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venerdì 26 ottobre 2012

Anno della Fede n. 1

IL CREDO E L’ATTO DI FEDE

Premessa:
Questi articoli di approfondimento della nostra fede che mi sono stati richiesti in occasione dell’Anno della Fede, non hanno la pretesa di voler esaurire i vari argomenti dal punto di vista della teologia, della dottrina sociale o della pedagogia, tuttavia, pur tenendo in considerazione tutte queste discipline, si basano, almeno questo è il mio proposito, sul cosiddetto ‘senso comune’ cioè sulla realtà evidente ai nostri occhi, quella realtà che, nel mio intento, si collega anche all’attualità degli eventi che accadono oggigiorno. Pertanto cercherò di presentare la bellezza della nostra fede, collegandola sia alla luce perenne e intramontabile del Vangelo, sia a quella mutevole degli eventi storici. Che Dio mi aiuti.

A)    IL CREDO
Sin dall’Antico Testamento Dio ha voluto rispondere alla ricerca di Assoluto e di Verità innata nel cuore dell’uomo scegliendosi un popolo eletto, Israele, per istruirlo e rivelare Sé stesso come Unico Dio, Signore e Creatore del Cielo e della Terra, e per prepararlo, attraverso creature elette, Profeti, Patriarchi, Re, Sommi Sacerdoti ecc. alla venuta del ‘Messia’.
Ed è stato proprio il ‘Messia’, l’Eletto per eccellenza, cioè Gesù Cristo, Verbo Eterno di Dio, a proseguire, completare e perfezionare la rivelazione dei Profeti, consegnandoci le Verità fondamentali che riguardano essenzialmente la vita intima di Dio nelle Tre Persone divine, il nostro destino eterno di figli di Dio-Padre, e i mezzi necessari per raggiungerlo.
Questa ulteriore Rivelazione che ufficialmente termina con l’ultimo apostolo, non è stata affidata da Gesù Cristo ad un popolo particolare, ma ad una ‘Istituzione’ umano-divina di carattere universale, fondata da Egli stesso, la Chiesa, che ha il compito di custodire questo deposito e di tramandarlo ai posteri, e attraverso la quale Gesù stesso ha voluto perpetuare la Sua Presenza vera e reale in mezzo a noi fino alla fine del mondo.   
La Chiesa, poi, nella persona dei primi dodici Apostoli, subito dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo, ha voluto riassumere e quasi imprimere come un sigillo indelebile queste Verità di fede in una preghiera o simbolo, detto appunto ‘Simbolo Apostolico’, IL CREDO che è diventato la norma della nostra fede cattolica e che è essenzialmente una professione dei due misteri principali della nostra fede: Unità e Trinità di Dio;  Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, e di altre Verità connesse con la Rivelazione.
In seguito, allo scopo di approfondire ulteriormente questi due dogmi essenziali della fede cattolica riguardo soprattutto la Vita di Gesù Cristo e il rapporto con la SS.ma Trinità, è stato riformulato nel 330 un secondo ‘Credo’ detto simbolo ‘Niceno-Costantinopolitano’ perché frutto di due Concili che si sono tenuti a distanza ravvicinata, quello di Nicea e di Costantinopoli.  Questo secondo Credo non è altro che la conferma più dettagliata del primo e viene recitato alternativamente con l’altro durante la celebrazione liturgica della Santa Messa.
Pertanto sono del tutto pretestuose e infondate le affermazioni di alcuni eretici che si vogliono spacciare per cattolici, es. Dan Brown o Vito Mancuso i quali affermano o per lo meno insinuano che il Concilio di Nicea ha voluto stravolgere la figura di Cristo come era stata presentata dagli apostoli, sublimandola, vale a dire da semplice, sia pur grandioso uomo quale era, a Figlio di Dio! Sono pure invenzioni montate dai media nemici di Cristo. Su questo argomento ci sono state molte risposte da parte di cattolici impegnati, ma consigliere di leggere il libretto del prof. Marco Fasol ‘Il codice svelato’ ed. Fede e Cultura dove l’autore mette in evidenza, in maniera sintetica ma molto chiara e precisa, le fantasie del Codice da Vinci rispetto alla realtà storica[1].

