lunedì 8 maggio 2023

MESE DI MAGGIO COL LIBRO "LA MADONNA RACCONTA" di Ferdinando Rancan

 “LA MADONNA RACCONTA”    Confidenze della Vergine Maria ai suoi figli.

(il libro si può trovare presso la casa editrice Fede & Cultura, euro 15,00 pag. 204)


In occasione del mese di maggio dedicato alla Madonna, proponiamo la lettura di qualche brano di un libro speciale di don Ferdinando Rancan: “LA MADONNA RACCONTA”, libro che comunque vale per tutti i mesi dell'anno perchè la Madonna è sempre con noi e ci accompagna in tutte le vicende belle o brutte della nostra vita, se la invochiamo con fede. 

 Essendo un libro, diciamo pure, speciale, perchè è la Madonna stessa che parla di sè, della sua chiamata ad essere la Madre del Redentore, della sua vita a Nazareth con Giuseppe suo sposo e il piccolo Gesù che cresce e poi parte per la sua missione divina, del suo ruolo nella Chiesa e tra gli Apostoli dopo l'Ascensione di Gesù al cielo  ecc. fino alla sua  dipartita da questa terra al cielo in anima e corpo (Assunzione), abbiamo pensato di farlo precedere dalla Presentazione di Mons. Luigi Negri, Vescovo emerito di Ferrara, che aveva conosciuto personalmente l'autore e per il quale ha sempre nutrito molta ammirazione.  Oltre che dalla Introduzione dell'autore che, nella sua umiltà,  sente quasi il dovere di scusarsi per aver "osato" far parlare la Madonna al posto suo! Ma gli è venuto spontaneo, quasi una ispirazione che gli è sgorgata dal cuore, anche a seguito di una lettura assidua e meditata del Vangelo.

 

Presentazione da parte di mons. Luigi Negri

Accompagno con poche ma intense osservazioni questo libro che mi si è rivelato, nel corso della lettura, come singolarmente straordinario nel senso di non riducibile a un’ordinarietà di esperienza e di discorso. La natura specifica di quest’opera è di contenere una serie di confidenze che la Madonna Santissima comunica a un’anima innamorata di Lei e della fede. Certamente l’immagine della Madonna è quella di colei che ha condiviso fino in fondo la vita del Signore in tutti i momenti della sua esistenza, ma significativamente l’attenzione è rivolta al periodo in cui — dalla Risurrezione all’Ascensione — ella ha rappresentato il punto di riferimento umanamente affettivo per gli apostoli e i discepoli, ovvero quella prima comunità ecclesiale che si è formata a Gerusalemme dopo la Risurrezione e che avrebbe avuto la sua inesorabile e obiettiva realtà nella Pentecoste.

Inizialmente ho provato un certo disagio, avvertendo su di me la legittima domanda dei lettori: è davvero soprannaturale la provenienza di queste confidenze? Oltre a verificare che in queste confidenze non c’è altro se non il puro dogma cattolico, e mai una frase di esagerazione o di esorbitanza, mi sono tranquillizzato — appunto perché non tocca a me formulare un giudizio sulla natura di questa confidenza — quando ho capito un aspetto che io reputo essenziale e che ritengo l’apporto più significativo di questo libro: che sia una grande testimonianza di affezione alla Madonna, a Cristo e alla vita della Chiesa.

La confidenza è come l’espressione di un rapporto straordinario fra la Madonna e l’anima di questo sacerdote, dove si fa fatica a distinguere, come avviene sempre nei rapporti intensi, l’oggetto della comunicazione della Madonna e l’oggetto della comunicazione dell’anima.

In altre parole la chiave del libro è questa confidenza reciproca che si presenta come un unico dialogo che fluisce nella profondità di un rapporto personale senza nessuna particolare connotazione di soprannaturalità, perché è lo stesso dialogo che il popolo cristiano ha avuto per secoli con la Madre del Signore, fatto di invocazioni e di confidenza.  

(…)

Così, allo stesso modo, coloro che sono coinvolti, non sullo sfondo ma nel centro di questo dialogo — perché gli apostoli, i discepoli e le donne fanno parte di questo dialogo fra la Madonna e l’anima assetata di Lei — sono presenti ciascuno con la propria personalità, con le proprie caratteristiche e sono oggetto da parte di Maria di incoraggiamento, di sostegno e qualche volta di discretissimo rimprovero.

La comunità è fatta di persone vive che portano dentro di essa ciascuno la propria personalità, senza riduzioni, senza amplificazioni, senza indebite limitazioni. È una comunione in cui ciascuno emerge e cresce nella sua obiettiva personalità.

L’insegnamento che ho ricevuto da queste pagine è che vi sia rappresentata in maniera singolare l’esperienza della comunione cristiana, che nasce dal riconoscimento di Cristo fra i discepoli e viene rinnovata dopo la discesa dello Spirito Santo in modo assolutamente definitivo. È l’immagine della Chiesa nella sua oggettività solenne o istituzionale, e insieme nella sua tenerezza familiare.

Mi sembra che attraverso il dialogo fra il cuore di Maria e il cuore di quest’anima appassionata di Lei sia significativamente raccolta la verità dell’espressione “la Chiesa è la famiglia di Dio”.

                                            Mons. Luigi Negri

                                        Arcivescovo di Ferrara-Comacchio.

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Nel link qui sotto troviamo il video dell'intervista fatta all’autore il giorno della presentazione ufficiale del libro, maggio 2016, alla presenza del Vescovo di Verona, mons. Zenti, nel salone di Castelvecchio, a pochi mesi dal suo passaggio al cielo. Questo è stato il suo ultimo libro da vivo perché quello autobiografico “Storia di un somarello”, è uscito dopo la sua morte nel 2018. 

Entrambi questi due ultimi libri sono stati completati nella parte finale  non più attraverso lo scritto ma registrati su cassette audio (poi trasferiti su computer dalla sottoscritta) in quanto l'autore negli ultimi anni della sua vita era rimasto quasi completamente cieco.

                          https://youtu.be/A-zUXvqrDFw

 

INTRODUZIONE DELL’AUTORE

 Le pagine di questo libro vorrebbero essere la risposta a numerose richieste rivolte all’autore da persone che desiderano alimentare la propria devozione alla Santissima Vergine.  Tali richieste mettevano l’autore in un forte imbarazzo: che cosa mai si poteva dire in aggiunta a tutto quello che è già stato detto e scritto in tanti secoli sulla figura e sulla missione di Santa Maria e sul posto che essa occupa nei disegni di Dio, nella Chiesa e nella vita dei cristiani?  Esiste una letteratura immensa e ricchissima che ci parla della Madonna: teologia, ascetica e pietà popolare hanno prodotto pagine stupende in onore della Madre di Gesù, pagine che hanno nutrito e continuano a nutrire la vita spirituale di intere generazioni di credenti. Che dire poi di tanti testi stupendi che parlano della Madonna nella Liturgia della Chiesa e nei documenti del Magistero?

Tutto questo costituiva per l’autore un ostacolo insormontabile e gli forniva un motivo più che valido per non prendere in mano carta e penna, così da evitare il rischio di cadere su un terreno scontato, su cose già dette mille volte, con tanta unzione e sapienza, da santi e da teologi. Bastava quindi attingere all’immenso patrimonio di dottrina e di pietà mariana che è a nostra disposizione nelle mani della Chiesa.

Sennonché nella mente dell’autore rimaneva, sia pure in sordina, il conflitto sulle decisioni da prendere. Il rifiuto gli appariva un’ingratitudine verso Colei che fin dalla tenera infanzia l’aveva custodito e protetto, mentre l’accettazione della proposta, anche se nessuno avesse letto queste pagine, poteva diventare un gesto d’amore personale verso Colei che gli aveva dato Gesù e gli aveva insegnato ad amarlo.

            Fu a questo punto che affiorò nella mente dell’autore un’affermazione, attribuita a San Bernardo, che dice: “De Maria numquam satis”, “Non si parla mai abbastanza di Maria”.  Questa affermazione mise fine a ogni interiore incertezza e spinse l’autore ad aderire pienamente alla proposta. Ma allora, che fare?  Forse ridire in modo nuovo le molte cose, o almeno le principali fra le tante, scritte sulla Madonna lungo i secoli?

            L’autore si accinse a prendere in mano i testi mariani a cominciare dal primo millennio. Davanti a migliaia di pagine che raccolgono le riflessioni profonde e commoventi dei Padri e dei Dottori della Chiesa, e pensando poi alle altre migliaia di pagine scritte nel secondo millennio, l’autore fu assalito dallo scoraggiamento e dalla tentazione ancora più forte di abbandonare l’impresa. Cosa poteva mai balbettare, lui, fra tutte quelle voci solenni che hanno fatto risuonare nel tempo le glorie di Maria e le suppliche degli uomini? 

            Già! gli uomini. Tutte quelle pagine contengono ciò che gli uomini hanno detto di Maria. Uomini dotti e santi che hanno cercato di penetrare profondamente il mistero della Vergine Madre, ma pur sempre uomini. E la Madonna?  Avrà pur detto anche lei qualcosa agli uomini! Non solo a qualcuno in qualche apparizione privata, il cui contenuto si limita spesso alla materna esortazione alla penitenza, alla conversione e alla preghiera per i peccatori, ma una parola di sé, una qualche confidenza di ciò che lei ha vissuto ed è passato nel suo cuore l’avrà pure compiuta la Vergine Santa!

Questo pensiero, che in fondo rivela un desiderio nascosto nel cuore di ciascuno di noi, trova riscontro in una preghiera che San Giovanni Paolo II rivolge alla Madonna di Loreto. Così egli si esprime: Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù, conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore. Ebbene… parlaci di Lui, raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede. Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù, imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti, la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta… Maria, parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede brilli ai nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci incontra…

            Ora, il luogo ovvio dove cercare eventuali confidenze di Maria dovrebbe essere naturalmente il Vangelo. Agli Apostoli e ai primi discepoli la Madonna avrà certamente raccontato molte cose. Ma proprio lì, nel Vangelo, scopriamo che Maria è la donna del silenzio.  Si sa che per una donna il silenzio rasenta l’eroismo, ma qui il silenzio di Maria non rappresenta semplicemente il dominio sulla propria femminilità, ma l’atteggiamento tutto soprannaturale di chi custodisce nel cuore, avendolo servito fedelmente, il disegno di Dio che opera silenziosamente ma efficacemente per la salvezza dell’umanità.

