giovedì 23 luglio 2026

Omelia di mons. Ezio Falavegna per il centenario della nascita di don Rancan


                    IN MEMORIA DEL SACERDOTE     DIOCESANO   DON FERDINANDO RANCAN
           NEL CENTENARIO DELLA SUA NASCITA 
                        

Trasmettiamo l'interessante omelia di MONS. EZIO FALAVEGNA, parroco della Cattedrale di Verona e docente presso la Facoltà Teologica del Triveneto.

        Un grazie sincero da parte di tutti noi per questo prezioso contributo scritto da un sacerdote diocesano veronese che ha conosciuto personalmente e stimato don Ferdinando Rancan, per il quale è stata inoltrata la domanda al Vescovo di Verona per  la causa di beatificazione


                      ************************************** 


Omelia per il Centenario della nascita di don Ferdinando Rancan

di mons. Ezio Falavegna

                               XI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
                                   Mt 9,36–10,8 / Es 19,2–6a / Rm 5,6–11


Due immagini: le viscere e la mietitura

Vorrei fermarmi su due parole del Vangelo. Due immagini che non si capiscono finché non le si lascia scendere in fondo.

La prima è nascosta nella traduzione. Quando Matteo dice che Gesù «fu preso da compassione» per quella folla, usa un verbo greco (ἐσπλαγχνίσθη) che non ha nulla di sentimentale. Viene da splàgchna, le viscere, le interiora. Gesù non si commuove lievemente: viene sconvolto nel profondo. Qualcosa si muove in lui come si muove qualcosa in una madre davanti al figlio che soffre. Non è pietà distante. È prossimità fisica, corporale, quasi violenta.

La seconda immagine è la mietitura. «La messe è abbondante.» Non dice: il lavoro è tanto. Non dice: c'è molto da fare. Dice: c'è messe. C'è già qualcosa di maturo, di pronto. Il campo non aspetta di essere seminato — aspetta di essere raccolto. Il senso è che la vita della gente, le storie delle persone, già portano in sé qualcosa di Dio che attende di essere riconosciuto, accolto, celebrato.

Queste due immagini — le viscere e la mietitura — mi sembrano la chiave per capire non solo il Vangelo di questa domenica, ma la vita di don Ferdinando, di cui oggi, nel centenario della sua nascita, vogliamo custodire la memoria con gratitudine.


Il «somarello di Dio»

Don Ferdinando era un uomo di grande cultura — chimico, letterato, teologo a suo modo, formato all'Opus Dei, innamorato della Parola. Eppure, di sé ha scelto di scrivere, con quell'autoironia che gli era propria: «sempre di più mi sento un somarello, un somarello di Dio».

È una frase che fa sorridere. Ma contiene qualcosa di profondamente evangelico. Nel Vangelo di oggi, Gesù non dice ai discepoli: «Andate voi che siete bravi, preparati, all'altezza». Dice: «Pregate il Signore della messe». Perché il punto non è la nostra competenza, ma la capacità di essere attraversati dalla compassione di Dio (è lo splàgchna). I dodici vengono mandati senza borsa, senza pane, senza difese. Vengono mandati con il potere di curare, di liberare — ma quel potere non è loro. «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.»

Il sacerdozio di don Ferdinando — e più in generale ogni forma di ministero, ogni forma di vita cristiana che voglia essere autentica — non si fonda sulla straordinarietà del singolo, ma sulla grazia ricevuta. Paolo nella lettera ai Romani va ancora più in fondo: «Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.» Non quando eravamo pronti. Non quando eravamo degni. Proprio allora. Il Signore della messe non aspetta che il campo sia perfetto: raccoglie ciò che è già maturo nella misericordia.


Santi Apostoli, ventitré anni

Don Ferdinando è rimasto in questa parrocchia ventitré anni. Prima come parroco, poi come collaboratore. Ventitré anni nello stesso campo.

C'è qualcosa di molto umile e molto bello in questo. Il Vangelo di oggi apre con una folla che Gesù vede «stanca e sfinita, come pecore senza pastore». Non è una folla astratta. È gente concreta, con i suoi problemi, le sue malattie, le sue incomprensioni, le sue fatiche feriali. Ed è lì, davanti a quella gente specifica, in quel momento preciso, che Gesù sente le viscere commuoversi.

Don Ferdinando ha vissuto qui quello stesso movimento. Ha conosciuto le persone per nome. Ha portato il peso di storie difficili. Ha insegnato chimica al liceo e ha aperto finestre sul senso della vita. Ha guidato, accompagnato, e poi — quando anche la malattia è arrivata — ha continuato, dal suo appartamento sull'Adige, a essere «guida o semplicemente padre» per chi andava a trovarlo.

La messe non è lontana. La messe è qui. Nelle case, nei volti, nelle fatiche quotidiane delle persone che ci stanno accanto.