Da questa sintesi si evince che, in pratica, tutta la nostra fede cristiana, tutto il Catechismo della Chiesa cattolica, tutti i libri di ascetica, di teologia, di esegesi biblica ecc. si potrebbero in un certo senso riassumere nella semplicissima, ma profondissima preghiera del CREDO, accessibile a tutti, anche alle persone più semplici, anche ai bambini, per esempio, e sono quelli che di solito capiscono più di tutti perché hanno l’intelligenza pulita, e non offuscata da ideologie o peccati.
Proprio attraverso la recita del Credo, o come preghiera personale o per lo più durante la celebrazione eucaristica, noi compiamo una vera professione di fede nei confronti delle più importanti Verità rivelate da Dio stesso sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Tuttavia, può accadere che, proprio durante la recita comunitaria o la meditazione personale su queste verità del Credo che noi proclamiamo, ci si domandi: ‘Ma io credo veramente a tutto questo o mi limito a una pura recitazione formale? Posso dire di avere una fede tale da essere convinto che tutto ciò che la Chiesa mi propone con questa formula del Credo, fondamentale per la vita cristiana, sia veramente la Verità somma, unica, esclusiva e non una parte di verità che è contenuta anche in altre confessioni religiose? Chi mi dice che non mi inganno? Come si fa a credere, ad esempio, ad un dogma così alto e sublime come quello di Gesù Cristo, vero Uomo e vero Dio, nato da donna, Vergine prima, durante e dopo il parto, senza rischiare di sconfinare nel panteismo, o nel fideismo, o nel relativismo, o nello scetticismo?’
Infatti questa figura meravigliosa di nostro Signore Gesù Cristo, vero Uomo e vero Dio, morto e risorto per noi è stata la più studiata, confrontata, vagliata, vivisezionata, ecc. di qualunque altra figura storica eccezionale che mai sia apparsa al mondo, a tal punto che dovrebbe essere ormai assodato che la sua vita come ce lo tramanda il Vangelo è quella vera. Eppure la figura meravigliosa di nostro Signore Gesù Cristo è sempre segno di contraddizione perché o la si ama o la si odia, anche in quella forma di odio che è l’indifferenza o la derisione.
A questo punto, per capire la preghiera del CREDO e farlo proprio, è indispensabile porci una domanda fondamentale:  CHE COS’È LA FEDE? Se prima non affrontiamo questa domanda con relativa risposta, non riusciremo mai a pregare bene fino in fondo il nostro amatissimo Credo!

b)    L’ATTO DI FEDE
In merito a questi nostri discorsi sulla evangelizzazione, sulla fede, sul credo ecc. ho più volte letto da autori cattolici un pensiero che riassumo così: ‘Credere è un rischio, perfetto, umano-divino, nel vuoto del mondo. Prendere o lasciare!". Ma io non sono affatto d’accordo, perché questa sorta di atto di fede si potrebbe riferire un po' a tutto, vale a dire alle nostre incertezze sul futuro, alla nostra insicurezza, alla precarietà della salute ecc. ma non a Gesù Cristo. Egli stesso ci ha chiaramente e con molta autorità confermato CHI EGLI E', senza dubbio alcuno. La fede cristiana-cattolica, non è un fideismo cieco, o una fede generica in un futuro nebuloso e incerto, non è mai un rischio ‘nel vuoto del mondo’. La nostra fede cattolica non è una sorta di lotteria cieca dalla quale si aspetta la buona fortuna... l'importante è crederci, come si suol dire. Questo non è fede, è scempiaggine.
La nostra fede cattolica ha un triplice fondamento: STORICO, RAZIONALE E TEOLOGICO. Se manca uno di questi non è fede perchè o si cade nel fideismo o nel razionalismo scientista[2] .

