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lunedì 8 ottobre 2018



“RIFLESSI DI CIELO”
TERZO LIBRO



BRANI TRATTI DAL LIBRO

“LA’ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO”
La preghiera e la Messa nella vita del cristiano.

di Ferdinando Rancan



Introduzione.

La prima bozza di questo libro è nata nell’anno 1980, come breve introduzione alla preghiera che l’autore, nominato da poco parroco della chiesa dei Santi Apostoli, volle presentare ai suoi parrocchiani, come un saluto affettuoso di inizio mandato che comunque centrasse la loro attenzione sulla necessità della preghiera.
Avendo riscontrato molto gradimento, l’autore pensò di completarlo con ulteriori considerazioni che, partendo dalla preghiera in generale, andassero poi ad abbracciare anche la “preghiera grande” cioè quella per eccellenza che è la Santa Messa per un cattolico.
Riporto quindi il suo scritto come prefazione al libretto che, ad ogni nuova pubblicazione, cambiò vari titoli, fino a prendere quello dell’ultima edizione intitolata appunto “Là dove cielo e terra si incontrano”.

Il titolo attribuito a queste riflessioni intende proporre alla nostra meditazione i luoghi dove Dio viene incontro all’uomo; là dove egli si rivela alla nostra anima e ci fa dono della salvezza. I luoghi appunto, dove Dio e l’uomo – il Cielo e la terra – si incontrano.
          Quei luoghi sono principalmente la preghiera e la Messa, come dire il Tabor o anche il Sinai e il Calvario. Là Dio ci aspetta, là incontriamo la luce, riceviamo la grazia, otteniamo misericordia, là facciamo l’indescrivibile esperienza dell’Amore.
          Le strade dell’orazione e la via del Calvario sono impegnative e richiedono sforzo, ma conducono alle altezze dove abita il Signore e dove ci attende la vera felicità.
          Incamminiamoci in esse senza lasciarci sconfiggere dalla paura, senza cedere alla pigrizia, senza lasciare spazio al dubbio e allo scoraggiamento, e perseverare fino alla fine e nonostante tutto, vale la pena!
          Dio e la nostra comunione con Lui nel Cielo è un tesoro troppo grande per essere barattato; tutte le ricchezze della terra e tutti i piaceri di questo mondo non sono che un miserabile pugno di mosche davanti al ciò che Dio ci ha preparato nel Cielo”.

                                                          Don Ferdinando Rancan







Brani tratti dal Libro

“LÀ DOVE CIELO E TERRA SI INCONTRANO”
La preghiera e la Messa nella vita del cristiano
Dal n. 22 al n. 35

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🐤 22.  IL PIANO DIVINO DELLA SALVEZZA.
La vita propria del cristiano non consiste essenzialmente nella buona condotta morale ma in "qualcosa di divino" che gli viene dato in dono, una "vita nuova", soprannaturale, che riceve da Dio.
"In verità ti dico, se uno non nasce di nuovo dall'alto, da acqua e Spirito Santo, non può entrare nel Regno di Dio" (Giov.3,5)
Questo comportarsi bene nella vita per il cristiano ha un solo nome: santità, che significa non solo rispettare un codice di buon comportamento, ma osservare i Comandamenti di Dio e tendere alla pienezza dell'amore di Dio e del prossimo fino all'eroismo.
Ora la santità e la salvezza sono opera di Dio. Dio solo infatti è santo e uno solo è il Signore: Gesù Cristo. Senza Gesù, senza un rapporto intimo con Lui, non possiamo nulla, non siamo nulla, a nulla valgono le nostre opere di giustizia.
"Senza di me non potete far nulla" ricordava Gesù si suoi Apostoli. E S. Paolo (che pure raccomandava ai primi cristiani di presentarsi come modelli di buona condotta), scriveva a Tito: "Dio ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia, mediante un lavacro di rigenerazione nello Spirito Santo effuso abbondantemente su di noi per mezzo di Gesù Cristo, Salvatore nostro, perché, giustificati dalla sua Grazia, diventassimo eredi della Vita Eterna.
L'Apostolo ci ricorda qui gli elementi costitutivi essenziali per una vita veramente cristiana: la Giustificazione, cioè la remissione dei peccati; la Grazia, cioè la vita divina che ci viene dall'alto e la Carità, cioè la capacità di vivere con pienezza l'amore di Dio e del prossimo.
Ebbene, tutto questo, assieme alla Gloria che è la Beatitudine eterna nel Cielo, ce lo ha meritato Gesù col suo sacrificio sulla Croce. È questo il piano divino voluto da Dio per la nostra salvezza, e Dio lo attua in ciascuno di noi attraverso i Sacramenti.