Essere «regno di sacerdoti»

La prima lettura ci porta sul Sinai. Dio parla a Mosè con parole che sembrano quasi incredibili: «Sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.»

Non dice: avrete tra voi qualche sacerdote. Dice: tutti voi sarete regali, tutti voi sarete santi. È un'intuizione che attraversa i secoli e arriva fino al Concilio Vaticano II, fino alla spiritualità dell'Opus Dei che aveva formato don Ferdinando: la santità è vocazione di ogni battezzato, in ogni condizione di vita. Non solo di chi ha un ruolo, un titolo, una posizione.

Ciò che Dio chiede è di «ascoltare la sua voce» e di osservare «la sua alleanza». Non grandi imprese. Ascolto e fedeltà. Le due cose che un buon pastore impara a fare con la gente che gli è affidata: ascoltare le voci concrete, restare fedele anche quando è faticoso.


Sconfinare

Mi fermo un momento su questa parola — «sconfinare» — che mi sembra importante.

Don Ferdinando era uno che sconfinava. Sconfinava tra chimica e letteratura e fede, perché per lui non erano universi separati. Era stato espulso dal seminario per aver recitato tre componimenti ispirati alla poetica inglese — tacciato di «pessimismo esistenzialista». Ma non era pessimismo: era la capacità di stare nella realtà senza semplificarla, di prendere sul serio la vita delle persone nella sua complessità.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato fa esattamente questo: sconfina. Gesù non guarda la folla dall'alto del suo titolo. Si lascia attraversare da essa. Si lascia sconvolgere nelle viscere. E poi manda i discepoli non a fare discorsi ma a «guarire i malati, risuscitare i morti, mondare i lebbrosi, scacciare i demoni». Azioni concrete. Vicinanza reale.

Forse il messaggio di questa domenica — nel centenario di un prete che ha cercato di fare questo per tutta la vita — è che la fede cristiana non è mai consolatoria in modo banale. Dice: il Signore vede la tua fatica e ne è sconvolto nel profondo. E manda qualcuno a stare accanto a te.



Don Ferdinando ha concluso il suo racconto autobiografico qui, ai Santi Apostoli. Non per caso. Perché qui aveva vissuto il cuore del suo ministero: quella «vicinanza con la sua gente, nella trama delle relazioni del vissuto feriale delle persone, là dove la vita si fa carica di fatica e di speranza».

Viscere. Mietitura.

Le viscere di Dio che si muovono per noi. La messe di umanità che attende di essere raccolta con cura, gratuitamente, perché gratuitamente è stata ricevuta.

Don Ferdinando sapeva che i «santi» si ricordano per quel modo di guardare la gente che, senza saperlo, era lo stesso sguardo di Gesù sulla folla: mosso fino alle viscere, convinto che anche la storia più piccola portasse in sé qualcosa di maturo, qualcosa degno di essere raccolto.

Grazie, don Ferdinando. E grazie al Signore della messe.

                               Santi Apostoli, 14 giugno 2026

                                         Don Ezio Falavegna

martedì 21 luglio 2026

GRAVI ERESIE SU L'OSSERVATORE ROMANO DEL 4 LUGLIO 2026


APRI LINK QUI SOTTO E ASCOLTA 

CON ATTENZIONE


        https://youtu.be/Q4uTMVqEUnc?is=ds_Mx6vvP_DIxUDf



CARI AMICI è con grande dolore che sento il dovere di inviare, assieme a notizie edificanti e incoraggianti per la nostra fede, anche queste “novità” diciamo pure sconvolgenti che accadono in forma sempre più palese e grave, soprattutto da quel fatidico anno 2013, noto per essere passato alla storia come l’anno dei “Due Papi” quando in realtà il vero e unico Papa era ed è rimasto Papa Benedetto XVI avendo rinunciato solo al “Ministerium” e non al “Munus” cioè all’investitura divina che Dio stesso conferisce al successore di Pietro, che è UNO.
 Il grande Papa Benedetto è stato costretto a questa decisione molto combattuta e sofferta, come da sua dichiarazione, la famosa “Declaratio” a motivo delle persecuzioni interne da cui era minacciato come da “lupi” (parole sue) che gli impedivano di compiere la sua missione con piena fedeltà al suo mandato pontificio. Tant’è vero che Benedetto XVI ha continuato a vestire l’abito bianco come il vero Papa, firmava con la sigla p.p. (pastor pastorum) esclusiva del Papa mentre Bergoglio mai ha firmato i suoi documenti con questa sigla e, neppure dopo la morte di Papa Benedetto, ha mai avuto l’accesso alle stanze pontificie: camera, studio, cappella, salottino ecc. riservate esclusivamente al vero Papa, stanze che non sono state concesse neppure al nuovo Papa Leone XIV in quanto anche per lui è incerta la sua vera successione apostolica, così dicono le varie fonti informative. Vuol dire che lo Spirito Santo continua in silenzio la sua missione nella difesa della Verità attraverso persone fidate in mezzo a tanti traditori, purtroppo, che si sono infilati all'interno della Chiesa per distruggerla, ma non ce la faranno, anche se i danni  spirituali sono purtroppo sempre più evidenti.

