TESTIMONIANZE
A CURA DI PIERLUIGI BIANCHI CAGLIESI
E DEL PROF. ERMENEGILDO DAL BOSCO
https://youtu.be/WWye8eYAxp0?si=RF8FIQZF95dieRHX
TESTIMONIANZE
A CURA DI PIERLUIGI BIANCHI CAGLIESI
E DEL PROF. ERMENEGILDO DAL BOSCO
https://youtu.be/WWye8eYAxp0?si=RF8FIQZF95dieRHX
10 GENNAIO 2017 -
10 GENNAIO 2024
In occasione del settimo anniversario del passaggio al cielo di don Ferdinando Rancan, sacerdote diocesano veronese in concetto di santità, trasmettiamo un video con la presentazione del libro “LA MADONNA RACCONTA” realizzato da Telepace alla presenza dell’allora Vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Zenti, presso il salone del Circolo Ufficiali di Castelvecchio.
Il libro edito da “Fede & Cultura” con la prefazione di Mons. Luigi Negri, porta come sottotitolo questa frase “Confidenze della Vergine Maria ai suoi figli”. L’autore infatti, all’inizio contrario a scrivere un nuovo libro sulla Madonna, è rimasto alla fine convinto dall’insistenza di alcuni suoi lettori, colpiti dall’assoluta “novità” nel suo genere perché è la Madonna stessa che parla di sé, della sua vocazione divina straordinaria, della sua vita accanto a suo Figlio Gesù e poi, dopo la sua Ascensione al Cielo, accanto agli Apostoli nella prima Chiesa nascente.
E a coloro che, dopo averlo letto attentamente, si sono chiesti, per la profondità e i dettagli degli argomenti trattati, se in realtà la Madonna si fosse veramente manifestata all’autore in modo diciamo pure straordinario, con qualche rivelazione o visione personale ecc. l’autore, con grande umiltà, ha sempre risposto così: “Nulla di tutto questo, si tratta semplicemente di un’assidua lettura e meditazione della Parola di Dio che ho cercato di offrire al pubblico nell’unico intento di far amare di più la Madre di Dio”.
La stessa motivazione don Ferdinando l’aveva esposta anche per un suo libro precedente “IN QUELLA CASA C’ERO ANCH’IO” pubblicato nel 2005, ed. Fede & Cultura, dove descrive la vita di Gesù attraverso un personaggio “in più” nella scena del Vangelo, un bambino appunto (l’autore stesso), che viveva con la famiglia di Nazareth e riferiva tutti gli episodi narrati nel Vangelo con un rigore scrupoloso nel rispetto della verità evangelica ma presentata in maniera viva, simpatica, come lo scorrere di un film avvincente sulla vita di nostro Signore Gesù Cristo e dei primi Apostoli.
Buona visione del video ma soprattutto buona lettura di tutto il libro con l’invito ad acquistarlo chiedendolo alla casa editrice “fede & cultura” che cura i libri di don Rancan e li spedisce a domicilio. (tel. 045/941851). E’ una carica di fede e di amore di Dio.
Clicca sul link qui sotto:
mail patrizia@patriziastella.com
blog patriziastella.com
https://youtu.be/GnO2q8fWOYU?feature=shared
🌹🌺🌠 Cari amici, al suono del indimenticabile
e sempre caro "tu scendi dalle stelle" con gli zampognari e i pastori
che cantano al Bambino Gesù, auguro a tutti un Santo Natale di fede e speranza
nel onnipotenza del Signore Gesù perché rinnovi la terra e la purifichi da
tutti gli orrori.
Buon anno 2024 sotto la protezione della Vergine Maria.
Patrizia
blog patriziastella.com
Israeliti, Ebrei, Sionisti, Aschkenaziti, Hamas ecc. Ecc. Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.
Ci sono veri e falsi ebrei
innanzitutto. I veri ebrei sono quelli della discendenza davidica e ancor prima
discendenti da Abramo da cui è nato Gesù Cristo e la Vergine Maria e sono
rimasti pochi
Molti di questi ebrei sin dai tempi
dj Noè dopo il diluvio si sono staccati dalle 12 tribù d’Israele, dalle leggi
dei loro Padri e Patriarchi e dalla Bibbia per seguire l’avversario di sempre, il
diavolo, adorato come dio Moloch o Baal, e seguendo non più la Bibbia ma il
Talmud, una sorta di Corano che incita alla violenza e non riconosce i 10 Comandamenti
e ancor meno la legge di Mosè.