🐤23.  I SACRAMENTI E LA GRAZIA SANTIFICANTE.
Si parla di una "economia sacramentale" che Cristo ha affidato alla sua Chiesa. Sono i Sette Sacramenti, ognuno dei quali ci viene dato "Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" perché è Dio stesso che opera nella nostra anima. Nel Battesimo ci fa nascere come figli di Dio; nella Cresima ci fa testimoni di Cristo e della sua verità; nella Confessione, tribunale di Grazia e di misericordia, ci comunica il perdono dei peccati; nell'Unzione degli Infermi fa della malattia e della nostra sofferenza, la sofferenza stessa di Cristo.
Ecco poi i Sacramenti del Matrimonio e del Sacerdozio, che ci abilitano ad essere collaboratori del Dio vivente nel servizio alla vita, quella naturale (attraverso l'amore umano), e quella soprannaturale (attraverso il sacerdozio ministeriale).
Ma è soprattutto nell'EUCARISTIA, centro di tutti i Sacramenti, che noi veniamo fatti partecipi della pienezza del mistero di Cristo attraverso il Suo Corpo sacrificato e il suo sangue versato per noi. 
Vita cristiana dunque, cioè la vita di Cristo in noi. Essa non può essere che opera dello Spirito Santo il quale agisce nella Chiesa e mediante la Chiesa attraverso i suoi Sacramenti. Dio conosce infinite e misteriose vie per salvare gli uomini anche non cristiani; però tutte devono in qualche maniera passare attraverso Cristo perché da Lui derivano la loro efficacia, rimanendo Egli l'unico Salvatore di tutti. Per il cristiano cattolico Gesù ha voluto un "alimento spirituale" particolare: i Sette Sacramenti.
Dunque, quelle famose "formalità" come si dice, andare in chiesa, confessarsi, andare a Messa ecc. non sono affatto formalità ma sono invece "fonte e culmine" della tua vita di cristiano.
Le opere buone, le opere di giustizia, la tua buona condotta ecc. tutto questo comportamento doveroso, intendiamoci, diventa la base di  un "agire Cristiano" solo se il tuo essere intimo è stato rigenerato, trasformato nell'essere stesso di Cristo attraverso i Sacramenti.
Il catechismo chiama questa trasformazione "GRAZIA SANTIFICANTE", un tesoro che non ha prezzo, che divinizza la tua anima, e ti fa camminare in questo mondo come un "altro Cristo".


🐤 24.    PREGARE CON GESÙ, PER MEZZO DI GESÙ.
La contemplazione della vita di Gesù ci farà capire che Gesù è la strada per la nostra preghiera. Ormai non è più possibile andare a Dio se non per mezzo di Gesù Cristo: "Io sono la Via... Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". (Gv. 14,6). 
Non c'è dunque vera preghiera senza Cristo, anzi Gesù stesso è diventato per noi "la preghiera". In altre parole la nostra preghiera deve essere "cristiana" cioè di Cristo; dobbiamo pregare con Lui, in Lui e per mezzo di Lui.
Fratelli miei, nessuno può rivolgersi a Dio con le proprie forze; senza Gesù noi saremmo assoluta impotenza. Eppure, parlando con alcuni, ho notato che, pur pregando, la loro preghiera non è quella cristiana.
Essi si rivolgono a Dio ma ignorando completamente Cristo. Perciò la loro preghiera viene da una religiosità vaga e astratta che si rivolge a un "Qualcuno" che, mi dicevano, "deve pur esserci, che è superiore a noi, e che chiamiamo "Dio", ma che rimane alla fine un'entità nebulosa e indefinibile, molto simile a quella dei pagani o dei popoli che non conoscono il Vangelo.
La nostra preghiera deve essere non la preghiera dei pagani, ma quella dei figli di Dio, cioè di coloro che si rivolgono a Dio chiamandolo Padre, nel nome e per mezzo di Cristo, con la forza e con la grazia dello Spirito Santo.
 Noi preghiamo Dio-Padre, Dio-Figlio, Dio-Spirito Santo, l'unico e vero Dio, Creatore e Signore del Cielo e della terra, che si è rivelato a noi per mezzo del suo Figlio Gesù e con Lui ci ha redenti, ci ha riconciliati e ci ha predestinati alla gloria del Cielo.
L'UMANITÀ SANTISSIMA DI GESÙ, LA SUA PERSONA: ecco la strada per la nostra preghiera: "Per Cristo nostro Signore" come ci fa dire la Chiesa alla fine di ogni invocazione.