La gente comune, e probabilmente anche molti  Prelati, neppure conoscono le regole severe canoniche e legislative per la nomina del successore di Pietro, regole che devono essere rispettate nella loro totalità, perché provenienti dal mandato divino “Munus” e con esso, legate strettamente alla infallibilità del vero Papa nel caso di dogmi, e comunque all’assistenza dello Spirito Santo nei pronunciamenti di fede e di dottrina.
Inoltre dal 2013, anno dell’insediamento di Bergoglio con il nome di Papa Francesco, è stato tolto il titolo di “Vicario di Cristo” sia dall’annuario pontificio che da tutti i documenti ecclesiastici ufficiali, senza dire dell’ambiguità o peggio dei suoi documenti dove, in pratica, molto subdolamente, si demolisce tutta la morale cattolica per aprire la strada a qualsivoglia comportamento sessuale, con la scusa di concedere la Santa Comunione anche in peccato mortale, (Amoris Laetitia). Quando si parte dall’intenzione di aprire una piccola breccia all’errore o al peccato, anche in buona fede nell’intento di avvicinare le persone alla Chiesa, si finisce poi per far entrare di tutto e di peggio, senza possibilità di ritorno alla normalità.

Con l’insediamento di Bergoglio, è iniziato anche all'interno delle varie congregazioni religiose, parrocchie ecc. un difficile periodo di incomprensioni, diffidenze, persecuzioni, addirittura scomuniche assurde, probabilmente invalide per chi osasse nutrire dei dubbi sulla validità della sua nomina, mentre ricordo che ai tempi della pubblicazione del nuovo Catechismo di San Giovanni Paolo II nel 1992, tutti i cattolici, laici, preti, vescovi, catechisti ecc. potevano permettersi di criticarlo impunemente, comprese le meravigliose encicliche, addirittura orgogliosi di buttare tutto al macero davanti agli occhi scandalizzati degli alunni della scuola teologica "S. Pietro martire" di Verona, tra cui la sottoscritta che frequentava quella scuola per laici e difendeva il vero Papa Giovanni Paolo II che ha rischiato la morte, come il suo predecessore,  per il suo intrepido coraggio.

La nostra vera Chiesa Cattolica fondata da Gesù Cristo è da sempre “Una, Santa, Cattolica e Apostolica” e nulla ha da spartire con la cosiddetta “Chiesa Sinodale” voluta da Bergoglio nel 2023 e portata avanti dal suo successore, Prevost, senza limite di tempo, a motivo di queste differenze dottrinali basilari: il vero “Sinodo dei Vescovi” era istituito dal Papa per risolvere particolari problemi di carattere “contingente”, spesso solo locale di una Nazione o Nunziatura, di breve durata ed era riservato solo ai Vescovi locali per la loro specifica competenza di carattere giuridico, canonico, teologico, morale per quel determinato territorio. Mentre invece adesso, da Bergoglio a Prevost, si vuole istituire la nuova cosiddetta “Chiesa sinodale” che continua “sine die” e che è formata da sacerdoti o vescovi senza particolari competenze, ma anche da persone comuni, uomini e donne, neppure cattolici, anzi spesso di dubbia moralità, formazione e costumi che dovrebbero costituire le nuove “autorità ecclesiastiche” col compito di indicare al popolo cristiano sparso nel mondo le “nuove direttive spirituali” future!!! Manco fossimo un’azienda dei lavori pubblici dove ogni esperto del settore può dare il suo illustre parere su come costruire una ferrovia. 

Chiudere gli occhi e fingere che tutto questo non esista e che tutto proceda nella normalità, per non creare problemi personali o crisi alla comunità, è da stolti o incoscienti o ignoranti, e potrebbe avere delle conseguenze drammatiche per tutti. E’ vero che si  può rischiare grosso soprattutto per i sacerdoti e vescovi obbligati all’obbedienza, che però non deve mai essere cieca, (come accettare il vaccino come atto d’amore che ha mandato molta gente al creatore!!!) ma una obbedienza intelligente, motivata e fondata sulla Verità anche scientifica prima di assumersi responsabilità così gravi come quelle della salute e della sopravvivenza fisica, oltre che della salvezza della propria anima.