            Tuttavia, il Vangelo riporta alcune espressioni della Madonna che, pur essendo pochissime, sono però preziose perché fanno riferimento a interventi fondamentali di Dio nella vita di Maria. Innanzitutto l’incontro con l’Angelo, quando la Madonna si dichiara la “serva del Signore”, e fa un riferimento a Giuseppe per dire che non l’avrebbe mai “conosciuto”; l’incontro poi con Elisabetta, quando esplode nel Cantico di lode al Signore perché ha guardato all’umiltà di questa sua serva per compiere in lei cose grandi; infine in due circostanze Santa Maria si rivolge direttamente a Dio: una nel tempio a Gerusalemme alla ricerca di Gesù, per chiedergli quale significato avesse il suo comportamento umanamente ingiustificabile, l’altro a Cana per chiedergli di dare un segno della sua identità messianica che confermasse nella fede i suoi primi discepoli.

            Queste espressioni della Madonna sono importanti perché riferiscono verità fondamentali della nostra fede, ma lasciano ancora avvolto nel mistero il mondo interiore della Madonna. A questo punto il nostro desiderio di ascoltarla sarebbe rimasto inappagato, se l’evangelista San Luca, colui che raccolse le più intime confidenze di Maria, non ci avesse suggerito una strada ricordandoci che Maria conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

            Ecco il luogo dove possiamo ascoltare la voce di Maria, le sue confidenze, il racconto delle sue emozioni e della sua esperienza interiore nel vivere accanto a Gesù. Gli uomini hanno parlato molto di lei, vorremmo ora che fosse lei a parlare di sé agli uomini, a raccontare la sua vita e, vincendo quel pudore materno che ha tenuto sigillate tante cose nel suo cuore, partecipasse ai suoi figli i suoi sentimenti e le vicende che hanno forgiato il suo mondo interiore così squisitamente umano e così profondamente divino.

            Occorre dunque entrare nel cuore di Maria. Ora, se è vero che solo una madre può capire un’altra madre, è vero anche che entrare nel cuore di una madre può farlo solo un bambino. Per lui, infatti, nessuna madre ha segreti. L’autore quindi, non ha avuto alternative; ancora una volta ha dovuto farsi bambino e bussare. Una madre non può chiudere il cuore alla propria creatura. E così, con sforzo, è riuscito ad accoccolarsi davanti a Maria e ascoltare in silenzio le sue confidenze.

Quando una madre racconta, i ricordi, i pensieri e i sentimenti che hanno accompagnato le esperienze della sua vita, nell’uscire dalle sue labbra diventano consigli, raccomandazioni, esortazioni per i propri figli. Anche Maria, che è donna e madre, quando racconta, lo fa per noi, perché impariamo a comportarci da buoni figli di Dio, a imitazione del suo figlio Gesù.

            D’altra parte è inevitabile e giusto che le meraviglie compiute in lei da Colui che è onnipotente e santo suscitino in tutti noi una filiale curiosità, perché tanta ricchezza di grazia che è nel suo cuore materno e che un giorno contempleremo nella gloria del Cielo ci possa allietare, confortare e sostenere fin d’ora, nelle fatiche del nostro viaggio sulla terra.

            L’autore si rende perfettamente conto che la pretesa di entrare nel cuore di Santa Maria e ascoltare le sue confidenze può apparire una presunzione eccessiva e un po’ strana, ma il desiderio di conoscere e di ascoltare i battiti del suo cuore dolcissimo ha prevalso. Sono battiti che diventano parole dell’amore materno verso i suoi figli.

            Tuttavia, pur cercando di restare bambino, sforzandosi di ricuperare la semplicità dell’innocenza, non sempre ha saputo prescindere dalla sua deformazione professionale di uomo adulto: un po’ teologo, un po’ esegeta, un po’ pastore d’anime, e così le confidenze materne di Maria potrebbero aver subito qualche interferenza.

            L’autore ne ha chiesto scusa alla Madonna che gli ha risposto – così immagina – con un sorriso, e chiede scusa anche all’eventuale lettore che – così spera – gli risponderà anche lui con un benevolo sorriso.

                                               L’autore

                            ************************************* 


                                                        ATTENZIONE: 

 IL DIRETTORE DI FEDE E CULTURA, PROF. GIOVANNI ZENONE CHE HA PUBBLICATO QUESTO LIBRO PARTICOLARE  PERCHE' L'AUTORE FA PARLARE LA MADONNA COME INTERPRETE PRINCIPALE E PROTAGONISTA DIRETTA DELLE VICENDE DELLA SACRA FAMIGLIA, HA PENSATO DI OFFRIRE UNA PANORAMICA GENERALE DEL LIBRO COMPLETANDO I VARI BRANI  DA UN SUO COMMENTO-VIDEO, IL TUTTO RACCOLTO  IN UN LINK.

  ECCO IL LINK CON TUTTI I VIDEO:

https://www.youtube.com/playlist?list=PL8Cx3wvDiu1M5GWduaRNaUOIX70AOtcmf 


Da tenere presente che è un lavoro ancora in esecuzione.  A mano a mano che verranno completati i nuovi video, saranno inseriti automaticamente dentro il link in aggiunta a quelli già esistenti, fino a completamento del lavoro.  

 Buona visione e buona lettura che possa ritemprare lo spirito e le forze psico-fisiche in mezzo a un bombardare solo di notizie brutte e negative che ci arrivano da tutte le parti.  La Madonna è la bellezza e la gioia per eccellenza, per cui godiamoci questa consolazione interiore e trasmettiamola anche ad altri.   

                                         Patrizia

 


sabato 29 aprile 2023

O CON GESU' O COL DIAVOLO

               Considerazioni alla luce degli ultimi gravi avvenimenti


 LINK. N. 1  CIONCI AL DIRETTORE DE "LA BUSSOLA"

    https://youtu.be/PrTdPNKRyzI


LINK. N. 2    CIONCI AL  PROF. GIOVANNI ZENONE    https://youtu.be/A7EgeyYbwNs

        

LINK. N. 3    CIONCI AL PROF.  MASSIMO VIGLIONE.

       https://youtu.be/jlREeJ5gOa4

 


Egregio dott. Cionci,


l'esortazione accorata che lei sta rivolgendo alla coscienza personale di noti rappresentanti del mondo culturale cattolico che, pur criticando Bergoglio, si ostinano a volerlo riconoscere come papa, ignorando il vero Papa Benedetto e la vera successione apostolica,  è ammirevole!  Complimenti!  Vedasi link di apertura. Anche perché vi traspare una buona dose di pazienza, umiltà e tenacia, fondate sulla consapevolezza che “la posta in gioco!” è a dir poco incommensurabile, visto che non si tratta di tifare per un presidente della Repubblica piuttosto che un altro, come avviene nella società civile, ma riguarda una questione escatologica di origine divina, il cuore pulsante della Chiesa, direttamente collegata a un intervento di “investitura” soprannaturale che è il cosiddetto “MUNUS” voluto da Gesù Cristo per il suo Vicario in terra che è il Papa, quello giusto però, secondo la successione apostolica, e non quello proveniente da complotti di cardinali massoni, come da testimonianza pubblica di uno di loro in punto di morte, il card. belga Godfried Daneels, che ha dichiarato la nomina di Bergoglio come conseguenza di un complotto di cardinali detto “mafia di Sangallo”, situazione passibile di scomunica per tutti, Bergoglio in primis, secondo la dichiarazione “Universi Dominici gregis” di San Giovani Paolo II. 

Ma chi crede più a questi documenti papali? Alla stessa legge imperitura di Dio attraverso la sua bimillenaria Chiesa cattolica? Ognuno del Clero se la fa e se la disfa a suo piacimento, incurante del giudizio di Dio e della Sua volontà, come se Dio non ci fosse, ma solo il loro parere personale che nessuno osa contestare.

Lo stesso Bergoglio infatti ha voluto togliere il titolo di “Vicario di Cristo” dall’Annuario pontificio, mentre si guarda bene dal togliere quella statua sacrilega della dea pagana Pachamama dal cuore della basilica cristiana per eccellenza che è San Pietro, causa di tutte le pestilenze e calamità di questi ultimi tre anni e di cui non riusciamo a liberarci.


 E questa presenza di peccati mortali pubblici e tradimenti di ogni genere dentro il cuore della Chiesa non può che recare danni gravissimi non solo per il mondo ecclesiastico cattolico ma per l’intera umanità perché quando manca la vera Chiesa, il vero Papa secondo la successione apostolica, diventano invalide se non sacrileghe anche le nomine di vescovi e sacerdoti, e di conseguenza la chiesa cattolica scadrebbe a livello di una delle tante sette protestanti privata dei sacramenti, cioè di quei doni soprannaturali che conferiscono la grazia solo se amministrati da Vescovi o sacerdoti della vera successione apostolica, quella voluta da Dio e non quella proveniente da falsi conclavi o accordi clandestini gravemente peccaminosi.


 Le leggi della Chiesa volute da Dio nella figura del Figlio Gesù Cristo, definite da Egli stesso nel Vangelo “un carico leggero”, quali Comandamenti, Sacramenti, Doni dello Spirito Santo, Vita di Grazia, Virtù cardinali e teologali, Catechismo della Chiesa cattolica, Opere di misericordia spirituali e corporali, Encicliche ed esortazioni papali, documenti dell’Episcopato… oltre a tutte le opere sociali, umanitarie e culturali, costituiscono la linfa vitale di tutta la vita cristiana e sono vincolanti non solo per la coscienza dei credenti ma per la stessa sopravvivenza della Chiesa così come Dio l’ha voluta, cioè come “Sacramento di salvezza”. Quella salvezza che, volenti o nolenti, riguarda tutto il genere umano perché legato alla nostra vita dopo la morte, vita di gloria o di dannazione eterna.  Ci si può fare beffe di tutto questo, presi da un delirio di onnipotenza quando ci si crede i padroni del mondo, tuttavia la resa dei conti arriverà per tutti, ricchi e poveri, credenti e profanatori.

 

Ma anche per coloro che credono solo nella vita presente dovrebbe avere molta importanza la vita della vera Chiesa cattolica come Gesù l’ha voluta perché, come stiamo toccando con mano, senza la vera Chiesa cattolica voluta da Gesù Cristo, niente più funziona neppure nella società civile, perché, abolita la presenza di Gesù Cristo come vuole il Nuovo Ordine Mondiale con a capo il falso papa Bergoglio, non avremmo una società libera, laica, aperta pacificamente a tutte le religioni, come molti ignoranti anche cattolici credono, bensì avremmo un susseguirsi di guerre, carestie, devastazioni, ingiustizie, soprusi, angherie, imbrogli ecc. come frutto di una società satanica con a capo il diavolo e le sue legioni perché “laddove non regna Cristo, regna satana” e non la laicità, oltre alla grande probabilità che ci aspetti l’Inferno dopo la morte, avendo preferito le tenebre alla Luce. Già si parla di dover invalidare tutto quello che ha operato il falso papa Bergoglio in questo terrificante decennio! Figuriamoci se dovessimo proseguire su questa strada della infedeltà dopo di lui.