🐤 25. NOSTALGIA DI DIO E PREGHIERA.
Quando vi esorto ad essere uomini spirituali, in definitiva vi chiedo di essere uomini o donne di orazione, che sanno parlare con Dio e frequentarlo, perché lo conoscono, comprendono i suoi disegni di amore verso gli uomini e sanno mettere questi disegni nella propria vita.
Mi ha sempre impressionato profondamente un passo del profeta Isaia che contiene un rimprovero carico di dolore rivolto da Dio al suo popolo: "Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone; ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende."(Is. 1.3).
Fratelli miei, sono gli animali che non pregano perché non conoscono Dio "non comprendono". A noi sono stati dati intelletto e libertà e con essi possiamo aprirci a Dio con amore, e soprattutto ci è stato dato uno spirito da figli nel quale gridiamo "Abba' Padre!".
Non possiamo ignorare o dimenticare questa altissima dignità nostra che ci colloca - soli tra tutti gli esseri del creato visibile - davanti a Dio, capaci di conoscerlo, ascoltarlo, amarlo e servirlo.
Non sentite dentro di voi l'anelito urgente di superare i limiti della materia, di salire oltre le angustie del corpo, di uscire dalle maglie di una mera psicologia meccanicistica e aprirvi alla vita dello spirito, a tutte le sue esigenze e a tutto il bisogno di trascendenza che esso contiene e che non si appaga se non nell'incontro con Dio? Non mortificate le nobili aspirazioni della vostra anima. Dio vi chiede di reagire con forza al tentativo diabolico di quanti vogliono farvi credere che l'uomo è una bestia.
Il nobile desiderio di una vita più alta che abbiamo nel cuore e la nostalgia di Dio che si nasconde in noi, non sono un inganno, non vengono dalla paura ma sono invece il segno inconfondibile che possediamo il germe di una dignità più alta e ci portiamo dentro il sigillo di Dio. La preghiera rivela la nostra capacità di conoscere Dio, di parlargli e di innalzarci fino a Lui. Non lasciate cadere nel fango questa grandezza che avete ricevuto e che aspira a realizzarsi nella piena Comunione con Dio.


