Visualizzazione post con etichetta Vita Eterna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vita Eterna. Mostra tutti i post

giovedì 3 settembre 2026

LA VITA E' MERAVIGLIOSA. LEGGE REGIONALE VENETO.


IL VALORE GRANDE DELLA VITA”-

Anche per il Veneto, purtroppo, ha vinto la bramosia di morte, dopo tutto un martellare di slogans, di casi pietosi montati apposta come tragedie greche, mentre la medicina ha saputo offrire da tempo un validissimo supporto indolore per un “passaggio” dignitoso verso “nostra sorella morte”. La miglior medicina, però, da sola non basta se non è accompagnata dall’affetto e dalla presenza dei propri cari o da persone amiche, che spesso sono impedite dal visitare i loro ammalati proprio dalle stesse autorità sanitarie, interessate a sbrigare la “faccenda” con una punturina veloce. Vedremo quando arriverà anche il loro turno, perché “chi di spada ferisce, di spada perisce”.

Ma il pericolo peggiore di queste leggi, quando si apre una piccola breccia è quello che si possa poi spalancare una voragine infinita, includendo nei candidati alla morte, anche i depressi, i disperati per causa di lavoro perduto, o di separazione, o di lutti o quant'altro “Purché lo chiedano volontariamente!” Capirai che concessione e che libertà di scelta! Con il rischio di spingere le persone di qualunque età, davanti a inevitabili prove che la vita riserva a tutti, a risolvere vigliaccamente i loro problemi con la morte piuttosto che con il coraggio che talvolta richiede la vita, sapendo che poi il buio passa e torna il sereno, e queste piccole ma importanti vittorie sulle tentazioni del diavolo che vuole la nostra distruzione, sono come medaglie al valore personale, famigliare e comunitario che ci rende più forti ed esperti per affrontarne altre con ottimismo.

Perché una vita solo all'insegna del gaudio e del successo è monca e superficiale! La vita vera è quella composta di gioie e di dolori che vengono più facilmente superati per coloro che hanno fede in Dio. Immaginate la vita di un uomo o donna perennemente gaudenti, senza alcun problema, o delusione, o sofferenza fisica e morale? Diventa un robot piuttosto che un umano, insensibile davanti a tutto e disposto anche a fare del male pur di salvaguardare il proprio, falso benessere.

C'è stato il caso di una signora disabile ma combattiva e piena di voglia di vivere, che si era informata per avere un saliscendi per le rampe di scale del suo condominio. Le hanno risposto "Ma perchè, cara signora, spendere soldi per un attrezzo del genere, quando la dolce morte è completamente gratis?" Al che lei ha risposto: “E che me ne faccio di tutti i miei beni se li metto al servizio della morte, piuttosto che della vita, in qualunque modo possa essere vissuta?” Vi rendete conto a che livello infame è arrivata questa società del diavolo? Al punto da invogliare perfino i bambini nelle loro prime difficoltà di apprendimento o simile, e ovviamente anche i loro stupidi genitori (come accaduto in Canada, Olanda ecc.) a pensare alla morte come soluzione ottimale.

D’altra parte se la legge invita ad ammazzare i bambini nel grembo materno in qualunque momento, perché non pensare di poterlo fare anche dopo, davanti alle prime difficoltà, col bambino vivo che sgambetta e piange e deve essere cambiato e non fa dormire la notte? E se neppure ha senso la vita di un piccolo nascituro che vuole vivere a tutti i costi, figuriamoci quella di un anziano e per giunta malato! E’ la legge della morte gratuita dietro richiesta! E' satana il padre della menzogna e omicida e molti potenti di questo povero mondo si sono inginocchiati, purtroppo, al suo servizio per fare il male all’umanità in cambio di potere, denaro e miserabili piaceri passeggeri per pochi decenni perché poi viene il giudizio di Dio, anche per chi si vanta di non credere a nulla.

Dio nostro padre vuole invece che viviamo nella pienezza questi pochi decenni che ci sono concessi sulla terra 90/100 anni massimo, nella gioia e nella fatica, perché scorrono veloci per tutti e, se li spendiamo bene, sono “la moneta con cui possiamo comprarci l’eternità” affermava nei suoi libri don Ferdinando Rancan, sacerdote diocesano veronese in concetto di santità che ha ben conosciuto il grande valore della sofferenza quando è in unione con Dio, nostro padre. Ha il potere di salvare le anime e di guarire le malattie. 
Se leggiamo la vita dei santi come modello per la nostra vita, avremmo un punto in più per capire il vero significato della nostra vita sulla terra. In tutti i casi è sempre l’amore a vincere sulla malattia, sull’indifferenza, sull’odio, sull’interesse, sul portafoglio... l’amore ha la forza di far resuscitare un morto e di fargli accettare serenamente anche la sofferenza dell’agonia se accanto a sé ha una persona che lo ama sinceramente a costo di qualunque sacrificio.

Figuriamoci che cosa importa ai nostri politici e al loro portafoglio, assieme a quello di molti medici venduti al potere, la sofferenza dei loro concittadini, o il loro benessere, o la difesa della giustizia e dei diritti, del lavoro, della famiglia, oggi ridotta a una qualunque ammucchiata senza identità e senza nome. Dopo che i poteri forti le hanno inventate tutte per poter ammazzare tre quarti dell’umanità con la menzogna della sovra-popolazione, cominciando dai bimbi nel grembo delle madri in qualunque periodo di gestazione, e poi con vaccini mortiferi, contaminazione nei cieli e nei cibi, guerre assurde e mille espedienti per ridurre questo mondo uscito splendido dalle mani di Dio a un immondezzaio di cenere, miseria e morte.

E’ il noto programma massonico-satanista, agenda 2030, che sta comandando il mondo attraverso politici e magistrati e medici e vescovi e cardinali corrotti, (con l’obiettivo dichiarato senza mistero, di arrivare anche al soglio pontificio) mentre noi cittadini, poveri illusi, crediamo che il nostro Stato con le sue leggi, imposizioni, divieti e regolamenti assurdi faccia tutto per il nostro bene, come un buon padre di famiglia che si prende a cuore il bene dei propri figli. E tutti a correre per accaparrarsi vaccini mortiferi o gravemente disabilitanti, e anche dopo la prova lampante della loro pericolosità, non si arrendono neppure davanti all’evidenza dei fatti, per non ammettere i propri errori e dover andare contro corrente se vogliono difendere la verità, la loro incolumità e la salute dei loro figli.

Non dobbiamo obbedire alla cieca a nessuno, neppure al Papa, vero o presunto, se va contro la dottrina voluta da Gesù Cristo, figuriamoci quando si permette di affermare senza averne la competenza che “I vaccini sono un atto d’amore”. Chissà se ha pronunciato quella frase assurda con convinzione o per costrizione? Dio solo giudicherà, ma nel frattempo quanto male e quanti morti avrà arrecato all’umanità e soprattutto al clero e ai cattolici quella frase buttata là come la “soluzione divina” di tutti i problemi?

Dobbiamo usare il nostro cervello e anche il supporto della preghiera, prima di cedere a certe proposte o leggi soprattutto quando ci vengono imposte come obbligo assoluto per il "bene nostro e dell’umanità" mentre si rivelano trappole mortali. Esistono migliaia di persone che obbediscono alla cieca a qualsiasi autorità civile o ecclesiastica per diventare dirigenti o prelati importanti, senza porsi il problema morale se questo è bene o male! Ma pochissimi sono coloro che obbediscono solo alla loro coscienza perché conoscono il Bene supremo ad essa connesso e, come una perla preziosa, non la vogliono perdere, a costo di incomprensioni, o emarginazioni o peggio. Dio non li abbandona, ma li protegge.

CAPOLAVORO DI SATANA. Ma il vero scopo di tutti questi programmi demenziali, in particolare l’ultima trovata di “come e quando morire” è davvero il capolavoro di satana: impedire che la persona, negli ultimi periodi o istanti della sua vita, possa avere il tempo di pensare a Dio, a un’eventuale vita nell’aldilà, a un eventuale premio o castigo eterno e, come massimo del loro progetto satanico, impedire in tutti i modi che il malato o l’anziano possa arrivare a una conversione, perché una sola anima che si converte a Dio anche all’ultimo momento, causa una rabbia infinita a tutti i demoni. Per questo è importante che accanto al capezzale del morente, anche parecchi giorni prima di esalare l’ultimo respiro, ci sia la presenza di un sacerdote davanti al quale tutti i diavoli scappano infuriati e allora anche il morente trova quella serenità per ricevere i sacramenti e l’Unzione dei malati, se possibile.

Ottima anche la presenza di qualche parente o persona di fede che possa aiutarlo a superare questi momenti con la preghiera e magari con qualche gesto di affetto, come tenergli la mano, accarezzargli la fronte, recitare la coroncina della divina misericordia o la preghiera a San Giuseppe per la buona morte ecc. Non dobbiamo avere paura della morte e neppure della sofferenza che al giorno d’oggi è quasi sparita o resa sopportabile grazie alla medicina, e poi l’aiuto di Dio non manca mai nei momenti più difficili della nostra vita, se lo invochiamo con fede. La Madonna e San Giuseppe vegliano con noi sempre e ci hanno preparato un mondo di bellezze. 

Neppure dobbiamo avere paura di passare gli ultimi anni come se fossimo “inutili” magari in pensione, non più interpellati come esperti o direttori, ma emarginati, anche come sacerdoti. Non è la carriera passata o presente che ci deve attrarre come scopo principale della nostra vita, ma è il bene che abbiamo potuto realizzare, anche con il nostro lavoro e impegno, per noi, la nostra famiglia e tutta la società, finché il Signore vorrà. Fare una carriera strepitosa, avere un potere enorme per poi metterlo a servizio del male e della menzogna, addirittura col pericolo di far morire gente innocente, come spesso accade, o di ridurla in miseria è la peggior disgrazia o condanna che ci possa capitare, spesso cercata e voluta per il proprio lurido interesse o per loschi intrighi politici. Dio ci chiederà severamente conto di queste nostre scelte criminali-

Anche se fossimo in carrozzina o a letto, la nostra vita non perderebbe la sua importanza, perché la vita dell’uomo non vale per quello che “compie” finché è giovane e sta bene: scoperte, ricerche, insegnamenti, leggi, lavori manuali o intellettuali, famiglia, figli, realizzazioni strepitose ecc. ecc. La vita dell’uomo vale sempre e comunque davanti a Dio, anche se malati, disabili, carcerati o prigionieri perché, sull’esempio di Gesù Cristo, ha avuto più valore la sua Passione, Morte e Risurrezione di tre giorni piuttosto che tutto il resto della sua vita passato a lavorare con San Giuseppe e a predicare in giro per la Palestina. Quante anime potrà salvare Gesù grazie all’offerta della nostra giornata con le gioie, i dolori, il lavoro, le corse, le preoccupazioni, le preghiere che la accompagnano.

Tutta la vita sulla terra è un dono meraviglioso, ancor più la vita nell’aldilà, come da parole di molti Santi fra cui anche San Paolo quando afferma che “nessuno sulla terra può immaginare le meraviglie che Dio ha preparato per coloro che lo amano”. Gesù confido in te, ora e sempre. La vita è meravigliosa per chi ama Dio, sulla terra e ancor più nel Cielo.

                                        patriziastella.com


      Ascoltiamo la voce del Magistero della Chiesa in proposito:

Papa Pio XII,, il 24 febbraio 1957, (cfr. Acta Apostolicae Sedis XLIX, 1957) così afferma riguardo la sedazione profonda:

“Non bisogna privare della coscienza il morente, se non per gravi ragioni. Prima di giungere a obnubilare o togliere la coscienza al malato bisognerebbe dargli l’opportunità, se è possibile e se lo vuole, di soddisfare i suoi doveri morali, famigliari e religiosi. Il malato ha, infatti, il diritto a vivere la propria morte con dignità e libertà e a prepararsi ad essa dal punto di vista umano e cristiano”.


                              ***********************

Dalla dichiarazione sull’eutanasia III del 1980, di S. Giov. Paolo II - Da Evangelium Vitae 65 nel 1995.
ripreso dalla Carta degli Operatori sanitari edizione 2016 al n. 155


“In conformità con il magistero dei miei predecessori e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale. Una tale pratica comporta, a seconda delle circostanze, la malizia propria del suicidio o dell’omicidio”.
                                   stop


martedì 25 agosto 2026

L'ABBAGLIO DI MONS. SCHNEIDER

         L'ABBAGLIO DI MONS. SCHNEIDER

      IN MERITO ALLA FRATERNITA’ SAN PIO X


Dal blog di Maurizio Blondet

PRIMA PARTE. Mons. Schneider ha difeso le consacrazioni episcopali della Fraternità S. Pio X come atti necessari per continuare la loro opera di preservazione della fede cattolica perenne in modo chiaro e completo, nella sua dottrina e nei suoi sacramenti.