 E’ vero che Gesù ha promesso che “le porte dell’Inferno non prevarranno” ma non si sa per quanto tempo potremmo rimanere “orfani” diciamo così della sua Presenza divina se non combattiamo subito con coraggio per far emergere la Verità e la vera Fede.  Lo scisma d’Occidente con la presenza di due o tre papi è durato circa 40 anni con danni enormi per tutta la Chiesa e le anime, ma adesso c’è ben di peggio perché allora si trattava solo di miserabili contese tra fazioni di cardinali per accaparrarsi il potere con la nomina di Papi di loro gradimento, mentre adesso viene intaccata l’intera dottrina cattolica e la stessa Chiesa con l’obiettivo di distruggerla, perché questo è l’obiettivo della massoneria del “Nuovo Ordine mondiale” attraverso il falso papa Bergoglio che porta avanti il volere dell’anticristo, grazie anche ai suoi ottusi e colpevoli sostenitori cattolicissimi, laici ed ecclesiastici. Qui ci si gioca l’anima se non si cambia rotta subito.

 

Chi si scandalizza di queste mie parole, vuol dire che è immerso nelle tenebre e non vede la terribile realtà di guerre e apostasia che sta avanzando e pertanto lo invito ad ascoltare bene le considerazioni di Cionci soprattutto nel primo link di apertura, dove fa una carrellata veloce, non di sue invenzioni ma di fatti gravissimi accaduti ai quali purtroppo non si da’ tanta importanza perché le tenebre hanno invaso non solo il Tempio, come da affermazione di San Paolo VI, ma addirittura i cuori dei credenti. I quali ignorando la vera dottrina della Chiesa e il Magistero perenne, non sono più in grado di distinguere il peccato dalla grazia, il bene dal male, il sacrilegio dalla profanazione, l’obbedienza vera dalla sottomissione servile, il giudizio temerario dal dovere del discernimento, l’ecumenismo lecito dalle concessioni sacrileghe, ecc.

 

Vista questa chiusura mentis o ignoranza crassa davanti a fatti ormai documentati, sconcertanti, oltre che scandalosi per la loro gravità, perché si tratta ormai di apostasia vera e propria accompagnata da peccati miserabili che riguardano, come diceva San Giovanni “la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita” (1Gv. 2,16) viene da chiedersi: ma questi bravi cattolicissimi professoroni imbevuti di cultura e di saggezza, credono o no alla Parola di Dio, al Magistero perenne della Chiesa, al Giudizio di Dio col premio o col castigo eterno, dopo aver accusato di modernismo tutti quelli che non la pensano come loro, credendo così di mettere al sicuro la loro coscienza e forse anche la loro anima?

 

Egregio dott. Cionci, alla fine di tanti discorsi, penso che tutti, o quasi tutti, nell’intimo del loro cuore siano d’accordo su queste fondate motivazioni, però poi, nella pratica, si sentono frenati a motivo di interessi da difendere, o privilegi da mantenere, o compromessi e giudizi da salvaguardare, o perché sentono la responsabilità della direzione di Istituti o Congregazioni che rischiano la soppressione senza la loro vile sottomissione a Bergoglio, (che poi non durerà in eterno nemmeno lui con tutta la sua falsa corte papale di leccapiedi), a tal punto da preferire queste misere realtà alla Verità che è Gesù Cristo, incuranti del fatto che siamo in tempo apocalittico e si esige la fede eroica.

In pratica non si fidano di Dio nella prova ma contano di più sulle loro sicurezze umane alle quali stanno ben aggrappati e che li trascineranno all’inferno quando si presenteranno davanti al giudizio di Dio, assieme alle anime che loro hanno coinvolto con il loro silenzio colpevole.

 

Che la Vergine Santa, Regina delle Vittorie, apra gli occhi del cuore, della fede e della ragione a tutti coloro che hanno delle grosse responsabilità davanti a Dio e agli uomini per compiere sempre e dovunque la volontà di Dio, costi quello che costi. 

                                                            Patrizia Stella

sabato 8 aprile 2023

IL GRANDE GIORNO: LA RESURREZIONE DI GESU'

BRANO PRESO DAL LIBRO

 “IN QUELLA CASA C’ERO ANCH’IO”

di Ferdinando Rancan

ed. Fede & Cultura

 

 

SABATO SANTO:  L’ATTESA


 Il sabato dopo la sepoltura      Quel sabato vide il “riposo di Dio”. Dal giorno della creazione nessun altro sabato conobbe un simile “riposo”. Gesù, Figlio di Dio, Verbo del Padre, colui per il quale tutto è stato creato, giaceva nel sepolcro. Era stata portata a termine la Redenzione. Tutto dunque era compiuto, il tempo era chiuso, non restava che attendere l’eternità. Tutto questo lo sappiamo ora, ma in quel giorno ben altri sentimenti occupavano il nostro cuore. Quanti eravamo nella casa di Marco ci sentivamo in balia dei pensieri più diversi. I discepoli consideravano ormai definitivamente crollato il progetto di Regno che essi avevano accarezzato in cuor loro; a quel punto, eravamo tutti convinti che l’unica cosa che potevamo fare era di tornare in Galilea, come Maria ci aveva ricordato, e attendere.

 

Attendere! In mezzo a quella repentina e assurda catastrofe era questa l’unica cosa che riuscivamo a capire. Attendere, perché eravamo convinti che sulle ceneri delle nostre speranze e dei nostri progetti qualcosa doveva nascere, qualcosa doveva accadere. Non poteva essere un inganno o un’illusione tutto quello che avevamo visto e udito in Gesù; due anni e mezzo di meraviglie, di prodigi, di sapienza così nuova e così alta, non potevano essere cancellati in quel modo. I discepoli tuttavia non riuscivano a dire una parola su tutto questo, si sentivano vuoti e come storditi, e d’altra parte non avevano la più pallida idea di ciò che li attendeva.

Conoscendo Gesù fin dalla nascita e avendo assistito ai fatti più importanti della sua vita, quelli segnati dal sigillo del Padre e dal soffio dello Spirito, io ero sicuro che le cose non sarebbero finite lì, ma cercavo di saperne di più. Perciò durante quel sabato mi tenni il più possibile vicino a Maria; speravo di cogliere da lei qualche accenno su quello che sarebbe accaduto dopo tutto il dolore e tutte le lacrime del giorno precedente. Sì, dovevamo andare in Galilea e attendere, ma attendere che cosa? Attendere Gesù? Sarebbe forse risorto anche lui alla maniera di Lazzaro? Sarebbe poi venuto in Galilea da solo o accompagnato da qualcuno? E avrebbe ricominciato lì il suo ministero? In che modo?... Queste e molte altre erano le domande che si affollavano alla mia mente e che erano nascoste in quell’attesa. Ma da Maria non una parola, non un cenno. Era in mezzo a noi la più serena; si preoccupava di tutti, cercava che fossimo fiduciosi e uniti, e anche che ci riposassimo e ci rifocillassimo; era lei l’unica che in mezzo a quella catastrofe conservava la fede. Tuttavia nessun accenno da parte sua a una qualche previsione.

 

Notizie ci giunsero invece da fuori. Nel tardo pomeriggio arrivò da noi Giovanna, la moglie di Cusa. Era molto agitata e impensierita. Ci disse che era passato da lei Giuda in preda a una forte agitazione; aveva la borsa con molto denaro e voleva consegnarla a lei, ma ella non sapendo che cosa pensare, aveva rifiutato di accettarla e gli suggerì di usare il denaro, come tante volte aveva detto lui stesso, per i poveri. Se n’era andato, sconvolto.

A completare le notizie, arrivò poco dopo Nicodemo. Veniva dal Tempio dove si era incontrato con i sacerdoti e con gli altri del Sinedrio; si mostravano tutti preoccupati come se una strana inquietudine li avesse contagiati. I sacerdoti in particolare apparivano profondamente turbati e scossi da quanto era accaduto la sera precedente. Era accaduto che verso l’ora nona, l’ora della morte di Gesù, si era udito un sordo boato che scosse le fondamenta del Tempio, e un bagliore simile a uno strano lampo si era abbattuto sulla parte più interna del Tempio. Dopo qualche esitazione il sacerdote di turno entrò nel “Santo” dove si trova l’altare dell’incenso per il sacrificio vespertino; enorme fu la sua sorpresa quando vide lacerata da cima a fondo la cortina che separava il “Santo” dal “Santo dei Santi”, che è l’aula più interna e più sacra del Tempio. Era come se fosse stata annullata la separazione, che doveva essere rigorosissima, tra i due luoghi più sacri del Tempio. Quella cortina, impressionante per la grandezza e preziosità, era di un tessuto spesso, pesante, tutta ricamata d’oro, difficilissima quindi da lacerare. Perciò nei sacerdoti, allo stupore si aggiunse il tremore, come se una oscura minaccia gravasse sul Tempio.

I Sinedriti, invece, erano interessati a un ben diverso problema. Si erano riuniti per deliberare su una questione, a loro parere, importantissima: si ricordarono che Gesù aveva parlato di risurrezione e, poiché lo giudicavano un impostore, temevano un colpo di mano da parte dei discepoli, che avrebbero potuto far sparire il corpo di Gesù dando adito alla falsa notizia della sua risurrezione. Deliberarono quindi di inviare una richiesta a Pilato perché sigillasse il sepolcro e vi mettesse a guardia un picchetto di soldati. Dopo quello che aveva concesso, Pilato non ebbe alcuna difficoltà a concedere anche questo.