🐤 26  LA PREGHIERA, RIMEDIO ALLA SOLITUDINE. 1.parte.
Chi non prega, è un uomo solo. Di una solitudine profonda che egli sperimenta nel luogo più intimo della propria anima, in quella parte di noi così personale che non può essere partecipata a nessuno, nemmeno alle persone più care o agli amici più intimi. Lì, dove nessuno ci raggiunge, il nostro io si trova solo con sé stesso e con l'unica presenza possibile, quella di Colui che tiene il nostro essere nelle sue mani perché lo ha creato e lo conduce con amore.
QUANDO NON C'È PREGHIERA, QUESTA PRESENZA È SILENZIO, E IL CUORE SI RIEMPIE DI SOLITUDINE.
La solitudine, a volte pesante, di chi rimane solo con le sue paure, con i suoi timori, con le sue oscurità, le sue inquietudini, i suoi incubi notturni, o peggio, con le sue miserie e con i suoi peccati.
Allora un uomo potrà anche avere molti impegni che lo assorbono, molti interessi che lo appassionano, molte persone che affollano la sua giornata al punto da apparire sicuro e realizzato, e potrà forse, guardare alla preghiera come ad un infantilismo ridicolo. Non credetegli! Tutto quel chiasso non è che un alibi che può apparire convincente perché giustificato da contenuti umani anche buoni e apprezzabili, ma che RIMANE INEVITABILMENTE UN ALIBI; nasconde la paura di guardarsi dentro e di affrontare sé stesso, la paura di precipitare in un silenzio interiore che è molto simile al vuoto.
Si è detto che l'uomo è un essere "dialogico" perché ha bisogno di comunicare; anzi, è proprio comunicando che egli può cogliere sé stesso come soggetto nella sua identità di persona. Comunque sia, non c'è dubbio che il vero dialogo che rivela l'uomo a sé stesso e che rende possibile ogni altro dialogo, è quello che l'uomo può stabilire con il suo Creatore. Quando manca il colloquio con Dio, ogni altra comunicazione si corrompe perché diventa un soliloquio dell'io che si confronta, si misura, si inquieta, cerca spettatori o complici, per cadere poi nel bozzolo dei propri discorsi interiori come dentro una tomba, quando non finisce nel monologo della disperazione.


🐤 27. LA PREGHIERA RIMEDIO ALLA SOLITUDINE.  2. Parte
Badate che non sto facendo analisi psicologiche, cerco solo di aiutarvi a comprendere l'invito dell'apostolo Giacomo: "Qualcuno di voi è preso dalla tristezza? Preghi!" Non c'è tristezza più pesante della solitudine del cuore quando si è perduta l'abitudine della preghiera, perché NON C'È COMPAGNIA PIÙ TRISTE DI QUELLA CHE UNO FA A SÉ STESSO QUANDO SI È ALLONTANATO DA DIO. Ha infatti perduto l'unica presenza che può strapparlo alla solitudine interiore e al peso della sua miseria.
Avete mai osservato come il monaco che abita nella cella o nel deserto non vive mai solo, proprio perché lo accompagna una Presenza che non solo gli riempie la vita, ma anche lo unisce profondamente a tutti gli uomini? Ebbene, dobbiamo imparare a non vivere soli nel rumore delle nostre città, a non perdere mai la presenza di Dio. Dobbiamo sforzarci di vivere sempre accompagnati (Escriva') sapendo che il Signore, quando la nostra anima è in grazia, abita il centro del nostro cuore. Perciò, in tutte le strade e in tutti gli ambienti di questo mondo, quelli puliti e onesti dove un cristiano e un uomo di onore può vivere, lì è sempre possibile vivere la presenza di Dio, avere con Lui un colloquio assiduo e intenso. Perciò, ripeteva S. J. Escriva' insegnandolo a migliaia di anime: "La nostra cella è la strada".