SECONDA PARTE. Il Vescovo Schneider paragona la Fraternità San Pio X al rifiuto di Sant’Atanasio di avallare l’eresia ariana del 300 circa.
                                            
         *************************

RISPONDO ALLA PRIMA PARTE:

Premetto che Mons. Schneider è sempre stato un tenace oppositore di tutto il Concilio Vaticano II e dei grandi Papi di allora, finiti con l’ultimo vero Papa Benedetto XVI, secondo la vera successione apostolica. Per rispondere a qualche mio interlocutore perplesso, posso attestare questo per vari motivi ma anche per una discussione personale che ho avuto con lui in occasione di un convegno sulla chiesa a Trento qualche anno fa, durante il quale Mons. Schneider mi ha detto chiaro e tondo e perentorio che da Pio XII in poi sarebbe tutto da cancellare e da riscrivere! ecc.
         Se è vero che la Chiesa ha trovato un lungo periodo di prova anche a seguito dello scombussolamento del Concilio Vaticano II a motivo del solito intervento dei nemici della Chiesa intrufolati come "fumo nel Tempio" (parole di Paolo VI) per scalzare Chiesa vera e Papato, non è questo il motivo per cercare soluzioni al di fuori della Chiesa e dei legittimi Pastori, se non creando scismi, apostasie e divisioni che fanno trionfare non certo la verità, ma l'azione del diavolo
     A seguito di queste persecuzioni occulte ma reali,  che tutti possono comprovare contro il grande Papa Benedetto XVI, (vedi espulsione dalla università  La Sapienza, minaccia di morte dopo la predica su Maometto a Bratislava, il rifiuto dei Vescovi tedeschi di porgere al Sommo Pontefice la mano di benvenuto con palese avversione nei confronti della sua persona come Vicario di Gesù Cristo ecc. ecc. ) sta di fatto che il povero papa Benedetto, vistosi circondato da una sorta di “lupi” cioè cardinali della cosiddetta “mafia del Sangallo” che gli impedivano di svolgere il suo mandato petrino, con continui ricatti e ostilità, aveva pensato di mettersi in “sede impedita” mantenendo però l’investitura divina cioè il “munus” e lasciando al suo successore, Bergoglio, solo il “ministerium” cioè come amministratore provvisorio e non come vero Papa. In seguito la questione si è complicata, è stata contestata ma lasciamo per adesso questo problema che comunque non è da trascurare ma serve per farci capire la gravità della situazione attuale che ancora non si è risolta, anzi si è ulteriormente aggravata con il successore di Bergoglio, Leone XIV.

Che si voglia credere o no a questo fatto ormai così lapalissiano e testimoniato, sta di fatto che la presenza di due o più Papi si è verificata più volte nella storia bimillenaria della Chiesa, tuttavia alla fine è sempre emersa, sicuramente per volontà di Dio attraverso l’assistenza dello Spirito Santo col Magistero della Chiesa, la figura di un solo vero Papa secondo la vera successione apostolica, mentre l’altro o gli altri erano considerati “antipapi” e i loro discorsi, scritti ecc. buttati al macero. In duemila anni di storia della Chiesa, il Magistero perenne ne ha calcolati ben 40! Uno ogni 50 anni circa. Il nostro caso, diciamo pure il “post papa Benedetto XVI” è comunque il più grave in assoluto perché, mentre in precedenza si trattava di false nomine papali spesso da parte di pochi ma potenti cardinali per accaparrarsi benefici, denaro, privilegi ecc., (cosa peccaminosa ovviamente ma non dell'attuale gravità di cui parleremo), nel nostro caso purtroppo, è la prima volta che l’intento principale degli antipapi sostenuti probabilmente da correnti massoniche che neppure fanno più mistero di manifestarsi pubblicamente, è soprattutto quello di demolire la dottrina cattolica dall’interno, e in tal modo distruggere tutta la Chiesa con i suoi dogmi, sacramenti, consacrazioni ecc. 
    Questa corrente anticattolica a vasto raggio, diciamo così, ha preso come occasione le aperture del Vaticano II (sia pure discutibili ma inevitabili in quel clima di odio e contestazione e persecuzione, vedi l'attentato a Papa Giovanni Paolo II),  per cominciare la sua azione demolitrice e subdola presentando le innovazioni come un male assoluto per creare divisioni e scismi, come è lo stile del diavolo, padre della menzogna e omicida, 

 E’ stato proprio in questo periodo contestato del Concilio, vale a dire grosso modo, dal 1962 al 1968 e avanti, che è emersa la figura del Vescovo Mons. Lefebvre il quale, preoccupato per le varie traversie e contestazioni soprattutto da parte progressista che pretendevano dal Papa un rinnovamento totale e radicale di tutta la dottrina cattolica, ha cercato di arginare questa avanzata ribelle, firmando anche lui tutti i documenti del Concilio. Infatti i documenti del vero Concilio dei Padri, come spesso soleva affermare papa Benedetto XVI, erano in piena sintonia con la dottrina di sempre, ma sono stati i media, i contestatori e i nemici della Chiesa  a stravolgerne tutti i significati, le finalità e perfino la sostanza. E la massa ignorante del popolo bue, ha fatto da cassa di risonanza.

Era il periodo delle grandi contestazioni sessantottine a vasto raggio, dove soprattutto i giovani universitari, animati da fanatismo irrazionale e ingiustificato, avevano la pretesa di cambiare tutta la società a iniziare dalla Chiesa, trovando sempre qualche sacerdote o vescovo dell’altra “sponda” contestatrice disposto a fornire loro il materiale necessario per aumentare il fuoco nel grande braciere, dove si doveva bruciare tutto il “vecchio” sistema per creare “miracolosamente” dal nulla il nuovo che, secondo loro, avrebbe risolto tutti i problemi sia economici che religiosi che di ogni altro genere.


Ricordo perfettamente che era un periodo in cui nessun Vescovo, o pochissimi, obbediva ai legittimi “Grandi” Papi, permettetemi la definizione, neppure i Vescovi regolarmente nominati dallo stesso Papa Giovanni Paolo II. Però si fingeva obbedienza per non avere rogne. C’era un clima di contestazione generale contagioso che io stessa toccavo con mano dal vivo perché allora stavo studiando teologia per laici nel Seminario di Verona e mi venne un colpo al cuore nel vedere che il nuovo “Catechismo della Chiesa Cattolica” promulgato nel 1992 da S. Giovanni Paolo II venne rifiutato e ignorato da quasi tutte le diocesi almeno quelle italiane, e solo pochi sacerdoti e qualche Vescovo fedele riuscirono a farlo conoscere e apprezzare ai loro fedeli. Tra questi un eroico sacerdote diocesano di Verona in concetto di santità per il quale si sta aprendo la causa di beatificazione: don Ferdinando Rancan che lo fece amare si suoi parrocchiani e amici simpatizzanti con lezioni di cui ci ricordiamo ancora la profondità e la chiarezza. E poi ci domandiamo come mai sono finiti così in basso anche gli studi nei seminari! Tutto da rifare e da rifondare.

Era questo eventualmente il momento più urgente e indicato per la nuova e coraggiosa comunità di San Pio X fondata appunto in quegli anni da mons. Lefevbre di stringersi ancora di più intorno all’autorità del Papa così deriso e bersagliato da tutte le divisioni, progressiste, tradizionaliste, sedevacantiste ecc. e fare corpo e resistenza con tutti i fedeli che amavano la vera Chiesa di Gesù contro l’avanzata ribelle, abortista, contestatrice e disfattista di tutto quello che era il patrimonio spirituale, liturgico e canonico che rischiava veramente la dissoluzione.

INVECE NO!! In nome di una presunta fedeltà alla Liturgia antica più che alla vera Chiesa di sempre e al Vicario di Gesù Cristo, il gruppo fondato da mons. Lefebre, il quale, torno a dire, aveva firmato tutti i documenti del Concilio, per cui non erano poi così eretici! ha preferito “fondare” la sua chiesuola perfetta e infallibile, rifiutando con sdegno la mano tesa di Papa Benedetto XVI attraverso un'apposita commissione la "Ecclesia Dei", nel tentativo ammirevole di tenere aperto un dialogo costruttivo e rispettoso da ambo le parti, dopo che che lo stesso Papa Ratzinger aveva avuto il coraggio di abolire la scomunica inflitta dal precedente Papa Giovanni Paolo II, a norma del diritto canonico, per aver essi consacrato i primi 4 Vescovi senza il permesso del Papa. Dopo che lo stesso Papa Giovanni Paolo II aveva loro concesso tutto: l’istituzione della “fraternità”, la Messa antica, l’ordinazione dei primi sacerdoti e l’aggregazione dei laici... ma consigliava di aspettare per le nomine dei Vescovi, senza per questo negare questo progetto, ma per il fatto che i tempi erano prematuri, vista la situazione di contestazione generale su tutti gli altri fronti.

Invece tutta la fraternità rispose orgogliosamente con un gesto gravissimo di disobbedienza, quasi sfidando il povero Papa Giovanni Paolo II già così umiliato e sofferente per il tentato omicidio, oltre che per le contestazioni ingiustificate anche dei propri Vescovi e Cardinali.

Qualche decennio dopo, some segno di “riconoscenza” verso Papa Benedetto XVI per le concessioni gratuite e immeritate sopra accennate, i responsabili della fraternità, davanti alla presenza dei due Papi, Benedetto e Francesco nel 2013, hanno ignorato la presenza del vero Papa uscente in sede impedita, per stringere accordi col nuovo presunto Papa Bergoglio il quale li ha furbescamente “accalappiati” promettendo loro incarichi di fiducia!! Quanta ingratitudine ha dovuto subire il povero papa Benedetto.

Arriviamo al 2026 con la nuova pretesa da parte dei Lefebvriani di ordinare altri 4 Vescovi, chiedendo il permesso, questa volta, all’attuale presunto papa Leone XIV il quale, consapevole di non essere il Papa legittimo e pertanto impossibilitato di esercitare nella pienezza il suo ministero petrino (la Segreteria di Stato e il Promotore di Giustizia stanno tenendo tutto sotto controllo fino allo scoppiare della “bomba chiarificatrice), ha dovuto tergiversare un po’ ma alla fine ha rifiutato il suo permesso per queste nuove ordinazioni. Anche questa volta i Lefebvriani, valido o invalido che sia questo rifiuto di Leone XIV, se ne sono letteralmente infischiati e hanno proseguito con le loro ordinazioni episcopali ottenendo questo bel risultato: sono eretici, scismatici e in stato di grave peccato per aver rifiutato la presenza e l’autorità del successore di Pietro, passato e presente, costituendo in tal modo una loro chiesa con sacerdoti veri, ma scismatici, e con Vescovi falsi e pure scismatici, e per giunta senza la presenza di Pietro. E chi non sta con Pietro neppure sta con la Chiesa, perché la Chiesa è stata fondata da Gesù Cristo non su un gruppo di sacerdoti o vescovi, ma SULLA ROCCIA CHE E’ PIETRO. 

QUINDI ESSI SONO FUORI DELLA CHIESA CATTOLICA TOTALMENTE.

Dalle cronache in corso, dobbiamo chiarire brevemente che a Leone XIV poco importava la questione lefebvriana sinceramente, anche se non gli competeva affatto come detto perché non ha il “munus petrino”, ma anche perché è super impegnato da parecchi mesi nel collocare nei dicasteri di maggior prestigio, soprattutto le donne, future diaconesse, dicono, con le arie che tirano, ma non caste suorine di preghiera e di dottrina, bensì le rappresentati ufficiali di tutte le categorie arcobaleno LGTB esistenti sulla terra, oltre che aver nominato uomini di cui si conosce perfettamente l’appartenenza alla massoneria che la Chiesa ha sempre condannato in ben 600 pronunciamenti.

Tutto questo programma scandaloso e sacrilego assieme all’adorazione occulta ma comprovata della dea Pachamama, già intronizzata da Bergoglio in Vaticano e dallo stesso Prevost quando era Vescovo in Perù, per sorvolare sull’invito ossequioso in Vaticano della “vescovessa” anglicana anch’essa lesbica e pro- immoralità varie che addirittura è stata invitata a dare “la benedizione!” a certi cardinali presenti, i quali non si inginocchiano più davanti al Santissimo o al momento della Consacrazione, però si sono inginocchiati in gesto ossequioso davanti alla vescovessa eretica e sacrilega che li ha benedetti. Poveracci! Come siamo ridotti! Purtroppo sono fatti e testimonianze da brivido che, per un vero cattolico normale, diciamo così, e neppure tanto fervente, provocano il voltastomaco e la tachicardia e non ultimo, la tentazione sempre più forte di lasciare questa nave della chiesa cattolica in piena tempesta per cercare scialuppe di salvataggio altrove, dove sembra albergare una tranquillità e sicurezza dottrinale davvero rassicurante.  Ma dove andremo, o Signore? Tu solo hai Parole di Vita Eterna.