“Stavo uscendo da quell’incontro - continuò Nicodemo - quando vidi Giuda arrivare di corsa; era trafelato e sconvolto da mettere paura. Lo chiamai: ‘Giuda!’, ma non rispose. Si infilò dov’erano i sacerdoti gridando: ‘Ho tradito! Ho tradito l’innocente! Prendetevi il vostro denaro, non voglio più saperne!’, e agitava la borsa col suo peso maledetto. I sacerdoti lo guardarono - era uno sguardo di ghiaccio - e con un sorriso tra il beffardo e il compiaciuto: ‘Non è questo - dissero - il compenso che hai pattuito? Il nostro impegno noi l’abbiamo assolto; il resto non ci interessa. Non è affare nostro’. A quelle parole Giuda scagliò la borsa verso di loro con gli occhi divorati dal rimorso. I sicli d’argento, usciti dalla borsa, sghignazzarono sul pavimento. Avrei voluto fermare Giuda che, voltatosi, stava dandosi a una fuga disperata. Ma sentivo su di me gli occhi dei Sinedriti pronti a giudicare ogni mia mossa che fosse contraria alla loro legge. Perciò restai fermo, ma li guardai a uno a uno in silenzio. Allora il principe dei sacerdoti: ‘È denaro di sangue, - disse, facendo raccogliere le monete da un inserviente per non contaminarsi - non possiamo usarlo per il Tempio. Avevamo il programma di acquistare un terreno per farne un cimitero per gli stranieri: lo useremo per questo’.”. Nicodemo tacque, ma il silenzio della sala si riempì di nuovi interrogativi e di nuovo tremore.

 

Verso sera arrivarono Marta e Maria di Lazzaro per prendere accordi con Myriam e Salome su come completare la sepoltura di Gesù e avere anch’esse la possibilità di vedere, almeno per l’ultima volta, il Maestro. Sarebbero passate di buon mattino ad acquistare gli aromi necessari ed altre bende per poi recarsi insieme al sepolcro. Maria seguiva tutti quei discorsi in silenzio, continuando a occuparsi dei lavori di casa, e a incoraggiare Pietro e gli altri. Alle donne suggerì soltanto di non fare troppe spese per la sepoltura di Gesù, perché essa non esigeva più di quanto era già stato fatto. Il giorno dopo ci rendemmo conto del perché di questa raccomandazione: Gesù non ne avrebbe più avuto bisogno.

Alla sera ci invitò tutti alla preghiera. Scelse i salmi della fiducia e della speranza. Alla fine ci distribuimmo tutti nelle varie stanze, anche se quasi tutti eravamo ben poco convinti di poter prendere sonno. Solo a tarda sera ebbe il sopravvento la stanchezza.

 

                               IL GRANDE GIORNO:  LA RESURREZIONE


 Il “grande giorno” (n. 1)      Alle prime luci dell’alba le donne erano già in piedi e si affaccendavano nei loro preparativi per andare al sepolcro. Sarebbero passate da Giovanna e con lei avrebbero fatto gli ultimi acquisti di aromi e di quant’altro fosse necessario per completare la sepoltura di Gesù. Quando partirono tornò il silenzio nella casa. Noi, ancora mezzo indolenziti e sonnolenti, restammo nei nostri giacigli, tutti tacitamente d’accordo sul fatto che dovevamo recuperare sonno e riposo.

Era rimasta in casa solo Maria la quale, come sempre, si muoveva in silenzio, leggera come un angelo, per risparmiare rumori e fastidi al nostro riposo. Nel frattempo si era adoperata a prepararci la colazione del primo mattino.

 

Arrivarono intanto i primi raggi del sole e i primi rumori del giorno che misero fine al nostro riposo notturno. Io, indossati in fretta sandali e tunica, mi mossi subito cercando di lei, di Maria. Salii al piano superiore, nella sala grande, il Cenacolo, sicuro che l’avrei trovata lì. Fu così, infatti, ma arrivato sulla porta della stanza mi dovetti fermare: nel vederla fui preso da uno strano senso di stupore e di trepidazione. Stava accanto alla finestra, immobile, come estasiata. Era soprattutto la sua figura a sorprendermi; sembrava un’altra persona: i suoi occhi scintillavano di gioia e di tenerezza, il suo volto era illuminato da un sorriso che mi ricordava quello del giorno dell’Annunciazione quando fu visitata dall’Angelo, tutta l’espressione del suo viso tradiva una felicità intima e misteriosa che doveva nascere da qualcosa di straordinario e di immensamente commovente.

Quando mi vide, mi venne incontro e, abbracciandomi forte: “Figlio mio, - cominciò - il nostro Gesù è ancora con noi! È ancora con noi!... Lo vedrai presto! Lo vedremo tutti! Non dobbiamo più temere, non dobbiamo più soffrire. Il dolore è finito, la paura è passata. Si è avverata la sua promessa, si è compiuta la sua parola. Sia ringraziato il Signore, nostro Dio, sia benedetto nei secoli! Egli ha realizzato per noi le meraviglie del suo amore, ha fatto trionfare la sua potenza e la sua misericordia!”.

Mi parlava con una commozione vivissima e indescrivibile, e nello stesso tempo, raccolta e dignitosa; non aveva nulla di scomposto e di eccitato. Solo alcuni lagrimoni le rigavano le guance come stelle luminose che brillavano di gioia. Stette in silenzio qualche istante; poi mi lasciò e si recò di nuovo alla finestra spingendo lo sguardo in direzione del sepolcro, poi verso il Tempio, poi in alto verso il cielo che andava tingendosi di rosa, poi ancora verso il Monte degli Olivi, infine tutto intorno come se contemplasse un panorama sconfinato o rileggesse in quei luoghi una struggente storia di dolore e di amore. Tutt’intorno tripudiava una primavera che riempiva l’aria di profumi e tingeva la luce di colori.

 

Venne di nuovo verso di me, si fermò a guardarmi con infinita tenerezza e tornò ad abbracciarmi come se volesse trasmettermi la sua gioia. Poi con voce sommessa, quasi mormorando, come se parlasse con sé stessa: “Era bellissimo! - continuò - Bellissimo! I suoi capelli erano tersi e splendenti, i suoi occhi traboccavano bontà e amore, le sue ferite erano pulite e vive, la sua carne luminosa, la veste bianca e splendente! Era bellissimo! Prese le mie mani fra le sue e le stringeva forte; erano ardenti e piene di tenerezza. Le guardai intensamente: erano mani vere, in carne ed ossa. Me le portai alle labbra coprendo le sue ferite di baci, finché Lui me le pose sul capo benedicendomi e infine mi strinse forte al suo Cuore in un abbraccio di paradiso. Era bellissimo!”.

 

Io, fino a quel punto, ero rimasto come interdetto, senza parole e senza pensieri precisi. Approfittai allora di quella pausa per chiederle che cosa mai significasse tutto questo e di che cosa intendesse parlarmi. Allora, come se improvvisamente si svegliasse da un’esperienza ineffabile e tornasse alla realtà: “Hai ragione, figlio mio - disse sorridendomi - hai ragione! Ma lo saprai, saprai tutto molto presto”. Poi si asciugò il volto, si ricompose nell’espressione e: “Andiamo, disse, andiamo a chiamare i tuoi amici. Hanno bisogno di cominciare la giornata con una buona colazione!”.

Pur sapendo che tutto il suo discorso si riferiva a Gesù, avrei voluto chiederle tante cose: “Com’era, da dove era entrato e da dove era uscito, che cosa le aveva detto e perché non s’era fatto vedere anche a noi...”; ma lei mi prese per mano e mi portò verso l’uscita del Cenacolo.

 

Il “grande giorno” (n. 2)      Stavamo scendendo al piano inferiore, quando si udirono pressanti colpi alla porta e la voce di Maddalena che chiamava con insistenza. Andarono ad aprire Giovanni e la madre di Marco. “L’hanno portato via, l’hanno portato via! - cominciò a gridare entrando tutta sconvolta - Il sepolcro è vuoto e chissà dove l’hanno messo!...”. Accorse anche Pietro che cercò di calmarla per capire di chi stava parlando. Ma la sua agitazione era incontenibile, e solo uno scoppio irrefrenabile di pianto mise fine alle sue grida. “Di Gesù, capite? - continuò dopo il primo sfogo - del suo corpo! Il sepolcro è aperto e lui non c’è più!”. E riprese il suo pianto dirotto.

Pietro e Giovanni si guardarono in silenzio e, come se si fossero capiti, infilarono di corsa la porta e presero la strada che conduce al sepolcro. Frattanto erano accorsi anche gli altri e facevano capannello intorno alla Maddalena che, tra i singhiozzi, rispondeva alle loro domande con lo stesso ritornello: “L’hanno portato via!”.

 

Intervenne la Madonna con Maria di Marco che aveva preparato la prima colazione: latte fresco, focaccia di pane azzimo, frutta secca e formaggi. L’invito a tavola incontrò il favore di tutti, e tutti si avviarono parlottando e scuotendo il capo in riferimento alle “allucinazioni” di Maddalena. Essa, con gli occhi gonfi di pianto, era andata a cercare qualche parola di conforto o di chiarimento da Maria, ma prima ancora di riceverne risposta, se n’era già andata correndo verso l’uscita.

I commenti dei discepoli continuarono, tutti improntati allo scetticismo e alla incredulità, non senza qualche frecciata ironica verso quella “esaltata” di Maddalena. Comunque ognuno cercava di esprimere una propria interpretazione e suggeriva proposte sul comportamento da prendere. Ma ecco improvvisamente arrivare il drappello delle altre donne capeggiato da Myriam e Salome, anch’esse sconvolte e in preda a forte agitazione. Furono immediatamente assalite da un fuoco di domande che si incrociavano da ogni parte aggiungendo confusione allo sconcerto.

 

Intervenne allora di forza la padrona di casa, Maria di Marco, imponendo il silenzio e chiedendo a Myriam di raccontare per filo e per segno quello che era accaduto. Myriam, sforzandosi di contenere l’emozione, cominciò a raccontare come, dopo essere uscite di casa, erano passate da Giovanna per fare insieme le spese necessarie per completare la sepoltura di Gesù, mentre Maddalena era corsa per conto suo al sepolcro. Dopo le opportune spese, si diressero anch’esse al sepolcro, preoccupate di come poter levare la pietra dall’imboccatura. Entrate nel giardino, restarono stupite nel vedere intorno al sepolcro i resti di un bivacco militare, ma restarono ancora più stupite nel constatare che il sepolcro era aperto, e la grossa pietra dell’imboccatura rovesciata.

Prese da timore, non ardivano avvicinarsi al sepolcro, anche perché esso appariva illuminato all’interno da due personaggi in vesti sfolgoranti che sembravano fare la guardia. Uno di loro, uscito fuori: “Non abbiate paura, - disse con voce invitante e amabile - voi cercate tra i morti colui che è vivo, Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è più qui. Entrate e guardate il luogo dove lo avevano deposto”. Così dicendo lasciò libera l’entrata e sedette sulla grossa pietra.