🐤 28. LA PREGHIERA NELLE RELIGIONI.
Il cristiano nella sua preghiera si rivolge a Dio nel nome di Gesù. Il cristiano prega "in Cristo e con Cristo".
La preghiera cristiana si esprime perciò nella Chiesa e con la Chiesa. È nella Chiesa infatti che Cristo continua la sua presenza in mezzo a noi.
Ora, proprio perché "cristiana" la nostra preghiera si differenzia profondamente e radicalmente da ogni altra preghiera, anche da quella che troviamo nelle varie religioni del mondo.
Le religioni sono l'espressione della dimensione religiosa presente per natura nell'anima umana; l'uomo infatti ha sempre avuto coscienza di Dio e del proprio rapporto con Lui.
Questo vi dice che l'ateismo non solo è un fenomeno secondario, un prodotto di degradazione del pensiero occidentale moderno, ma è anche un controsenso, va contro natura e perciò un ateismo pienamente convinto non esiste.
Quello che noi chiamiamo ateismo non è una negazione di Dio, ma il rifiuto di Dio.
Ora, nelle diverse credenze religiose, il concetto di Dio e le sue immagini si presentano estremamente diverse perché l'idea fondamentale della divinità non è affatto identica nelle varie religioni, anche se comunemente si sostiene che è solo. "Questione di nomi". Ma non è affatto così.
Il nome "Allah" dei musulmani ha ben poco in comune con il vero Dio che si è rivelato all'umanità. Le stesse divinità orientali, buddismo, induismo, scintoismo, taoismo ecc. sono ben lontane dal Dio vivo e vero perché, lo diciamo qui molto sommariamente, per nelle loro specifiche caratteristiche, hanno un denominatore comune che è l'annullamento della persona dentro una entità cosmica che sovrasta ogni essere. In pratica l'uomo si sforza di annichilire sé stesso in vita fino a cessare di esistere nell’aldilà per perdersi in un Nirvana indefinito.
La preghiera si serve allora di tecniche psicologiche che mirano al dominio assoluto del proprio corpo e dei sensi per far entrare il nostro io interiore nella quiete più assoluta, fine a sé stessa e non in vista di un dialogo di amore tra il Creatore e la creatura, come invece è caratteristica dell'ascetica cristiana.
Non parliamo poi delle divinità pagane antiche e moderne.
ORA LA PREGHIERA FA RIFERIMENTO AL CONCETTO CHE SI HA DI DIO E DEL SUO RAPPORTO CON L'UOMO. Si tende a parlare delle tre religioni MONOTEISTE: EBRAISMO, CRISTIANESIMO E ISLAMISMO. Ma un abisso le distingue. Il Dio degli Ebrei che ci accomuna 
 con noi cristiani in buona parte nel Vecchio Testamento, poi arriva a rifiutare Gesù Cristo come Figlio di Dio nel Nuovo Testamento.
Il Dio dell'Islam è un Dio che incombe sull'uomo, lo sovrasta e lo determina. Perciò nella preghiera islamica non c'è spazio per un vero dialogo con Dio perché non c'è spazio per una vera libertà e per un autentico rapporto d'amore tra l'uomo e Dio. Il fatto di prostrarsi con il volto a terra indica la sottomissione assoluta a Dio. È una preghiera che ignora la paternità di Dio e la nostra filiazione divina che ci mette in rapporto intimo con la Santissima Trinità. Siamo dunque molto lontani dalla preghiera cristiana che non è una "tecnica particolare" ma un rapporto d’amore con una "Persona" divina incarnatasi nell'umanità Santissima di Gesù Cristo attraverso una donna Vergine, scelta da Dio, Maria di Nazareth.
Mistero grandioso e sublime che mandava in estasi i Santi. Ciò non vuol dire che, in nome di queste differenze religiose ci si debba far la guerra, ma neppure è giusto livellarle o annullarle in nome di una falsa divinità che debba accontentare per forza tutti.
Questo Gesù non lo vuole perché vorrebbe dire tradirlo e rinnegarlo.


🐤 29. IL RITO LITURGICO: LA SANTA MESSA.
Non siamo Angeli. Non siamo cioè puri spiriti che non hanno bisogno di mezzi materiali per la loro vita e per la loro attività. Noi uomini siamo fatti di uno spirito incarnato, cioè di un'anima spirituale e immortale, sostanzialmente unita a un corpo materiale attraverso il quale essa si esprime, comunica e agisce. Il nostro essere quindi è insieme spirituale e corporeo e possiamo dire che tutto ciò che arriva alla nostra anima e da essa deriva passa attraverso il nostro corpo.
Ora il Signore sa come siamo fatti e rispetta pienamente la nostra natura, quando interviene e opera nella nostra anima lo fa usando mezzi sensibili, materiali, che indicano la sua presenza e la sua azione.
Si tratta di cose materiali che unite opportunamente a gesti e a parole da una persona abilitata (ministro) costituiscono il "rito liturgico" della Chiesa. Inoltre gli effetti strettamente soprannaturali dell'azione di Dio nella nostra anima non sono oggetto di esperienza, e senza la mediazione di uno strumento sensibile, non ne avremmo la consapevolezza.
IL RITO LITURGICO È APPUNTO IL LUOGO DOVE IL SIGNORE SI FA PRESENTE CON LA SUA AZIONE SALVIFICA CHE TROVA NEI SEGNI SENSIBILI LA SUA OGGETTIVA CONFERMA.
Nella S. Messa il segno sensibile è dato dal pane e dal vino con le parole della Consacrazione che il sacerdote pronuncia su di essi. Costituiscono la parte essenziale del rito, ha valore strettamente sacramentale ed è immutabile. L'altra parte del rito è costituita da elementi che possiamo chiamare accessori e sono rivolti ad aiutare i fedeli a realizzare i fini del sacrificio   eucaristico e a trarre da esso il maggior frutto possibile. Possono perciò subire dei mutamenti al fine di adattare il rito alle diverse categorie di fedeli secondo le varie culture e tradizioni, e tenendo conto delle diverse circostanze nelle quali il rito viene celebrato.