              ************************

A questo punto drammatico della situazione, fatta salva la loro presunta buona fede nell’amore alla Messa antica e lasciando ogni giudizio finale a Dio Giusto Giudice, anche se non è la Messa che salva ma la comunione con la vera Chiesa e con Gesù Cristo che loro hanno rifiutato e rinnegato due volte attraverso due invalide consacrazioni episcopali, a questo punto drammatico della situazione, arriva nientemeno che mons. Schneider a proporre una soluzione assurda che non sta né in cielo né in terra e cerchiamo di vedere il perché.


RISPONDO ALLA SECONDA PARTE 
DI MONS. SCHNEIDER

Chiaro che i Lefebriani e loro adepti si difendono come possono dai molti dubbi e anche critiche che i fedeli stanno muovendo a motivo, come detto, di voler consacrare arbitrariamente i loro Vescovi senza il permesso del Papa, ma da qui ad affermare col vescovo SCHNEIDER che essi rappresentano la vera Chiesa sul modello di ciò che fece S. Atanasio siamo totalmente fuori binario.

Perché è stata la vera Chiesa in quel periodo dell’eresia ariana, agli inizi del 300 a passare quasi totalmente al Nemico. In quanto, seguendo l’apostata Ario, aveva in blocco rinnegato la divinità di Gesù Cristo riducendola a una pura emanazione della sua persona umana.

E col cedimento perfino del debole Papa Liberio e la spinta di imperatori e cardinali potenti, tutto il popolo cristiano di questi primi secoli della Chiesa aveva aderito quasi totalmente all’eresia ariana, tranne un solo Vescovo che si oppose con coraggio eroico e fu il grande sant’Atanasio, Vescovo di Alessandria d’Egitto dal 328 al 373 che per questo suo gesto sicuro, tenace, eroico, illuminato dallo Spirito Santo, si "guadagnò" persecuzioni, insulti, esilio  fino comunque ad ottenere la vittoria finale, uno solo contro tutti! In tutta questa vicenda amara della crisi ariana, spuntò quasi miracolosamente il CONCILIO DI NICEA, nel 325 dove venne definito con chiarezza che "MARIA SANTISSIMA ERA VERA MADRE DI GESU' CRISTO, VERO DIO E VERO UOMO". Pertanto si confermava l'unica Persona di Gesù Cristo nella pienezza delle due nature: umana e divina!

Mons. Schneider vorrebbe fare l’esatto contrario di ciò che ha fatto, con un eroismo incredibile il grande Sant’Atanasio, cioè vorrebbe che la vera Chiesa cattolica, sia pure dilaniata da gravissime lotte interne, fosse “rimpiazzata” dalla Fraternità San Pio X, tutta unita e compatta, ma solo all’apparenza, attorno alla loro Messa antica di cui si vantano, come se fosse la Messa a salvarli mentre occorrono ben altre virtù, oltre ai Sacramenti e all’obbedienza al Vicario di Cristo che è il Papa, quello vero però! Per questo adesso ci troviamo in una crisi dottrinale terribile che mai nella storia della Chiesa, già dilaniata da eresie e miserie di tutti i suoi membri, si è trovata ad affrontare.

Infatti Sant’Atanasio ha riportato tutto il gregge disperso dagli Ariani dentro all’ovile dell’unica vera Chiesa cattolica che essi in massa avevano abbandonato, grazie anche al pentimento valoroso del vero papa Liberio che ne era stato travolto anche lui ma poi si è ravveduto e ha appoggiato in pieno.
 S. Atanasio, dopo molte persecuzioni, come detto, a motivo della sua fede tenace e coraggiosa che era in contrasto soprattutto con i potenti dell’epoca dove comandavano ancora gli Imperatori romani e successori. (ricordiamo qui brevemente la famosa  "lotta per le Investiture" tra Chiesa e Impero durata interi secoli), riuscì comunque a perseverare in mezzo a grandi sofferenze e ricondurre la Chiesa nel giusto ovile di Gesù Cristo che aveva abbandonato in massa.

Questo anche per dimostrare che, quando si è convinti di una Verità di fede attraverso una certa illuminazione interiore che il Signore stesso invia a una o poche anime di preghiera veramente innamorate di Lui, nessun ostacolo può far prevalere la menzogna, e Gesù stesso si fa garante nel difendere i suoi ministri e la sua Chiesa quando, come e attraverso le anime che Lui vuole. Ma le porte degli Inferi non prevarranno mai sulla Chiesa di Cristo, anche quando tutto sembrasse perduto perché al momento opportuno, la Verità almeno per il piccolo gregge rimasto fedele, viene alla luce e ha la forza di abbagliare il resto del mondo.

Ma se sono stati i Lefebvriani ad aver rifiutato il vero Papa Benedetto XVI per stringere alleanza e obbedienza col falso papa eretico Bergoglio! E adesso lo stesso col suo successore Prevost che non fa altro che nominare gay trans e bis nei dicasteri di comando del Vaticano. In modo che un po' alla volta ci si abitua a tutto e dal cedimento approvato o tollerato della lussuria senza confini a quello dell’apostasia il passo è fatto perché la storia insegna che quando si cede sul peccato sessuale o peggio omosessuale "variegato" considerandolo una normalità da difendere e addirittura da benedire e di cui andare orgogliosi.. (peccato contro lo Spirito Santo) tutto il resto della dottrina cosa vuoi che importi? Quando la cecità dell’intelletto ha preso il sopravvento sulla ragione e sulla volontà, oltre al fatto che si rinuncia alla preghiera  o la si riduce  al massimo ritenendola inutile, che cosa resta da salvare del rapporto personale con Dio, base fondamentale della vera ascetica cristiana, oltre che della dignità dell’uomo e della donna se non poveri pagliacci manipolati dai potenti di turno? 
Che Gesù Cristo sia vero Dio o un grande profeta... Che la dea pachamama sostituisca la Vergine Maria ormai fuori moda… che importanza ha per il novello clero sessualizzato, sporcaccione, cieco ignorante e sacrilego? E per giunta presuntuoso perché crede di essere nella verità con la protezione  dello stesso Dio che vuole rinnovare una Chiesa ormai bigotta, esigente e fuori del tempo! 


Non si tratta certo per noi cattolici di sentirci dei "super-eroi" perfetti e impeccabili, uomini e donne di ferro, assolutamente no! Anche perché i santi ci dicono che certe tentazioni, come certe cadute non solo contro la castità servono per farci crescere in umiltà e chiedere sempre aiuto e perdono al Signore perché siamo tutti fragili, deboli e peccatori e senza di lui non possiamo nulla.  Non solo nei confronti della lussuria oggi così decantata come un diritto, ma anche contro tutte le altre tentazioni: l'invidia, l'ira, la maldicenza, l'imbroglio, l'usura, l'eccessivo piacere della gola e dei sensi in genere ecc. anche perchè questi cedimenti progressivi, non combattuti con la preghiera e i sacramenti, non danno serenità, ancor meno gioia, e alla fine creano molta sofferenza e tolgono la pace del cuore. 
Ci sono testimonianze in tale senso molto significative che emergono soprattutto durante convegni su questo tema ai quali cercavo di partecipare anch'io come pedagogista, non libera professionista ma come socia volontaria in associazioni pro-life. 

  Ma nel nostro caso concreto dove gli stessi Vescovi, col silenzio del presunto papa Leone applaudono a tutte le tipologie di unioni contro natura condannando coloro che si oppongono con quell'accusa orrenda di "omotransfobia" siamo su tutt'altra sponda! Anzi, su tutt'altro pianeta!  Perchè in questo caso si tratta di voler imporre un nuovo stile di vita come normalità dove questo stile di vita prevede non solo le solite convivenze irregolari tra un solo uomo e una sola donna senza alcun impegno matrimoniale vincolante, o il cosiddetto "adulterio" fra uomo e donna già sposati, ma si spingono ben oltre! Essi pretendono l'accettazione anzi il diritto a qualunque altro tipo di rapporto, con un elenco infinito di tipologie che considerano addirittura "famiglia" mentre sono in netto contrasto col volere di Dio espresso nella Genesi e trasmesso nei secoli sia dalla Chiesa cattolica che da altre Chiese ortodosse e protestanti, ma anche da quelle istituzioni laiche che comunque credono nei valori non negoziabili, basandosi sul buon senso e sulla legge naturale.

 Ormai quando l’immondizia, i piaceri della carne, della mensa e dei sensi riescono ad appagare il consacrato, tutto passa in secondo o terzo ordine di importanza: la Messa, i Sacramenti, le opere buone, la Vita Eterna! "Come una lupa si malvagia e ria, che mai non sazia la bramosa voglia, e dopo il pasto ha più fame che prima", afferma con indignazione il sublime poeta.
 Ogni azione o preghiera che aiuta a vivere il rapporto personale col Signore, attraverso il quale riceviamo la grazia della perseveranza e anche le luce per superare la nostre difficoltà o capire meglio la sua volontà su ciascuno di noi, perdono il loro vero significato ascetico e soprannaturale per fermarsi miseramente al soccorso ai poveri e ai migranti, che qualunque laico può realizzare, senza bisogno di quel sublime sacramento che è l'ordinazione sacerdotale "che ha il privilegio immenso, attraverso la Santa Eucarestia, di far scendere lo stesso Gesù dal cielo alla terra fino alla fine dei tempi." (dagli scritti di don Ferdinando Rancan)

 Basta pregare per la pace e per la pancia....e tutto il resto non ha più importanza.

Questi poveracci si ritrovano alla fine dei poveri disperati, perché privati dell'esperienza del vero amore che sboccia fra un solo uomo e una sola donna per tutta la vita, nel bene e nel male, ma vengono usati e abusati a seconda del volere malsano del potente di turno che li usa per i propri sporchi vizi e poi li molla con disprezzo. Peggio della peggiore prostituzione. Altro che amore! Altro che orgoglio! Altro che sorrisi e baci e penne di struzzo che coprono lo schifo delle loro nudità durante i gay pride che danno il voltastomaco.

Ma l’ultima parola spetta a Gesù Cristo. E lo stiamo aspettando con fede, almeno una sua chiara manifestazione indiscutibile e probabilmente anche.... sonora e roboante contro chi si ostina a peccare contro lo Spirito Santo scambiando il male per bene e viceversa e trascinando molte anime nell’errore e nel peccato. Dio lascia fare e resta in silenzio per vedere fino a che punto arriva la stoltezza umana senza il suo Creatore.... Poi però quando si farà sentire.... meglio battersi subito il petto perché ciò che conterà di più non sarà salvare la propria vita ma la propria anima dalla dannazione eterna. E quello sarà un tormento eterno terrificante per chi non si pente in tempo. Soffrire sulla terra per un miserabile piacere sempre inappagato,  e poi per sempre nella Vita Eterna è la peggiore stoltezza che possa capitare a un essere umano con un minimo di saggezza e dignità, uomo o donna che sia.

                                patriziastella.com

domenica 21 giugno 2026

I PAPI NELLA STORIA DELLA CHIESA.

                      BREVI CONSIDERAZIONI 
                     PER I FEDELI CATTOLICI
       CHE AMANO LA CHIESA DI GESU' CRISTO.

Una volta i veri Papi non si vedevano quasi mai, tranne che per ricorrenze importanti o cerimonie liturgiche particolari. Però tutto funzionava benissimo come un ingranaggio perfetto perché il vero Papa era il motore nascosto ma potente di tutto.

Dal suo studio coi suoi stretti e fedeli collaboratori sapeva muovere tutto attraverso Vescovi, Nunzi, Cardinali, Sacerdoti. Insomma tutta la Chiesa gerarchica funzionava che era una meraviglia e il più semplice Curato di paese riportava con piena fedeltà gli scritti e la volontà della gerarchia e del Papa senza magari averlo mai visto o raramente a Natale e Pasqua alla televisione.

Allora i Papi si muovevano raramente, anche per la mancanza degli attuali efficaci mezzi di trasporto, ovviamente, ciononostante dal cuore del Vaticano soprattutto quello costituito dal Vero Papa e dai veri Vescovi uniti con lui nella vera successione apostolica che costituiva la Chiesa docente, partiva tutto un insegnamento dottrinale che rispettava in pieno la volontà di nostro Signore Gesù Cristo con il quale, attraverso la grazia dei Sacramenti e la Parola del Vangelo, veniva nutrito spiritualmente tutto il popolo cristiano cattolico del mondo. 
Col tempo e i mezzi di comunicazione e trasporto sempre più veloci, anche il Papa si è fatto paladino pubblico della Parola di Dio sentendo l’urgenza apostolica di far sentire la sua voce attraverso i vari media.