Costoro si sono raggruppati nella
cosiddetta 13.ma tribù di Dan discendente da Jafet figlio ribelle di
Noè e maledetta da Dio, si sono mescolati e uniti alle popolazioni pagane
perdendo totalmente la discendenza e il sangue ebreo. Si sono in seguito
mescolati con le popolazioni mongole della zona sud est dell’Asia, Kazakistan, Kurdistan...
Ecc prendendo il nome di EBREI ASCKENAZITI ma in realtà non erano più veri
ebrei, soprattutto per aver rinnegato la fede dei loro padrj.
Verso la fine dell’800 si sono
gradualmente trasferiti in America dove hanno fatto la loro fortuna con affari
loschi e redditizi e con matrimoni di un certo livello sociale e politico ma di
dubbia moralità soprattutto per la corruzione e glj imbrogli negli affari che
già erano attecchiti in America dalla massoneria. Da loro sono sorti gruppj potenti come i
Rotchild, Rockefeller, Morgan ecc. E i discendenti passati alla storia come
criminali, tra cui Stalin, Hitler, Marx ecc. Che si sono uniti col nome di
EBREI, MA FALSI EBREI, grazie a un unico comun denominatore: l’amore sfrenato per
il denaro e il potere (“ti darò tutto questo se prostrato mi adorerai” da antica
tentazione di evangelica memoria) oltre che dall’odio verso Gesù Cristo, l’Ebreo
per eccellenza e verso i cristiani che invece hanno abbracciato e creduto in
lui come vero Dio e vero uomo.
I ceppi più potenti di queste
famiglie diciamo pure assatanate purtroppo, il cui obiettivo principale
consegnato loro dal diavolo era quello di scatenare odio, discordie, guerre,
gelosie ecc. ebbero una pensata strategica e malefica di "invitare tutti
glj ebrei Aschkenaziti Kazari sparsi nel mondo (falsi ebrei ricordiamolo) a
occupare la terra dei loro Avi: la Palestina!! E questa “pensata” meravigliosa,
frutto di strategie malefiche dei soliti nemici del Dio vero passati al
diavolo, avvenne di recente, dopo la seconda guerra mondiale, 1947/48 e avvenne
con una tale prepotenza sempre più forte come se fosse loro proprietà da
sempre, sulla quale invece non potevano vantare nessun diritto perché essi
l’avevano abbandonata ancora nei primi secoli dopo il diluvio per girare per il
mondo.
Questi falsi ebrei stavano benissimo
in America e in Asia e ovunque in giro per il mondo dove l’ambiente era enorme
e facevano affari a palate (con l’aiutino della massoneria) e non avevano alcun
bisogno di invadere un piccolissimo pezzetto di terra, la Palestina, abitata da
secoli dai cosiddetti "palestinesi" vale a dire un conglomerato
pacifico di veri ebrei, cristiani, musulmani, pagani, ecc.
Ma i soliti potenti di questa terra
(ancora per poco), Rotchild ecc. hanno sempre avuto come obiettivo primario,
non solo la conquista di un territorio per confiscarne i beni (vedi tuttora
America e Nato), ma soprattutto quello di creare liti, confusione, discordie,
guerre ecc. tra gli stessi abitanti e gli stessi ceppi etnici, perché questo è
lo stile del diavolo “divisione, odio, sospetto, menzogne e morte”.
Con l’avvento di Maometto nel 650 d.C. anche in Arabia iniziarono le prime guerriglie in nome di Allah! che combattevano ebrei e cristiani, e si pensa che anche queste siano state avviate e fomentate, sempre grazie a un “capo” consenziente, dagli stessi personaggi dei poteri oscuri che hanno come obiettivo primario, come detto, distruzione e morte, come da comando del loro capo supremo, il diavolo.