 

Incerte e tremanti, Giovanna e Myriam si affacciarono a guardare. Videro il sepolcro effettivamente vuoto; allora il personaggio celeste che era seduto all’altro capo della tavola di pietra, le incoraggiò dicendo: “Non vi ricordate quando, ancora in Galilea, vi diceva che bisognava che egli fosse consegnato in mano ai peccatori, e crocifisso, ma che sarebbe risuscitato il terzo giorno? Non abbiate dunque paura!”. E subito l’altro angelo aggiunse: “Presto, andate a dire ai discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea”. A queste parole, tutte furono prese da trepidazione e da gioia incontenibile e vennero di corsa a portare a tutti l’inatteso e sconvolgente messaggio.

Durante il racconto di Myriam, le altre donne riuscivano con fatica a trattenere la felicità che traspariva dai loro volti, mentre la faccia dei discepoli, muta e immobile, esprimeva perplessità e scetticismo. A riconciliare un poco gli animi, arrivarono a quel punto Pietro e Giovanni. Effettivamente era vero: Gesù non era più nel sepolcro e, precisò Giovanni, non poteva essere stato rubato perché le fasce erano intatte al loro posto e afflosciate, e il sudario ancora come avvolto. Che cosa dunque era accaduto? Giovanni in cuor suo era convinto della risurrezione di Gesù, ma gli altri Apostoli continuavano ad arrovellarsi in mille domande, rimanendo sempre più perplessi e confusi, combattuti tra speranza e scetticismo, senza approdare ad alcuna certezza.

 

Fu in mezzo a tutto quel trambusto che irruppero in casa Cleopa e Mattia; erano stravolti e costernati. Dopo i fatti di quei giorni, avevano deciso di tornare a Emmaus, il loro paese di origine, convinti che ormai era tutto finito. Avevano preso la strada che scende nella valle di Hinnon e che poi risale verso occidente in direzione del mare. Erano arrivati all’altezza della Geenna quando in un campo vicino alla strada notarono un gruppo di persone che guardavano inorridite giù da una scarpata, ai bordi del campo. Scesero anche loro per vedere di che si trattava. In fondo alla scarpata si presentò ai loro occhi uno spettacolo orribile: aveva ancora il cappio attorno al collo, gli occhi sbarrati, la lingua penzoloni, il viso cianotico e il ventre squarciato, forse dai morsi degli sciacalli o di altri animali notturni. Era quasi irriconoscibile, ma era proprio lui: Giuda.

Presi da orrore e raccapriccio, erano tornati per darne notizia ai discepoli, e per ricevere da loro qualche parola di incoraggiamento. Trovarono invece un ambiente surriscaldato, dove le notizie e i pareri più contrastanti si incrociavano in tutte le direzioni, ma tutti all’insegna del dubbio e dello scoraggiamento. Nemmeno la paura era del tutto passata, e ormai non si aspettava altro se non il momento di tornarsene al sicuro in Galilea.

Le donne, in particolare, erano mortificate per la fredda accoglienza riservata alla loro testimonianza e alle loro affermazioni. I più ostinati demolitori di tutto erano Tommaso, Giuda Taddeo, Simone e altri, vicini alla parentela di Gesù. Il più pensoso e incline all’ottimismo era invece Giovanni, che continuava a muoversi intorno a Maria con la convinzione che solo da lei si potevano avere notizie certe e sicure. Maria infatti, oltre che conservare la sua consueta serenità, mostrava la consapevolezza e la tranquillità di chi sa, mentre un’intima gioia traspariva dal suo volto. Si vedeva però che essa si teneva volutamente fuori da ogni discussione e, come sempre, aspettava l’intervento del Cielo.

Cleopa e Mattia, da parte loro, visto che l’ambiente degli Apostoli non era di nessun aiuto, pensarono che la cosa migliore era riprendere il cammino e tornare a Emmaus, seguendo però la strada che esce dalla porta occidentale di Gerusalemme per evitare la valle della Geenna. Dietro ai due discepoli se ne andarono anche le donne alle quali si erano aggiunte nel frattempo Marta e Maria di Lazzaro, Giovanna di Cusa e Maria di Marco, desiderose anch’esse di vedere il sepolcro e rendersi conto dell’accaduto.

Partiti i discepoli e le donne, in casa tornò la quiete e gli animi si placarono alquanto. Ne approfittò Pietro per uscire anche lui con l’intenzione - diceva - di recarsi da Nicodemo o da Giuseppe d’Arimatea per avere da loro qualche conferma.

La quiete tuttavia durò poco. Improvvisamente si udirono i soliti colpi alla porta e la voce di Maddalena che chiedeva insistentemente di entrare. Giovanni corse ad aprire e, come aprì la porta, vide Maddalena buttarglisi al collo abbracciandolo e gridando: “L’ho visto! L’ho visto! È proprio lui; è vivo, è vivo! Mi ha chiamata per nome, come faceva quand’era vivo… cioè quand’era con noi… insomma come mi ha sempre chiamata, con la sua voce calda, inconfondibile! È proprio lui; gli ho baciato i piedi trafitti e le mani piagate, e l’ho chiamato: Rabboni! Maestro mio! Maestro mio!”. E così dicendo si mise a saltellare sulla punta dei piedi come se ballasse, percorsa da fremiti di gioia incontenibile. Giovanni abbozzò qualche tentativo per calmarla e poter capire quello che stava dicendo, mentre accorrevano gli altri Apostoli attirati dalle grida gioiose di Maddalena. Appena se la videro davanti, si fermarono con la faccia coperta di delusione; Tommaso, Simone e qualche altro si allontanarono subito scuotendo il capo, convinti che si trattava di crisi isteriche: “È impazzita! - mormorava Tommaso - È impazzita!”.

 

Calmatasi un poco, Maddalena si guardò intorno e fissò una a una la faccia dei discepoli. Dalla loro espressione e dal loro silenzio capì che le sue parole non avevano riscosso alcun credito. Allora si recò da Maria e prendendole le mani: “Madre! - disse - tu almeno mi devi credere! Non mi sono sbagliata e nemmeno sono vittima di allucinazione. Credimi! Era proprio Gesù, il nostro Gesù, il tuo figlio diletto, il mio amato Maestro e Salvatore! Io lo credevo il guardiano del giardino, ma poi si manifestò chiaramente, con la sua fisionomia, con la sua figura, con la sua voce che tu ben conosci. E mi ha parlato di loro, dei suoi discepoli; li ha chiamati fratelli, e mi ha incaricato di venire qui a dir loro che è vivo e che li vedrà tutti in Galilea”.

Maria le sorrise amabilmente e la invitò a calmarsi, poi se la prese in disparte e: “Figlia mia, - le sussurrò - certo che ti credo! Sono sicura che era Gesù la persona che tu hai visto e che ti ha parlato. Ma tu non meravigliarti se loro non ti credono. Sono ancora troppo sconvolti e impauriti per tutto quello che è accaduto in questi giorni. E poi, ciò che tu hai visto, è un miracolo troppo grande e troppo lontano da ogni aspettativa per essere creduto subito. Inoltre, anche se Gesù ti ha incaricata di avvertire i suoi ‘fratelli’, l’apparizione che tu hai ricevuto, rimane una cosa particolarmente tua, è un dono che il Signore ha fatto a te e lo ha fatto per te; è una carezza che egli ha voluto darti. Perciò conservala nel tuo cuore, custodisci nell’intimo della tua anima la gioia che essa ti ha procurato e che ti ricorda l’affetto e la predilezione di Gesù. Con loro poi non insistere, li convincerà il Signore”.

 

Giovanni, che s’era avvicinato a Maria, chiese a Maddalena di raccontargli di nuovo l’accaduto anche nei particolari. Lo vedevo pensoso e sempre più convinto che si trattava di una cosa seria, per niente inverosimile.

La quiete che l’intervento della Maddalena aveva per un momento compromesso, andò completamente perduta quando, poco dopo, arrivò il gruppo delle donne. C’erano tutte, ed erano vistosamente eccitate. Era successo che, ritornate di nuovo al sepolcro, avevano avuto una apparizione di Gesù che le salutava con affetto nuovo impregnato di pace e di gioia, e le incaricava di annunciarlo agli Apostoli.

Piene di entusiasmo e insieme di timore di non essere credute, tornarono da noi con il desiderio di far rinascere in tutti la ritrovata speranza in Gesù e con la preoccupazione di non riuscire a convincere gli Apostoli. In preda al loro entusiasmo, cominciarono a raccontare l’accaduto agli Apostoli che erano accorsi e a tutti gli altri che erano in casa. Parlavano tutte insieme e tutte volevano manifestare i propri stati d’animo, le proprie emozioni, e raccontare qualche aspetto particolare del loro imprevedibile incontro con Gesù.  La prima conseguenza fu una indescrivibile confusione, tanto che, non riuscendo a interferire con le proprie domande, gli Apostoli cominciarono a dare segni di fastidio e di insofferenza. Man mano che le donne raccontavano, cresceva il loro entusiasmo e diventava sempre più manifesta la loro gioia. Ma tutto questo era controproducente: più esse si infervoravano e più perdevano in credibilità davanti agli Apostoli. Alla fine, il risultato fu che essi le considerarono delle esaltate e giudicarono il loro racconto come vaneggiamento.

La verità è che Gesù volle manifestarsi a coloro che lo avevano cercato con amore e perseveranza, e non a quelli che si erano chiusi nella loro paura e nel loro scetticismo, premiando la generosità delle donne e la sincerità dei loro sentimenti.   (…                                                                     

                                     Don Ferdinando Rancan

 

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  Con l’approvazione di due Vescovi, di un teologo e di molti lettori qualificati.

 



martedì 21 marzo 2023

IL CELIBATO SACERDOTALE E LA SUA STORIA.


N.B. Come punto di riferimento per questa esposizione, ho attinto ai documenti del Magistero perenne della Chiesa, in particolare al “Compendio” estratto dal “Catechismo della chiesa Cattolica" del 1992 di Papa Giovanni Paolo II, e al saggio magistrale di Benedetto XVI sul celibato sacerdotale “Dal profondo del nostro cuore” scritto con il card. Robert Sarah nel 2019.