1.    La fede cattolica ha un fondamento STORICO perchè la Persona Umana di Cristo è realmente esistita nel tempo, nella storia e nelle vicende terrene ed è documentata da oltre cinquemila codici, cioè testimonianze-manoscritte, quando per i più ragguardevoli personaggi storici tipo Virgilio o Catullo non abbiamo più di cento codici.
2.    La fede cattolica ha un fondamento RAZIONALE perchè è ragionevole, vale a dire che si basa sulle norme che regolano la vita normale, sul cosiddetto "senso comune" che accomuna tutti gli uomini e non è fatta di stramberie, di eccentricità, di magie che esulano dalla realtà e quotidianità. Le vicende di Cristo, la sua dottrina, gli apostoli ecc. sono molto normali, si muovono come tutti gli altri uomini, e perfino i miracoli che Cristo compie non sono mai "buttati là a profusione" quasi per ostentazione, ma Cristo li concede solo dietro a precisi atti di fede nella sua divinità, o per confermare la poca fede di certuni soprattutto riguardo la Sua persona Divina.
3.    Infine la Fede cattolica è TEOLOGICA perchè si basa sulla Parola di Dio che non inganna mai, quella Parola che è stata passata al vaglio come nessun altro documento al mondo e che ha la certezza del Magistero della Chiesa, quel Magistero che, per fede, è assistito dallo Spirito Santo.
Pertanto, non si può parlare di vero atto di fede quando è sganciato da uno di questi tre elementi, perchè credere ad esempio ad un marziano guaritore è fideismo e non fede, così pure credere a un Cristo generico di cui si mette in dubbio la Risurrezione è fideismo e non fede.
Questo tema di basilare importanza della fede collegato col Credo, è stato trattato più volte lungo la storia dal Magistero della Chiesa in alcuni catechismi, come punto di riferimento perenne per il cattolico, in particolare ricordiamo il famoso catechismo di Pio X, sempre attuale, che ha forgiato i Santi, e l’ultimo, il ‘Catechismo della Chiesa cattolica’ voluto dai due ultimi Papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI[3].  
Lo stesso San Paolo afferma con forza che "Senza la Risurrezione di Cristo, vana sarebbe la nostra fede", ciò vuol dire che, senza il fondamento storico, cioè le testimonianze della Risurrezione, non si potrebbe parlare di vera fede, tant'è vero che Cristo si è fatto vedere più volte dopo la sua risurrezione, non solo agli Apostoli ma a più di cinquecento, dice il Vangelo.
Si è fatto vedere dopo la sua Risurrezione, però senza ostentazione e trionfalismo, cioè senza la pretesa di chi vuole dare una sonora lezione agli increduli, sullo stile del: ‘Adesso ve lo faccio vedere io chi sono!’ perchè per certuni che sono in male fede, nessuna prova, per quanto eclatante, sarebbe sufficiente per farli convinti, e Cristo non si è mai prestato a compiere mirabolanti giochetti magici per saziare la malsana curiosità di certuni, o per sanare la miscredenza di altri. Ci ha dato le prove ma nello stesso tempo ci lascia liberi di riflettere, di pregare e di chiedere aiuto.
Per quanto riguarda poi la cosiddetta "prova della fede" alla quale spesso anche i santi sono stati sottoposti, qui entra in gioco l'ascetica, la mistica, vale a dire che sono le prove cosiddette dello spirito per le quali certe anime passano e che servono per irrobustire la fede anche davanti all'oscurità, alle croci, alle umiliazioni, agli insuccessi. Alle volte può capitare che dopo anni di fatiche, di lotte, di tribolazioni senza vedere il minimo risultato, uno dica: "Adesso basta! Dove sei Signore? Non ne posso più!" ma questo non è mancanza di fede, questo serve per aumentare la fede nella prova, come l'oro si prova nel crogiolo, dice la Scrittura, guadagnando meriti non solo per sé stessi ma per moltissime anime le quali, senza questi aiuti soprannaturali, forse neppure si convertirebbero. Ma questo fa parte dell’economia della grazia.

La fede in Cristo comunque è sempre legata all'Amore per Lui. Non si può credere in Gesù Cristo senza amarlo, senza sentirsi amati da Lui che si è mostrato addirittura con il Cuore in mano per indicarci tutto l'amore che ha per ognuno di noi. Ormai, come dice il Santo Padre nel suo libro su Gesù di Nazareth e altrove, ciascuno di noi e il cosmo intero dipendiamo da Cristo, Salvatore e Restauratore di tutta l'umanità passata presente e futura, non si può più prescindere da Lui al quale perfino gli astri obbediscono [4].  
Questa fede in Cristo non significa una fredda adesione dell'intelletto a una sorta di dogma intoccabile e prefissato fin dall'eternità, ma un abbandono totale e fiducioso alla sua Persona che conosce ciascuna delle sue creature a tal punto da contare perfino i capelli del nostro capo, che ci ama a tal punto da dare la sua stessa vita per ognuno di noi. Pertanto non è l’incontro con una dottrina fredda, per quanto vera e sublime, ma con una Persona meravigliosa, unica, pienamente divina e pienamente umana.
    C’è un libro del missionario comboniano Piero Gheddo che si intitola ‘Meno male che Cristo c’è!’ ed. Lindau e il titolo è molto significativo in quanto l’autore vuole sottolineare come il Vangelo è strettamente collegato allo sviluppo, al benessere e alla felicità dell’uomo sin da questa terra, in vista dell’eternità [5].  E se adesso l’economia sta crollando è perché, sembra assurdo ma è proprio così, sono ormai decenni che è crollata la fede in Gesù Cristo. Se aumenta la fede, aumentano anche le iniziative, cooperative, imprese, famiglie ecc. che rendono sana, bella e lieta tutta la società in cui viviamo. Perché la parte spirituale dell’uomo, l’anima, è strettamente collegata con quella materiale, fisica, del corpo.
Quale altro personaggio autorevole della storia ci ha mai dato una sicurezza, una fiducia e un amore più grande di questo?
 
NOTE:
[2] Ferdinando Rancan, Il senso del vivere, ed. Ares
[3] Catechismo della Chiesa cattolica, La professione della fede, Prima parte, prima e seconda sezione.
[4] Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, ed. Libreria Editrice Vaticana.
[5] Piero Gheddo, Meno male che Cristo c’è, Vangelo, sviluppo e felicità dell’uomo, Ed. Lindau

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