In quest’ultimo secolo si tratta delle stesse
guerre senza senso, senza scopi principali, senza obiettivi primari, se non la
distruzione per la distruzione e la morte per la morte, col pretesto di cacciare
il presunto “despota tiranno” che ultimamente hanno idiotamente individuato
nella Russia cristiana e nel Presidente Putin. Dopo l'Ucraina è l'ora della Palestina. Per cui zumpano di qua e di là del mondo con guerre costosissime di
vittime e di denaro senza mai raggiungere un vero obiettivo se non la
distruzione per la distruzione.
Tornando alla Palestina dei nostri
tempi, i potenti del mondo citati, vedendo appetibile quel territorio anche in
forza di vicini giacimenti di gas e petrolio, e non ultimo in odio al figlio di
Dio Gesù Cristo nato in Palestina a Betlemme, spinsero i falsi ebrei askenaziti
sparsi nel mondo ma soprattutto nell’America massone, a prendere possesso di
quella lingua di terra con una furbizia luciferina, e con una graduale ma
progressiva violenza a tal punto da costringere gli abitanti a vivere in un
territorio sempre più piccolo che adesso stanno bombardando in maniera degna
solo dei peggiori criminali diabolici.
Da qui il nome di Israele sulle
false tracce dei loro avi che loro avevano tradito e per marcare sfacciatamente
la loro falsa appartenenza a quelle sacre terre, inventarono il nome di
Sionisti , dal monte Sion che nulla centra nel modo più assoluto con le radici e
la vera religione ebraica. I Sionisti ebrei o islamici come hamas sono formazioni
terroristiche volute dai Rotchild per fomentare guerre fratricide nel mondo.
Perché questo vuole satana: distruzione falsità e morte.
Pertanto i palestinesi con i loro
vecchi e bambini che hanno diritto sacrosanto di abitare quelle terre da sempre
si vedono ammazzati cacciati e umiliati come se i padroni fossero gli
usurpatori israeliani sionisti invasori
E’ facile dire " risolviamo
tutto col perdono! Come si sente dire da qualche pulpito. Ma il perdono è tipico
ed esclusivo del cristianesimo. Ma se gli altri vanno avanti come dei bulldozer
sotto la bandiera di satana che vuole distruzione e morte perfino di bambini
innocenti, anche noi abbiamo il dovere di difenderci e combattere.
Spero di aver chiarito almeno
sommariamente le idee perché non è vero che accusando gli israeliani è come se
accusassimo il popolo eletto voluto da Dio nel Vecchio Testamento! Gli
israeliani sono falsi ebrei. E’ vero che dall’altra parte abbiamo la violenza
del popolo antagonista che sono quelli di Hamas col loro corano che incita alla
morte per gli infedeli, ma purtroppo dobbiamo capire che entrambe le formazioni
terroristiche (non si possono definire religiose se non fanatiche) provengono
dallo stesso potere diabolico che odia l’uomo in quanto immagine e somiglianza
di Dio e lo vuole invece rendere schiavo di satana, anche con le manipolazioni
genetiche, vaccini che cambiano il dna e tutte le invenzioni demenziali di
questi ultimi tempi di sconvolgimenti generali di questo nostro povero mondo
alla deriva totale.
Nessun popolo ha il diritto di
occupare la terra di un altro popolo se non per portare benessere e civiltà e
il Vangelo (come vuole Gesù) rispettando le loro abitudini e culture se non
contrastano col bene delle persone, come ad esempio i sacrifici umani offerti
agli dei. Ma adesso purtroppo anche noi
Italiani stiamo percorrendo la stessa strada dei Palestinesi con l’invasione
degli africani a migliaia che arrivano con prepotenza e odio contro di noi e
vantandosi di voler distruggere Roma e innalzare la loro bandiera della
mezzaluna sul cupolone, ammazzando tutti coloro che rifiutano di adorare Allah.
Forse certe persecuzioni meritate o meno servono per ripulire tutto il marcio
accumulato dentro il cuore degli uomini, anche cristiani, che hanno rinnegato
Gesù Cristo per i loro interessi, comodità, immoralità, soprusi, inganni, e via
dicendo.
