FESTA DEL SACRO CUORE DI GESU'
VENERDI' 12 GIUGNO 2026
❤️❤️❤️❤️ IN OCCASIONE DELLA FESTA GRANDE DEL SACRO CUORE, OGGI VENERDÌ 12 GIUGNO DOPO LA SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI, ho pensato di inviare questo brano autobiografico del libro di don Ferdinando Rancan "UN SOMARELLO E LA SUA STORIA" dove narra la sua esperienza mistica davanti a un quadro del Sacro Cuore di Gesù che gli ispirò devozione.
❤️❤️❤️
Quando a sera i miei compagni si mettevano a letto, io, approfittando
della difficoltà a coricarmi secondo l’orario a causa dello stomaco, mi
recavo in cappella e mi fermavo in ginocchio fino a tardi davanti al
Tabernacolo, ora con lunghi silenzi, ora con insistenti invocazioni
bagnate da lagrime di commozione e di consolata sofferenza. Erano
momenti in cui la mia devozione all’Eucaristia si apriva a un rapporto
con Gesù più personale e intimo; l’immagine del suo cuore trafitto e
coronato di spine diventava una lampada ardente che rischiarava il buio
dell’anima e soprattutto riscaldava, infiammandoli, i sentimenti del
cuore.
Questa devozione all’Eucaristia come Amore
che si dona prendeva nuova concretezza nella devozione all’Amore
sofferente, che si dona nel dolore, amore che mi veniva suggerito non
dall’effige di Gesù Crocifisso, bensì dall’immagine del Sacro Cuore.
Una sera uscivo dallo studio per recarmi in cappella, e dovendo passare
per la stanza dove i miei compagni già a letto dormivano, entrato nel
corridoio completamente al buio fui attratto da un tenue chiarore che
illuminava un’immagine collocata sopra la porta. Era l’immagine di Gesù
che teneva in mano, nell’atteggiamento di offrirlo, il suo cuore ferito
e sanguinante, circondato da spine, avvolto dalle fiamme e sormontato
da una croce. Il suo sguardo intenso e dolcissimo si incontrò col mio e
subito mi ricordai delle sue parole: “Ecco il cuore che ha tanto amato
gli uomini e da essi non riceve che ingiurie e indifferenza”.
Quel
tenue chiarore sul volto luminoso di Gesù che accennava a un sorriso
delicato e insieme severo mi lasciò profondamente turbato e mi parve di
intuire che senza dolore è difficile capire l’amore. Così mi sentii
spinto a chiedere con insistenza al Signore di soffrire molto per poter
vivere più profondamente l’intimità con lui. Forse fu presunzione,
forse superficialità o incoscienza, ma credo che il Signore abbia
accolto, almeno in parte, la mia preghiera, perché nella mia vita non ho
mai saputo cosa fosse il benessere fisico.
dal libro autobiografico
UN SOMARELLO E LA SUA STORIA
di Ferdinando Rancan.
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