Ricordiamo con gioia le forti esortazioni, in mezzo a grandi folle, a vivere la fede e a spalancare le porte a Cristo di San Giovanni Paolo II, come pure abbiamo seguito con vera trepidazione e sofferenza le vicende tristi del grande Papa Benedetto XVI quando fu cacciato ignobilmente sia dall’università la Sapienza che minacciato di morte a seguito del discorso su Maometto da Ratisbona, costretto poi a cedere in parte “le armi del comando” diciamo così per non scendere in particolari complessi, per non fuggire davanti ai lupi (parole sue riferendosi purtroppo a certi suoi confratelli che lo circondavano), come da sue precise parole. Entrambi Papi di grande Fede, compreso Paolo VI, soprattutto fedeli alla sana e perenne dottrina voluta da Gesù Cristo. Ricordiamo le battaglie che ha dovuto sostenere, da solo, San Paolo VI per difendere la vita dal concepimento alla morte naturale con quella enciclica passata alla storia “Humanae vitae” che veramente è stata la salvezza per tanti bambini concepiti e non abortiti.

E anche se dal Concilio Vaticano II in poi s’è ingigantita sull’orizzonte della Chiesa una nube di contestazioni sia da parte tradizionalista che modernista, tuttavia l’unità della Fede, della Parola, dei Sacramenti e di tutta la Tradizione ecclesiastica sia scritta che orale, mai è stata toccata nella sua integrità e validità sacramentale, e tutto il Clero, dal più alto in autorità al più semplice pretino di periferia del terzo mondo, seguiva le direttive di Santa Madre Chiesa tramandate da Gesù Cristo e dai suoi 12 Apostoli. 

Ecco dove sta l’unità della Chiesa: non un ammucchiata di tutte le religioni, sia pure solo quelle cristiane non cattoliche, bensì l’unità di tutti i cattolici battezzati, dal Papa, alla gerarchia ecclesiastica docente, al Magistero perenne, Vescovi, Cardinali, Sacerdoti, diaconi e laici, tutti uniti da una sola Fede, un solo Battesimo, e dalla dottrina cattolica perenne che, pur cambiando il linguaggio coi tempi, mantiene immutati nella loro integrità i pilastri essenziali della nostra Fede, senza i quali tutto barcolla e sprofonda, che sono: 
1-    I Due Misteri principali della Fede, 
2-    I Sette Sacramenti, 
3-    I 10 Comandamenti, 
4-    I sette Doni dello Spirito Santo, 
5-    Le Tre Virtù teologali, 
6-    le Quattro virtù Cardinali, 
7-    I Quattro Novissimi, 
8-    Le Beatitudini, 
9-    Le sette Opere di misericordia corporali, spirituali
10-   I Sette vizi capitali, 
11-   I Sei peccati contro lo Spirito Santo, 
12-   I quattro peccati che gridano vendetta al cospetto 
        di Dio.

Qui è elencato in sintesi massima tutto il Catechismo della Chiesa Cattolica e vorrei vedere quanti catechisti, sacerdoti e anche docenti di teologia ecc. li conoscono a memoria, come dovrebbe essere, dal momento che non si tratta di volumi interminabili e difficili ma semplici regole di vita concrete che si possono vivere però non da soli, con le nostre povere forze che spesso non abbiamo, ma con l’aiuto della preghiera cristiana che da luce all’intelletto e gioia al cuore, senza che ci sentiamo pesare addosso un macigno di doveri insopportabili.

Purtroppo questo sistema di dare dottrina ad “ingranaggio” diciamo così, come una volta, cioè un insegnamento che parte dal Magistero della Chiesa, Papa e Vescovi uniti con lui, i quali trasmettono poi ai loro subalterni le esortazioni necessarie del momento però sempre e solo alla luce della Fede cristiana e della Parola di Dio, questo meccanismo didattico diciamo così, non avviene più perché ultimamente, soprattutto con gli ultimi due Papi, Bergoglio e Prevost, ogni Vescovo o Cardinale o Sacerdote si sente autorizzato a dire la sua, non più secondo le direttive del Magistero perenne, ma secondo le correnti sociali del momento, anche quelle riguardanti comportamenti immorali gravissimi come LGTB ecc. che sempre sono stati da Dio stesso condannati come “peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio” perchè arrecano un gravissimo danno non solo all'anima di chi vive in questo contesto, ma allo stesso equilibrio psico-fisico di chi si abbandona passivamente a queste tendenze senza un minimo di lotta ascetica della quale non si parla più. 
A tal punto che, quando in costoro viene meno la consapevolezza della propria identità personale e sparisce anche il sostegno di quella famigliare, subentra un tale stato di confusione mentale e di depressione, una sorta di schizofrenia incurabile, da indurre molti al suicidio. Ma di questo nessuno parla, ancor meno i media e i Prelati della Chiesa cattolica, purtroppo.

 Solo Dio potrà giudicare l'anima di queste persone, spesso malate o ingannate da chi lucra ignobilmente anche su queste miserie, tuttavia noi abbiamo il dovere del discernimento, cioè di distinguere tra il giudizio sulla persona che spetta solo ed esclusivamente a Dio, e quello sull'azione, bella o brutta, morale o immorale, virtuosa o peccaminosa.. ecc.

Purtroppo la verità è che, se certi Vescovi, in numero sempre maggiore purtroppo, appoggiano addirittura con la loro attiva partecipazione, certe sfilate oscene del gaypride, è perché trovano una specie di silenzio consenziente da parte del Papa di turno, vero o presunto. 
Immaginate i veri Papi santi di una volta che tuonavano davanti a certi misfatti pubblici, anche se di ben altro tipo, ma altrettanto gravi e trasgressivi? Sono finite queste figure meravigliose di Papi tuonanti e minaccianti il castigo eterno, che non è sparito affatto, ma che continua ad esistere per chi lo vuole scegliere. 

Adesso va di moda il Papa, vero o presunto, che si espone a interviste mondane arbitrarie, di carattere socio politico più che religioso, e lo fa da qualunque posto egli si trovi: aereo, macchina, teatro, campo, creando confusione nella mente ancora sana dei fedeli che credono nella dottrina di sempre e cercano di vivere la morale di sempre. Ecco che il vaccino è passato da siero velenoso a un “atto d'amore” che ha fatto morire migliaia di persone ciecamente obbedienti alla sacra autorità senza usare il minimo di intelligenza dubitativa e investigativa, soprattutto davanti a questioni di carattere scientifico che esulano totalmente dal compito di qualunque autorità ecclesiastica. 
Ecco che l’immigrazione diventa, secondo costoro, una risorsa economica purché i migranti non si sognino di entrare nelle sacre stanze del Vaticano e così via.

Il vero o presunto Papa perde così la sua autorità morale ancorata alla vera e unica dottrina cristiana che viene modificata a piacere da una specie di Sinodo perenne composto non più da soli Vescovi ma da laici anche miscredenti, di altre religioni, di dubbia moralità ecc. a tal punto che la CHIESA NON E’ PIU’ CONSIDERATA "UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA", MA CHIESA SINODALE che sarà incaricata prossimamente di decidere su tutto e di benedire qualsivoglia opzione giusta o sbagliata perché non esiste più un criterio fondato sulla dottrina teologica, oltre che sul cosiddetto intramontabile "senso comune" per distinguere il bene dal male, ma sul libero arbitrio senza fondamento né teologico né scientifico, aprendo così la strada al peccato più grave che non sarà perdonato perché si tratta del peccato contro lo Spirito Santo.

Il silenzio di Dio davanti a fatti gravissimi e anche ingiusti e criminali come guerre, sofferenze degli innocenti ecc. è emblematico, talvolta, e ci lascia sgomenti, tanto da essere indotti nella tentazione di pensare che Dio non esiste, che non ci difende, che non si fa sentire, ecc. ma è perché Dio, davanti al dilagare di tanta miscredenza colpevole fino a sfidare la Sua Onnipotenza, si fa da parte perché rispetta la nostra libertà, (tanto, chi lo invoca? chi lo ringrazia? semmai lo mettiamo sul tavolo degli imputati perchè ci renda conto del suo operato!!!) e così ci mette alla prova perché vuole la nostra risposta libera di fede eroica e di amore, nell'attesa che il "piccolo gregge fedele" si faccia avanti con coraggio. E si distacchi da tutta quella “mandria” inutile di vigliacchi, traditori, sacrileghi, profanatori ecc. che si fanno chiamare cattolici portando addirittura la veste talare quando invece tradiscono la Chiesa cattolica e lo stesso Gesù Cristo.

Che Gesù Cristo abbia pietà di tutti noi e venga presto a liberarci dalle insidie del diavolo che mette alla prova la nostra fede e anche la nostra serenità e intelligenza.
Ma Christus vincit, se saremo fedeli. 
O Dio aumenta la nostra fede.

                                             patriziastella.com







martedì 24 febbraio 2026

SACERDOTI CON MENTALITA' LAICALE E ANIMA SACERDOTALE

 Premessa: questa relazione fu scritta da don Ferdinando poco dopo la proclamazione della beatificazione di mons. Josemaria Escrivà. (17 maggio 1992)


I miei incontri con le persone dell’Opus Dei e soprattutto col Beato Josemarìa avvennero all’inizio del mio sacerdozio. Quegli incontri influirono radicalmente sulla mia formazione e diedero al mio sacerdozio un’apertura e prospettive inaspettate. La figura e la personalità del Beato mi fecero profonda impressione; sentivo ardere in lui un’anima sacerdotale con una mentalità completamente aperta al mondo, un sacerdote innamorato di Cristo e del suo sacerdozio e che insieme amava il mondo appassionatamente, con il desiderio di “innalzare Cristo alla sommità di tutte le attività umane”.

Accanto a lui e ai sacerdoti che egli aveva formato compresi la esaltante novità del suo messaggio: la “vocazione universale alla santità” attraverso la “santificazione del lavoro e della vita ordinaria. Quel messaggio, però, senza quella categoria fondamentale che caratterizza la vita del cristiano comune: la secolarità, restava incomprensibile. L’anima ardentemente sacerdotale del Beato, sempre consapevole della propria identità col sacerdozio di Cristo, aveva il suo habitat per così dire naturale in una lucida mentalità laicale che lo rendeva presente e partecipe delle situazioni di vita dei cristiani che vivono nel mondo. Accanto al Fondatore dell’Opera si percepiva che la secolarità non è soltanto una categoria che caratterizza la vita, essa deve diventare nel cristiano anche una categoria di pensiero, un abito mentale.

Così scoprii la dimensione teologica della secolarità, che si fonda sul Battesimo, e con essa la dimensione sacerdotale della filiazione divina, che il Beato Josemarìa pose, per ispirazione di Dio, come fondamento dello spirito dell’Opus Dei. Ora, il sacerdote condivide la stessa condizione secolare del fedele laico; l’Ordine Sacro che riceve non lo toglie da quella condizione, ma lo abilita al servizio ministeriale dei fedeli in persona Christi Capitis. Perciò il sacerdote secolare è chiamato a camminare fianco a fianco dei suoi fratelli laici che percorrono i “cammini divini della terra” e affrontano le vicende della vita e del mondo santificandosi in esse, ma restando, egli sacerdote, soltanto e sempre sacerdote, sacerdote al cento per cento, a tempo pieno, come “Cristo che passa” benefaciendo…omnes.

In secondo luogo, la secolarità battesimale mi portò a comprendere l’aspetto ascetico dello spirito dell’Opera. La dimensione ascetica della secolarità, insegnata e vissuta dal Beato Josemarìa, non necessariamente passava attraverso i voti religiosi, assumeva invece tre aspetti fondamentali, era:

1)- un’ascetica delle virtù umane. Il suo dobbiamo essere molto umani per essere molto soprannaturali ripetuto frequentemente, appariva realizzato in lui con tale normalità da sembrare quasi spontaneo; in realtà era frutto di un lungo e costante lavoro ascetico. Dal suo esempio mi resi conto che anche nella vita e nel comportamento del sacerdote secolare, proprio perché egli deve muoversi nel mondo in mezzo agli uomini, dovranno figurare, come corredo di una mentalità autenticamente laicale,. tutti i valori umani che hanno importanza per un onorato uomo di mondo.

2)- ascetica positiva. Il Beato spingeva, sì, a lottare per sradicare la zizzania dalla nostra anima con una lotta quotidiana, concreta, condotta sulle cose piccole, per togliere dal nostro cuore tutto ciò che impedisce l’amore di Dio, ma poi spingeva a lavorare senza sterili lamentele e senza prendersela con le persone, per affogare il male nell’abbondanza di bene. Era dunque un’ascetica fatta più di affermazioni che di negazioni. Per il cristiano, e per un sacerdote che vive nel mondo, egli voleva una lotta interiore esigente ma “sportiva”, con un ascetismo sorridente impregnato di gioia e di ottimismo.