 

CHI E’ IL SACERDOTE. Non c’è da meravigliarsi che, nella crisi generale di tutti i valori, anzi nello stravolgimento di ogni legge naturale e di ogni buon senso, venga attaccato o messo in discussione non solo il celibato sacerdotale, vale a dire la castità che si impegnano a vivere coloro che sono chiamati al sacerdozio, ma addirittura il significato stesso di “sacerdote” come istituzione di origine divina.  Per questo ritengo opportuno ricordare prima chi è il sacerdote, per poi arrivare a capire meglio il motivo per il quale la Chiesa ha da sempre collegato il sacerdozio al celibato, non come peso gravoso e condanna insopportabile, bensì come esigenza dell’amore di predilezione da parte di Dio per compiere il mandato divino che gli è stato assegnato da lui liberamente accettato.

Purtroppo da una decina di anni a questa parte si è offerta una visione di sacerdote che assomiglia a un manager dalla duplice mansione: quella religiosa come preghiera di intercessione per il popolo, (come fanno più o meno in tutte le religioni), e quella sociale, culturale, educativa e assistenziale in genere. Alla stregua di un insegnante di religione nelle scuole che, una volta finita la lezione, si dedica a molte altre attività a sostegno delle persone più bisognose, o di categorie più in difficoltà come drogati, disabili, carcerati, disoccupati ecc. 

            Anche se è vero che molti sacerdoti, purtroppo, dimenticando col tempo la loro missione e responsabilità, possono dare questa deplorevole impressione, noi come popolo cristiano dobbiamo avere le idee chiare e non perdere mai di vista l’aspetto soprannaturale di questa vocazione straordinaria al sacerdozio, anche per aiutare i preti a superare eventuali momenti di difficoltà o dubbio o cedimenti attraverso la nostra comprensione, vicinanza e affetto.

 

SACERDOZIO E CELIBATO. Il Sacerdozio, conferito solo agli uomini dal Vescovo attraverso il Sacramento dell’Ordine Sacro, è di istituzione divina e nessuna autorità al mondo, nemmeno il Papa, lo può modificare a seconda di personali interpretazioni.

·             Il Sacerdote cattolico è l’unico al mondo che, pur nei suoi limiti come persona, mette in comunicazione la terra col cielo, l’umano col divino a tal punto da rendere presente Dio stesso nel Figlio, Gesù Cristo, sotto le specie Eucaristiche del Pane e del Vino dato in cibo per noi, un privilegio così grande da far tremare Angeli e Santi dalla gioia pensando che, solo attraverso il sacerdote, si possono realizzare le parole di Gesù nel Vangelo “Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

·         Il sacerdote cattolico è l’unico al mondo che, attraverso i sacramenti istituiti da Gesù Cristo, che sono interventi o aiuti soprannaturali per vivere da cristiani, è sempre vicino all’uomo nelle tappe più importanti della sua vita (alla nascita col Battesimo che ci fa figli di Dio; all’età della maturità attraverso la Confermazione che ci fa testimoni di Dio; durante tutta la vita col perdono dei peccati attraverso la Confessione e il nutrimento spirituale nelle difficoltà di ogni giorno con la Santa Eucaristia, (la Messa); durante la malattia con il sollievo che dà l’Unzione dei malati soprattutto in vista del grande passaggio alla Vita Eterna davanti al giudizio di Dio; infine, nella scelta del matrimonio come sostegno spirituale per vivere la fedeltà reciproca nella buona e nella cattiva sorte.

 

Il Sacerdote cattolico in pratica è, o dovrebbe essere, come un secondo Angelo Custode, che ha cura della vita delle persone a lui affidate e fornisce loro i “mezzi soprannaturali” per vivere da cristiani in mezzo al caos infernale di questo povero mondo.

Tutte le altre attività umane, educative, caritative ecc. peraltro importanti come completamento della vocazione sacerdotale, non devono mai avere il sopravvento rispetto al compito primario che è quello spirituale di essere “mediatore” tra Dio e gli uomini, tra la persona e il suo destino di eternità.

Va da sé che un sacramento così eccezionale come l’Ordine Sacro, che conferisce al sacerdote il potere di chiamare sulla terra lo stesso Gesù Cristo vivo e vero, deve per forza avere un contraccambio, una sua “croce” da portare, una rinuncia al mondo, alle sue vanità o comodità che si vive soprattutto nel CELIBATO oltre che nell’obbedienza al Vescovo, nella certezza che il Signore non chiede nulla al di sopra delle nostre possibilità.

 Ma il celibato che la Chiesa lega indissolubilmente al sacramento del sacerdozio, è anch’esso di istituzione divina? Si tratta di un impegno gravoso, dicono molti, e se si permettesse loro di sposarsi, di avere una famiglia, potrebbero esserci più vocazioni. A queste domande cerchiamo di rispondere estraendo molti spunti dai documenti sopra citati.

 

IL SACERDOTE NELL’ANTICO TESTAMENTO. Nell’Antico Testamento erano considerati sacerdoti quegli uomini chiamati da Dio per celebrare il culto sacro per sé stessi e per il popolo. Erano tutti maschi e discendenti di Aronne, fratello di Mosè, perciò eredi di un tale compito per successione di parentela, sposati con figli. Tuttavia durante il periodo in cui erano preposti alla celebrazione del culto divino, dovevano astenersi dai rapporti sessuali con la moglie, come segno di distacco, penitenza e purificazione.

 

L’AVVENTO DI GESU’ CRISTO. Con l’avvento di Gesù Cristo i “chiamati” al sacerdozio non provengono come discendenza da un solo casato particolare come nel Vecchio Testamento, ma da qualunque estrazione, razza, popolo o nazione. Inoltre non solo il concetto di castità è stato reso vincolante e permanente per certe vocazioni speciali, (sacerdozio, monachesimo, vita religiosa), ma anche la verginità, su imitazione della verginità di Gesù, di Maria Santissima e di San Giuseppe, è stata elevata a virtù di importanza basilare per tutti coloro che, anche nel mondo, si sentivano chiamati a viverla. Tant’è vero che le prime martiri cristiane (S. Agnese, Eufemia, Agata, Cecilia, Anastasia ecc.) avevano un concetto così alto della verginità da escludere perfino matrimoni regolari anche di alto rango, allo scopo di conservare la loro verginità per amore di Gesù Cristo e del Regno dei Cieli.

 

I PRIMI DODICI APOSTOLI. Quando Gesù chiamò i primi dodici apostoli, pur non essendo esplicito il Vangelo, si presuppone che fossero tutti liberi da matrimonio, essendo anche giovani, tranne San Pietro che comunque deve essere stato vedovo perché si parla della “suocera di San Pietro” guarita da Gesù e mai della moglie.

In tutti i casi, è certo che i dodici apostoli, una volta preparati da Gesù nei suoi tre anni di vita pubblica per seguire solo Lui, dovevano accettare liberamente gravose rinunce, non solo nei confronti di moglie e figli, ma anche rinuncia alla casa, alla terra, alle sicurezze, alle comodità, al lavoro, ai propri beni ecc. per mettere la loro vita a totale disposizione del Signore nella piena fiducia che Dio stesso avrebbe provveduto a loro, anche attraverso persone di buona volontà, come si legge negli Atti degli Apostoli.

La sequela di Gesù Cristo esigeva questo distacco totale, non solo per la necessità di essere liberi da tutti i legami allo scopo di poter “andare e portare il Vangelo ad ogni creatura, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, ma soprattutto per un motivo soprannaturale molto importante dovuto alla loro consacrazione sacerdotale che li avrebbe configurati a Gesù Cristo nella celebrazione sacra più sublime che esista sulla terra che è la santa Messa, punto di unione tra cielo e terra, tra umano e divino, tra l’uomo e Dio, nella certezza che Dio stesso avrebbe conferito loro la grazia per poter essere all’altezza di questo compito divino.

 

I PRIMI CRISTIANI. La vita dei primi cristiani dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, almeno per i primi secoli fino alla pace di Costantino (13 giugno 313 con l’editto di Milano) è stata caratterizzata da continue persecuzioni, incomprensioni e lotte, intrisa del sangue di molti martiri, molti dei quali erano sposati con moglie e figli, e pertanto impegnati a vivere la castità e la fedeltà coniugale nel matrimonio, ma coloro che, come successori dei primi dodici Apostoli, erano chiamati alla vocazione sacerdotale conferita loro da Gesù stesso nell’ultima Cena del Giovedì Santo con il sacramento dell’Ordine Sacro, erano tenuti all’osservanza del celibato, in modo particolare i Vescovi.

Dopo la pace di Costantino con la libertà di culto, la donazione di molti beni alla Chiesa e il moltiplicarsi delle vocazioni e del lavoro apostolico nel mondo, non sempre è stato osservato nella vita pratica l’obbligo della castità e del celibato, a tal punto che molti avevano contratto matrimonio dopo l’ordinazione o avevano figli irregolari o venivano ordinati sacerdoti uomini già sposati con moglie e figli rendendo in tal modo assai difficile per costoro conciliare i doveri verso la famiglia di sangue con quelli della “famiglia soprannaturale” che sono le anime affidate da Dio al suo Ministro.

 CONCILIO DI ELVIRA. Fu così che nel quarto secolo i Vescovi convocarono il Concilio di ELVIRA (Granada IV secolo) per regolamentare questa situazione confusa e spesso irregolare e decidere quale impostazione ufficiale dare a coloro che si impegnavano a diventare sacerdoti. Fu deciso in forma vincolante che tutti i chierici dovevano astenersi dal matrimonio e dal generare figli, pena la deposizione dall’impegno sacerdotale, sull’esempio dei primi dodici apostoli e di Gesù stesso, nella certezza che non sarebbe mai venuto meno l’aiuto della grazia per coloro che si affidavano alla preghiera e ai sacramenti. Questa decisione però venne sancita solo come esortazione vincolante che molti sacerdoti interpretavano con molta libertà, sia pure nella consapevolezza di non essere in regola con il mandato divino che rimaneva comunque chiaro e vincolante per tutti.