Signore Gesù vieni in nostro aiuto,
vieni presto a liberarci, noi che ti amiamo e combattiamo per te la buona
battaglia della fede, della giustizia e dell’amore come tu ci hai insegnato.
Patrizia
Stella
Come, a 89 anni,
memorizzo ancora Don Ferdinando
Rancan
di mons. Gino Oliosi
La
volontà di Dio. "Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione"
(1 Ts 4,3). La volontà di Dio in fondo è semplice e
nel suo nocciolo è uguale per tutti: è la santità. E
santità vuol dire essere conformi all'immagine di Cristo (Rm 8,29). Alla scuola
di Josemaria Escrivà don Ferdinando ha considerato il santificarsi non solo
come una vocazione personale, ma soprattutto come un compito per gli altri:
infondere il coraggio alla santità, radunare per Cristo una comunità di
fratelli e sorelle. La parola "santo" ha subito nel corso del tempo
una pericolosa riduzione, operante ancora oggi. Pensiamo ai santi raffigurati sugli
altari, pensiamo a miracoli e a virtù eroiche, e crediamo che si tratta di
qualcosa riservato a pochi eletti, tra i quali noi non possiamo essere
annoverati. Lasciamo così la santità a questi pochi sconosciuti,
accontentiamoci di essere così come siamo. Don Ferdinando alla scuola di
Escrivà ha scosso me, le persone da questa apatia spirituale: "No, santità
non è l'eccezionale, ma l'abituale, è la normalità per ogni battezzato. Non
consiste in inimitabili gesta eroiche, ma ha mille forme. È la normalità.
Consiste in questo: vivere la vita abituale con lo sguardo rivolto a Dio e
plasmarla con lo spirito della fede". Quanti incontri con don Ferdinando
per il coraggio della santità, cioè per l'avventura dell'essere cristiani cioè
vivere nella volontà di Dio ma senza essere un moralista. Non possiamo salvarci
da soli; così come l'amore presuppone l'essere amato, anche la santità ha
bisogno di un altro elemento analogo: l'accettare l'essere amati da Dio: Opus
Dei non Opus nostrum. Come Escrivà don Ferdinando non
voleva attirare a sé ma lasciare spazio a Dio per realizzare la Sua opera.
Consapevole delle parole che Gesù rivolge a noi nel Vangelo di san Giovanni:
"Questa è l'pera di Dio, la fede" (Gv 6,29) cioè il darsi a Dio,
affinché Egli possa agire attraverso di noi.
E
quando don Ferdinando esperimenta dei risultati dice che non era stato lui a
fare tutto ciò ma Opus Dei cioè Dio servendosi di uno strumento chiaramente
inadeguato anche fisicamente perle tante malattie: accade solo quello che può
fare Dio stesso. Don Ferdinando riconosceva la sua inadeguatezza, ma si è abbandonato
in Dio. Osò qualificarsi come un don Chisciotte insegnare nel mondo d'oggi,
l'umiltà, l'obbedienza, la purezza, il distacco dagli averi, l'altruismo? La
volontà di Dio era per don Ferdinando la vera cosa ragionevole, corrispondente
alla ragione, e così man mano emergeva la ragionevolezza di ciò che
apparentemente sembrava irragionevole e assurdo.
Volontà
di Dio. La volontà di Dio ha un posto e una forma concreta in questo mondo: ha
un corpo. Nella sua Chiesa Cristo è rimasto corpo. E, per questo, l'obbedienza
alla volontà di Dio è inseparabile dall'obbedienza alla Chiesa perenne.
Soltanto se si vive la propria missione nell'obbedienza alla Chiesa perenne di
duemila anni si ha la certezza di non confondere le proprie idee con la volontà
di Dio, ma di seguire veramente la Sua chiamata.
Perciò l'obbedienza alla gerarchia della Chiesa e l'unità con essa fu criterio
fondamentale per don Ferdinando. La Chiesa non è un'associazione per scopi
religiosi, sociali o morali: la Chiesa è Sacramento.