3)- ascetica dell’unità di vita: è la chiave ermeneutica per capire l’ascetismo dell’Opus Dei. Il Beato passava con sorprendente naturalezza dalle cose più materiali della vita quotidiana alle cose di Dio; si capiva che in lui tutto passava attraverso il suo costante colloquio con Dio, per cui egli stava contemporaneamente e con gli uomini e con Dio. Era solito dire che egli aveva un solo cuore, e con quell’unico cuore di carne amava Dio e tutte le persone e le realtà della sua vita; come dire che l’unità di vita si realizza nel cuore del credente. Infatti, è lì nel cuore dove si svolge il nostro intimo colloquio con Dio e di lì dovrebbe passare tutta la nostra vita. Perciò, ci avvertiva, se noi sacerdoti che trattiamo cose sante e ci occupiamo della vita delle comunità cristiane non facciamo passare l’attività pastorale attraverso il nostro cuore perché diventi dialogo intimo con Dio - con la Trinità santissima, con Gesù e con la Vergine santa - impregnandolo di fede viva e di amore, rischiamo di fare del nostro ministero una vita parallela alla vita spirituale, col pericolo che diventi un lavoro di burocrati. In pratica, per il laico e il sacerdote dell’Opus Dei, la lotta ascetica personale deve tendere a fare di ciascuno un’anima contemplativa in mezzo al mondo.

In terzo luogo, la personalità del Beato Josemarìa mi illuminò sulla dimensione giuridica della secolarità. Il suo intelletto estremamente lucido e rigoroso nonché la sua formazione scientifica lo hanno portato a definire con chiarezza di dottrina e a tradurre poi nella vita vissuta la dimensione giuridica della condizione laicale e di quella del sacerdote secolare. Nella vita del Beato mi colpirono due aspetti della secolarità giuridica, che mi aiutarono a evitare ogni forma di clericalismo: un assoluto rispetto per ogni singola persona con i diritti propri alla sua condizione e un grande amore alla libertà.

Sono convinto che pochi uomini di Chiesa e anche di mondo hanno amato e difeso la libertà personale come il Beato Josemarìa. Egli rilevava nella vita personale del sacerdote un ampio spazio di libertà dove il sacerdote può gestire con maturità umana e con responsabilità i propri talenti e le proprie iniziative. Cercava che ogni figlio suo nell’Opera – laico o sacerdote – maturasse come persona nella consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri, mettendosi con responsabilità di fronte alle esigenze della propria vita e della propria condizione. Mai ho sentito dire che il Beato abbia imposto qualcosa a qualcuno; egli faceva leva sempre ed esclusivamente sulla responsabilità delle persone.

Nel Beato Josemaria la forte allergia a sentirsi modello per chicchessia e il rifiuto quasi istintivo di proporsi come esempio da imitare, avevano la loro motivazione nel rispetto che egli aveva per la libertà della persona e per la libertà di Dio. Libertà e grazia si coniugano nell’esperienza personale di ciascuno in maniera unica e inimitabile. E’ infatti nella libertà che la persona si realizza come qualcosa di unico e irrepetibile così da essere inalienabile, impartecipabile e insostituibile. Vivendo vicino al Beato Josemaria si respirava a pieni polmoni una grande libertà, una libertà che lo rendeva anima appassionata per tutto ciò che di nobile, grande, degno e bello si trova nell’uomo e nel mondo. Accanto a lui s’imparava che solo nella libertà è possibile l’amore. In lui l’amore superava, senza scavalcarle, sia la morale e, più ancora, ogni moralismo, sia qualunque forma particolare di spiritualità. L’Opus Dei, infatti, non ha una spiritualità propria come viene intesa negli Ordini e negli Istituti religiosi. Esiste invece uno “spirito” dell’Opus Dei: è questo il termine usato comunemente dal Beato per descrivere lo “stile” di vita cristiana praticata dai fedeli e dai sacerdoti della Prelatura

Infine, il senso vivo del diritto e l’amore grande per gli Ordinari delle diocesi e per la condizione del sacerdote diocesano portarono il Beato Escrivà a configurare in modo peculiare la secolarità del lavoro pastorale. La dimensione pastorale della secolarità si esprime e ha il suo fondamento nella Chiesa locale: l’incardinazione fa il sacerdote membro del Presbiterio diocesano mentre la missione canonica lo fa collaboratore del Vescovo per tirare il carro nella stessa direzione dell’Ordinario, come diceva il Beato e vivere con pienezza il nihil sine Episcopo. D’altra parte la secolarità conferisce al ministero del sacerdote la caratteristica della universalità e di una totale apertura, ne fa, cioè, una pastorale di base in comunione a quella della Chiesa universale, e una pastorale rivolta a tutti, nel rispetto e nella positiva convivenza con i carismi propri dei Religiosi e dei Movimenti, senza però identificarsi con nessuno di essi. Perciò il sacerdote nel suo ministero rispetterà la condizione laicale del cristiano, promuovendo non la sua clericalizzazione ma la sua vita battesimale, fino alla pienezza dell’età di Cristo. Questa secolarità viene tuttora, da qualche parte, contrapposta alla diocesanità. Il rapporto conflittuale e perciò la difficoltà di comprensione del binomio secolarità-diocesanità, viene alimentato dal fatto che alle volte si considera la diocesi alla stregua di un Ordine religioso e si usa l’espressione “spiritualità diocesana”. Il termine “spiritualità” si presta ad equivoci, per cui sarebbe più corretto parlare di “spiritualità sacerdotale” che è in rapporto di continuità con la spiritualità battesimale.

Per concludere, diciamo che la dimensione della secolarità conferisce al ministero pastorale del sacerdote una libertà e un’ampiezza senza limiti. Il mondo e l’intera umanità, nella varietà delle razze e delle cultura e nella diversità degli ambienti, sono il luogo naturale dove il sacerdote si trova a vivere e ad operare come sacerdote, sacerdote al cento per cento, che illumina, consola, guarisce, perdona in nome di Dio, come ipse Christus. Il sacerdote diventa così l’uomo di Dio, l’uomo del soprannaturale, l’uomo della Chiesa che tiene fra le sue mani le risorse infinite della misericordia divina.

Amare il mondo appassionatamente con cuore di sacerdote: così visse il Beato Josemarìa. Sul filo dei suoi insegnamenti, il sacerdote secolare è spinto a esercitare il suo ministero pastorale nel mondo come in un “mare senza sponde” che egli percorre instancabilmente in tutte le direzioni come pescatore di uomini, col desiderio di portarli, feriti di contrizione e di amore, ai piedi di Cristo.

                     Don Ferdinando Rancan



venerdì 14 novembre 2025

CHIESTA AL VESCOVO DI VERONA L'APERTURA CAUSA DI BEATIFICAZIONE DI DON FERDINANDO

Carissime Associate e Associati,


Vi trasmettiamo di seguito il contenuto del post che don Ermanno ha pubblicato sul suo profilo di Facebook  per dare notizia della richiesta di apertura della Causa.
Vi suggeriamo di fare qualcosa di simile attraverso i social a cui avete accesso o attraverso la comunicazione personale per mail o lettera.

Vi preghiamo inoltre di diffondere la preghiera per la devozione privata. Potete chiederci di inviarvi copie dell’immaginetta.

                                              Il Consiglio Direttivo


************************************


La notizia che vi  diamo oggi è importante e coinvolge ... cielo e terra.

San Tommaso d’Aquino insegna che i beati in cielo possono conoscere gli avvenimenti terreni. Se è così – e lo è – il 29 settembre scorso c’è stato in cielo e in terra, in contemporanea, un momento di grande gioia.

Don Ferdinando Rancan ha seguito dall’alto don Daniele Guasconi, postulatore, mentre consegnava in Curia a Verona gli attestati della fama di santità e chiedeva l’apertura della Causa di beatificazione di don Ferdinando stesso.


E la sua gioia è stata condivisa da noi che abbiamo seguito l’avvenimento ... da qui.
La procedura della beatificazione è iniziata; siamo contenti ed emozionati. Vi possiamo chiedere un aiuto?

Abbiamo bisogno di preghiera perché le valutazioni della Conferenza Episcopale del Triveneto e del Dicastero romano dei Santi siano positive;
•Vorremmo suggerirvi di seguire il Sito www.donferdinandorancan.it, ricco di tante informazioni su don Ferdinando e periodicamente aggiornato. Fatelo conoscere.

Servitevi della preghiera per la devozione privata, che potete scaricare dal Sito, e fateci conoscere i frutti dell’intercessione di don Ferdinando.


Un grazie a tutti voi particolarmente sentito.


                                                       Il Consiglio direttivo






giovedì 7 agosto 2025

LETTERA INEDITA DI PAPA BENEDETTO XVI NEL 2014

 


LETTERA INEDITA DI PAPA BENEDETTO XVI DEL 2014. vedi link

https://lanuovabq.it/it/la-lettera-inedita-di-benedetto-xvi-la-mia-rinuncia-e-piena-e-valida


Il 07/08/2025 23:00, Patrizia Stella ha scritto:

⬆️🛑     Perché viene portata alla luce dopo 11 anni di diatribe e discussioni? Infatti. Ce lo siamo chiesto in molti!! È tutto un mistero. Certo è che Ratzinger sapeva sin dalla sua elezione del 2005 che era circondato da lupi, anche quelli che, per calcoli politici, lo hanno votato ma sempre odiato e boicottato. I famosi cardinali della Mafia del Sangallo.
Finché lo hanno messo così alle strette intimandogli di approvare le benedizioni gay, rinuncia al celibato sacerdotale, sacerdozio per le donne ecc.  Tanto che  lui, per amore di verità e di Gesù Cristo, ha preferito ritirarsi piuttosto che cedere ai loro ricatti. Infatti se lo aspettava questo terribile momento perché è significativa quella frase che lui stesso ha pronunciato durante l omelia della Messa di insediamento pontificio: "PREGATE PER ME PERCHÉ NON FUGGA DAVANTI AI LUPI: Se lo aspettava che i lupi che lo circondavano lo avrebbero sbranato o cacciato prima o poi.
Comunque che si tratti di dimissioni col munus e ministerium o di sedevacante con rinuncia solo al ministerium, nulla cambia perché in entrambi i casi, c'era l intenzione perversa da parte di un manipolo di falsi cardinali, lupi vestiti da agnello con il nome di MAFIA DI SANGALLO, di intronizzare sul soglio di Pietro uno di loro, certo card. Bergoglio apostata e agnostico che ha letteralmente sfasciato le mura portanti della Chiesa mattone dopo mattone.
Pertanto, sia in un caso che nell’altro, il novello Papa seduto sul trono di Pietro non era vero Papa ma ANTIPAPA. Se ci sono dubbi andate a consultare la COSTITUZIONE Apostolica dj San Giovanni Paolo II "UNIVERSI DOMINICI GREGIS" che regola le votazioni del Conclave per il nuovo Papa e tutte le condizioni annesse e connesse, dal n. 77 al n. 86, in particolare il n. 81 che recita cosi: "I CARDINALI ELETTORI SI ASTENGANO, INOLTRE, DA OGNI FORMA DI PATTEGGIAMENTI, ACCORDI, PROMESSE ECC. (...) SE CIÒ IN REALTÀ FOSSE FATTO, SIA PURE SOTTO GIURAMENTO, DECRETO CHE TALE IMPEGNO SIA NULLO O INVALIDO E CHE NESSUNO SIA OTTENUTO AD OSSERVARLO; E FIN D'ORA COMMINO LA SCOMUNICA LATAE SENTENTIAE AI TRASGRESSORI DI TALE DIVIETO..."
Il complotto dei cardinali della Mafia del Sangallo è stato reso pubblico e ufficiale da uno di loro in punto di morte, il card. belga GODFRIED DANEELS. Per cui basterebbe puntare su questo DIVIETO PERENTORIO DI UN LEGITTIMO PAPA COME GIOVANNI PAOLO II PER AVERE LA CONFERMA LAPALISSIANA CHE BERGOGLIO NON È MAI STATO PAPA. Oltre a tutte le altre motivazioni esposte con coraggio non solo dal dott. Cionci ma anche da decine di studiosi di diritto canonico laici e sacerdoti. Ma si vede che, sia i modernisti che i tradizionalisti, soprattutto Lefebriani, ci tenevano a considerare Bergoglio come SOMMO PONTEFICE E VICARIO DI CRISTO, nonostante questi titoli o mandati divini siano scomparsi dall’Annuario Pontificio con l’avvento di Bergoglio.
GRANDE COMUNQUE RESTA LA RESPONSABILITÀ DI QUELLE AUTORITÀ ECCLESIASTICHE CHE LO HANNO LASCIATO SPADRONEGGIARE, SCOMUNICARE, DISTRUGGERE, PENALIZZARE, MORTIFICARE, IMBROGLIARE, FALSIFICARE, IDOLATRARE DIVINITA' PAGANE, SFIDARE IN PIEDI IL SANTISSIMO SACRAMENTO... DAVANTI AL QUALE MAI SI È INGINOCCHIATO ECC. ECC. ECC. Adesso per ricostruire da queste macerie ci vuole un particolare dono dello Spirito Santo. O la guerra come probabile ipotesi. Perché il mondo non può andare avanti con la vittoria di Satana, dell ambiguità, del compromesso o del ricatto o delle minacce ecc.
Deve vincere Cristo, la Verità e la Giustizia col trionfo del Cuore Immacolato di Maria. GRAZIE SANTO PADRE BENEDETTO XVI. GRANDE PAPA BENEDETTO PER AVER AVUTO IL CORAGGIO E L UMILTÀ DI RITIRARTI PER FAR EMERGERE TUTTO IL FANGO LURIDO DEL DIAVOLO MESCOLATO CON LA SANTITÀ DELLA CHIESA DI GESU'.
CHE ADESSO EMERGA TUTTA LA ZIZZANIA PER POTERLA TAGLIARE E GETTARE NEL FUOCO, MENTRE IL BUON GRANO TORNERÀ A BIONDEGGIARE SULLA TERRA PULITA, PROFUMATA E RISANATA DAL SOFFIO DELLO SPIRITO SANTO.