Ricordiamoci che il mondo non potrà avere mai vera pace, finché la Chiesa rimane in balia delle potenze del suo nemico, perché il benessere anche materiale, la pace, la giustizia, il rispetto, la vita, la famiglia, l’amore e tutte le altre virtù umane e soprannaturali, compreso il progresso, la serenità, la gioia con cui abbiamo il diritto di vivere questi pochi decenni che stiamo al mondo, vengono cancellate perché la Chiesa cattolica in balia del suo nemico non costituisce più un  solido baluardo contro le insidie del diavolo ma, come da visione di Leone XIII, è completamente assalita dai diavoli. Queste legioni di diavoli fanno la guerra al mondo intero e non solo alla Chiesa proprio perché manca il “BALUARDO” contro l’avanzata del male nel mondo che è sempre stato costituito dalla forza soprannaturale derivante dall’Onnipotenza di Dio attraverso la Chiesa Cattolica, nella quale non si crede più, oppure si crede solo per poterla demolire da dentro. Per cui anche un buddista, luterano, musulmano, ebreo ecc. pur essendo indifferenti alle vicende della Chiesa cattolica, tuttavia ne ricevono, consapevoli o no, le conseguenze pratiche, sia nel bene che nel male, perché il diavolo che è entrato nella Chiesa odia non solo i cristiani, come figli di Dio, ma tutta l’umanità e si accanisce contro tutto il mondo perché creato da Dio e lo vorrebbe distruggere, se noi continuiamo a fingere di non vedere la realtà, anziché aprire gli occhi, chiedere aiuto, pietà e misericordia a Dio nostro Padre che ci ama, per mettere fine a questo immane flagello con la preghiera, la supplica e la riparazione.

Come nei duemila anni di storia della Chiesa nei quali il Magistero solenne ha decretato l’esistenza di ben 40 antipapi, uno ogni 50 anni circa, che sono stati ufficialmente espulsi, anche dopo decenni dalla loro morte, buttando al macero tutto il loro operato, sia orale che scritto, anche noi cattolici, adesso aspettiamo con fiducia che il Magistero solenne della Chiesa, attraverso l’azione dello Spirito Santo, decreti in forma ufficiale quello che da tempo costituisce una grossa spina nel cuore di molti fedeli e cioè la verità su questi due ultimi presunti Papi, grazie ai quali viene concesso di tutto e di peggio, anche il peccato contro natura, altro che baluardo contro il male. Tanto che molti credenti adesso si domandano amareggiati che cosa ci stia a fare la Chiesa cattolica se non fa altro che benedire qualunque comportamento immorale e disonesto, comminando scomuniche a chi osa proclamare con coraggio la verità, e rimanendo in silenzio colpevole quando dovrebbe difendere sacerdoti o laici perseguitati nel mondo.

Dobbiamo comunque restare calmi e fiduciosi perché al timone della nave in mezzo alla tempesta c’è sempre il nostro "super timoniere" GESÙ CRISTO VERO DIO E VERO UOMO, il quale ha chiesto a Pietro, prima del rinnegamento, di osservare il suo mandato che è questo “E TU, UNA VOLTA RAVVEDUTO, CONFERMA I TUOI FRATELLI NELLA FEDE”. Non gli ha chiesto di fare miracoli o di risolvere i problemi che attanagliano il mondo, ma di confermare i fratelli nella Fede di sempre. Ma se colui che riteniamo il Papa fosse un antipapa, tutto il mondo, Chiesa  cattolica in primis, va alla deriva. Soprattutto in questo periodo storico perchè, rispetto ai 40 antipapi precedenti, bisogna sottolineare questa non piccola differenza: i 40 antipapi, tutti elencati con il loro nome e anno di falso mandato, erano mossi più che altro da ambizioni personali, più che altro di prestigio, col sostegno di gruppi di cardinali italiani o stranieri in guerra tra di loro, pessima cosa ovviamente, però mai come al giorno d'oggi. Perchè al contrario di allora, in questo periodo storico della Chiesa del terzo millennio, i vari gruppi che sostengono il vero o falso Papa, sono mossi da motivi  preternaturali voluti dal diavolo, di avversione, per non dire odio verso la Chiesa e Gesù Cristo, suo perenne antagonista, perchè mai nella storia della Chiesa si è riscontrato un tale odio contro la Fede e contro la Verità che è Gesù stesso, Via, Verità e Vita e contro tutta l'umanità e tutta la creazione uscita sempre e comunque dall'opera di Dio Signore e Creatore-