Significa
che non appartiene a sé stessa. Non realizza l'opera sua, ma deve essere a
servizio dell'opera di Dio, Opus Dei. È legata alla volontà di Dio. I Sacramenti
rappresentano l'autentica impalcatura della sua vita. Il
centro dei sacramenti è però l'Eucaristia, in cui ci tocca immediatamente
questa corporeità di Gesù. Così per don Ferdinando, secondo la Chiesa significò
soprattutto vivere per mezzo dell'Eucaristia. Ha amato e annunciato l'Eucaristia
in tutte le sue dimensioni: come adorazione del Signore, sacramentalmente presente
fra di noi; come dono, in cui Egli continua ad offrirsi a noi; come offerta,
secondo le parole: "Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo
invece mi hai preparato" (Eb 10,5). Cristo può distribuirsi solo perché si
è sacrificato, perché ha compiuto l'esodo dell'amore e si è offerto, si offre.
Diveniamo conformi all'immagine del Figlio, figli nel Figlio (Rm 8,29) solo se
ci immettiamo in questo esodo dell'amore, solo se diveniamo offerta: non c'è
amore senza passione, che trasforma e ci apre.
Fin
da piccolo don Ferdinando ha attraversato tante malattie e la mamma lo ha consacrato
a Maria. Don Ferdinando in tutta la sua vita fu consapevole di essere sotto il
manto della Madre di Dio, che gli era madre.
Ringraziamo
il Signore per questa testimonianza di fede sacerdotale nel nostro tempo.
1 don Gino Oliosi
DAL CANALE https://t.me/leperledelpapa
Che
il Sinodo sulla Sinodalità, fortemente voluto da JM Bergoglio, fosse un evento
nefasto per la Chiesa cattolica lo si sapeva fin dalla convocazione di una
veglia di preghiera in unione con le altre religioni per propiziarlo [qui]. Ma
l'ardire, di matrice chiaramente luciferina, di inserire nel documento
ufficiale dell'evento la proclamazione dell'eresia, è semplicemente
sconvolgente!
"Cos'è
allora un cuore misericordioso? È l’incendio del cuore per ogni creatura: per
gli uomini, gli uccelli, le bestie, per i demoni e per tutto ciò che esiste. Al
loro ricordo e alla loro vista, gli occhi dell'uomo versano lacrime, a motivo
della grande compassione.
E
per questo egli offre preghiere con lacrime anche, per i nemici della verità e
per coloro che la avversano, e perfino per i rettili, a motivo della sua grande
misericordia, che nel suo cuore sgorga senza misura, a immagine di Dio."
JMB
osa ergersi al di sopra dello stesso Dio Padre Onnipotente, che in Genesi
maledice il serpente tra tutti gli altri animali e lo condanna per l'eternità!
Allo
stesso tempo, incoraggiando i fedeli a pregare per demoni e rettili, JMB li
condanna alla perdizione eterna, con l'appoggio dei Consacrati che
vigliaccamente tacciono!
di Tommaso Scandroglio 3.11.2023
Dal fine vita alla poligamia: sulle questioni presentate come "controverse" gettano luce la legge naturale, la Scrittura e il Magistero. A meno di non usarle per forzare nuove aperture.
Torniamo a parlare della Relazione di sintesi del Sinodo appena concluso. In un passo di questa relazione possiamo leggere: «Alcune questioni, come quelle relative all’identità di genere e all’orientamento sessuale, al fine vita, alle situazioni matrimoniali difficili, alle problematiche etiche connesse all’intelligenza artificiale, risultano controverse non solo nella società, ma anche nella Chiesa, perché pongono domande nuove».
Concordiamo sul fatto che la tematica
dell’intelligenza artificiale possa porre domande nuove rispetto al passato, ma
le altre tematiche sono vecchie come Adamo ed Eva. La cosiddetta identità di
genere – espressione ideologica alla quale bisognerebbe preferire l’espressione
“identità psicologica sessuale” – è questione che trova la sua soluzione in
Genesi: «Maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). L’omosessualità viene
condannata da tutto l’Antico Testamento e per il Nuovo bastano le parole di San
Paolo: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti le loro
femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Egualmente
anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi
di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con
maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento.
E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha
abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni
indegne» (Rm 1,26-28).
Sul fine vita ricordiamo il divieto di non
uccidere presente nel quinto comandamento (cfr. Es 20,13).