 

…………………………………….patriziastella.com


giovedì 17 aprile 2025

LA SETTIMANA SANTA . RIFLESSIONI DI DON FERDINANDO RANCAN

                                              BRANI TRATTI DAL LIBRO

“IN QUELLA CASA C’ERO ANCH’IO”

ed. Fede e Cultura

di Ferdinando Rancan

 

 Cari amici ho pensato di inviarvi alcune pagine del libro di d. Ferdinando Rancan tratta dal libro "IN QUELLA CASA C ERO ANCH IO".. Si tratta di riflessioni di Gesù (ovviamente dell’autore che si immedesima nella vita di Gesù) riguardanti i momenti salienti che preludono la sua morte in croce. In questa prima puntata troviamo "il pianto su Gerusalemme" che Gesù compie durante il suo ingresso trionfale che i cristiani definiscono "la domenica delle Palme". Gesù piange su Gerusalemme perché verrà dIstrutta (70 anni dopo dall’imperatore romano Tito) e questo perché non ha riconosciuto LUI, GESÙ il Messia che stava lì davanti al popolo compiendo miracoli e guarigioni. Buona lettura con l'augurio che Gesù ci conceda almeno qualche volta nella vita, il DONO DELLE LACRIME che possono facilitare il nostro colloquio intimo con Dio.


                                                   **************************

 IL PIANTO SU GERUSALEMME   

 N. 1. IL LAMENTO DI GESÙ “Ah! Ecco, siede deserta la città un tempo ricca di popolo! È diventata come una vedova, la grande fra le Nazioni! (…) Dalla figlia di Sion è scomparso ogni splendore… i suoi nemici la guardano e ridono della sua rovina (…).

Chi potrà consolarti, vergine figlia di Sion? Poiché grande come il mare è la tua rovina. Contro di te battono le mani quanti passano per la via, scrollano il capo sulla figlia di Gerusalemme: “ È questa la città che dicevano bellezza perfetta, gioia di tutta la terra?”

Gerusalemme è diventata come un panno immondo in mezzo ai suoi nemici!

Stupite, o cieli, inorridite come non mai. Poiché il mio popolo ha commesso due iniquità: essi hanno abbandonato me, fonte d’acqua viva, e si sono scavate cisterne, cisterne screpolate, che non contengono l’acqua.”

 

Sei secoli prima, queste lacrime su Gerusalemme le versava il grande Profeta Geremia; egli piangeva sulle rovine della sua città messa a ferro e a fuoco dagli eserciti di Babilonia. Quelle lacrime cadevano sulle rovine della Città santa, ma il motivo non erano quelle rovine. Il Profeta versava lacrime sull’infedeltà di Gerusalemme. Il popolo eletto era venuto meno all’Alleanza col suo Dio. Il pianto del Profeta e i suoi struggenti lamenti andavano ben oltre il desolante spettacolo di una città distrutta. Quelle rovine fumanti non erano dovute alle armi di Nabucodonosor, ma alla infedeltà di Israele verso il suo Signore.

Ora, quella città è qui davanti ai tuoi occhi, o Gesù; la sua infedeltà all’Alleanza si consuma oggi nel rifiuto verso il suo Dio che viene a lei mansueto su un asinello. È un dolore d’amore quello che stringe il tuo cuore; tutte le strade che hai percorso per salire a Gerusalemme sono state strade d’amore e non c’è altra risposta al rifiuto della Città amata che le lagrime di dolore. Gerusalemme! Gerusalemme! Quanta tragica ironia in questo nome. La città che s’intitola “visione di pace” non ha saputo riconoscere ciò che giova alla sua pace! In quel momento, quella “visione di pace” si trasformava ai tuoi occhi, o Signore, in una “visione di distruzione e di guerra”, di dolore e di pianto.

Ma il tuo sguardo, o Gesù, immensamente più profetico di quello di Geremia, va ben oltre alla tua città, alle sue mura e al suo Tempio, al suo splendore così dolorosamente offuscato da un destino di morte. Per te ogni anima è una città santa, ogni anima è una Gerusalemme dove Dio ha compiuto le sue meraviglie; e quando quest’anima si cinge di mura impenetrabili, mura di indifferenza, di rifiuto, di ostinata chiusura alla voce di Dio che viene a visitarla, quest’anima finirà preda del maligno che distruggerà in lei ogni grazia, spegnerà ogni bellezza, cancellerà ogni segno dell’amore di Dio riducendola a un tizzone fumante, a un luogo tenebroso “dove è pianto e stridore di denti”. È la fine miseranda di ogni anima che rifiuta la visita di Dio il vero motivo del tuo pianto!

Gesù, chi mai ti renderà giustizia? Chi mai salverà Gerusalemme o la farà risorgere dalle sue ceneri? Solo il Padre tuo potrà renderti giustizia e solo Lui potrà glorificarti. Egli infatti non perde battaglie; lo Spirito che egli farà sgorgare dalla tua vittoria e dalla tua gloria rinnoverà la terra e preparerà una nuova Gerusalemme. Giovanni, che ora è testimone del tuo pianto e del tuo lamento, sarà un giorno il profeta della nuova creazione, della Gerusalemme celeste che il Padre preparerà per i suoi eletti.

“Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, discesa dal cielo, da Dio, preparata come una sposa adorna per il suo sposo. E udii dal trono una voce possente che disse: ‘Ecco la dimora di Dio con gli uomini ed egli dimorerà con loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il Dio-con-loro. E asciugherà ogni lagrima dai loro occhi; non vi sarà più la morte, né lutto, né grida, né dolore’ (…). L’Angelo poi mi mostrò la santa Gerusalemme, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosa, di diaspro cristallino. È una città dalle grandi mura… di dodicimila stadi… con dodici basamenti… con dodici porte… con dodici nomi…; con dodici Angeli… una città tutta d’oro purissimo, simile a terso cristallo. I suoi basamenti sono di pietre preziose: diaspro, zaffiro, calcedonio, smeraldo, sardonico, cornalina, crisolito, berillo, topazio, crisoprasio, giacinto, ametista. La piazza della città è di oro puro. In essa non vidi alcun Tempio: l’Onnipotente e l’Agnello sono il suo Tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello”.

“Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra a lei porteranno il loro splendore. Le sue porte non si chiuderanno mai… e non entrerà in essa nulla di impuro… e non vi sarà più maledizione. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno; vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte… E regneranno nei secoli dei secoli”.

Gesù, le tue lacrime faranno di ogni anima che ti accoglierà una Gerusalemme celeste, nuova, splendente di eternità.

                                                              

                                      GIOVEDI’ SANTO

Istituzione della Santa Eucaristia

e del Sacramento del Sacerdozio

N.  2 - Il Dono più grande      Eucaristia! Dono di ogni dono. Gesù, tu stavi per donarti totalmente al Padre, e hai voluto donarti totalmente a noi. Fino alla fine dei tempi tu sarai in mezzo a noi come l’Amore misericordioso del Padre e come il Redentore dell’uomo. Ormai non ci sarà più bisogno dell’agnello pasquale; ogni sacrificio e ogni vittima offerta dall’uomo non avrà più valore. Sarai tu l’unico Agnello, l’unica Vittima, l’unico Altare, l’unico Sacerdote: questa stanza è diventata stasera il cuore del mondo.

L’amore cerca l’unione completa, la comunione piena. Tu sei una sola cosa col Padre, hai voluto essere, nell’Eucaristia, una sola cosa con noi. La comunione tra due persone è proporzionale al loro amore: il tuo amore trascende ogni misura umana, perciò la comunione che desideri realizzare con noi, trascende ogni comunione umana. Nell’amore sponsale “saranno due in una sola carne”, nell’Eucaristia saremo due in un solo corpo e in un solo spirito: tu in me e io in te. Nella comunione eucaristica tu mi unisci al tuo corpo e al tuo sangue, mi fai partecipe della tua divinità, della tua filiazione divina, e anticipi la mia comunione con te nella gloria.

Gesù mio, potremo noi comprendere questa pazzia d’amore che ti ha preso? Potremo mai misurare le altezze vertiginose del tuo prodigio, la profondità abissale del tuo dono, l’ampiezza incommensurabile della tua sete d’amore? Come potremo noi corrispondere a questa tua sete, lasciarci amare dallo stesso amore che ti unisce al Padre, ed essere anche noi una sola cosa con te? Gesù mio, come potremo seguirti su questa strada? “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi”… Comunica anche a noi il desiderio ardente di comunione con te, di condividere la tua vita, di partecipare alla tua Pasqua ed essere anche noi uniti nell’amore, e un giorno uniti nella gloria!

Gesù, hai voluto che i tuoi Apostoli potessero rinnovare quello che tu hai fatto questa sera. Perciò li hai fatti partecipi del tuo sacerdozio, hai chiesto loro di rinnovare lungo i secoli il tuo gesto di amore, il gesto sacrificale che offre ad ogni uomo la possibilità di incontrarti come Redentore, e di unirsi al tuo sacrificio, al tuo corpo sacrificato e al tuo sangue versato, corpo e sangue che danno la salvezza, la vita eterna, il diritto a risorgere con te nella gloria. Ogni sacerdote diventerà un altro te stesso e, usando le tue stesse parole, potrà rinnovare su tutti gli altari della terra il miracolo di questa Cena. I tuoi Apostoli saranno il fondamento della Chiesa in quanto saranno i sacerdoti della tua Eucaristia. Dove non c’è Eucaristia, non ci sarà Chiesa. Con l’Eucaristia tu prolungherai nei secoli, in mezzo a tutti i popoli della terra, la tua presenza: presenza di salvezza, presenza di Dio che cerca, redime, cammina con le sue creature su tutti i cammini della terra, che ormai saranno per sempre i cammini del Cielo.

Gesù mio, come hai potuto pensare una cosa simile? Come hai potuto inventarti una meraviglia come questa, un miracolo così grande? Solo un amore senza limiti può fare questo, e tu ci hai amati “fino in fondo”! Solo l’onnipotenza di un Dio innamorato, “impazzito!” per la sua creatura può arrivare a tanto. Un giorno, su tutta la faccia della terra, innumerevoli tabernacoli saranno, in mezzo all’umanità, tanti “roveti ardenti” che parleranno d’amore, tante sorgenti d’Acqua viva, tante fonti di grazia e di misericordia, luoghi di pace e di riposo. Lì, innumerevoli anime assetate d’amore troveranno colui che s’è fatto “prigioniero d’amore” per non lasciare orfani quanti dall’Amore sono nati e all’Amore hanno creduto.

 

(…)

 

3 - “Non abbiate paura!”      Dopo queste battute di dialogo, gli Apostoli parvero rassegnati, oppure si sentirono paghi di quello che avevano capito e non parlarono più. Era comunque un silenzio che nascondeva attesa e riflessione insieme a tanta perplessità. Quali erano in definitiva i progetti di Gesù? Che cosa intendeva fare il Signore in quei giorni di Pasqua o nell’immediato futuro? Che senso avevano le cose da lui compiute e i discorsi che aveva fatto? Una cosa era certa, e lui l’aveva ripetutamente affermata: lo attendevano momenti difficili e straordinariamente dolorosi, i capi del popolo e i sacerdoti lo avrebbero preso, maltrattato e - diceva lui - ucciso. Ma proprio questa era la cosa che istintivamente tutti allontanavano dai propri pensieri e di cui nessuno aveva il coraggio di parlare. Ogni tanto il mio sguardo si incontrava con quello di Maddalena, che stava all’altro angolo del Cenacolo, e anche nel nostro sguardo c’era aspettativa, apprensione e anche un tantino di angoscia.

