lunedì 13 giugno 2022

IL SIGNORE MANDA I SUOI ANGELI SUL NOSTRO CAMMINO


Sin dalla creazione del mondo, diciamo degli uomini in particolare, il Signore Dio si è servito degli Angeli fedeli per accompagnare, guidare e proteggere il cammino spesso tortuoso degli uomini sulla terra

 

Troviamo dal libro dell'Esodo (23,20-23) questa bella e chiara espressone “Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, da' ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui”, frase che è riportata nelle preghiere liturgiche del 2 ottobre, festa appunto degli Angeli Custodi,.

 

Sappiamo infatti come un Angelo inviato dal cielo, l’Arcangelo San Raffaele, abbia accompagnato in sembianze umane il giovane Tobia nel lungo e insidioso viaggio su indicazione del padre. Certi Santi, come Santa Gemma Galgani, avevano un rapporto diretto col loro Angelo Custode, tanto da affidare loro delle lettere o missive importanti, vista la mancanza del cellullare a quei tempi.

In occasioni di guerre decisive per l’umanità, come la battaglia di Lepanto (1571), contro l’avanzata delle orde ottomane, o quella di Vienna (1683) nelle quali si dava per scontato la vittoria, purtroppo, dei musulmani contro i cristiani, furono viste nel cielo intere schiere angeliche, come attestano le cronache del tempo, scendere a combattere in favore dei pochi e sparuti cristiani contro la ferocia bellica della controparte, esperti combattenti da sempre. E furono vinti e dispersi, almeno fino ai nostri giorni nei quali riappare questo pericolo sempre più forte e imminente davanti a noi, anche se adesso non lo si vuole vedere, perché, secondo il concetto della “fratellanza universale” dovremmo in teoria tutti abbracciarci e vivere in una utopistica pace in nome della quale dovremmo, secondo indicazioni ufficiali giunte dal Vaticano, seppellire i nostri principi, la nostra fede, la nostra cultura, la nostra identità cattolica forgiata dalla vita eroica e dal martirio di milioni di santi.  Ma la Madonna provvederà, non in modo indolore, a rimediare a questa stoltezza e cecità spirituale che ci attanaglia e ci impedisce di vedere e difendere la Verità, come ci ha invece raccomandato nostro Signore Gesù Cristo.

 

Tutto questo giro introduttivo per arrivare dove? Vi domanderete. Per arrivare a questo concetto: il Signore manda i suoi Angeli, e continua a mandarli anche ai nostri giorni, anzi sempre di più mano a mano che avanzano le tribolazioni, per indicarci la via non solo della salvezza del corpo, come in caso di guerra, ma soprattutto quella dell’anima, attraverso la via della santità, unica strada per raggiungere il Paradiso.  E questi Angeli il più delle volte non sono esseri angelici venuti dal cielo, come nel caso suindicato, ma si tratta di uomini, di persone in carne e ossa come ciascuno di noi, che hanno tribolato, che hanno lavato le loro vesti, per citare l’Apocalisse, nel sangue dell’agnello, vale a dire nel crogiolo della tribolazione eroica, vissuta per amore di nostro Signore Gesù Cristo con un martirio che non è sempre quello immediato, del corpo, della ghigliottina, del fucile, del circo dei leoni, ma quello fatto goccia a goccia, giorno dopo giorno, nella fedeltà ai propri doveri quotidiani, anche in presenza di malattie spesso pesanti e umilianti, incomprensioni, emarginazioni ecc. nell’eroico abbandono alla volontà di Dio e con l’ardente desiderio di vivere la propria fedeltà e missione che il Signore affida a ciascuno di noi, fino all’ultimo respiro. 

 

Questa in sintesi è la chiave di lettura che hanno dato i promotori della conferenza tenuta a Verona giovedì 9 giugno presentando la figura eroica del sacerdote diocesano in concetto di santità, don Ferdinando Rancan.  Questo compito di ricerca attraverso testimoni, scritti, eventi anche nascosti ma significativi lo sta svolgendo con ammirevole impegno da anni, in particolare dall’anno della sua dipartita al cielo, 10 gennaio 2017, il rev. prof. don Ermanno Tubini, confratello di don Ferdinando nel sacerdozio e nella spiritualità che li accomuna, che è quella dell’Opus Dei, pur essendo don Ferdinando un sacerdote diocesano e rimanendo tale, vale a dire alle dirette dipendenze del Vescovo della sua città, ma con la possibilità di attingere alle fonti della spiritualità e del carisma dell’Opus Dei come ha voluto il Fondatore, San Josemaria Escrivà de Balaguer.

 

Don Ferdinando Rancan è stato un vero Angelo mandato dal cielo, non solo per molti di noi che lo hanno frequentato e apprezzato come predicatore ma soprattutto come confessore e direttore di anime che si sentivano seguite nel cammino della santità come fossero perle uniche e preziose, ma siamo certi che ha sparso la sua ricchezza spirituale attraverso la grazia del sacerdozio anche a moltissimi altri che non lo hanno mai conosciuto, attraverso la cosiddetta “Comunione dei Santi”, e continua a farlo dal Cielo se lo invochiamo chiedendo anche il suo intervento per tante nostre necessità, piccole o grandi che siano.

 

Resta il fatto che ignorare o peggio ancora rifiutare la presenza di queste persone straordinarie che il Signore stesso ci invia, dopo averli ben forgiati con tribolazioni per saggiare la loro fedeltà e perseveranza, come faceva con gli antichi Profeti, rifiutare o ignorare questi nostri “Angeli incarnati”, diciamo così, per motivi umani spesso superficiali, derivanti più che altro da simpatie o antipatie umane, da rivalità ridicole e infondate perché i santi in cielo non sono invidiosi gli uni degli altri ma collaborano tutti insieme attivamente per la nostra salvezza, in vista dell’avvento del Regno di Dio… insomma questo atteggiamento fosse dovuto anche solo a ignoranza o superficialità, non è gradito agli occhi di Dio perchè è come rifiutare o snobbare, come si suol dire, i doni che Lui stesso ci offre, liberamente, scegliendo chi vuole per questo compito, come sempre è stato nella storia della Salvezza.

 

Pertanto, ringraziamo don Ermanno che con pazienza ammirevole e ricerche meticolose, sta mettendo in luce sempre di più questo aspetto della santità di un sacerdote diocesano veronese, magari uno dei tanti che ci sono stati e ci saranno, ma a lui, a don Ermanno, attraverso i suoi superiori, il Signore stesso ha dato il compito di far conoscere questo nostro confratello nella Fede, come si fa di prassi con tutti i candidati alla santità, e per questo motivo tutti noi abbiamo il nostro grado di responsabilità nell’accoglierlo, nel conoscerlo, nel diffonderne la conoscenza e soprattutto nel pregarlo per noi stessi, per la Chiesa, per l’Italia, come lui sempre chiedeva e per il mondo intero oggi così ottenebrato dalla presenza del maligno che presto si dovrà arrendere.

 

                                                                       Patrizia Stella