 

CONCILIO LATERANENSE DEL 1215. La prassi del celibato sacerdotale, pur essendo sempre stata consigliata e lodata a livello diciamo esortativo e disciplinare, divenne NORMA VINCOLANTE PER TUTTA LA CHIESA CON IL CONCILIO LATERANENSE IV NEL 1215. Le motivazioni addotte dal Concilio indicato sono essenzialmente le seguenti: “Una delle ragioni per cui il celibato ecclesiastico si diffonde e si “impone” alla Chiesa latina è proprio grazie alla dottrina della “transustanziazione” dove viene ribadita l’identificazione del sacerdote con Cristo in modo molto più profondo rispetto al passato. (…) Il celibato ecclesiastico diventa il modello perfetto alla luce anche del “sacrificio eucaristico” in cui il sacerdote si identifica con Gesù e il suo Corpo per cui la tradizione celibataria richiama nel prete la purezza di Cristo”

Dalla celebrazione quotidiana dell’Eucaristia nacque spontaneamente l’impossibilità del legame matrimoniale. Si può dire che l’astinenza sessuale che nell’Antico Testamento era funzionale solo al momento della celebrazione sacra, poche volte durante l’anno, con Gesù Cristo diventa così una ASTINENZA ONTOLOGICA, che riguarda cioè tutto l’essere e per sempre, in quanto l’Eucaristia celebrata quotidianamente e talvolta anche più volte al giorno a seconda delle necessità, diventa un “habitus” perenne di vita, una donazione di sé come corpo consacrato da offrire a Dio, Sommo ed Eterno Sacerdote, purissimo e santissimo. Il sacerdote è l’uomo di Dio per eccellenza, che deve vivere per Lui e in Lui costantemente e perciò rinuncia al matrimonio e alla famiglia accettando solo Dio come sostegno e garante della propria vita.

 

Benedetto XVI nell’esortazione apostolica “Sacramentum caritatis” afferma “Il celibato sacerdotale nasce dall’Eucaristia. Esso conferisce a tutta la vita del sacerdote un significato sacrificale. Dall’Eucaristia riceve la grazia e la responsabilità (…) pertanto il legame tra continenza e celebrazione eucaristica, da sempre percepito dal “sensus fidei” dei fedeli, tanto in Occidente quanto in Oriente, non ha dunque nulla a che vedere con un tabù rituale relativo alla sessualità. Nessuno può rimanere fedele al celibato senza la celebrazione quotidiana della santa Messa perché nell’Eucaristia il sacerdote riceve il celibato come dono.”

 

Un santo coraggioso difensore del celibato sacerdotale è stato San Josemaria Escrivà, fondatore dell'Opus Dei, che in una omelia del 13 aprile 1973 affermava: “E’ opportuno ricordare, con caparbia insistenza, che tutti i sacerdoti, sia noi peccatori che quelli che sono santi, quando celebrano la santa Messa non sono più sé stessi. Sono Cristo che rinnova sull’Altare il suo divino Sacrificio sul Calvario. Presso l’altare infatti, non presiedo io la Messa che ci ha riuniti, ma è Gesù che la presiede in me. Benchè io ne sia indegno, Gesù è veramente presente nella persona del celebrante. Io sono Cristo: che terribile affermazione! Che tremenda responsabilità! Sono presso l’altare del Signore nel suo nome e al posto suo”

 

CELIBATO E AMORE. Il sacerdote è in grado di vivere il celibato nella misura in cui IMPARA AD AMARE, vale a dire rinuncia a sé stesso per essere con Dio e in Dio, in un rapporto di comunione intima con Lui dove non è il dovere freddo che lo impegna, o la paura del castigo, ma è LA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE AMATO DA DIO IN MODO UNICO ED ESCLUSIVO, TALE DA SENTIRE IL DOVERE DI RICAMBIARE QUESTO AMORE DI DIO CON ALTRETTANTO AMORE.  Infatti la vita ascetica e mistica del cristiano si basa essenzialmente su questo: L’AMORE!  Sempre San Josemaria Escrivà afferma in Cammino al n. 999: “Il segreto per la perseveranza? L’AMORE! Innamorati (di Gesù) e non lo lascerai.” 

         Le famose nozze mistiche di alcune sante come Santa Caterina da Siena, la manifestazione umile e commovente di Gesù quando ad esempio nel vangelo piange davanti alla morte dell’amico Lazzaro perchè lo amava come pure le sue sorelle Marta e Maria, o quando manifesta agli Apostoli il suo amore dicendo che preparerà per loro un posto nel cielo, o quando si commuove davanti alle folle stanche e affamate che lo seguono moltiplicando per esse i pani e i pesci, e così via ecc. Alla fine, quale dimostrazione di amore più grande di quella di essere messo in croce per amor nostro? PER AMORE MIO PERSONALE!  

            Quale amore più grande di quello dei martiri che davano la vita per Gesù e non rinnegavano la loro fede nemmeno quando vedevano avanzare il boia con la spada sulla loro testa e nessun Angelo compariva dal cielo per salvarli!

           Quale amore più grande di quello di certi sacerdoti in concetto di santità come don Dolindo Ruotolo, che perdonava ai suoi confratelli che lo umiliavano e calunniavano mentre lui continuava a pregare per loro? 

        O quale amore più grande di quello manifestato da un altro sacerdote diocesano in concetto di santità, don Ferdinando Rancan, quando il Vescovo lo cacciò brutalmente dal seminario alla vigila della sua ordinazione sacerdotale per un malinteso dicendogli “io non ti ordinerò mai!” mentre lui, cacciato e umiliato, continuò con umile perseveranza il suo cammino di fedeltà, vestendo sempre la tonaca di chierico nella certezza che il Signore lo avrebbe prima o poi chiamato ad essere prete. Come in effetti avvenne dopo ben 4 anni di esilio e solitudine vissuti sotto il giudizio negativo degli uomini, in mezzo a tribolazioni e prove di ogni genere. Ma l'amore ha avuto il sopravvento!

           Il cammino per innamorarsi di Gesù ha un solo nome “SANTITA’” che si realizza attraverso una vita di preghiera, di rinuncia, di umiltà, di comunione con Dio non solo nella celebrazione eucaristica, ma sempre, soprattutto in quei tempi durante la giornata che i santi dedicano alla  “orazione” o meditazione nei quali si rimane da soli con Dio a contemplarlo, a parlargli e ad ascoltarlo, anche attraverso un libro di meditazioni che aiuti a conoscere meglio l’amore di Dio per ognuno di noi.

 

RIVELAZIONI A SANTA BRIGIDA SUL CELIBATO SACERDOTALE. Nelle varie rivelazioni ricevuta da Gesù a Santa Brigida di Svezia, si leggono queste testuali, forti parole: “Guai a quel Papa che si mostrasse incline ad autorizzare il matrimonio dei sacerdoti, ne trarrebbe un giudizio terribile; Dio lo colpirebbe con cecità spirituale e sordità; non potrebbe dire altro, né fare, né gustare dell’ordine soprannaturale, e inoltre dopo la sua morte, la sua anima sarebbe gettata nelle profondità dell’inferno, per rimanervi eternamente in preda dei demoni…” (Santa Brigida di Svezia, Rivelazioni, VII, 10)

 

ASPETTO PEDAGOGICO ANTROPOLOGICO

Considerazioni personali

 Certo il demonio è furbo e mentre suscita errori e abusi da parte di certi ecclesiastici creando scandali nei credenti e in tutta l’opinione pubblica, si serve poi degli stessi per proporre dei rimedi che sono come la benzina per spegnere il fuoco, cioè l’abolizione del celibato sacerdotale, unico vero baluardo per la difesa del sacerdozio come Gesù l’ha voluto mostrando come modello i primi 12 Apostoli: solo uomini, e liberi dal matrimonio.

 

MATRIMONIO.   Come se il matrimonio fosse il rimedio di ogni male e il refrigerio per ogni "bollore" che si passa nella vita! Come se gli uomini sposati fossero immuni da tentazioni o cadute o infedeltà! Perfino il laico sposato, se vuole essere coerente con la sua fede ha la sua croce da portare con la moglie, e non parliamo di eventuali figli scapestrati. Infatti, se è vero che un sacerdote deve rinunciare a tutte le donne, diceva ironicamente un santo sacerdote, anche il laico cristiano sposato deve rinunciare a tutte le donne MENO UNA! Se poi questa “una” risulta essere difficile, caratteriale, lunatica, bisbetica ecc. si salvi chi può…. Meglio il celibato centomila volte!! Senza dire della possibilità che si aprano poi anche per i preti sposati tutte le rivendicazioni tipiche del matrimonio attuale: separazione, divorzio, tradimento ecc. in una voragine di miserie che porta tutti all’inferno, in primis la donna che ha corrotto il prete.

 

LA VOCAZIONE DELLA DONNA.  Assurdo poi pensare che le donne siano discriminate perché non possono accedere al sacerdozio! Secondo i disegni di Dio, dovrebbero averne più che a sufficienza nel mettere al mondo e crescere i figli dando loro la vita materiale, mentre al sacerdote è riservata la vita soprannaturale delle anime.

O volete impicciarvi anche di questo e di tutto il resto, voi care donne che scodinzolate sull’altare mettendo in difficoltà i preti che non hanno affatto bisogno di voi per la celebrazione della Messa! E neppure per la lettura della Parola di Dio che è meglio lasciarla agli uomini.

        GIU’ LE DONNE DALL’ALTARE! 

Se Gesù avesse voluto ordinare sacerdote le donne, avrebbe cominciato dalla Sua santissima Madre, Maria Immacolata. Invece no! Lei, la prediletta fra tutte le creature maschili e femminili, ha accettato con gioia la volontà di Suo Figlio di vivere accanto ai primi Apostoli sacerdoti servendoli con umiltà e piena dedizione senza la pretesa di essere sacerdotessa, perché questo non rientra nei disegni di Dio. E la Chiesa e il Papa devono rispettare la volontà di Dio a costo di creare uno scisma che è necessario e doveroso quando le novità di certo clero infedele rischiano di compromettere la struttura stessa della Chiesa come Gesù Cristo l’ha voluta. Meglio una Chiesa povera, umile, piccola ma fedele al volere del suo fondatore divino, che un'ammasso di persone senza fede, senza testa e senza amore.

 

LA SOLITUDINE DEL SACERDOTE. Parlare della solitudine del sacerdote non ha senso, perché il vero sacerdote che si preoccupa veramente della salvezza delle anime, non dovrebbe avere neppure il tempo di provare la solitudine, primo perché dovrebbe essere così impegnato con le persone a lui affidate (sacramenti, catechesi, liturgia, formazione dei giovani, visite ai malati, aiuto ai poveri e sofferenti ecc.) da non riuscire a trovare neppure il tempo per le sue cure personali; secondo perché quand’anche si trovasse veramente solo in una parrocchia sperduta, la sua unione con Dio e con la croce di Gesù Cristo dovrebbe dargli quella forza interiore che lo aiuta a proseguire il suo cammino con fedeltà eroica in qualunque circostanza e con le persone che si trova vicino. E questo periodo difficile che stiamo attraversando da tutti i punti di vista, spirituale, materiale, economico, sanitario, culturale, legale...non è tempo di piangersi addosso, ma è tempo di vivere la fedeltà eroica fino al martirio, fino alla morte, perchè solo dalla sofferenza offerta a Dio può rinascere dalle catacombe la "vera Chiesa" come l'aveva profetizzata il vero Papa Benedetto "povera, umile, perseguitata, ma fedele a Gesù Cristo". Come dalle parole di Sant'Atanasio durante l'eresia ariana che aveva coinvolto quasi tutto il popolo cristiano, perfino Papa Liberio, quando disse con coraggio ai pochi che lo avevano seguito: "Voi tenetevi le vostre chiese, noi ci teniamo la nostra fede!". E infatti Gesù lo premiò col ritorno alla fedeltà e alla Verità di tutto il popolo cristiano. Con Dio non si scherza, è un Dio esigente perchè la posta in gioco non è una miserabile carriera ecclesiastica o civile, ma LA VITA ETERNA IN PARADISO O ALL'INFERNO.