🐤 30.  LA MESSA: AZIONE DI CRISTO.
La Messa è sempre azione di Cristo e di tutta la Chiesa, anche se celebrata alla presenza di una vecchietta o di un bambino.
L'ESSENZIALE NELLA "AZIONE EUCARISTICA" NON È CIÒ CHE FACCIAMO NOI COME ASSEMBLEA, MA CIÒ CHE FA CRISTO.
Lui è la vittima, Lui il Sacerdote, suo è il sacrificio che viene attuato nel sacramento, ed è Lui che fa della nostra assemblea liturgica una "Chiesa che celebra".
Il sacerdote stesso non è che un "ministro" il quale impresta la sua voce, le sue mani, la sua stessa persona a Cristo che è il vero sacerdote celebrante. Perciò anche se il sacerdote ministro fosse impreparato o distratto o addirittura indegno, la Messa ha ugualmente valore, un valore infinito, perché rimane sempre "azione di Cristo" che coinvolge nel suo sacrificio tutta la Chiesa.
Del resto, tutta la Santissima Trinità è presente nel sacrificio eucaristico: è infatti per volontà del Padre e per l'intervento dello Spirito Santo, che il Figlio fatto uomo, Gesù Cristo, si offre come vittima di redenzione per i peccati del mondo.
 Quando era sulla Croce, il venerdì santo, in forma cruenta, in seguito, sui vari altari di tutto il mondo in forma incruenta, però con la stessa, identica efficacia spirituale e sacramentale.
Dove c'è anche un solo sacerdote con un solo fedele, lì è sempre Cristo, Sommo Sacerdote e Capo di tutta la Chiesa, che agisce mediante lo Spirito Santo.


31.   I TRE MOMENTI DELLA MESSA: Offertorio, Consacrazione, Comunione.
La Liturgia eucaristica, dopo la proclamazione iniziale della Parola di Dio con letture della Bibbia e del Vangelo, si compone di tre momenti particolari: preparazione delle offerte; consacrazione; comunione.
Questi tre momenti ricalcano ritualmente i gesti e le parole compiuti da Gesù nel Cenacolo durante la Cena pasquale: "Egli prese il pane nelle sue mani sante e venerabili, (preparazione delle offerte) rese grazie con la preghiera di benedizione, spezzò il pane e disse: "PRENDETE E MANGIATENE TUTTI, QUESTO È IL MIO CORPO OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI." Poi prese il calice del vino e disse: "PRENDETE E BEVETENE TUTTI: QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA, VERSATO PER VOI E PER TUTTI IN REMISSIONE DEI PECCATI. FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME."
(Consacrazione - la cui formula non può essere cambiata).
Poi lo distribuì agli Apostoli dicendo "prendete e mangiatene tutti. ( Comunione).
Intorno al tavolo dell'ultima Cena gli Apostoli, stupiti e commossi, non hanno capito il mistero che si stava compiendo sotto i loro occhi. Capiranno più tardi quando lo Spirito Santo aprirà la loro intelligenza e il loro cuore su quanto "hanno visto e udito".
Come gli Apostoli, anche noi rinnoviamo oggi, con la celebrazione eucaristica in ogni parte del mondo, ciò che Gesù fece "nella notte in cui venne tradito".
E ci rendiamo conto che davanti a tanto Mistero sublime, non ci bastano la fede, l'umiltà e l'amore.