Io non sono fanatica di tante profezie e ancor meno di  "veggenti" così di moda, tuttavia neppure possiamo ignorare quelle più importanti riguardanti la Chiesa e la salvezza delle anime. Ricordiamo le profezie di papa Leone XIII, san Padre Pio, la Madonna de La Salette, La Madonna di Fatima ai tre pastorelli, le profezie di Akita in Giappone, della beata Emmerick e di altri mistici.  Ricordiamo inoltre che la Madonna già dal 1500 aveva chiesto a un gruppo di suore fedeli di quel tempo di pregare per la Chiesa del terzo millennio perchè sarebbe stata assalita da intere legioni di diavoli. (vedi le profezie della "Madonna del Buon Successo" a Quito in Equador approvate dalla Chiesa").  Infine riportiamo qui sotto anche il n. 675 del Catechismo Chiesa cattolica di San Giovanni Paolo II che ci prepara a questi avvenimenti chiedendoci la fortezza e la fede eroica per superarli, con l’aiuto di Gesù, Giuseppe e Maria e degli Angeli Custodi. “Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “Mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anticristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica sé stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne” (n. 675 C.C.C. L’ultima prova della Chiesa)

Noi continuiamo a sostenere i nostri sacerdoti fedeli, anch’essi molto provati e tormentati a motivo del dovere dell’obbedienza a certe autorità ecclesiastiche di dubbia consacrazione, restiamo vicini a quei sacerdoti fedeli che ci possono assicurare ancora i Sacramenti validi di sempre, con la Messa di sempre “Vetus o Novus Ordo”, la confessione di sempre, il Magistero di sempre, il Vangelo di sempre, senza rincorrere "quel prurito di novità" denunciato già dai tempi di san Paolo che il demonio mette sulla nostra strada per fuorviarci dal retto cammino, buttando alle ortiche tutta la tradizione bimillenaria, teologica, sacramentale, biblica ecc. che ci ha sostenuti e illuminati fino ad oggi.

Siamo in piena battaglia, cari amici ma se resteremo fedeli alla Chiesa di sempre anche se ferita come una madre malata e bisognosa di cure, avremo assicurata la vittoria perché la Madonna di Fatima ce lo ha promesso “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà” e avremo un millennio di pace e serenità e fede vera nel mondo intero. Allora vedremo anche il trionfo della vera Chiesa cattolica, purificata, solenne e maestosa pur nella sua povertà, come da profezie di Papa Benedetto XIV nel 1976. 

Comunque dovessero andare le cose, anche in vista di una probabile grossa guerra, e fossimo privati dei SACRAMENTI VALIDI, ci resta sempre l'arma più potente dopo la Messa che è il SANTO ROSARIO. Preghiamolo spesso, non solo per strada o in macchina, ma anche in ginocchio, da casa, da soli o con qualche amico che condivida con noi la consapevolezza di questa grave crisi all'interno della Chiesa cattoli che si sta realizzando adesso in questo preciso periodo storico per volontà di Dio.

SEI TU GESÙ L UNICO MIO BENE. 
GESÙ CONFIDO IN TE. 
GESÙ GIUSEPPE E MARIA SALVATE CHIESA ITALIA E LA FAMIGLIA MIA.

                                 patriziastella.com




domenica 21 giugno 2026

I PAPI NELLA STORIA DELLA CHIESA.

                      BREVI CONSIDERAZIONI 
                     PER I FEDELI CATTOLICI
       CHE AMANO LA CHIESA DI GESU' CRISTO.

Una volta i veri Papi non si vedevano quasi mai, tranne che per ricorrenze importanti o cerimonie liturgiche particolari. Però tutto funzionava benissimo come un ingranaggio perfetto perché il vero Papa era il motore nascosto ma potente di tutto.

Dal suo studio coi suoi stretti e fedeli collaboratori sapeva muovere tutto attraverso Vescovi, Nunzi, Cardinali, Sacerdoti. Insomma tutta la Chiesa gerarchica funzionava che era una meraviglia e il più semplice Curato di paese riportava con piena fedeltà gli scritti e la volontà della gerarchia e del Papa senza magari averlo mai visto o raramente a Natale e Pasqua alla televisione.

Allora i Papi si muovevano raramente, anche per la mancanza degli attuali efficaci mezzi di trasporto, ovviamente, ciononostante dal cuore del Vaticano soprattutto quello costituito dal Vero Papa e dai veri Vescovi uniti con lui nella vera successione apostolica che costituiva la Chiesa docente, partiva tutto un insegnamento dottrinale che rispettava in pieno la volontà di nostro Signore Gesù Cristo con il quale, attraverso la grazia dei Sacramenti e la Parola del Vangelo, veniva nutrito spiritualmente tutto il popolo cristiano cattolico del mondo. Col tempo e i mezzi di comunicazione e trasporto sempre più veloci, anche il Papa si è fatto paladino pubblico della Parola di Dio sentendo l’urgenza apostolica di far sentire la sua voce attraverso i vari media.