In questa atmosfera di incertezza, di dubbio e di paura, che pesavano come macigni sull’animo di tutti, Gesù riprese a parlare. Parlava adagio, con voce calda ma anche vibrante, come se volesse comunicarci sicurezza, fiducia, e soprattutto difenderci dall’angoscia. Gli Apostoli ascoltavano in silenzio, alcuni appoggiati alla tavola, altri seduti con le braccia sulle ginocchia o con la faccia sorretta dal palmo delle mani, mentre Giovanni continuava abbandonato confidenzialmente sul petto del Signore, ma tutti col desiderio di ascoltare parole rassicuranti che fugassero i tristi presentimenti che ormai si erano impossessati del nostro animo.

Proprio per infonderci fiducia, Gesù intercalava ogni tanto le sue parole con l’invito: “Non abbiate paura, non si turbi il vostro cuore... Vi ho detto, sì, che vado al Padre, ma non vi lascerò orfani; io sarò con voi sempre. Quello che vi chiedo è di rimanere nel mio amore. Rimarrete nel mio amore se osserverete i miei comandamenti. E se uno mi ama e osserverà la mia parola, anche il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Non solo, ma io voglio che resti con voi anche la mia pace. La pace che vi do io, non è quella che vi promette il mondo. Nel mondo avrete tribolazioni e il mondo si rallegrerà di vedervi afflitti; anzi il mondo stesso vi odierà e come ha perseguitato me, perseguiterà anche voi. Il mondo vi odia perché non siete del mondo. Se foste del mondo esso amerebbe ciò che è suo, ma il mondo non ha conosciuto né me né il Padre mio. Per questo avrete da soffrire; ve lo dico adesso prima che avvenga, perché non vi scandalizziate. Ma coraggio! Abbiate pace in me! Io ho vinto il mondo”.

 

                        La veglia notturna del giovedì Santo

 (da meditare con attenzione!)

N. 4 -  La solitudine di Dio      Gesù mio! Chi mai avrebbe potuto vegliare con te in quella notte? Chi mai avrebbe potuto pregare la tua preghiera, unirsi alla supplica straziante che dal tuo cuore saliva verso il Cielo? Quale creatura avrebbe mai potuto aiutarti nella titanica agonia che ha schiacciato la tua anima fino a farti trasudare rivoli di sangue? E quale essere umano poteva farti compagnia nell’abisso della tua tristezza, o sopportare il mare sconfinato della tua angoscia? Tu, invece, hai voluto cercare aiuto e sei venuto a noi a mendicare anche solo una parola, uno sguardo, un silenzio…; e noi non abbiamo saputo darti altro che sonno, torpore, apatia.

Gesù mio, come hai potuto farlo? Può l’Onnipotenza di Dio cercare aiuto nella debolezza dell’uomo? Può la Sapienza eterna di Dio chiedere comprensione dove non c’è intelligenza per capire? E può “Colui che è”, invocare sostegno da “colui che non è?”.

Gesù mio, chi mai poteva pensare che in quel “verme della terra” che strisciava nella polvere c’era il Figlio diletto del Padre? Chi mai poteva immaginare che in quelle urla che straziavano i cieli notturni c’era la voce del Verbo eterno che ha creato la terra e tutto l’universo? No, Gesù mio, no! Non potevi venire da noi, perché noi non potevamo venire da te. Eri solo nel deserto quando hai sconfitto il nemico infernale, e dovevi restare solo questa notte nel Getsemani, quando il maligno è tornato a insidiarti.

Noi non lo sapevamo, né abbiamo potuto vederlo, ma esso era lì, accovacciato davanti a te; ti chiedeva di non dare la tua vita per esseri spregevoli e indegni come noi, di non accettare la croce che avrebbe significato la tua sconfitta di fronte al mondo, o semmai di riscattarci con la spada; avevi legioni di angeli pronti per farti trionfare sui tuoi nemici e mostrare al mondo la tua forza. E tu invece hai voluto mettere in guardia anche noi, perché Satana sarebbe venuto a vagliarci come il grano.

Ma per noi non c’era bisogno della tentazione, a tentarci bastavano la nostra miseria e la nostra debolezza. Del resto, sapeva bene il Maligno che, percosso il pastore, anche le pecore sarebbero andate disperse. Satana è venuto per te, con te esso aveva un conto ancora aperto ed era tutto da saldare. Esso è venuto ad afferrare in una morsa la tua umanità usando le armi più subdole della sua astuzia e della sua rabbia per impedirti di compiere la volontà del Padre. Egli, fin da principio, è stato il “rifiuto”; il suo nome è “ribellione”. E noi gli avevamo creduto. Perciò solo tu potevi dire: “Ecco, io vengo o Padre, a fare la tua volontà”. La tua solitudine è dunque la conseguenza del tuo essere Figlio di Dio, e la tua angoscia è conseguenza del tuo farti figlio dell’uomo: il ribelle. E tu dovevi sconfiggere la ribellione con l’obbedienza.

Ecco perché in quella notte eravamo tutti lì, non solo con te, ma dentro di te. Tu eri in quel momento tutta l’umanità dolente e straziata, tutta l’umanità triste e malvagia: l’umanità peccatrice. In quel momento tutti i Caino che hanno ucciso, tutti i Giuda che hanno tradito, tutti gli spergiuri che hanno bestemmiato, tutti gli Erode che hanno sterminato gli innocenti erano lì e pesavano su di te. In te si sono ammassati gli abitanti di Sodoma e Gomorra, gli abitatori di Ninive e di Babilonia, gli inquilini delle galere di tutti i tempi. Tu eri l’erede di tutti i Faraoni che hanno oppresso i popoli, di tutti gli Epuloni che hanno disprezzato i poveri, di tutti gli schiavisti che hanno venduto come merce da pochi soldi milioni di fratelli. Tutto ciò che è violenza, tradimento, spergiuro, infedeltà, vendetta, ingiustizia e menzogna era lì, scritto sulle tue mani, sulla tua fronte, sui tuoi occhi, su tutto il tuo corpo, nel tuo cuore. Tutte le madri che hanno soffocato nel grembo le proprie creature, tutte le prostitute che hanno mercificato il proprio corpo, tutti gli adulteri che hanno tradito e infangato l’amore, tutte le Erodiadi che hanno sedotto e chiesto la testa dei Profeti di Dio: un carico immenso di vergogna pesava sulle tue spalle. Su di te l’orrore dei lager, dei forni crematori, dei gulag, delle foibe, dei campi di sterminio, delle pulizie etniche. I Giacobini di tutti i tempi, tutti i Napoleoni che hanno insanguinato del loro orgoglio le contrade della terra, tutti i potenti del mondo che hanno riempito gli arsenali di bombe atomiche, e tutta la brutale crudeltà di quanti hanno inventato i capestri, i roghi, la ghigliottina e i più raffinati strumenti di tortura, tutti costoro con tutti i malvagi della terra, erano lì con te in quella notte, portavano scritto il tuo nome. Gesù, come hai potuto caricarti di tante iniquità? Come hai potuto mentire al mondo intero, ingannare, tradire, opprimere con leggi perverse i popoli della terra? Perfino i corruttori di bambini, i profittatori d’innocenti, gli oppressori dei deboli: tutti col tuo nome! Tu eri in quella notte davanti al Padre tutto il male del mondo, tutte le iniquità della terra!

Gesù mio! Chi poteva reggere a questa marea di fango e di putridume? Chi poteva trasformare questa infinita e tragica ribellione dell’uomo in una docile obbedienza all’amore del Padre? Ed ecco che tu sei sceso nell’abisso e ti sei fatto maledizione per ottenerci misericordia!

E così hai sconfitto il maligno: l’umiltà e l’obbedienza sono incompatibili con la superbia e la ribellione. Tu, infatti, pur essendo Dio, ti sei annientato prendendo la natura di servo, divenendo simile a noi peccatori, e ti sei umiliato facendoti obbediente “fino alla morte, e alla morte di croce”.

Gesù mio! Ecco perché il creato è rimasto immobile questa notte, impietrito e muto davanti alla tua agonia; nessuna creatura era in grado di un gesto, di una parola, di un segno. Nessuno avrebbe potuto dirti nulla, né darti nulla. E così i cieli e la terra resteranno i soli testimoni del tuo “Si” al Padre, e l’Angelo Michele, che ha preso il posto del Maligno, ti ha portato dal cielo il conforto del Padre: “Tu sei il Figlio mio diletto!”.

 

Gesù mio, quel tuo “fiat” mi richiama alla memoria l’altro “fiat” che oltre trent’anni prima una fanciulla quattordicenne consegnò all’Angelo del Signore: il ”fiat” di tua madre che seppe dire: “Sono la serva del Signore, si compia in me la volontà di Dio”. In questa notte fu lei l’unica creatura che ha saputo vegliare con te; l’unica che ha potuto unirsi alla tua orazione e alla tua agonia. Nel Cenacolo, che ha visto il tuo supremo dono d’amore, Maria, raccolta in preghiera, ha vegliato con te con gemiti di silenzio e con le lacrime del cuore, ha partecipato alla tua immane agonia, ha gridato anche lei con tutte le forze della sua anima: “Abbà! Abbà! Abba!” - “Sì, Padre mio! Si, Padre nostro!”. Lei nel Cenacolo e tu nel Getsemani: un'unica preghiera, un unico grido, un unico “fiat”!

Gesù mio, non meravigliarti di noi; non dei tre intimi che hai voluto accanto a te, non degli altri Apostoli, né di nessun altro di noi. Possiamo solo contemplare attoniti e impotenti, come l’intero universo, la tua agonia, e dirti, questo sì, senza limiti ed eternamente: “Grazie! Grazie della tua passione e della tua orazione, grazie della tua vittoria, del tuo dolore e del tuo amore!”.

E grazie anche a te, Madre mia, Madre del dolore e Madre dell’amore. Forse solo la Maddalena ha saputo vegliare con te, ma senza capire e senza sapere. Ha vegliato amando, perché l’amore è l’unica cosa che Maddalena conosce, l’unica cosa che muove il suo cuore. Ed è l’unica cosa che anche noi possiamo imparare vivendo accanto a te, perché è l’unica strada che alla fine può ricondurci al Padre.

                                                 (…)


 5-           IL SERVO DI JAHVE’

Un amore ferito e oltraggiato non può pensare ad altro che alla persona amata. E così Maddalena, non potendo più trattenere il dolore lancinante che s’era accumulato nel suo cuore, si lanciò verso Maria e aggrappandosi al collo di lei, cominciò a gridare fra i singhiozzi: “No!… No!… No!…”. Non riusciva a dire altro; era il grido di chi non poteva accettare una realtà inaccettabile, di chi dentro al suo animo respingeva con tutte le sue forze il pensiero che fosse vero ciò che era stato narrato da Giuseppe di Arimatea sui flagelli inferti a Gesù; era il gemito inconsolabile di un’anima innamorata di fronte alla soppressione ingiusta e crudele della persona amata.

Maria la teneva stretta a sé teneramente e le passava dolcemente la mano sulla testa finché si placarono i singulti e ruppe silenzioso il torrente delle lacrime. Allora Maria, con una voce che pareva venisse da lontano, o dal profondo, segnata comunque dalla tristezza e dal dolore, aprì il Libro dei Salmi e cominciò a leggere:

 

“Oracolo del Signore!

Ecco il mio Servo:

è cresciuto come un virgulto

come una radice in terra arida.

Non ha apparenza, né bellezza

per attirare i nostri sguardi,

non splendore per potercene compiacere.

Disprezzato e reietto dagli uomini,

uomo dei dolori che ben conosce il patire,

come uno davanti al quale ci si copre la faccia,

era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,

si è addossato i nostri dolori

e noi lo giudicavamo castigato,

percosso da Dio e umiliato.

Egli è stato trafitto per i nostri delitti,

schiacciato per le nostre iniquità.

Il castigo che ci dà la salvezza si è abbattuto su di lui;

per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,

ognuno di noi seguiva la sua strada;

il Signore fece ricadere su di lui

l’iniquità di noi tutti.

Maltrattato, si lasciò umiliare.

E non aprì la sua bocca;

era come agnello condotto al macello,

come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,

e non aprì la sua bocca.

Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;

chi si affligge per la sua sorte?

Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,

per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte.

Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.

Quando offrirà sé stesso in espiazione,

vedrà una discendenza, vivrà a lungo,

si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.

Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce

e si sazierà della sua conoscenza;

il giusto, mio servo, giustificherà molti,

egli si addosserà la loro iniquità.

