratzinger, Benedetto XVI, indica una cosa precisa: l’interpretazione della Bibbia nel suo vero significato non è affidata solo agli storici o agli accademici, tanto meno al sentimento privato, ma ai cristiani credenti, alla Chiesa, sia pure con l’aiuto anche dell’esegesi scientifica.

 

 IL PROFESSOR STEFANO FONTANA, Docente di filosofia ai Licei, esperto in dottrina sociale della Chiesa per la cui diffusione fondò “L’Osservatorio Van Thuan”, autore autore di vari libri su questi temi particolari, che potete richiedere alla casa editrice Fede & Cultura.

Mi è sembrato opportuno riportare, anziché qualche brano del suo libro sul Vaticano II ormai ben noto “Il Concilio restituito alla Chiesa”, alcuni brani del suo ultimo libro molto interessante “CAPIRE BENEDETTO XVI” Tradizione e modernità all’ultimo appuntamento, ed. Cantagalli, soprattutto in relazione alla questione sempre dibattuta del “dialogo interreligioso”

 Benedetto XVI impostò in modo nuovo il tema del dialogo sia con il mondo laico sia con le altre religioni. Era questo un appuntamento per lui obbligato dopo il Concilio. Riabilitando il concetto di “verità” e criticando il processo di autolimitazione della ragione che conduce al relativismo, egli meritò le attenzioni di molti intellettuali non credenti, disposti anche a condivider la sua dottrina dei “principi non negoziabili” intesi come frutto oggettivo di conoscenza razionale e diga al degrado delle libertà moderne.

            Ci sono stati anni nel suo pontificato in cui sembrava che qualcosa di veramente nuovo nascesse su questo fronte. Egli propose anche l’idea del “Cortile dei Gentili” inteso biblicamente come luogo interno del tempio ove avevano accesso tutti i popoli, ma fori dello spazio riservato a Israele. Sarebbe stato l’ambito del dialogo fondato sulla ragione, ma una ragione comunque interna al tempio, e quindi già nella fede.  Più avanti, quando nella gestione del Cortile dei Gentili subentro il card. Ravasi, si perse l’idea originaria all’interno del tempio nella ricerca della fede e si tornò a un dialogo secolarizzato, salottiero e fine a sé stesso, ben lontano dallo spirito iniziale voluto da Ratzinger.

            L’altro appuntamento sopra menzionato è quello con il dialogo interreligioso. Si sa che Ratzinger aveva mosso delle osservazioni critiche sulla preghiera interreligiosa di Assisi voluta da Giovanni Paolo II nel 1986. La sua idea era non di “pregare-insieme” ma semmai “insieme-per-pregare” per non correre il rischio di vanificare il concetto del vero Dio cristiano. Ma questo del dialogo interreligioso si dimostrava un terreno infido, facilmente attaccabile tanto che, come risposta, nel 2000 Ratzinger guidò la pubblicazione dell’Istruzione “Dominus Jesus” circa l’unicità della Salvezza in Cristo e nella Chiesa Cattolica, uno dei documenti più contestati e più coraggiosi del post-Concilio, nel quale non si escludeva il dialogo interreligioso, ma lo si collocava dentro il dovere dell’annuncio dell’unico Salvatore.

             Benedetto non perse l’appuntamento con il dovere di non illudersi umanamente sul futuro della Chiesa. Pronunciò parole tragiche sulla situazione della Chiesa che il tono sommesso cono cui sono state pronunciate e scritte rese ancor più penetrante. Nella lettera ai vescovi ordinati da mons. Lefebvre del 10 marzo 2009 egli ha usato parole impressionanti: “Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutto è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non a un dio qualsiasi ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine (Gv. 13,1), in Gesù crocifisso e risorto.”  (capire Benedetto  pag. 12,14,17)

 Rimandiamo la lettura completa di questo bel libro, piccolo ma sostanzioso che ci aiuta a capire in profondità la figura unica e grande di questo umilissimo e coltissimo nostro Santo Padre il papa Benedetto XVI.   LUNGA VITA AL NOSTRO UNICO VERO PAPA BENEDETTO XVI

             (fine prima parte)       

                                                    Patrizia Stella


 VEDI:    UNO DEGLI INTERVENTI ATTRAVERSO VIDEO DI MONS. VIGANO’

                                https://youtu.be/Elhxm-T5boQ