In merito alle
situazioni matrimoniali difficili, di certo si allude al divorzio e
all’adulterio. Per il primo argomento rammentiamo queste parole di Gesù: «ciò
che Dio ha congiunto l’uomo non separi» (Mt 19,5-6) e quelle di San Paolo: «ai
coniugati, ordino, non io, ma il Signore, che la moglie non si separi dal
marito, e qualora si sia separata, rimanga senza rimaritarsi, o si ricongiunga
con suo marito» (1Cor 7,10-11). Se poi il divorziato si risposa: «Chiunque
ripudia la propria moglie e ne prende un’altra, commette adulterio; e chiunque,
prende quella che è stata ripudiata dal marito, commette adulterio» (Lc 16,
18). Sull’adulterio ricordiamo: «Non commettere adulterio» (Es 20,14). E poi le
parole di Gesù: «Avete inteso che fu detto: "Non commettere
adulterio"; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha
già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (Mt 5,27-28).
Sono tutte condotte o condizioni
disciplinate addirittura dal diritto divino positivo, ossia argomenti su cui
Dio è stato chiarissimo. Dunque queste tematiche saranno pur controverse
anche all’interno della Chiesa, ma quest’ultima da tempo si è pronunciata in
modo definitivo sulle stesse e quindi sono questioni chiuse per sempre e non
questioni aperte come c’è scritto nella Relazione. Da qui una domanda: quali
sarebbero allora le domande nuove che non troverebbero già risposta nella
Parola di Dio, nella Tradizione e nel Magistero che ha interpretato queste due
fonti?
Non si può che concludere che il passaggio
della Relazione di sintesi prima citato è pretestuoso perché fa finta di non sapere che tali materie non presentano più zone
oscure sotto il profilo dottrinale. La vera finalità, dunque, è quella di
volere riesaminarle con il chiaro intento di permettere delle eccezioni agli
assoluti morali.
Ed infatti la Relazione così prosegue: «Proponiamo di promuovere
iniziative che consentano un discernimento condiviso su questioni dottrinali,
pastorali ed etiche che sono controverse, alla luce della Parola di Dio,
dell’insegnamento della Chiesa, della riflessione teologica e, valorizzando
l’esperienza sinodale. Ciò può essere realizzato attraverso approfondimenti tra
esperti di diverse competenze e provenienze in un contesto istituzionale che
tuteli la riservatezza del dibattito e promuova la schiettezza del confronto,
dando spazio, quando appropriato, anche alla voce delle persone direttamente
toccate dalle controversie menzionate. Tale percorso dovrà essere avviato in
vista della prossima Sessione sinodale». Tradotto: facciamo una bella riunione
a porte chiuse con esperti, affinché non trapeli nulla evitando così inutili
polemiche, e poi tentiamo di aprire una crepa nella dottrina di sempre della
Chiesa.
C’è un altro passaggio della Relazione su
una questione morale particolare che è degno di nota: «Si incoraggia il
SECAM (Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar) a
promuovere un discernimento teologico e pastorale sul tema della poligamia e
sull’accompagnamento delle persone in unioni poligamiche che si avvicinano alla
fede». L’invito è rivolto al Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e
del Madagascar perché soprattutto in Africa i cattolici sono a forte contatto
con l’islam che consente la poligamia.
Questo stralcio può essere interpretato in
due modi. Con ottimismo: occorre trovare nuove soluzioni pastorali per coloro che
come islamici hanno contratto una unione poligamica e vogliono convertirsi al
cattolicesimo. Da qui anche l’esigenza di conoscere bene la dottrina teologica
morale che vieta la poligamia. Il secondo modo è connotato da maggior realismo:
con la scusa dell’accompagnamento delle persone che vivono una relazione
poligamica tentiamo di giustificare la poligamia anche all’interno del
cattolicesimo. È lo stesso processo che sta avvenendo da anni per
l’omosessualità: con il pretesto di accogliere le persone omosessuali,
accogliamo anche l’omosessualità.