Perciò io gli darò in premio le moltitudini,

dei potenti egli farà bottino,

perché ha consegnato sé stesso alla morte

ed è stato annoverato tra gli empi,

mentre egli portava il peccato di molti

e intercedeva per i peccatori.”

 

Mentre parlava, Maria teneva chiuse le palpebre come se quel testo del profeta Isaia scorresse dentro di lei e lo leggesse scritto nel suo cuore. La sua voce si faceva ora tremante, ora serena e pacata, e ogni tanto si fermava per qualche istante di pausa. Quei versetti scorrevano nel silenzio come fuoco liquido, ma insieme arrivavano al nostro cuore come olio salutare e balsamico.

Eravamo tutti raccolti nella sala grande della casa: i familiari di Marco, gli Apostoli, Giuseppe di Arimatea, alcuni discepoli e noi. Nessuno si era accorto della propria stanchezza né della propria fatica; solo Marco s’era addormentato, rannicchiato su un divano. Anche le lacrime della Maddalena si erano fermate. Maria allora la sollevò adagio, le asciugò il volto, e: “Va’, - disse - prendi i nostri scialli e un vasetto di sali o di essenze; è venuto il momento di andare”.

Alcuni si alzarono, altri guardarono Maria per capire che cosa fare. Ma ella intervenne raccomandando a tutti di non muoversi e di ricordarsi invece del salmo di David, il salmo n. 2 del salterio, perché solo la parola che Dio ci ha rivolto per mezzo dei Profeti può aiutarci a capire e ad accettare gli avvenimenti che non comprendiamo. A Maria di Marco raccomandò di rincuorare tutti con qualcosa da mettere nello stomaco. Poi aiutò Maddalena a mettersi in ordine e uscirono.

(…)

  

N. 6 - Madre del Redentore e dei redenti E così, Madre mia, Gesù ti ha proclamata Madre nostra. In quel discepolo amato ci siamo tutti noi. Da oggi ogni creatura umana può invocarti come Madre. Il Figlio tuo appeso alla croce, ci ha ottenuto di diventare anche noi figli di Dio e figli tuoi. Questa è dunque la “sua ora”, ma è anche la “tua ora”; per lui l’ora del sacrificio, per te l’ora delle doglie, l’ora del parto. Colui che tu hai partorito senza dolore, ora nasce dal tuo dolore e nasce come primogenito di una moltitudine di fratelli. Gesù crocifisso inaugura la tua maternità universale che abbraccia tutti gli uomini fino alla fine dei tempi.

Perciò in questo momento tu sei qui, in mezzo a noi, ma non sei con noi. I tuoi sentimenti e i tuoi pensieri non sono i nostri pensieri. Giuseppe e Nicodemo pensano con rammarico e disappunto alla loro sconfitta davanti al Sinedrio e stanno pensando a come provvedere alla sepoltura di Gesù; Maddalena è in preda al dolore di un amore ferito e impotente per la persona che ha più cara al mondo; Myriam e Salome, smarrite e costernate, pensano a Gesù, ma anche ai loro figli, a ciò che ne sarà di loro; lo stesso Giovanni non sa come orientarsi in mezzo a eventi che sfuggono ancora alla sua comprensione.

E io…, io non riesco a fare altro che guardare. Guardo lui e guardo te, ora più che mai Madre mia; poi guardo a questa folla che non sa perché grida e che adesso se ne va con quattro soldi di compenso, paga di aver assecondato i suoi “padroni”; e guardo anche loro, i padroni: Farisei, Sadducei, Sacerdoti che hanno appagato la loro sete di vendetta e di odio, e che ora stanno tornando in fretta alle loro case perché devono celebrare la Pasqua, devono consumare un vano ed inutile agnello dopo aver ucciso l’Agnello vero, quello senza macchia, venuto a liberare l’umanità col suo sangue. E poi torno ancora a guardare lui, l’Agnello mansueto, maltrattato e vilipeso, attaccato a quella croce impietosa e crudele, bagnata dal suo sangue, e poi guardo ancora te, Madre mia, che sei qui in mezzo a noi, ma non con noi.

Non sei con noi perché i tuoi pensieri seguono lontane voci che si alternano nel tuo cuore e ti richiamano l’ineffabile sequenza delle meraviglie che Dio ha compiuto in te e con te per la salvezza degli uomini: “Lo chiamerai Gesù… perché libererà il suo popolo dai suoi peccati”. - “Benedetto il frutto del tuo seno… e beata colei che ha creduto a ciò che è stato detto dal Signore”. - “Ecco, Egli è posto per la caduta e per la risurrezione di molti in Israele… segno di contraddizione”. - “A te una spada trafiggerà l’anima”. - “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi di ciò che riguarda il Padre mio?”. - “Che vuoi da me, o Donna? Non è ancora giunta la mia ora”. - “E chi è mia madre?… Chi fa la volontà del Padre mio, ecco mia Madre!”.

Sono le voci che da anni parlano al tuo cuore e che ora, lì, davanti al tuo Gesù crocifisso, ti dischiudono tutto il significato della tua vita e della tua missione.

Madre mia, ora come non mai ti rendi conto che Gesù, prima che Figlio tuo, è Figlio del Padre. Il Padre lo ha inviato a te, e lo Spirito Santo lo ha fatto sbocciare nel tuo grembo; tu lo hai dato al mondo e lo hai partorito a noi come luce e come grazia, ora lo restituisci al Padre, immolato e crocifisso. Egli è lì, Sacerdote e Vittima, sacrificato sull’altare della croce; ma c’è un altro altare, invisibile e nascosto, segnato dal sangue di un’altra vittima: è il tuo cuore di Madre. Su quell’altare tu offri te stessa al Padre, non come sacerdote, ma come Madre del Redentore, Sommo ed Eterno Sacerdote, e perciò Madre di tutti i redenti.

Io ti guardo qui, ritta ai piedi della croce, estranea a quanto accade intorno a te e intorno a noi; tutto dentro di te è teso a realizzare ciò che Gesù ti ha chiesto: “Donna, ecco tuo Figlio!”, cioè la tua maternità dolorosa, la tua maternità di redenzione. In questo momento la tua anima, il tuo cuore, i tuoi pensieri, tutta la tua persona non hanno altro impegno che quello di partorire il tuo Figlio-Redentore e i tuoi figli-redenti.

Perciò da questo momento non mi sento più il bambino che tu hai adottato e accolto nella tua casa, ma il figlio partorito dal tuo dolore e dal tuo cuore crocifisso, un figlio che, su richiesta di Gesù, ti prende con sé, e ti porterà dovunque lo porteranno le strade della vita.

                                                                       (…)

 Ultimo capitolo

 N. 7 - La Croce      Gesù, ora davvero tutto è compiuto! “Consummatum est!” I cieli e la terra ti hanno contemplato appeso a quel legno. Ora giaci nel sepolcro, e quel sepolcro chiuso e sigillato vuol significare che tutto è davvero compiuto. La missione ricevuta dal Padre e iniziata nel grembo di Maria quando hai detto: “Vengo, o Padre, a fare la tua volontà” ha raggiunto oggi su quella croce il suo sublime compimento. Tutto è dunque compiuto, ma non tutto è finito.  

Quella croce, anche se tolta dal Calvario, rimarrà ormai per sempre piantata nella carne della terra, e proietterà la sua ombra sul tempo e sulla storia umana, un’ombra gigantesca, sempre più grande lungo i secoli. La tua croce, da segno di maledizione, è ora pegno di benedizione per tutta l’umanità. È l’Albero della Vita, il legno da cui sgorga il fiume della Misericordia. La tua Chiesa sarà così il “Popolo della Croce”, e porterà la croce lungo tutti i cammini della terra come un vessillo regale. La croce sarà il sigillo con cui Dio firmerà le sue opere.

Gesù, non tutto è finito. La tua croce continuerà a cercare non solo il suo “cireneo” che la porti e la pianti sulla cima di tutte le attività umane e la inscriva nelle viscere del mondo, ma anche il suo crocifisso che venga a “completare nella sua carne ciò che manca” alla tua passione. Gesù mio, non tutto è finito. La tua passione continuerà nella tua Chiesa e continuerà nella vita di ogni discepolo che vorrà seguirti. “La Croce sul tuo petto?… - Bene. Ma… la Croce sulle tue spalle, la Croce nella tua carne, la croce nella tua intelligenza. - Così vivrai per Cristo, con Cristo e in Cristo” (Cammino n. 929).

“Quando vedi una povera croce di legno, sola, senza importanza e senza valore … e senza Crocifisso, non dimenticare che quella Croce è la tua Croce, quella di ogni giorno, quella nascosta, senza splendore e senza consolazione…, che sta aspettando il crocifisso che le manca: e quel crocifisso devi essere tu”. (Cammino n. 178).

Gesù, sono queste le verità che devo capire, le verità che devo vivere. Ecco perché non tutto è finito. “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me!”. Un giorno, quando scriverà il suo Vangelo, Giovanni, testimone con noi della tua crocifissione, ricorderà un’espressione del Profeta Zaccaria: “Guarderanno a colui che hanno trafitto”. Guarderanno a te, sospeso alla croce non dai chiodi, ma dall’amore. Guarderanno a te innalzato da terra e saranno attirati al tuo amore.

Gesù mio, su quel legno che ti tiene innalzato da terra, trono e altare, tu resterai per sempre l’icona del dolore e della speranza umana. Davanti a te sfileranno gli uomini di tutti i tempi: per molti sarai uno scandalo, una provocazione alla loro intelligenza; per altri sarai una pazzia, un assurdo per la loro mentalità mondana; per molti altri sarai il libro sul quale hai scritto col tuo sangue l’amore e la misericordia del Padre. Un libro sempre aperto come le braccia che tieni spalancate verso il cielo e verso gli uomini. Su quel libro innumerevoli anime impareranno a conoscere l’amore, il sacrificio, il dono totale di sé; sulle tue piaghe aperte tutti noi potremo leggere il nostro nome e la nostra vita. Le tue ferite saranno il luogo del nostro riposo e della nostra pace.

Le tue ferite. Cinque fenditure immense nella roccia della tua carne; cinque sigilli di autenticità per il mondo intero. Per farti riconoscere dai tuoi Apostoli, mostrerai le mani, i piedi e il costato: le cinque lettere della parola: Amore.

La ferita della tua mano destra: quella mano che ha accarezzato bambini e innocenti, che è passata come balsamo su membra doloranti e corpi sofferenti, che ha sollevato la Maddalena e tante anime ferite dalla contrizione e dall’amore, che tante volte si è posata dolcemente sul capo di Giovanni, quella mano che ha beneficato tutti spargendo su tutti misericordia e salvezza.

La ferita della tua mano sinistra: quella mano che ha cacciato con forza i demoni, che ha domato il furore delle tempeste, che si è alzata contro i venditori del Tempio, quella mano che ha tremato di tristezza nell’offrire il boccone al traditore svelato.

E poi le ferite dei tuoi piedi: quei piedi che si sono affaticati sulle strade della terra in cerca degli uomini in fuga dalla casa paterna; che si sono impolverati e feriti sulle pietre della via dolorosa, i piedi che lacrime di pentimento hanno lavato, che baci ardenti hanno fasciato d’amore, che olio di nardo prezioso ha impregnato di devozione; i piedi di Dio, i piedi che “hanno aperto i cammini divini della terra”, che hanno lasciato orme di luce e di amore a quanti vorranno seguirti per annunciare agli uomini la salvezza e la pace.

E infine la grande ferita del tuo costato: la fenditura immensa spalancata sull’abisso della misericordia, la fenditura che conduce al Cuore di Dio, all’intimità con la vita trinitaria. Dal tuo cuore squarciato sgorga l’acqua viva della Grazia e della salvezza. “Guarderanno a Colui che hanno trafitto…”, “Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me”. Guarderanno a te con lo sguardo della fede, con gli occhi del cuore. Davanti al tuo cuore trafitto non è possibile non credere. Chi non ha fede è perché non ha guardato a te, trafitto sulla croce. Giovanni, che era lì testimone, ha “visto” quel colpo di lancia e lo ricorderà agli uomini perché credano.

Gesù mio, dentro le tue piaghe troveremo rifugio, troveremo la forza per la nostra debolezza, riposo per le nostre fatiche, sicurezza nei nostri dubbi, conferma per la nostra speranza, luce, conforto e gioia per la nostra anima. Gesù, guarderemo a te crocifisso per compiere anche noi la volontà del Padre, per morire anche noi alle opere della carne, per dare anche noi la vita per i nostri fratelli. Guarderemo a te crocifisso per capire che c’è un senso nel nostro dolore, che c’è fondamento alla nostra gioia, e una meta luminosa per la nostra speranza. Guarderemo a te crocifisso per capire che “Dio è Amore”.

                            Da “In quella casa c’ero anch’io”

                                 di Ferdinando Rancan

                                   Ed. Fede e Cultura

FINE