Ricordiamo con gioia le forti esortazioni, in mezzo a grandi folle, a vivere la fede e a spalancare le porte a Cristo di San Giovanni Paolo II, come pure abbiamo seguito con vera trepidazione e sofferenza le vicende tristi del grande Papa Benedetto XVI quando fu cacciato ignobilmente sia dall’università la Sapienza che minacciato di morte a seguito del discorso su Maometto da Ratisbona, costretto poi a cedere in parte “le armi del comando” diciamo così per non scendere in particolari complessi, per non fuggire davanti ai lupi (parole sue riferendosi purtroppo a certi suoi confratelli che lo circondavano), come da sue precise parole. Entrambi Papi di grande Fede, compreso Paolo VI, soprattutto fedeli alla sana e perenne dottrina voluta da Gesù Cristo. Ricordiamo le battaglie che ha dovuto sostenere, da solo, San Paolo VI per difendere la vita dal concepimento alla morte naturale con quella enciclica passata alla storia “Humanae vitae” che veramente è stata la salvezza per tanti bambini concepiti e non abortiti.

E anche se dal Concilio Vaticano II in poi s’è ingigantita sull’orizzonte della Chiesa una nube di contestazioni sia da parte tradizionalista che modernista, tuttavia l’unità della Fede, della Parola, dei Sacramenti e di tutta la Tradizione ecclesiastica sia scritta che orale, mai è stata toccata nella sua integrità e validità sacramentale, e tutto il Clero, dal più alto in autorità al più semplice pretino di periferia del terzo mondo, seguiva le direttive di Santa Madre Chiesa tramandate da Gesù Cristo e dai suoi 12 Apostoli. 

Ecco dove sta l’unità della Chiesa: non un ammucchiata di tutte le religioni, sia pure solo quelle cristiane non cattoliche, bensì l’unità di tutti i cattolici battezzati, dal Papa, alla gerarchia ecclesiastica docente, al Magistero perenne, Vescovi, Cardinali, Sacerdoti, diaconi e laici, tutti uniti da una sola Fede, un solo Battesimo, e dalla dottrina cattolica perenne che, pur cambiando il linguaggio coi tempi, mantiene immutati nella loro integrità i pilastri essenziali della nostra Fede, senza i quali tutto barcolla e sprofonda, che sono: 
1-    I Due Misteri principali della Fede, 
2-    I Sette Sacramenti, 
3-    I 10 Comandamenti, 
4-    I sette Doni dello Spirito Santo, 
5-    Le Tre Virtù teologali, 
6-    le Quattro virtù Cardinali, 
7-    I Quattro Novissimi, 
8-    Le Beatitudini, 
9-    Le sette Opere di misericordia corporali, spirituali
10-   I Sette vizi capitali, 
11-   I Sei peccati contro lo Spirito Santo, 
12-   I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto 
        di Dio.

Qui è elencato in sintesi massima tutto il Catechismo della Chiesa Cattolica e vorrei vedere quanti catechisti, sacerdoti e anche docenti di teologia ecc. li conoscono a memoria, come dovrebbe essere, dal momento che non si tratta di volumi interminabili e difficili ma semplici regole di vita concrete che si possono vivere però non da soli, con le nostre povere forze che spesso non abbiamo, ma con l’aiuto della preghiera cristiana che da luce all’intelletto e gioia al cuore, senza che ci sentiamo pesare addosso un macigno di doveri insopportabili.

Purtroppo questo sistema di dare dottrina ad “ingranaggio” diciamo così, come una volta, cioè un insegnamento che parte dal Magistero della Chiesa, Papa e Vescovi uniti con lui, i quali trasmettono poi ai loro subalterni le esortazioni necessarie del momento però sempre e solo alla luce della Fede cristiana e della Parola di Dio, questo meccanismo didattico diciamo così, non avviene più perché ultimamente, soprattutto con gli ultimi due Papi, Bergoglio e Prevost, ogni Vescovo o Cardinale o Sacerdote si sente autorizzato a dire la sua, non più secondo le direttive del Magistero perenne, ma secondo le correnti sociali del momento, anche quelle riguardanti comportamenti immorali gravissimi come LGTB ecc. che sempre sono stati da Dio stesso condannati come “peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio” perchè arrecano un gravissimo danno non solo all'anima di chi vive in questo contesto, ma allo stesso equilibrio psico-fisico di chi si abbandona passivamente a queste tendenze senza un minimo di lotta ascetica della quale non si parla più. A tal punto che, quando in costoro viene meno la consapevolezza della propria identità personale e sparisce anche il sostegno di quella famigliare, subentra un tale stato di confusione mentale e di depressione, una sorta di schizofrenia incurabile, da indurre molti al suicidio. Ma di questo nessuno parla, ancor meno i media e i Prelati della Chiesa cattolica, purtroppo.