 BELLEZZA DELLA VITA CRISTIANA. La vita cristiana non è facile ma è felice, diceva un santo prete, se la si vive nella sua completezza, anche sotto l’aspetto di croce, ma di una croce che non ti schiaccia, ma che ti porta, ti solleva, ti sostiene se tu preghi il Signore Gesù e la Vergine Maria tutti i giorni, anche nella Liturgia delle Ore, nel Rosario, nella meditazione o adorazione quotidiana, nella lettura di qualche valido libro spirituale ecc.

D’altra parte non solo la virtù della castità è difficile da vivere, come una tentazione che ogni tanto riemerge per farci toccare con mano la nostra miseria e la necessità di vivere l’umiltà nella confessione, ma tutte le altre virtù sono difficili da vivere: la pazienza, la laboriosità, l’onestà, il rispetto, la sopportazione delle persone moleste, la sincerità, la lealtà, perché l’invidia del bene altrui che cova dentro è sempre in agguato, come il voler emergere sugli  altri, l’attaccamento al denaro in maniera morbosa, il sentirsi presidente del club delle patate fritte pur di credersi “qualcuno che conta” ecc. sono tutti peccati sempre presenti nel nostro cuore, almeno come tentazioni da vincere se si vuole essere fedeli. Senza parlare dei peccati o tentazioni contro le tre virtù teologali di FEDE, SPERANZA E CARITA’.

 

SMASCHERARE IL DEMONIO.  Scopo primario del diavolo comunque, è quello di attaccare la fede in Gesù Cristo ma ne uscirebbe perdente se tentasse subito i sacerdoti su questo argomento di alto livello intellettuale. Perciò lui, astuto serpente che fa? Raggira l’ostacolo e cerca di far crollare il sacerdote partendo dal punto più debole di ogni persona umana: la castità, l’attrattiva sessuale, anche puntando sull’aspetto lecito di una consolazione, di una famiglia, ma l’astuto serpente arriva a un punto tale che, una volta caduta la sua vittima preferita che è il sacerdote e gettato nelle reti diaboliche di coloro che sono esperti nel corrompere e poi ricattare, difficilmente riuscirà a venirne fuori indenne se non lo fa subito con coraggio e determinazione e molta preghiera..

Perché bisogna avere le idee chiare: non si tratta di essere super uomini o donne di ferro, glaciali, perfetti, impeccabili, mai una caduta, mai una tentazione, mai una prova che metta in discussione la tua vita. NOOO! NON E’ QUESTA LA VITA CRISTIANA. Non sono le cadute che devono spaventare, quando ci si rialza e si chiede perdono nella confessione cercando di fuggire determinate occasioni pericolose, ma quello che si deve combattere con coraggio è il considerare il peccato come stile di vita, come diritto, come orgoglio, quando magari è un vizio contro natura che, oltretutto, non produce serenità ma turbamento, ansia, rabbia, rivendicazioni, cattiveria e perfino impulsi di odio contro coloro che difendono i valori cristiani perché in questo il diavolo ha buon gioco.

Ma non dobbiamo scoraggiarci perché Gesù ha detto che con Lui possiamo tutto, anche arrivare alle cime più alte della santità che vuol dire toccare con mano la felicità che si prova quando si vive in comunione con Dio e facendo del bene ai fratelli, contenti di vederli felici, di poter contribuire alla loro felicità e alla loro conversione.

 

SACERDOZIO E GIOVEDI’ SANTO

Il giovedì Santo è per il sacerdote il “SUO GIORNO”, importante come il giorno della sua ordinazione sacerdotale, perché proprio in quel giorno, durante l’ultima Cena e alla vigilia della sua Passione e Morte del Venerdì Santo, il Signore Gesù ha istituito ben due Sacramenti: IL SACERDOZIO E LA SANTA EUCARISTIA, entrambi collegati perché non ci può essere sacerdozio senza Eucaristia, e non ci può essere Eucaristia senza il sacerdote che la celebra.

E’ talmente importante questo giorno che lo si potrebbe considerare allo stesso livello della Santa Pasqua, perché se è vero che il fulcro principale della nostra fede è la RESURREZIONE DI GESU’ CRISTO, (a tal punto da far dire a San Paolo che se non ci fosse la Risurrezione, vana sarebbe la nostra fede) è altrettanto vero che senza il Sacerdozio neppure avremmo la Santa Eucaristia perchè nessuno al mondo, se non il sacerdote, ha il potere per volontà di Dio di rendere vivo e vero Gesù stesso nelle sacre specie del Pane e del Vino, rendendo possibili le sue Parole “IO SARO’ CON VOI TUTTI I GIORNI FINO ALLA FINE DEL MONDO”.

 

              GIOVEDI’ SANTO E  PAPA BERGOGLIO. 

Ebbene se pensiamo che, dal giorno della sua elezione al soglio pontificio, 13 marzo 2013, (vera o falsa che sia la sua elezione, come da dichiarazione del defunto card. Daneels), papa BERGOGLIO SI E’ SEMPRE RIFIUTATO DI CELEBRARE LITURGICAMENTE QUESTA RICORRENZA SACRA MERAVIGLIOSA, come era prassi fare nella piazza di San Pietro di solito gremita di fedeli, sostituendola con una strana, deplorevole celebrazione privata ammantata di falsa carità cristiana in quanto focalizzata sulla lavanda dei piedi a poveri stranieri, (mentre Gesù Cristo li ha lavati solo ai suoi 12 Apostoli, come suoi successori nel sacerdozio e non a estranei), c’è di che sobbalzare inorriditi per questo palese abominio contro la volontà di Dio e la prassi perenne della Chiesa.

Infatti con questo comportamento assai eloquente di Bergoglio vengono eliminati o comunque disprezzati nientemeno che I DUE PIU’ IMPORTANTI SACRAMENTI DELLA NOSTRA FEDE: SACERDOZIO ED EUCARISTIA tra il silenzio colpevole di tutto il Clero, religiosi e laici compresi.

 

Sono dieci anni che si fa silenzio su questo fatto davvero scandaloso, ritenendolo ormai prassi della Chiesa, della falsa chiesa bergogliana che finisce col gettare nel dimenticatoio il cuore della fede cristiana che è il Sacerdozio e la santa Eucaristia sostituendole con celebrazioni pagane o dubbie che nulla hanno da spartire con la nostra vera tradizione cattolica bimillenaria.

Grande è la responsabilità del Clero davanti al giudizio di Dio in questo e in molte altre tristi vicende scandalose che si sono moltiplicate in questi deplorevoli 10 anni di pontificato bergogliano, vero o falso che sia, certamente un pontificato di vera apostasia che sta dilagando a macchia d’olio dal trono pontificio ottenuto con l’inganno dalla mafia del Sangallo che per questo motivo sarebbe passibile di scomunica, secondo l’esortazione di Giovanni Paolo II “Universi Domici gregis”.

 Per i responsabili di questo abominio, anche attraverso il silenzio e l’indifferenza, c’è la probabilità che si possa andare dritti all’inferno. E pare non manchi molto alla resa dei conti finale. 

L’IDOLATRIA IN VATICANO. Se poi pensiamo che è ancora intronizzata dentro il cuore della Basilica di San Pietro, l’orrenda statua della dea pagana Pachamama, senza che nessuno l’abbia più rimossa, per volere del falso papa Bergoglio ma col tacito e colpevole silenzio di tutti i Cardinali e Clero in genere, ci dovremmo meravigliare se dovesse accadere qualcosa di veramente terribile dentro lo stesso Vaticano? Se perfino Roma falsa e bugiarda che non è più la città santa ma la città del nemico di Dio dovesse cadere miseramente nelle mani dei suoi invasori?  Ci sono le profezie che parlano chiaro in tal senso.

Con la Pachamama diabolica in Vaticano, con le proiezioni di bestie infernali sulla facciata di San Pietro il giorno dell’Immacolata, 8 dicembre 2015; con la porta degli Inferi al Quirinale e col dio Moloch davanti al Colosseo, senza dire della statua del caprone infernale a Milano in piazza Duomo, tutti intronizzati e difesi dal Clero traditore, a iniziare da Bergoglio, che altra diavoleria manca per far capire che dovrà capitare a breve qualcosa di veramente tragico e disastroso DENTRO LE MURA VATICANE MA ANCHE NELLA CITTA’ DI ROMA E ALTROVE?

L’ira di Dio trattenuta fino ad ora dalla mano materna di Maria Immacolata, sta per piombare sulla testa di coloro che hanno voluto tradire nostro Signore Gesù Cristo per adorare Satana anche attraverso il loro silenzio colpevole. 

 Dobbiamo ravvederci tutti seriamente prima di giocarci l’anima a forza di voler difendere a tutti i costi un papa che, quand’anche fosse legittimo, sarebbe comunque un papa apostata, passibile di scomunica immediata “latae sententiae”. Preghiamo per lui.

 Che Dio abbia pietà e misericordia di noi che professiamo la nostra Fede e il nostro Amore in Gesù Cristo, nostro Dio, Signore e Salvatore, Maestà infinita, Re dell’Universo, Unico, Sommo ed Eterno Sacerdote per tutti i secoli dei secoli.  Amen.

                                                Patrizia Stella

  Bibliografia

Robert Sarah, Joseph Ratzinger, dal profondo del nostro cuore, Cantagalli, 2020

Paolo VI, lettera enciclica Sacerdotalis caelibatus, 24 giugno 1967

Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Pastores dabo vobis, 1992

Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica “Universi dominici gregis” 1996

Benedetto XVI, Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, 2007

J. Escrivà, La Chiesa nostra Madre, ed. Ares 1993

Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla chiesa “Lumen gentium”