🐤 32. I FINI DELLA MESSA.
Offrire sacrifici è da sempre un atto sacerdotale. OFFRIRE LA MESSA È UN ATTO PROPRIO DEL SACERDOTE-MINISTRO, MA ANCHE TU PUOI PARTECIPARE ALL'OFFERTA IN FORZA DELLA TUA PARTECIPAZIONE AL SACERDOZIO DI CRISTO.
Questo vuol dire che ci uniamo tutti alle intenzioni di Cristo sulla Croce, che sono essenzialmente quattro:
  1. ADORAZIONE
  2. RINGRAZIAMENTO
  3. PROPIZIAZIONE
  4. IMPETRAZIONE

Primo fine: Adorazione: la prima intenzione che portò Gesù sulla croce e che rappresenta il fine primario del sacrificio del Calvario, è l'adorazione, cioè il riconoscimento della trascendenza di Dio, della sua signoria e della gloria che a lui compete come Creatore e Signore. L' adorazione è l'atteggiamento proprio della creatura che riconosce umilmente la sovranità di Dio e la nostra dipendenza da Lui. Nota che in questa nostra dipendenza da Dio sta la verità del nostro essere come partecipazione all'Essere di Dio. Perciò l'accettazione di questa verità è il gesto più nobile e intelligente della dignità della nostra persona.
DIO VOLEVA CHE LA SUA INFINITA TRASCENDENZA NON FOSSE SENTITA DALL'UOMO COME UNA SCHIACCIANTE SUPERIORITÀ CHE INCOMBEVA SU DI LUI, ma come elevazione della sua creatura che lo portasse ad adorare Dio con l'amorosa e fiduciosa obbedienza di un figlio.
Purtroppo i nostri progenitori non hanno avuto fiducia in Dio e gli hanno negato l'umile obbedienza che gli dovevano come creature e figli.
Ebbene, Gesù sulla croce restituisce a Dio l'adorazione che noi gli abbiamo negato e pertanto la vera partecipazione alla Messa implica il far proprio questo atteggiamento di Gesù: adorare Dio con tutto il cuore. Unisciti anche tu a Dio nell'intimo del tuo cuore dicendogli: "Mio Dio, mio Creatore e Signore, io ti adoro".


🐤 33 I FINI DELLA MESSA.  Secondo fine: ringraziamento
Riconoscere che Dio è il nostro Creatore e riconoscere che il nostro essere è un dono è essenziale per tutti, a maggior ragione per un cristiano.
Dio non ha creato il mondo per necessità, o per interesse o per vanità. Dio lo ha creato per rendere felici della sua felicità altre creature: Dio ha creato per amore. Tutto ciò che esiste è dono d'amore.
L'adorazione porta dunque al ringraziamento. Dobbiamo k ringraziare Dio di averci creati e di averci dato con l'esistenza gli innumerevoli benefici che accompagnano la nostra vita. La maggior parte di essi sono ancora nascosti ai nostri occhi ma anche di questo dobbiamo rendere grazie.
L'offerta totale di noi stessi è il modo più giusto per rendere grazie a Dio. Gesù offrendo se stesso sulla Croce si è fatto voce di tutta l'umanità che esprime al Padre il ringraziamento per aver reso possibile con l'Incarnazione del Verbo la redenzione di tutte le sue creature.
Eucaristia significa appunto "rendimento di grazie" e nella liturgia eucaristica ricorrono numerose espressioni di ringraziamento a Dio Padre che fanno della Messa l'atto di ringraziamento più solenne e perfetto.
Ma soprattutto è nel Prefazio che troviamo l'espressione più completa di ringraziamento: "È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Padre Santo, per mezzo di Gesù Cristo tuo dilettissimo Figlio".
Come vedi, rendere grazie a Dio non è soltanto giusto e un nostro preciso dovere, ma anche fonte di salvezza.
Nella Santa Messa rendiamo grazie a Dio per averci dato Gesù Cristo come Salvatore. Il suo sacrificio sulla croce che ora si rende presente sull'altare, è stato per noi fonte di salvezza. Perciò il rendergli grazie è come accogliere in noi il dono della salvezza.