Per quale motivo si vorrebbe osare tanto? Accenniamo ad una
possibile ragione: se il poligamo in terra africana vuole convertirsi a Cristo
senza abbandonare la poligamia dobbiamo trovare un modo per soddisfare questa
sua esigenza. E come fare? Forse un puntello è dato dal pertugio lasciato
aperto all’adulterio istituzionalizzato presente in Amoris laetitia. Nell’ottobre
scorso furono pubblicate le risposte del Dicastero per la
Dottrina della Fede a dubia del cardinal Dominik Duka. La terza
risposta, per quello che a noi interessa, così recita, facendo esplicito
riferimento nelle note ad Amoris laetitia: «Francesco mantiene la
proposta [sic] della piena continenza per i divorziati e i risposati in
una nuova unione, ma ammette che vi possano essere difficoltà nel praticarla e
quindi permette in certi casi, dopo un adeguato discernimento,
l'amministrazione del sacramento della Riconciliazione anche quando non si
riesca a essere fedeli alla continenza proposta dalla Chiesa».
Dunque expressis verbis si dichiara
che un divorziato risposato può avere leciti rapporti sessuali fuori dal proprio
matrimonio. Quindi si legittima l’adulterio e l’adulterio istituzionalizzato, ossia
le seconde nozze civili perché – ed è questo il punto – secondo la legge
naturale e secondo la Rivelazione, solo nel matrimonio è lecito avere rapporti
sessuali. Se quel rapporto sessuale è lecito allora vuol dire che anche quel
matrimonio civile è un autentico matrimonio agli occhi di Dio. Ma allora avremo
due matrimoni: un primo sacramentale indissolubile e un secondo civile,
entrambi contemporaneamente validi. Chiamasi poligamia.
Dunque, nella prospettiva indicata dalle
risposte ai dubia, il divorziato risposato civilmente è poligamo, perché ha un coniuge –
reso tale dal matrimonio sacramentale – ed un secondo, quello reso tale dalle
nozze civili. In altri termini, se Tizio, legato in modo indissolubile alla
propria moglie per diritto naturale e per vincolo sacramentale, ne può prendere
un’altra solo in ambito civile, ciò vuol dire che è poligamo: sposato con una
donna con vincolo sacramentale indissolubile e con una seconda con vincolo solo
civile. Andrebbe in soffitta quindi non tanto la proprietà dell’indissolubilità
matrimoniale, ma quella dell’unità, ossia dell’esclusività del vincolo: un
coniuge non può che essere legato ad un altro solo coniuge.
In sintesi: Francesco, benedicendo i
rapporti fuori dal matrimonio sacramentale, benedice implicitamente le seconde
nozze e quindi la poligamia. Allora viene da pensare che l’apertura della
Relazione alla poligamia trovi la sua giustificazione nell’apertura di Amoris
laetitia alle seconde nozze, quindi alla liceità di avere una seconda
moglie stante il perdurare del rapporto indissolubile delle prime nozze.
Tommaso Scandroglio
Ma che cosa si aspettava il card. Muller e forse altri con lui da questo ridicolo per non dire drammatico pseudo Sinodo che ha raccolto fra i suoi relatori figure ambigue, laici miscredenti, atei, esoterici, insomma un insieme di "oves et boves et universa pecora" al fine di "discutere" su argomenti sconosciuti a molti di loro, se non addirittura ostili o indifferenti al loro pensiero? Chi affiderebbe la guida di un treno o di un aereo a una persona che nulla conosce di questi meccanismi, anzi li disprezza perché si vanta di essere un ecologista che si muove solo sulla bicicletta? Eppure questo è ciò che sta accadendo dentro la falsa chiesa bergogliana nelle sue varie fasi di distruzione della vera Chiesa cattolica con il silenzio complice delle autorità ecclesiastiche preposte alla salvaguardia della vera fede. Questa specie di Sinodo oltre che ad essere un’offesa all’intelligenza, fa tremare al pensiero di dover rendere conto a Dio nel giorno del giudizio dopo la morte!
Diceva S. Francesco "Tanto è il
bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto", e ancora S. Paolo
"Nè occhio mai vide, nè orecchio mai udì, ne alcuna mente ha mai
immaginato le meraviglie che Dio ha preparato per coloro che lo amano!" Pertanto
a tutti l'augurio di guadagnarsi ciò che più conta nella vita: la salvezza della
propria anima per l’eternità.