 Solo Dio potrà giudicare l'anima di queste persone, spesso malate o ingannate da chi lucra ignobilmente anche su queste miserie, tuttavia noi abbiamo il dovere del discernimento, cioè di distinguere tra il giudizio sulla persona che spetta solo ed esclusivamente a Dio, e quello sull'azione, bella o brutta, morale o immorale, virtuosa o peccaminosa.. ecc.

Purtroppo la verità è che, se certi Vescovi, in numero sempre maggiore purtroppo, appoggiano addirittura con la loro attiva partecipazione, certe sfilate oscene del gaypride, è perché trovano una specie di silenzio consenziente da parte del Papa di turno, vero o presunto. 
Immaginate i veri Papi santi di una volta che tuonavano davanti a certi misfatti pubblici, anche se di ben altro tipo, ma altrettanto gravi e trasgressivi? Sono finite queste figure meravigliose di Papi tuonanti e minaccianti il castigo eterno, che non è sparito affatto, ma che continua ad esistere per chi lo vuole scegliere. 

Adesso va di moda il Papa, vero o presunto, che si espone a interviste mondane arbitrarie, di carattere socio politico più che religioso, e lo fa da qualunque posto egli si trovi: aereo, macchina, teatro, campo, creando confusione nella mente ancora sana dei fedeli che credono nella dottrina di sempre e cercano di vivere la morale di sempre. Ecco che il vaccino è passato da siero velenoso a un “atto d'amore” che ha fatto morire migliaia di persone ciecamente obbedienti alla sacra autorità senza usare il minimo di intelligenza dubitativa e investigativa, soprattutto davanti a questioni di carattere scientifico che esulano totalmente dal compito di qualunque autorità ecclesiastica. 
Ecco che l’immigrazione diventa, secondo costoro, una risorsa economica purché i migranti non si sognino di entrare nelle sacre stanze del Vaticano e così via.

Il vero o presunto Papa perde così la sua autorità morale ancorata alla vera e unica dottrina cristiana che viene modificata a piacere da una specie di Sinodo perenne composto non più da soli Vescovi ma da laici anche miscredenti, di altre religioni, di dubbia moralità ecc. a tal punto che la CHIESA NON E’ PIU’ CONSIDERATA "UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA", MA CHIESA SINODALE che sarà incaricata prossimamente di decidere su tutto e di benedire qualsivoglia opzione giusta o sbagliata perché non esiste più un criterio fondato sulla dottrina teologica, oltre che sul cosiddetto intramontabile "senso comune" per distinguere il bene dal male, ma sul libero arbitrio senza fondamento né teologico né scientifico, aprendo così la strada al peccato più grave che non sarà perdonato perché si tratta del peccato contro lo Spirito Santo.

Il silenzio di Dio davanti a fatti gravissimi e anche ingiusti e criminali come guerre, sofferenze degli innocenti ecc. è emblematico, talvolta, e ci lascia sgomenti, tanto da essere indotti nella tentazione di pensare che Dio non esiste, che non ci difende, che non si fa sentire, ecc. ma è perché Dio, davanti al dilagare di tanta miscredenza colpevole fino a sfidare la Sua Onnipotenza, si fa da parte perché rispetta la nostra libertà, (tanto, chi lo invoca? chi lo ringrazia? semmai lo mettiamo sul tavolo degli imputati perchè ci renda conto del suo operato!!!) e così ci mette alla prova perché vuole la nostra risposta libera di fede eroica e di amore, nell'attesa che il "piccolo gregge fedele" si faccia avanti con coraggio. E si distacchi da tutta quella “mandria” inutile di vigliacchi, traditori, sacrileghi, profanatori ecc. che si fanno chiamare cattolici portando addirittura la veste talare quando invece tradiscono la Chiesa cattolica e lo stesso Gesù Cristo.

Che Gesù Cristo abbia pietà di tutti noi e venga presto a liberarci dalle insidie del diavolo che mette alla prova la nostra fede e anche la nostra serenità e intelligenza.
Ma Christus vincit, se saremo fedeli. 
O Dio aumenta la nostra fede.

                                             patriziastella.com







martedì 16 giugno 2026

GRANDEZZA E DIGNITA' DEL SACERDOZIO NELLA VITA DI DON FERDINANDO RANCAN

                             TESTIMONIANZA AUDIO 

                               DEL GIORNALISTA 

                PIERLUIGI BIANCHI CAGLIESI

                            in occasione del centenario 

                     dalla nascita di don Ferdinando Rancan 

                               apri link qui sotto    

                    https://t.me/c/1184286932/2923

   

       ***************************

                         ALTRA IMPORTANTE 

                    VIDEO TESTIMONIANZA

                        sullo stesso argomento 

           da parte di due sacerdoti dell'Opus Dei 

                   incaricati di  seguire la prassi 

                 per l'apertura della causa di beatificazione 

                        di don Ferdinando Rancan .  