🐤 34. FINI DELLA SANTA MESSA.   Terzo fine: la propiziazione.
Detta anche intercessione o espiazione ma deve essere spiegata nel suo concetto teologico.
Il primo aspetto della salvezza consiste nella remissione dei peccati che comprende il perdono della colpa e l'espiazione della pena.
Sappiamo che ogni peccato comporta una colpa in quanto è offesa a Dio, e comporta una pena in quanto reca un danno non solo alla nostra anima, ma anche alla famiglia, alla Chiesa e, in definitiva, all'umanità intera in quanto ostacola il disegno di Dio nel mondo.
Ora, quando si procura un danno, bisogna poi ripararlo, pagarlo in pratica. Succede però che noi, poveri peccatori e creature limitate, non siamo in grado né di ottenere il perdono né di espiare sufficientemente la pena per i nostri peccati. Siamo davanti a Dio come debitori insolventi che non hanno di che pagare.
La colpa infatti, in quanto offesa di Dio, ha un qualcosa di infinito, e il danno procurato dai nostri peccati supera enormemente le nostre possibilità di riparazione.
ECCO DUNQUE IN CHE COSA CONSISTE IL VALORE PROPIZIATORIO ED ESPIATORIO DEL SACRIFICIO DI GESÙ. Come Dio, il suo sacrificio ha un valore infinito e copre infinitamente le colpe degli uomini pagandone abbondantemente i debiti. Gesù, vero uomo, si è fatto solidale con l'umanità peccatrice, e ha reso possibile che a pagare fossimo noi uomini.
Questa verità faceva vibrare di commozione San Paolo che scriveva ai Romani: "Dove abbondò la colpa, sovrabbondò la Grazia e la misericordia".
Anche tu renditi conto della grande bontà di Dio verso di noi. VEDI COME DIO NON UMILIA MAI L'UOMO, E CONSEGNANDOCI IL SUO FIGLIO CROCIFISSO, METTE NELLE NOSTRE MANI DI PECCATORI INSOLVENTI IL PREZZO DEL NOSTRO RISCATTO.
Pensaci con gratitudine d'amore. Quando sentirai le parole del sacerdote: "Questo è il calice del mio sangue... Sparso per voi in remissione dei peccati "
Questo dunque vieni a fare in chiesa quando partecipi alla Messa domenicale: vieni a ricevere il perdono dei tuoi peccati e a pagare i tuoi debiti con Dio."


🐤 35  I FINI DELLA MESSA.   Quarto fine: L'Impetrazione.
Impetrare o supplicare per ottenere grazie è il quarto fine principale della Santa Messa.
Uno degli aspetti della salvezza consiste nella possibilità di ricevere tutte le grazie e gli aiuti necessari per mantenerci fedeli a Dio e giungere alla vita eterna.
Gesù col suo sacrificio sulla croce ci ha ottenuto questo infinito tesoro di grazia e di misericordia, tesoro che nella santa Messa viene messo a nostra disposizione.
Attraverso la Messa, le braccia di Gesù aperte sulla croce, continuano ad essere lungo i secoli, la "Grande Preghiera" di intercessione che sale dalla terra al Padre per impetrare da lui ogni grazia e ogni dono per l'intera umanità.
Nessuna preghiera umana può avere la forza della preghiera di Cristo; anzi, ormai ogni nostra preghiera, perché arrivi in cielo, dobbiamo affidarla alle mani piagate del Sommo ed Eterno Sacerdote che, pur assiso alla destra di Dio, si fa presente sui nostri altari e intercede per noi.
EBBENE, QUANDO VIENI A MESSA, È COME SE TU PRENDESSI NELLE TUE MANI CRISTO CROCIFISSO E LO PRESENTASSI AL PADRE, convinto che egli, per amore del suo Figlio, non ti negherà nulla.
Ma per far questo, abbiamo bisogno della fede umile e pura di chi si affida a Dio con la fiducia dei piccoli.
Come vedi, è sempre un problema di fede, e per questo dobbiamo curare la nostra preparazione alla santa Messa e partecipare con sincera devozione all'atto penitenziale e alla Liturgia della Parola che ci introducono all'essenza del mistero sublime che è la Santa Messa.
                                                                Ferdinando Rancan

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