                            A cura di Telepace.        

                         apri link           

            https://youtu.be/BdK88B9zM24?si=mAVDbZHN3w2chm2V








venerdì 12 giugno 2026

SOLENNITA' DEL SACRO CUORE DI GESU'. VENERDI' DOPO LA FESTA DEL CORPUS DOMINI

             FESTA DEL SACRO CUORE DI GESU' 

                        VENERDI' 12 GIUGNO 2026

❤️❤️❤️❤️ IN OCCASIONE DELLA FESTA GRANDE DEL SACRO CUORE, OGGI VENERDÌ 12 GIUGNO DOPO LA SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI, ho pensato di inviare questo brano autobiografico del libro di don Ferdinando Rancan "UN SOMARELLO E LA SUA STORIA" dove narra la sua esperienza mistica davanti a un quadro del Sacro Cuore di Gesù che gli ispirò devozione.


❤️❤️❤️ Quando a sera i miei compagni si mettevano a letto, io, approfittando della difficoltà a coricarmi secondo l’orario a causa dello stomaco, mi recavo in cappella e mi fermavo in ginocchio fino a tardi davanti al Tabernacolo, ora con lunghi silenzi, ora con insistenti invocazioni bagnate da lagrime di commozione e di consolata sofferenza. Erano momenti in cui la mia devozione all’Eucaristia si apriva a un rapporto con Gesù più personale e intimo; l’immagine del suo cuore trafitto e coronato di spine diventava una lampada ardente che rischiarava il buio dell’anima e soprattutto riscaldava, infiammandoli, i sentimenti del cuore.
 Questa devozione all’Eucaristia come Amore che si dona prendeva nuova concretezza nella devozione all’Amore sofferente, che si dona nel dolore, amore che mi veniva suggerito non dall’effige di Gesù Crocifisso, bensì dall’immagine del Sacro Cuore. 
 Una sera uscivo dallo studio per recarmi in cappella, e dovendo passare per la stanza dove i miei compagni già a letto dormivano, entrato nel corridoio completamente al buio fui attratto da un tenue chiarore che illuminava un’immagine collocata sopra la porta. Era l’immagine di Gesù che teneva in mano, nell’atteggiamento di offrirlo, il suo cuore ferito e sanguinante, circondato da spine, avvolto dalle fiamme e sormontato da una croce. Il suo sguardo intenso e dolcissimo si incontrò col mio e subito mi ricordai delle sue parole: “Ecco il cuore che ha tanto amato gli uomini e da essi non riceve che ingiurie e indifferenza”.  
 Quel tenue chiarore sul volto luminoso di Gesù che accennava a un sorriso delicato e insieme severo mi lasciò profondamente turbato e mi parve di intuire che senza dolore è difficile capire l’amore. Così mi sentii spinto a chiedere con insistenza al Signore di soffrire molto per poter vivere più profondamente l’intimità con lui. Forse fu presunzione, forse superficialità o incoscienza, ma credo che il Signore abbia accolto, almeno in parte, la mia preghiera, perché nella mia vita non ho mai saputo cosa fosse il benessere fisico.

     dal libro autobiografico
UN SOMARELLO E LA SUA STORIA 
di Ferdinando Rancan.
Per ordinazioni
Tel a Fede e Cultura
045/941851
che li spedisce a domicilio.

mercoledì 27 maggio 2026

CELEBRAZIONI IN MEMORIA DI DON FERDINANDO RANCAN A 100 ANNI DALLA NASCITA



IN MEMORIA DI DON FERDINANDO RANCAN


                   
     DOMENICA 14 GIUGNO 2026

Presso la parrocchia dei Santi Apostoli corso Cavour

ORE 11 SANTA MESSA 
celebrata dal parroco della Cattedrale e 
Vicario Episcopale   Mons. Ezio Falavegna
             
                      cui segue rinfresco conviviale in sala giochi


              *******************************************


Nel pomeriggio ore 16.00

presso il Santuario Nostra Signora di Lourdes sul colle


Sacra rappresentazione

LA SANTITA'  SALVERA'  IL MONDO


Testi dalle opere di don Ferdinando Rancan

                          *****************

guideranno il percorso di riflessione :

            giornalista Pierluigi Bianchi Cagliesi 

            accolito Alessio Righetti 

           all’organo : Edo Reame 

     ATTORI

          Michael Dall’Agnello

         Sandra Munari

           Gianluigi Spinelli


al termine seguirà un rinfresco conviviale 
nella sala al piano terra del santuario

***********************

Per chi desidera un pomeriggio di spiritualità completo

ore 17:20 Santo Rosario

ore 18:00 Santa Messa festiva


Ringraziamo i padri Stimatini per la cortese ospitalità.


                                    Gruppo Amici di don Ferdinando